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Retrospective Scooter, perfino a Londra c’è il kit del Vespino

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Il kit elettrico per il Vespino? A Londra lo monta Retrospective Scooter. Costa 3.495 sterline e si adatta a tutti i modelli di Vespa o di Lambretta.

Se in Italia convertire in elettrico lo scooter simbolo del Bel Paese come il Vespino è un’impresa quasi impossibile a causa della burocrazia,  in altri Paesi europei è un gioco da ragazzi. In Francia e in Germania, per esempio. Tanto che i ragazzi riminesi di Motoveloci meditano di emigrare per realizzare il sogno di omolorare il loro kit di trasformazione Retrokit (leggi). Ma ora  anche nel Regno Unito la londinese Retrospective Scooters ha in catalogo decine di Vespa e Lambretta d’epoca convertire “alla Spina”.

Tutto è cominciato l’anno scorso con l’introduzione della ULEZ, una zona ad emissioni ultrabasse che preclude ai veicoli più inquinanti l’accesso al cuore della capitale britannica. O in alternativa li assoggetta a una tassa d’ingresso giornaliera di ben 12,50 sterline; una condanna a morte per gli storici scooter italiani a due tempi ancora tanto amati dai londinesi.  Così è nata l’idea dell’elettrificazione.

retrospective scooterL’ha avuta un’azienda di East London specializzata nella commercializzazione di veicoli a due ruote vintage. Ha progettato un kit motore con mozzo elettrico  su misura sviluppato appositamente per i mitici scooter italiani. Presentato l’anno scorso in un grande evento a Walthamstow al quale hanno partecipato centinaia di nostalgici scooteristi, è diventato già un best seller. Gli scooter italiani, sbarcati a Londra negli anni 50, circolano ancora a migliaia nella capitale, e i proprietari non hanno alcuna intenzione di disfarsene. Anzi, la crescente congestione della città e le esigenze di distanziamento post Covid li rendono sempre più essenziali.

Niall McCart di Retrospective Scooters ha sviluppato una gamma di kit di conversione elettrica  che possono essere montati su quasi tutti i modelli di Vespa o Lambretta vintage.  I veicoli elettrici sono esenti dalla tassa ULEZ e inoltre non pagano alcuna tassa di circolazione.

McCart ha creato Retrospective Scooters nel 2000 dopo aver viaggiato a bordo della sua Vespa in Europa, Australia, India e Stati Uniti. E oggi la sua azienda è diventata la principale officina  di restauro di scooter d’epoca in Europa. Lo svluppo del kit di trasformazione ha richiesto tre anni di lavoro, ma ad oggi è già stato montato su decine e decine di esemplari.

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«Economicamente, pagare 12,50 sterline al giorno per guidare uno scooter a Londra non ha senso _ ha dichiarato  Nial McCart _. Perdere uno di questi scooter iconici a causa della legislazione ULEZ è imperdonabile. Questi scooter sono fatti per durare e possono funzionare per oltre 50 anni. Abbiamo dovuto trovare una soluzione al problema».

Tutti i kit di conversione costano 3.490 sterline (prezzo base) e comprendono motore, batteria estraibile, sistema di gestione della batteria, cavo di ricarica e luci al led. “Rinate” in elettrico le Vespa e le Lambretta di Retrospective Scooter  raggiungono una velocità massima di 88 km/h e hanno un’autonomia  che varia da 48 a 193 km a seconda delle dimensioni della batteria. Resta da verificare (ma lo faremo) se l’omologazione valida nel Regno Unito è riconosciuta anche in Italia. In teoria le regole europee dovebbero prevederlo, ma dopo la Brexit…

9 COMMENTI

  1. Massimo, per quanto io consideri la Brexit un abbaglio e una disgrazia epocale, occorre dire che, in molti casi, là, a fronte di un problema, si cerca una soluzione. Là, con qualche distinguo, la burocrazia serve al funzionamento dello Stato.

    Qui invece, a fronte di un problema, si cerca il numero di telefono di un amico di un amico. Qui in Italia la burocrazia è uno strumento di concorrenza sleale. Delle due l’una: o Motoveloci emigra (evitando lo UK), o qualche amico degli amici gli pappa la torta.

    • Tutto vero Emanuele. Però l’Ue non c’entra. La cavillosa questione dell’omologazione dei kit di conversione è un’esclusiva tutta italiana.

      • Fraintendimento: citavo la Brexit letteralmente come scelta sconsiderata del Regno Unito di uscire dalla UE, non perché la UE fosse causa della questione omologazioni, ma al contrario perché lo UK, su molte altre questioni, ha fatto scelte e si è imposto regole molto sensate ed efficaci.

        Detto questo, pur avendo esortato ad evitare lo UK, auguro alle loro forze sane di riportare in futuro il Regno nel suo alveo naturale in questo fase storica.

  2. Tutto fa brodo, comunque le leggi spinte dalle lobby/multinazionali nei decenni hanno reso sempre più difficile per i piccoli artigiani di poter operare ed eventualmente ingrandirsi. Se fate una piccola ricerca vi accorgerete che, con l’aumentare delle regole aumentava in modo analogo anche la desertificazione imprenditoriale, con le relative chiusure o svendite per non parlare delle delocalizzazioni. Primi anni 90 iso 9001 certificazione CE e via via cantando, hanno messo in seria difficoltà la piccola media industria. L’industria pesante l’avevano già ammazzata lentamente partendo dall’ Eni di Mattei, ora che l’Europa e la politica francese e tedesca, non abbiano influito su tutto questo è come negare che esiste il sole. Visto che parliamo di retrofit andate a vedere cos’è la ece 10.5, poi capirete che è solo una goccia del mare dove è naufragata la nostra economia, quindi la Brexit è stata una manna per gli inglesi! Noi non a caso abbiamo ministri totalmente incompetenti, non a caso siamo precipitati da quinta potenza industriale alla totale rovina. Ovvio che non posso ricostruire 60 anni di storia in un commento, tuttavia il concetto è che tra Europa/troica e i nostri politici incapaci in 50 anni hanno messo l’Italia in ginocchio. Altro che alveo e fase storica, beati loro!

    • Pubblichiamo il suo commento per dovere di cronaca. Ma dissentiamo radicalmente. Nell’Italietta autarchica delle svalutazioni che lei rimpiange, pagavamo i caffè con gli assegnini, andavamo all’estero con i travel cheque e i soldi contingentati, avevamo l’inflazione al 20% e la bilancia commerciale in rosso. E tutto questo lasciando perdere Br, stragi, P2, tentati golpe, Tangentopoli, panettoni di Stato…

    • Siamo sempre ben disposti ad ascoltare e a credere a chi ci indica un nemico – reale o immaginario – che faccia da capro espiatorio, al quale addossare tutte le colpe della nostra magra situazione attuale.

      Che a indicarcelo sia uno con i baffetti come Chaplin, o con la giacca di Sun Yat-sen, poco importa.

      L’importante è che l’esistenza di questo nemico ci sollevi da ogni responsabilità, che allontani da noi ogni idea e ogni sospetto che possiamo essere stati proprio noi la causa dei nostri mali.

      L’importante è credere che, sconfitto e abbattuto il nemico, sia esso gli ebrei, i francesi, l’euro, i tedeschi, la troica, il Gruppo Bilderberg, la UE, la CIA, gli hacker cinesi, russi e brasiliani, i rettiliani, tutto migliori immediatamente e il paradiso sulla terra sia ormai prossimo.

      L’importante non è pensare, ragionare, mettere insieme gli indizi: l’importante è crederci.

    • Continuiamo a dissentire dalle sue tesi, ma accogliamo la sua richiesta…
      Non smetta di seguirci, però, e buon week end

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