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BMW-Mini: emissioni, nessun motivo di rimandare i limiti Ue

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Pieter Nota, responsabile Customer, Brands and Sales del Gruppo BMW-Mini

BMW-Mini esce allo scoperto sulle emissioni con una dichiarazione che sembra in aperto contrasto con quanto chiesto dall’Associazione europea dei costruttori, ACEA. Secondo la Casa di Monaco non c’è motivo di rimandare l’entrata in vigore dei limiti UE sulle emissioni.

BMW-Mini si dissocia dalle richieste di Manley

Il caso è nato con la lettera inviata dal presidente dell’ACEA, il numero uno del Gruppo FCA Mike Manley, alla Commissione Europea (guarda l’articolo). Il messaggio, datato 25 marzo, era firmato anche dalle associazioni lle associazioni dei componentisti, Clepa, dei produttori di pneumatici Etrma e degli auto-riparatori Cecra. In coro chiedevano di congelare per il 2020 le multe per il mancato rispetto dei limiti medi di 95 grammi di CO2/km nelle emissioni.

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John Elkann e Mike Manley, presidente e ad del Gruppo Fiat Chrysler (FCA).

Paventando un disastro finanziario di proporzioni tali (causa Corona Virus) da costare un enorme numero di posti di lavoro. Già in quei giorni di fine marzo si era parlato di una posizione non condivisa dai principali costruttori tedeschi. Ora esce allo scoperto il Gruppo BMW-Mini, con queste parole di Pieter Nota, uno dei suoi top manager più rappresentativi: “Nei primi tre mesi del 2020 nel mondo sono stati venduti 30.692 veicoli elettrificati dei marchi BMW e Mini. Ciò significa che siamo sulla strada giusta per rispettare i target UE sulle emissioni di CO2. Non vediamo alcuna necessità di rinviare gli obiettivi di protezione del clima”. Amen.

Che spaccatura tra i costruttori europei

Anche Peugeot-Citroen Il fatto è che la dichiarazione di Pieter Nota segue di pochi giorni le parole altrettanto nette del capo per l’Europa del Gruppo PSA, Maxime Picat. Anche il top manager francese aveva detto papale papale che la sua azienda (che comprende Peugeot, Opel e Citroen)non ha problemi nel rispettare i limiti. E di non temere quindi le collegate sanzioni della UE.

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Ursula von del Leyen con Greta Thunberg, durante l’incontro di un mese fa: che posizione prenderà?

A questo punto si delinea una clamorosa spaccatura all’interno dell’Associazione dei costruttori europei. Una situazione resa ancor più delicata dal fatto che PSA è il promesso sposo di FCA Group nella fusione che dovrebbe concretizzarsi di qui a pochi mesi. A questo punto la polpetta avvelenata passa nelle mani della presidente della Commissione UE, Ursula Von Der Leyen. Sarà Bruxelles a decidere se la crisi economica giustifica una sorta di amnistia temporanea per i costruttori che, non avendo fatto i compiti a casa in questi anni, vanno incontro a una pesante multa per gli sforamenti già a fine 2020.

 

 

5 COMMENTI

  1. Io penso che i prodotti in uscita in questo anno, non siano il frutto di improvvisazione. Molti costruttori hanno visto lungo e si sono organizzati, investendo non poco in ricerca e sviluppo oltre che in comunicazione. Sarebbe un errore se Bruxelles rinviasse tutto. Come chi paga le tasse contro chi non le paga sperando in una sanatoria…

    • Il paragone delle tasse è molto crudo, ma efficace. È un poli ragionamento che fa il top manager PSA nell’articolo richiamato: la UE ci ha dato diversi anni di tempo per adeguarci e noi l’abbiamo fatto…

  2. Dispiace che FCA non sia pronta, visto che da da mangiare ancora a parecchie famiglie in Italia e nel mondo, ma avrei voluto vedere cosa sarebbe successo se le parti fossero state invertite. Questo salto tecnologico non è stata un’improvvisazione, ci sono anni di ricerca alle sue spalle e non mi sembra corretto nei confronti di chi ha investito milioni di euro tirare per la giacca alla commissione europea per cercare di schivare le multe che dovrà pagare.

  3. Dopo aver avuto in famiglia diverse auto del gruppo Fiat (Alfa e Lancia comprese) tutte rigorosamente costruite con componentistica scadente, ed afflitte da problemi di vario genere ho giurato a me stesso di comperarne più (ed ho provveduto a catechizzare in merito anche mio figlio), quindi posso dire che se FCA fallisse (e gli stabilimenti con i relativi dipendenti fossero assorbite da altre aziende più serie) sarebbe un bene per l’intero genere umano.

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