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Barometro 2021 Arval Italia, crescono le flotte aziendali elettriche

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Cresce in Italia più che nel resto d’Europa la diffusione, in essere o attesa, delle flotte aziendali elettriche. Questo riguarda sia le autovetture, sia i veicoli commerciali leggeri (LCV – Light Commercial Vehicles). La media è rispettivamente del 39% contro una media europea del 35% e del 34% contro il 33%.

L’indicazione è tratta dall’edizione n. 17 del Barometro dell’Arval Mobility Observatory, la survey annuale sul settore fleet della società di noleggio e fleet management del Gruppo BNP Paribas.

Venti i paesi coinvolti nell’indagine, in netta prevalenza europei; 5.197 le interviste effettuate, 300 delle quali in Italia.

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Confermate le quattro fasce dimensionali abituali dello strumento: aziende con meno di 10 dipendenti (98), meno di 100 (60), meno di 1.000 (82) e oltre 1.000 (60).

Più elettriche in flotta per le grandi aziende

Tornando al dato iniziale: secondo il campione ascoltato, da qui ai prossimi tre anni le flotte aziendali elettriche sono destinate ad avere un’incidenza più alta in Italia rispetto a quanto rilevato a livello continentale.

Il dato è direttamente proporzionale al crescere del numero dei dipendenti, con una media legata al segmento delle passenger cars del 49% contro il 42% dell’Europa (45% versus 39% per gli LCV) per le realtà con più di 1.000 assunti.

Il 57% delle aziende “sulla strada” degli EV

Dal raffronto con le altre alimentazioni alternative emerge che nelle flotte il full electric patisca un qualche ritardo, seppure collocato entro uno scenario di continua evoluzione.

Nel 2019 la survey della società del Gruppo BNP Paribas indicava per questa voce il 5% (scelta già implementata) e il 13% (solo indicativa), saliti nel 2020 rispettivamente al 12% e al 40%.

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L’ultima istantanea vede un 22% di adesioni già compiute, che confluisce in più generale 57% che comprende i fleet manager orientati in quella direzione in una prospettiva di medio termine. Quote che appaiono in linea con la rilevazione europea.

Flotte vs elettrico: il perché di una chiusura

Un 18% del campione (meno 11% nel raffronto con la precedente indagine) si è espresso nettamente contro l’adozione, neppure nei prossimi tre anni, di veicoli completamente zero emissioni.

Uno dei nodi da sciogliere, come a livello più generale della survey, resta la disponibilità di punti di ricarica. Per questi fleet manager l’articolazione della rete pubblica appare ancora limitata per soddisfarne le esigenze operative.

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In Italia come in Europa appare ancora forte il richiamo verso l’installazione delle necessarie infrastrutture presso sia il domicilio del dipendente, sia le aziende. Questo benchè sia scesa la percentuale delle realtà dove non ve n’è alcuna (dal  49% al 31% e 40% quello medio della ricerca).

Parchi aziendali green: sì per uno su due

L’indagine annuale di Arval ha evidenziato che già oggi almeno un’azienda su due (48% versus il 42% continentale) ha ormai introdotto almeno una tecnologia alternativa.

Il dato cresce all’82% del campione nel nostro Paese (contro il dato europeo del 73%) se si includono anche i fleet manager che hanno  risposto di aver preso in considerazione per i prossimi tre anni la presenza di veicoli con propulsione green. Si conferma, anche in questo caso, un andamento direttamente proporzionale rispetto alle dimensioni dell’azienda.

Ecosostenibilità nelle flotte: le ragioni della scelta

Seppure con un ordine diverso tra autovetture e LCV, legato alle rispettive specificità di utilizzo, le motivazioni che hanno spinto – o stanno spingendo in prospettiva – le aziende verso la mobilità green, sono, per quanto riguarda le primi tre posizioni:

  • il risparmio a livello di spese di carburante;
  • il contributo in materia di minor impatto ambientale;
  • la possibilità di ingresso in area ZTL.

Quest’ultima voce compare fuori dal podio per le passenger car, dove è preceduta dall’attrattiva esercitata dagli incentivi fiscali.

Mobilità aziendale, resta il primato dell’ibrido

Regina della scelta tra le alimentazioni alternative per i fleet manager si laurea la tecnologia ibrida con un 71% di adesioni, il 34% delle quali effettive.

Per la variante plug-in i numeri indicano un 69% complessivo (comprendente anche chi appare oggi solo intenzionato al passo) a fronte di un 29% di fleet manager che già ha dato seguito alle proprie decisioni.

Dopo la pandemia, soluzioni alternative per muoversi

Un ultimo focus, che non esaurisce i contenuti del Barometro 2021 di Arval Italia, ma può rivestire un elemento interessante ai fini di un’analisi sul possibile cammino in chiave ecosostenibile delle flotte aziendali. Il ricorso effettivo a soluzioni di mobilità alternativa è salito, in quest’ultima ricerca della società, al 67%, quasi tre volte in più del dato del 2019 (23%). Comprendendo anche chi ha dichiarato la mera intenzione di avvalersene, troviamo un 86%.

Più nello specifico il noleggio a breve e medio termine – complici i nuovi scenari lavorativi creati dalla pandemia tuttora in corso – ha chiuso a un 70% di media davanti alle applicazioni per la prenotazione di servizi di mobilità (56%) e al corporate car sharing a pari merito con il private lease (55%).

Le evidenze raccolte e sin qui riportate si inseriscono in un quadro che vede il TCM (Total Cost of Management) legato al renting green in alcuni casi addirittura conveniente rispetto ai modelli con alimentazione tradizionale.

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