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Veemo, la tribike per lo sharing che si sente un’automobile

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Metà autovettura. Metà bicicletta. Non si tratta di un mostro mitologico, ma di un inedito triciclo a pedalata assistita. Realizzato a Vancouver da VeloMetro Mobility aspira a essere il meglio dei due mondi. Unendo la comodità di un’auto con la praticità e la libertà d’utilizzo di un velocipede“.

La medicina per la congestione da traffico

L’avventura di Veemo comincia nel 2013 con una missione precisa: “dare alle persone un sistema di trasporto sicuro, sostenibile ed economico. Capace di superare la funzionalità di un’automobile in un contesto urbano“. Tale intento ha richiesto numerosi studi, fino a giungere alla messa a punto degli attributi fondamentali del progetto. Creazione di un prodotto per la mobilità individuale ad alta flessibilità, implementazione dell’alimentazione elettrica e adozione di un modello di business basato sulla condivisione del veicolo. Si spiega così l’architettura di questo velomobile, ideale punto d’incontro tra due e quattro ruote.

L’azienda ha scommesso fortemente sul triciclo carrozzato per contribuire alla diffusione di una mobilità virtuosa tra le persone, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili. Il tutto con un investimento finanziario e temporale contenuto rispetto alla progettazione di una nuova autovettura. “Immaginiamo un mondo futuro in cui il 60% della popolazione urbana adotterà un sistema di trasporto attivo, come Veemo, oppure una bicicletta“. Qualora si avverasse questa visione, gli effetti sarebbero evidenti: miglioramento della qualità dell’aria, della salute fisica e psichica. Per non parlare poi della riduzione degli ingorghi e del consumo del suolo. Il panorama delle città cambierebbe radicalmente.

3 risorse in 1

La tribike presenta una peculiarità nell’impianto propulsivo. Combina forza muscolare, energia della batteria (capacità 2,2 kWh) che alimenta il motore (inserito nella ruota posteriore) e quella proveniente dal pannello fotovoltaico (da 80 Watt. Quest’ultimo, insieme alla frenata rigenerativa, può allungare il raggio d’azione del velomobile fino a 20 km in più al giorno, rispetto all’autonomia complessiva di 100 km). Il veicolo è quindi adatto agli spostamenti urbani ed extraurbani, grazie a una connotazione spiccatamente “green”. Si può scegliere l’unità motrice con tre differenti livelli di potenza: 500, 750 e 1000 Watt, in base agli ambienti in cui si desidera adoperare Veemo. La velocità massima raggiungibile in piano è di 32 km/h, ma la pedalata assistita avviene con facilità anche in presenza di ondulazioni del terreno.

In ogni caso, il peso a vuoto è contenuto in 120 kg (per mezzo del largo impiego di materiali compositi e di leghe d’alluminio di derivazione aerospaziale). Oltre alla leggerezza, anche la resistenza meccanica e la rigidità del telaio contribuiscono a offrire una dinamica del mezzo di qualità. Pure il comfort di marcia è elevato (la sospensione anteriore, realizzata prevalentemente in fibra di carbonio, ha un’escursione di 110 mm, che scendono a 100 mm sul retrotreno). Per di più la compattezza del triciclo (dimensioni 2450 mm x 1150 mm x 1700 mm) non sacrifica lo spazio a disposizione del guidatore.

Qualità e sicurezza di livello

Sebbene sia un semplice veicolo a tre ruote (con carrozzeria monovolume), Veemo riprende molte soluzioni tipiche della realtà automotive. I finestrini laterali sono scorrevoli e movibili elettricamente, così come sono presenti i tergicristalli. Il frontale (decisamente squadrato) ospita un impianto d’illuminazione da 10 LED, predisposto per adattare la luminosità di giorno e di notte. La stessa funzione si ritrova anche nei proiettori (sempre rigorosamente a LED) integrati nel retrotreno. Questi, oltre alle luci di posizione, hanno anche quelle per la frenata, la retromarcia e la direzione. Le frecce sono implementate anche sugli specchietti retrovisori. Notevoli anche gli accorgimenti in nome della sicurezza, come i freni a disco sulle ruote anteriori, le protezioni antiribaltamento e quelle per gli impatti sulle fiancate. I vetri sono infrangibili e c’è il freno di stazionamento automatico.

Si trasporta la spesa

La cura progettuale dell’esterno si riscontra anche nell’abitacolo. Il sedile è ampiamente regolabile (funzione molto importante, visto che si pedala in posizione reclinata, essendo Veemo un velomobile) ed è disponibile come optional con riscaldamento. Non c’è un volante per sterzare, ma il tradizionale manubrio di una bicicletta o, meglio ancora, di un ciclomotore. Le manopole, molto curate ergonomicamente (e scaldabili), permettono di raggiungere agevolmente le pinze dei freni quando bisogna rallentare il mezzo. La comodità a bordo è garantita anche dal sistema di ventilazione della cabina, che aiuta a preservare la qualità dell’aria ed evita l’appannamento dei finestrini.

Alle spalle del conducente il bagagliaio, poco superiore a 200 litri, offre una capienza più che sufficiente per trasportare borse della spesa o altri oggetti, come piccole valigie. Anche qui abbondano i dispositivi per la sicurezza e l’assistenza. Ci sono le cinture per il guidatore e i sistemi per agevolare la pedalata, grazie al rilevamento della coppia e della cadenza di spinta in tempo reale. Sempre nell’interno si trova un sistema di navigazione completo GPS, in grado di mostrare le mappe delle strade e delle piste ciclabili fruibili con Veemo. In più, si può verificare il parcheggio disponibile più vicino, oppure personalizzare le proprie impostazioni d’utilizzo del veicolo, richiedendo messaggi e tutorial di sostegno in caso di bisogno. L’apertura delle portiere avviene tramite la funzione keyless.

A portata di tutti

Dal momento che è considerata una bicicletta, la tribike si può guidare senza patente (in Canada dai 19 anni in su). Non richiede targhe o il pagamento di tasse particolari, (in realtà, VeloMetro ha deciso di coprire con l’assicurazione ogni veicolo della propria flotta. Questo costo è dunque compreso nel piano tariffario del servizio di sharing). Ma soprattutto si può guidare senza preoccuparsi delle condizioni meteorologiche. L’esperienza d’uso parte scaricando l’applicazione Veemo su uno smartphone o tablet. Successivamente, bisogna registrare le proprie credenziali e associare una carta di credito al profilo. In seguito è possibile individuare il modello libero nelle vicinanze per poterlo adoperare.

Una volta che si è saliti sul mezzo, i sistemi d’assistenza e il navigatore satellitare danno una mano a raggiungere la propria destinazione. Al termine del viaggio si parcheggia opportunamente Veemo, che ritorna così tra gli esemplari “pronti all’uso” per gli altri utenti del network. La dinamica di condivisione è del tipo free-floating, ma può essere declinata anche secondo la modalità di sharing tradizionale, per cui ci sono punti prestabiliti in cui prelevare e restituire il triciclo. In più, non esiste alcuna preoccupazione per l’autonomia. La batteria non si deve ricaricare, in quanto è compito del gestore del servizio di mobilità condivisa la sostituzione e la ricarica dell’accumulatore (battery swapping technology). Ogni unità è quindi pronta all’impiego. Nota importante, Velometro dichiara che si paga solamente per l’utilizzo durante il tragitto, quindi senza costi accessori per la prenotazione o l’eventuale annullamento della stessa.

Prima a Vancouver, poi si vedrà

Il prodotto-servizio di VeloMetro è stato testato presso l’università della British Columbia attraverso una piccola serie di 5 esemplari. Tra Maggio 2017 e Aprile 2018 studenti del campus, personale accademico e membri del quartiere si sono potuti avvalere di Veemo per i propri spostamenti, verificando nella realtà i pregi e i difetti del progetto. Al termine della sperimentazione, l’azienda ha raccolto dati interessanti. Lo testimoniano gli oltre 2000 km percorsi dai tester, i 1000 tragitti differenti intrapresi e i quasi 1200 membri iscritti alla piattaforma del servizio al termine della prova.

La fase successiva nello sviluppo del business comprende l’installazione di una flotta aperta al pubblico nella città di Vancouver (attualmente è in fase di preparazione la produzione degli esemplari adibiti a questo scopo e al lancio commerciale). In caso di riscontro positivo, si penserà all’espansione nel Nord America e poi nel resto del mondo. Specialmente nelle città e nelle metropoli che “stanno cercando un sistema di trasporto attivo e sostenibile“.

Rigorosamente in condivisione

Oltre al servizio di sharing pubblico, VeloMetro ha concepito Veemo come strumento per flotte private (hotel, complessi residenziali, aziende…) o anche eventi promozionali. Ad ogni modo, come riportato sopra, la sicurezza per l’eventuale proprietario di un lotto di tribike sarà molto alta. Tracciabilità satellitare, monitoraggio delle condizioni del veicolo in tempo reale, sistema di fatturazione digitale e servizio di prenotazione prioritario, costituiscono soltanto alcune delle funzionalità che sosterranno l’operatore nell’amministrazione e nell’organizzazione del servizio. In un secondo momento sarà valutata l’opportunità di mettere in vendita il triciclo. Questo perché il progetto vede nella condivisione un principio fondante filosofico ed economico.

Una riflessione per i grandi costruttori

Il problema della mobilità urbana e della questione ambientale sta portando alla proliferazione di proposte progettuali e di business per risolvere queste criticità, dalle startup alle grandi imprese a due e quattro ruote, passando per i player hi-tech. I trasporti s’identificano sempre più come binomio prodotto-servizio: nel primo caso (prodotto) si sta osservando un boom del settore dei microveicoli (qui l’articolo) e un ritorno delle cargo bike, specialmente grazie all’elettrificazione. Nel secondo, invece, il fenomeno “sharing” si sta declinando in condivisione libera oppure circoscritta, attraverso i punti di raccolta specifici dei mezzi di locomozione.

Veemo rappresenta un’altra esplorazione sul tema del trasporto cittadino, espandendo il discorso progettuale delle bici reclinate (o velomobili), solitamente relegate nei centri storici delle città come attrattiva turistica o curiosi esperimenti di singoli pionieri. Soprattutto il concetto d’ibridazione tra i pregi di un’automobile e di un velocipede può rappresentare una nuova via, se non addirittura un nuovo segmento di prodotto. Peraltro con numerosi margini di miglioramento. S’immagini, a tal proposito, il coinvolgimento dei grandi costruttori su un progetto del genere. Si tratta di una scommessa, di cui è difficile comprenderne l’efficacia e la portata (in natura sono pochi gli ibridi fecondi). In Canada sono convinti di avere in mano la soluzione per la micromobilità. Sarà davvero così?

– leggi anche: Ebbene sì, questa cargo e-bike è una Volkswagen