Home Auto Il Model 3 in Italia entro l’anno

Il Model 3 in Italia entro l’anno

2
CONDIVIDI

Il Model 3 della Tesla arriverà in Italia a fine anno. Questo almeno risulta alla branch italiana della Casa di Fremont. Si sono perse le tracce, invece, di un altro attesissimo modello elettrico: la Opel Ampera-e sembra essere svanita nel nulla dopo il passaggio della Casa tedesca dalla  GM al gruppo Peugeot-Citroen.

Una lista d’attesa così? Solo ai tempi della Mustang…

Si sa che i ritardi nelle consegne del modello più economico della Tesla sono dovuti a due fattori. Da una parte c’è l’inesperienza industriale dello staff di Elon Musk, con i famosi colli di bottiglia nel produrre un modello da migliaia di pezzi alla settimana. Dall’altra c’è lo straordinario successo di prenotazioni. Con 450 mila americani che hanno versato mille dollari ciascuno per entrare nella lista d’attesa di un’auto già cult. Ed è proprio su questo aspetto che ha puntato una delle più prestigiose riviste tecniche d’oltre-Oceano, Popular Mechanics.

Che ha assegnato al Model 3 il premio per l’auto dell’anno. In fin dei conti, hanno spiegato i giornalisti, era da più di mezzo secolo che non esisteva un fenomeno del genere. Per la precisione dal 1964, quando un milione di americani decise che a tutti i costi voleva possedere la neonata Mustang. Insomma, secondo Popular Mechanics il Model 3 è un’auto destinata a fare epoca, come l’iconica macchina della Ford resa celebre da Steve Mc Queen in Bullitt (foto qui sotto). 

Motivi per comprare il Model 3? Eccone…quattro

  1. La Tesla dichiara nello 0-100 tempi nell’ambito dei 5 secondi, ma I fortunati che già la posseggono parlano piuttosto di 4 secondi e rotti.
  2. La macchina ha una sospensione anteriore a doppia forcella e una posteriore multilink che le danno un set-up da sportiva di razza. E la distribuzione dei pesi e una vera trazione posteriore le danno una guidabilità da… Porsche 911.
  3. Gli interni sono semplici e razionali.  E tutta una serie di bottoni e levette che troviamo in genere nelle auto sono stati eliminati. Le relative funzioni si comandano intuitivamente con il touchscreen da 15 pollici. Niente chiave: si apre e si chiude con il telefonino. Solo se il cellulare si scarica o si presta l’auto, si usa la chiave ‘fisica’.
  4. Con 50-55 mila dollari (prezzo delle versioni top) si compra una macchina con una valore effettivo e prestazioni che, nella concorrenza, si pagano almeno 30% in più.

Da noi non costerà meno di 50 mila euro

Poi ci sono anche dei difetti, tipo alcune finiture interne un po’ al risparmio. Ma la conclusione finale del giornalista Ezra Dyer è eloquente. Per la prima volta dopo avere provato un’auto per lavoro ha deciso di prenotarla. <Forse sarò solo il n. 450.001>, scrive, ma è convinto che ne vale la pena.ne vale la pena. Anche molti italiani lo sono, pur sapendo che da noi non costerà meno di 50 mila euro.

 

 

 

2 COMMENTI

  1. Tesla va premiata per il coraggio per la finalità adottate. Se nel commer-cio non si può auspicare che un’iniziativa come quella di Tesla possa ot- tenere aiuti dallo Stato, si faccia qualcosa al fine che una massa di pic-coli risparmiatori possano contribuire a questo progresso che salverebbe anche dall’inquinqmento. Così facendo i costi delle vetture Tesla potreb- bero diventare aggredibili da un maggior numero di acquirenti. Portando la vettura, a meno sofisticazioni ma più “acquistabile”, si aumenterebbe la sua commerciabilità e si otterrebbe un immediato miglioramento della aria che respiriamo. Non sottovalutiamo la cosa. Grazie, A. Martini

    • Tesla ha una sola, enorme, montagna da scalare: eliminare i colli di bottiglia in fabbrica, che le impediscono di produrre un numero di Model 3 tale da soddisfare le richieste del mercato. Come ha scritto ‘Popular Mechanics’, era dal 1964, dal lancio della Ford Mustang, che un’auto non aveva una simile lista d’attesa negli Stati Uniti. Tutto il resto della storia Tesla è un enorme successo, nonché la dimostrazione che una Casa di auto elettriche sarebbe già oggi sostenibile. Economicamente e, quel che più conta, per quel che riguarda l’impatto ambientale complessivo.

Comments are closed.