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Viano, ad LeasePlan: “Flotte aziendali sempre più elettriche”

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Alberto Viano, amministratore delegato di LeasePlan, fa il punto sulla transizione delle flotte aziendali che diventano sempre più elettriche. Già oggi il settore auto corporate rappresenta il 60% del mercato auto. Ed è in crescita, malgrado il trend negativo delle vendite generali.

In un mercato dell’auto che fatica a uscire dalla crisi, il comparto del noleggio a lungo termine rappresenta lo spiraglio di luce attraverso cui guardare per comprendere le dinamiche in atto e le prospettive della transizione delle flotte aziendali verso la mobilità sostenibile.

Il settore auto corporate rappresenta, in Italia, oltre il 60% delle vendite complessive con una crescita, pur scontando il trend fortemente negativo del mercato generale, del 5,67% nello scorso anno.

flotte aziendali elettriche
Alberto Viano, amministratore delegato di LeasePlan e presidente di Aniasa, l’associazione delle industrie di autonoleggio che fa capo a Confindustria

Alberto Viano, classe 1973, è dal 2019 amministratore delegato di LeasePlan Italia, società protagonista nel settore delle flotte aziendali fondata nel 1991 cui oggi fa capo un parco di oltre 140 mila veicoli con oltre 40 mila clienti gestiti. Con lui abbiamo cercato di analizzare le prospettive di sviluppo delle flotte aziendali elettriche. Forte di una storia iniziata in Olanda nel 1963, il gruppo LeasePlan gestisce oggi 1,8 milioni di veicoli in 29 Paesi. Viano, dall’inizio di quest’anno, è anche presidente di Aniasa, l’associazione nazionale dell’industria per i servizi di mobilità che fa capo a Confindustria.

Incentivi? Meglio le reti di ricarica

Dottor Viano, quali sono le prospettive del mercato dell’auto dall’osservatorio di un importante gruppo internazionale?

La transizione verso la mobilità sostenibile è forte e lo è ovunque. Certo, notiamo che questa spinta sviluppa una particolare energia nei Paesi in cui la politica ha dato e continua a dare indicazioni chiare. In Norvegia, in Olanda e in generale nel Nord Europa il trend, anche verso l’elettrico puro, è fortissimo. Ma anche nell’Europa latina la spinta è forte, comprese Italia e Spagna.

flotte aziendali elettriche
LeasePlan è impegnata da anni nella mobilità sostenibile e nella promozione delle flotte aziendali elettriche

La mancanza di incentivi può rappresentare un problema? Vi preoccupa?

Tutte le nazioni hanno usato il sistema degli incentivi, nel 2020 anche in Italia è stato forte e interessante. Quella che qui è mancata è, però, la sistematicità. Il punto è: in Italia i soldi sono stati spesi? Sì. E sono stati spesi bene? Ecco, qui un punto di domanda lo metterei. Sarebbe utile un piano di lungo termine con una prospettiva, preannunciata, di incentivazione fiscale a tasso decrementale. Con un décalage: un incentivo nel 2022, un po’ più basso nel 2023, ancora in discesa nel 2024 finché non si arriva a una totale indifferenza tecnologica. In Norvegia, per esempio, non hanno solo incentivato l’acquisto di veicoli sostenibili mettendo soldi o riducendo la tassazione. Lo hanno fatto finanziando una robusta rete di stazioni di ricarica. Conta moltissimo eliminare i dubbi sulla infrastrutturazione dei punti di ricarica. 

Quale spinta può arrivare dalle flotte aziendali  per la crescita delle auto elettriche?

Oggi il costo di un’auto elettrica, a parità di performance, è più alto di quello di una termica ma il costo di utilizzo, già, no. Per cui, chi oggi decide di acquisire un’auto elettrica tramite un contratto di noleggio a lungo termine noterà che il canone è più vantaggioso. L’aspetto meno favorevole è determinato dall’uso molto intenso che si fa delle auto aziendali: il tema è dunque quello della relativa limitazione all’uso derivata dalla scarsità, in certe aree, delle infrastrutture di ricarica. Ovviamente al costo di utilizzo più basso concorrono sia gli incentivi, che ci sono stati, sia un più adeguato valore residuo dell’auto. Oggi stiamo togliendo dai nostri contratti di noleggio auto elettriche attivate 4-5 anni fa. Per cui sono vetture sulle quali l’incertezza era altissima. Posso dire che il valore di queste auto non è distante da quello delle termiche.

Inoltre hanno garanzie sulle batterie ancora per periodi altrettanto lunghi. E poi, lo scopriremo con l’esperienza, c’è la sensazione che le batterie durino oltre gli almeno 8 anni per cui sono garantite. Fra l’altro anche il fringe benefit, la parte di tassazione per il dipendente che ha in uso un’auto elettrica, è più basso rispetto a quello di chi ha una termica.

Il 90% delle flotte aziendali sarà con auto elettriche

Cosa vi aspettate per il futuro?

Assistiamo a una penetrazione dell’elettrico sul nostro immatricolato più alta di quella di mercato: c’è una robusta accelerazione da parte degli utilizzatori professionali. Mi aspetto che, in presenza di un reale sviluppo della rete di ricarica, si possa arrivare a un incremento della quota di elettrico del 25% nell’arco di un anno e mezzo. Un processo che sarebbe stato ancora più rapido se avessimo fatto i giusti investimenti già nel 2022. Anche se può suonare molto ambizioso, credo che entro il 2030 il 90% delle flotte aziendali sarà elettrico a fronte di una reale infrastrutturazione della rete  lungo le strade, nelle autostrade, nelle rimesse aziendali e condominiali.

Bene il Pnrr sulle ricariche, ma la politica rallenta

Il Pnrr prevede lo stanziamento di 750 milioni di qui al 2026 per realizzare, in Italia, 21.400 nuovi punti di ricarica fast e ultra-fast a fronte di una rete che oggi conta 21.500 punti ricarica tra pubblici e privati a uso pubblico, ma pochissimi ultra-fast. La spinta del Pnrr può bastare?

Il Pnnr è importantissimo ma noto, con molto allarme, un rallentamento nell’attuazione legislativa del Piano. Un punto davvero delicato è che, nel Pnrr, gli stanziamenti per finanziare la realizzazione della rete di ricarica sono nell’ambito del ministero della Transizione ecologica, ex Ambiente, e non in quello del ministero della Mobilità sostenibile. Il che rende tutto un po’ meno immediato perché finanziare e progettare infrastrutture di mobilità non è il lavoro tipico del ministero dell’Ambiente.

Noto anche che nella legge di bilancio non c’è nulla a riguardo. L’avere detto ci sono 750 milioni ha creato una grande aspettativa. Così va a finire che, sapendo che ci sono soldi in arrivo, chi deve fare un investimento magari aspetta per capire in quale misura sarà sovvenzionato. Se non succede nulla di nuovo va a finire che rallentiamo. Anzi, sembrerebbe che questo rallentamento ci sia già. E sono preoccupato, rischiamo di trovarci di fronte a un’occasione persa per l’Italia.

Qual è lo stato dell’arte dei parcheggi aziendali con strutture di ricarica?

C’è molta curiosità, ci sono providers che fanno proposte facilmente applicabili. Ma i tempi di realizzazione sono ancora lunghi perché c’è troppa burocrazia. Sarebbe utile avere qualcosa di non dissimile da una legge obiettivo che semplifichi la diffusione delle infrastrutture di ricarica. In Germania, per eliminare il problema delle carte carburante, hanno semplicemente dichiarato non costituente reddito per il dipendente la ricarica delle auto elettriche effettuata presso gli uffici. Se una norma così semplice venisse adottata anche in Italia toglierebbe molte preoccupazioni ai fleet manager, agli imprenditori e anche alle società che forniscono le vetture. 

Un benefit detassato?

Di fatto, sì.

Transizione, l’Italia non può fermarsi

In questi giorni c’è anche chi ha espresso forti perplessità sulla tenuta del sistema industriale automotive di fronte alla transizione ecologica, lo ha fatto Carlos Tavares, l’amministratore delegato del gruppo Stellantis.

Io dico solo che ci troviamo di fronte a una transizione globale, non solo italiana. Non è facendo resistenza che si può consentire alla nostra industria della componentistica di restare competitiva a livello globale. Bisogna essere ben consapevoli del problema di tenuta del nostro sistema industriale. L’Italia ha la facoltà di restare indietro come economia, ma non potrà comunque fermare il processo in atto. Le preoccupazioni sono comprensibili, ma se  il passaggio verso l’elettrico è un megatrend globale temo che politiche, anche europee, di rallentamento tattico siano destinate a provocare più arretratezza che vantaggi.

Si fa strada anche un certo allarme sociale, per esempio di fronte a notizie come quella della Bosch che annuncia massicci licenziamenti nello stabilimento di Bari dove si produce componentistica per i motori diesel.

In Italia abbiamo un’eccellenza assoluta nella produzione di componentistica per l’auto e non credo che sia il calo della domanda di motori termici a provocare scelte di questo tipo. E poi i motori termici non spariranno: avranno diverse applicazioni, magari con un impatto più ridotto sulla mobilità. Resteranno nel trasporto pesante, nella nautica. Oggi, nel mondo, nessuno produce più tubi catodici: lo avremmo immaginato qualche anno fa? Non vorrei che, a volte, certe scelte venissero fatte più che altro per giustificare i propri processi di ristrutturazione.

Resta sempre l’argomento del costo dell’energia…

Ma l’aumento dei costi energetici è proprio legato agli aumenti che derivano dalle fonti fossili. Lo sviluppo dell’auto elettrica dà, in una nazione che abbia il giusto mix di approvvigionamento energetico, la possibilità di avere una maggiore stabilità nel costo dell’energia. In Italia siamo stati capaci di di arrivare al 40% di energia ricavata da fonti rinnovabili, anche se è difficile pensare di arrivare al 100%, la sempre maggiore diffusione delle auto elettriche darà un doppio vantaggio combinando le fonti rinnovabili con le minori emissioni dalle auto. Resta il fatto che il costo dell’elettricità sale per l’aumento dei costi fossili.  

Flotte aziendali elettriche, il dominio delle city car

Ma gli utenti delle flotte aziendali come affrontano la questione dei tempi di ricarica?

LeasePlan, per chi decide di passare all’elettrico, prevede anche contratti che consentano di utilizzare, in alternativa, un’auto termica per un tot di settimane nell’arco dell’anno qualora un cliente ne senta l’esigenza. Ma notiamo che, anche chi sottoscrive questo contratto, poi non lo utilizza più di tanto. Chi inizia a usare l’auto elettrica, poi, capisce.

Quali tipologie di auto preferiscono i vostri clienti?

Dominano le city car. C’è un grande produttore con un modello di grande successo che, ormai, fa solo elettrico e nel segmento B ne esiste un altro che ha iniziato prestissimo a produrre un modello Bev che ora va fortissimo. Comunque, la scelta dell’elettrico da parte dei nostri clienti non è un fattore di moda. Magari c’è il manager che, oltre all’aspetto tecnologico, ci tiene a presentare la sua immagine di persona attenta anche all’ambiente. A molti, anche a me, può mancare il rombo del motore. Ma è un problema superabile di fronte ai vantaggi che l’auto elettrica porta. E poi, alla guida di un’elettrica, non ci sarà mai più incompatibilità con i regolamenti o i divieti comunali per quanto possano cambiare.

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3 COMMENTI

  1. Purtroppo ciò che è descritto non è reale, come tutte le informazioni che ci vengono proposte in questo periodo.
    Le auto ecologiche più richieste sono le full hybrid.
    Le PHEV, sono un disastro per i consumi ed emissioni.
    Le bev vanno bene in città.
    Non siamo ancora pronti a questo cambiamento, ne per percorrenza, ne per infrastrutture.

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