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Piattaforma elettrificata, l’automobile torna alle origini?

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Le case automobilistiche sono diventate aziende in grado di controllare l’intero ciclo produttivo di una macchina. Dalla progettazione dell’architettura di veicolo, alla fabbricazione delle parti strutturali (motore, piattaforma, trasmissione, carrozzeria) fino all’assemblaggio.

Eppure non è sempre stato così. Nell’epoca pionieristica, le vetture venivano infatti vendute “nude” dai costruttori (vi era solo l’autotelaio). Il cliente doveva provvedere a farsi realizzare la carrozzeria. Per un curioso ricorso storico, grazie all’elettrificazione, quest’antica usanza sembra destinata a tornare in auge. Ora si chiamano “piattaforme” e sono oggetto di alcuni interessanti progetti di startup, tutte nel mirino dei costruttori classici. I quali studiano anche alleanze per svilupparle in comune, suddividendone i costi. Ecco alcune delle proposte più rilevanti.

Rob.Y, il telaio digitale che “parla” italiano

L’intraprendenza e la laboriosità sono gli ingredienti alla base di questo prodotto. Streparava, importante OEM del settore transportation (fornisce componenti e sistemi per powertrain e chassis a Mercedes, Cnh, Ferrari, Ducati e Lamborghini, n.d.r.) si è alleato con il Politecnico di Milano, l’Università di Bergamo e la startup e-Shock per dar vita a una piattaforma “modulare e scalabile”. Svelato quest’anno in anteprima al CES di Las Vegas, Rob.Y si propone come “scheletrohigh-tech destinato a una nuova generazione di veicoli urbani.

Tra le caratteristiche principali vi sono guida autonoma (anche da remoto), sospensioni ricche di sensori e impianto per il recupero d’energia in frenata. L’intelligenza artificiale ricopre un ruolo primario nel progetto, grazie al cosiddetto “Dynamic Cortex“. Si tratta di un “sistema centralizzato proprietario che orchestra tutta la dinamica del veicolo, coordinando le varie componenti“. Rob.Y è lungo 4.500 mm e dispone di assi sterzanti fino a un angolo 45°, rendendosi quindi agile e con spazi di manovra ridotti.

Ree, design esotico al servizio della mobilità

Tel Aviv è ormai nota come la “Silicon Valley” mediorientale. Non è un caso che sia la sede di Ree, frizzante e giovane società tecnologica nata da una visione di Daniel Barel e Ahishay Sardes. L’obiettivo della start-up israeliana è “rendere il futuro dell’e-mobility più efficiente, affidabile e scalabile“. Per questo motivo ha puntato sullo sviluppo di una piattaforma modulare e “piatta”, in cui tutti i componenti più importanti (tra cui powertrain, freni e sistemi elettronici) sono integrati all’interno delle ruote. Tale soluzione permette di configurare tanti veicoli differenti per prestazioni, autonomia e finalità d’uso: dai minibus alle automobili sportive, passando per i mezzi off-road.

Secondo i progettisti di Ree, la tecnologia elaborata in azienda ha portato alla creazione di uno chassis che pesa soltanto 384 kg, con un risparmio del 67% rispetto a un veicolo ICE di analoghe dimensioni. Al momento sono disponibili tre configurazioni: Air (lunghezza 3.000 mm), Share (3.700 mm) e Bolder (5.900 mm). Il potenziale di Ree è già stato colto da aziende del calibro di Mitsubishi e Toyota (attraverso il marchio di veicoli commerciali Hino Motors). Un grande vantaggio offerto da Ree consiste ad esempio nel poter aggiornare le caratteristiche tecniche dell’autotelaio, intervenendo velocemente ed esclusivamente sul gruppo ruota.

E-Flex, la piattaforma “senza limiti”

Un altro approccio sul tema arriva da Karma Automotive. Il costruttore californiano è seriamente impegnato nella transizione elettrica. Pertanto ha deciso di progettare uno chassis versatile per i propri veicoli BEV ed EREV, cercando di ridurre gli investimenti e accelerare la produzione su scala industriale. E-Flex risponde a queste esigenze, rispettando nel contempo il posizionamento (e le prestazioni) “luxury” del marchio.

La nuova intelaiatura accoglie quattro motori, capaci di erogare una potenza massima pari a 1.100 cavalli e regalare un’accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 1,9 secondi (sfruttando al meglio la trazione integrale). In più, la combinazione tra inverter ad alta densità al carburo di silicio e batteria compatta dovrebbe offrire un’autonomia fino a 640 km. Secondo Karma, questa piattaforma è particolarmente idonea per mezzi come la concept car SC2 e la futura supersportiva Revero GTE. Sono però in arrivo altre varianti per segmenti più economici (come i furgoncini) con oltre 22 allestimenti differenti e tanti componenti su richiesta.

MLB evo, J1 e il ricco menù di chassis Audi – VW

Il gruppo Volkswagen approfitta delle dimensioni per farsi in casa piattaforme elettriche da condividere fra i suoi brand. Audi prosegue la propria avanzata nel mercato elettrico puntando il traguardo di 800.000 EV venduti entro il 2025. Tale obiettivo prevede quindi l’introduzione progressiva di nuovi modelli, anche grazie all’impiego di chassis differenziati. Tra i più importanti vi sono la piattaforma MLB evo (già implementata su e-tron) e J1. Quest’ultima, utilizzata per il concept e-tron GT e condivisa con la Porsche Taycan. Si caratterizza per il buon equilibrio tra alte potenze di ricarica e autonomia (circa 400 km, standard WLPT).

C’è poi l’autotelaio MEB, reso celebre da Volkswagen con il modello ID.3 (leggi qui) e che pare destinato a essere ospitato sulle automobili più compatte del marchio bavarese, come il nuovo SUV Q4. Tuttavia, il futuro nel lungo termine sembra riservato a PPE (Premium Platform Electric). Questa piattaforma verrà riservata ai segmenti con alti volume di vendita.

La modularità in chiave ecologica

L’elettrificazione sta contribuendo a ridisegnare la scenografia e gli attori nell’industria automobilistica, con notevoli dimostrazioni d’innovazione e creatività sul concetto di scalabilità. Il processo, però, non può limitarsi a una riduzione degli investimenti da parte dei costruttori e del celebre “time-to-market” per introdurre nuovi prodotti. Ad esempio, il concetto di compatibilità può essere valorizzato anche come elemento capace di estendere la durata di un veicolo, attraverso il riuso e la possibilità di riparare o di aggiornarne i componenti e i software di bordo per evitare un’obsolescenza prematura. Ciò significa semplicemente implementare, all’interno della transizione, le direttive contenute nel documento “Circular Economy Action Plan“, presentato a marzo dalla Commissione UE e ispirato al modello di business della società olandese Fairphone. In questo modo la riconversione ecologica dell’economia può aiutare a disegnare un futuro realmente ecocompatibile.

– leggi anche: Piattaforme EV come skateboard, l’idea Canoo che “strega” Hyundai

2 COMMENTI

    • Gentile Luca, grazie per aver apprezzato questa piccola ricerca. Forse le carte si stanno davvero “mescolando” nel settore, aprendo opportunità
      per progetti e imprenditori di ogni sorta. In tal senso desidero segnalare la giovane azienda italiana TUC Technology http://www.tuc.technology/. Quest’anno dovrebbe riuscire a presentare l’evoluzione della propria piattaforma (rigorosamente modulare) e digitale, lanciata per la prima volta nel 2018.

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