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Il papà del Micro: “Monopattini in sharing? Un pericolo”

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Wim Ouboter
Wim Ouboter produce i monopattini Micro, elettrici e non, dal 1999

Il papà del Micro, Wim Ouboter, lancia l’allarme sullo sharing dei monopattini elettrici, sempre più diffusi nelle grandi città: “Troppi utenti inesperti”.

Sta studiando un Micro pieghevole con BMW

Micro Mobility Systems (qui la storia) è uno degli inventori della micro-mobilità ed è un produttore di lunga data di monopattini e kickboard con e senza guida elettrica. E lo svizzero Ouboter non può che accogliere volentieri il boom attuale. Ma nello stesso tempo ne segnala i pericoli, sostenendo che il mass market è una fortuna e una sventura nello stesso tempo. “In quanto inventori della micro mobilità, da 20 anni siamo convinti che il monopattino sia il mezzo di trasporto ideale in città,” dice il papà del Micro.

Ouboter con il Microlino
Ouboter è il creatore anche del Microlino, il veicolo elettrico ispirato alla mitica Isetta.

Già nel 1999 producevamo monopattini e kickboard. Da allora, abbiamo lavorato costantemente sulla micro mobilità. Leggeri, pieghevoli, sicuri e sostenibili: questi sono gli standard applicati ai monopattini Micro. Questi principi si applicano anche ai nostri monopattini elettrici,” dice Ouboter. Che, insieme a BMW, sta sviluppando un monopattino elettrico leggero e pieghevole, progettato proprio per l’ultimo miglio.

Lo sharing, un boom che arriva dagli Usa

Lime a Parigi
Un monopattino di Lime, uno dei brand di maggior successo nello sharing (qui a Parigi).

Ma ora anche in Europa è arrivata un’altra tendenza esplosa negli USA: monopattini elettrici a noleggio Bird, Lime, Grüv, Voi, Flash, Hive, Wind... In Germania i monopattini elettrici sono stati autorizzati dal 17 giugno 2019, mentre in Italia sta per partire la tormentata sperimentazione. “Osserviamo questo sviluppo con sentimenti contrastanti”, spiega Ouboter. “Ci fa piacere perché dopo 20 anni, i vantaggi di un monopattino o un kickboard per la mobilità urbana sono riconosciuti. Ora, molti cittadini possono sperimentare l’esperienza di guida unica prima di comprarsi un monopattino elettrico. Contemporaneamente siamo preoccupati. Il modello di business non è sostenibile, se i monopattini elettrici devono essere rottamati dopo pochi utilizzi. Studi realizzati negli Usa dicono che un monopattino a noleggio o in sharing dura solo 29 giorni. Non è mobilità sostenibile. E i tanti monopattini abbandonati deturpano il decoro urbano”.

“I mezzi non sono controllati e manca l’esperienza”

L’aspetto-chiave è ovviamente la sicurezza. Secondo il papà del Micro, nei monopattini a noleggio la meccanica non può essere controllata da un esperto prima di ogni tragitto. Inoltre, il fatto che utenti del tutto inesperti usino monopattini elettrici in centri-città affollati è un problema. Ouoboter cita uno studio del Dipartimento della salute Usa, che conferma un rischio di incidenti molto elevato per chi non ha esperienza.

Monopattini abbandonato
Immagine simbolo di un monopattino abbandonato  (dal profilo Twitter @ChicagoScooterFails)

Un terzo delle vittime di incidenti sono persone che li usavano per la prima volta. E un altro terzo dichiara di aver completato solo tra i due e i nove tragitti prima del botto. Sottolinea Ouboter. “Nessuno dovrebbe immettersi nel traffico senza aver fatto pratica. L’esperienza di guida migliora possedendo un monopattino elettrico, utilizzandolo davanti a casa o in una zona tranquilla. Per sperimentarne il comportamento, come segnalare la svolta con una mano sul manubrio, frenare, come reagisce in curva…”.

Il papà del Micro: “Se il mezzo è tuo, stai più attento”

“La nostra strategia è il monopattino elettrico personale. Soprattutto perché leggero e pieghevole, il monopattino si può portare in casa on in ufficio senza problema,” sostiene Ouboter. “Questo è il vantaggio rispetto alla bicicletta. Inoltre, il monopattino elettrico si può trasportare su praticamente qualunque mezzo di trasporto pubblico, rendendolo il compagno ideale su tram, treni e autobus. Complessivamente, il comportamento degli utenti in strada è cambiato: la gente usa più mezzi di trasporto per arrivare a destinazione. Un monopattino elettrico ha senso se utilizzato per sostituire un’auto o una moto, o facilitare il trasferimento su mezzi di trasporto pubblici. Apprezziamo l’opzione sharing, ma crediamo che non sia la soluzione giusta e sostenibile a lungo termine in città già molto affollate. Se tutti avessero il proprio monopattino elettrico, se ne assumerebbero la responsabilità della gestione” riassume il papà del Micro.

— Sperimentazione della micro-mobilità elettrica, Rimini gioca d’anticipo, clicca qui. E leggi anche: la crociata anti-monopattini parte da Chicago via Twitter

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 COMMENTI

  1. scusate, dissento pienamente. I mezzi in sharing sono revisionati su segnalazione dell’utente o del dispositivo se dotati di sensori adeguati. Inoltre il punto è dotare il servizio di personale che costantemente controlla i mezzi a rotazione, come spesso avviene. In tal caso la presenza dell’esperto è garantita all’origine. Chi garantisce che un monopattino privato venga fatto revisionare da esperto nel momento giusto? E chi garantisce che il possessore del monopattino sia più esperto di chi lo usa in sharing?

    • Beh, un po’ il dubbio che Ouboter parli pro domo sua c’è…Però il problema esiste soprattutto nelle città turistiche, in cui capita di vedere giovanotti che, con i monopattini a noleggio, organizzano dei ‘garini’ sui marciapiedi dei centri storici. Qualche incidente grave, vedi Parigi, c’è già stato. Ingiusto criminalizzarli, giusto porsi il problema.

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