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Elettrico sì elettrico no: Dacia tasta il polso agli europei

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Olivier, francese di 56 anni, da 9 guida elettrico e ora è passato alla Dacia Spring.

Elettrico sì elettrico no: Dacia tasta il polso agli europei con un sondaggio realizzato da Ipsos in 8 Paesi europei (Italia compresa). Ecco i risultati.

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Il 51% degli europei si aspetta di più dai costruttori di auto nel combattere i cambiamenti climatici. E il 62% ha già adottato in proprio misure di risparmio energetico.

Elettrico sì…/ Il climate change fa paura, ma i prezzi delle EV…

Primo dato: il cambiamento climatico è una grande preoccupazione per gli europei. Il 62% degli intervistati dice di avere modificato i propri comportamenti per combattere il riscaldamento del pianeta e l’inquinamento. E si aspetta un forte impegno da governi e aziende, con i costruttori auto in prima linea. L’elettrico può essere la risposta giusta? Per più di due terzi (69%) certamente sì. Si sale all’80% se si considera chi vorrebbe che l’auto elettrica fosse più diffusa. Ma molti (il 54%) temono che la transizione sia troppo lenta. Perché allora si vendono così poche auto elettriche? Per diversi motivi, tra cui il prezzo. E la Dacia, con la piccola Spring molto richiesta anche in Italia  (20.100 euro meno incentivi), pensa di contribuire a togliere questo ostacolo.

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Il 38% degli intervistati ritiene ancora che l’auto elettrica non consenta di fare viaggi lunghi. E il 35% ritiene che la rete di ricarica non sia sufficientemente capillare.

Elettrico sì…/ L’ansia da autonomia fa 90, ma è sopravvalutata

Un’altra tradizionale remora arriva dall’ansia da autonomia, il timore di restare con la batteria ” a secco”. Eric Schilb, esperto di mobilità elettrica, la ritiene una paura ingiustificata: “Gli automobilisti pensano di guidare ogni giorno 2.000 km e, quindi, che starebbero sempre lì a ricaricare. Ma viaggi così si fanno una volta all’anno, anzi solo il 10% li fa. Bisogna che la gente scopra fino a che punto è pratico ricaricare l’auto a casa. E provare il piacere di cominciare ogni giorno col “serbatoio” pieno. Pensano che le elettriche costino di più delle auto a benzina, ma spesso non è così. Guardano solo al prezzo di acquisto e non al costo totale di utilizzo“. Fatto sta che proprio l’ansia da ricarica tiene lontani i potenziali acquirenti (38%), spaventati anche (35%) dal timore di non trovare le colonnine per ricaricare.

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Marina, una degli italiani che hanno comprato la Dacia Spring.

Marina e gli altri: chi e perché compra la Spring

Ma pesa anche la carenza di informazioni. Secondo il sondaggio Ipsos Dacia il 90% degli intervistati sa poco o nulla sulle auto elettriche e il 70% ignora di avere una colonnine vicino a casa. Il 42%, inoltre, non immagina neppure che una EV si possa rifornire (lentamente, eh…) con una normale presa di casa. Chi però vince i pregiudizi e la prova un’elettrica, la giudica più piacevole da guidare (76%). Quanto sia importante la Spring per la Dacia, infine, lo testimonia il fatto che su 10 acquirenti ben 8 non avevano mai acquistato auto della marca. Tra questi, nel report messo on-line, figura anche un’acquirente italiana, Marina:Quando ho saputo che Dacia lanciava il suo primo modello 100% elettrico, ho pensato che fosse il momento giusto per fare il grande passo“. Mentre un’acquirente spagnola, Ana María, conferma che la scelta è stata dettata dal prezzo. E dalla possibilità di accedere al centro della sua Siviglia.

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  1. Non c’è solo la CO2! A me interessa di più tutto il resto che viene scaricato dai fetidi motori a scoppio nelle mie narici ogni santo giorno. Per certe vie è diventato impossibile camminare.

  2. x l’astuto e Franco Sartoni: se oggi tutte le automobili europee fossero elettriche anziché a combustibile, il risparmio in termini di co2 a livello mondiale sarebbe circa lo 0.3% (a tendere si potrebbe arrivare forse a 0.6 / 0.7%). Non credo si vada oltre. Parlo degli automobilisti, non di camion o aerei. Ricordiamoci che (dati di GreenPeace) oggi produzione di energia e trasporto sono responsabili in egual misura della produzione di co2 (circa 100 Mt/a a testa) e sicuramente sia nel mondo che in Europa è più facile (a parità di spesa, tempo e logistica) abbattere le emissioni piantando ovunque pale eoliche che non sostituendo il 100% delle auto con auto elettriche.

    Franco Sartoni ha scritto che l’Europa produce il 9,6% di emissioni di CO2 a livello mondiale, di cui il 30% è dovuto al trasporto. Di questo però solo il 72% è dovuto al trasporto stradale. A sua volta, le automobili costituiscono solo il 60,7%. Complessivamente, dunque, le automobili europee contribuiscono per meno dell’1.26% all’emissioni di co2.

    Stando a questo report della comunità europea [ https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20190313STO31218/emissioni-di-co2-delle-auto-i-numeri-e-i-dati-infografica ] passando all’auto elettrica, considerato l’attuale livello di produzione dell’energia, si avrebbe un qualche tipo di risparmio della co2, che, ad occhio [ https://www.europarl.europa.eu/resources/library/images/20190326PHT33204/20190326PHT33204_original.jpg ], si stima essere inferiore al 25%. Dunque se il 100% degli automobilisti passasse all’auto elettrica il risparmio in termini di co2 a livello mondiale è pari allo 0,3% di co2. E’ vero che l’infografica è un po’ datata (2014) ed è possibile che adesso le cose andranno meglio come sembrerebbero confermare i nuovi studi, vedremo, comunque se non è lo 0.3% al massimo è lo 0.7%, molto dipenderà anche da come cambierà il modo di produrre energia (il problema della “long tail-pipe”).

    • L’ho letto anche io. E sono d’accordo. Ripeto: oggi abbiamo un’industria che non teme concorrenza, soprattutto nell’alta gamma. DOmani on sarà più così, visto che il know how dell’auto elettrica è enormemente più facile da acquisire (basta vedere quande “aziende” sono nate in questo settore). Sarà un suicidio di massa, anche se riusciremo a stare in piedi non potremo più contare su un patrimonio di esperienza ineguagliabile.

      • Va anche detto però che andiamo in una determinata direzione, quella dell’auto elettrica. Se il suo contributo in termini di co2 non è poi così rilevante come quello che si può ottenere con meno spesa in altri settori (ad esempio quello della produzione di energia) va anche detto che ci sono altri vantaggi su altri fronti, ad esempio la qualità dell’aria e quindi la salute soprattutto nei centri più affollati.

        E comunque se i produttori europei non inseguissero quelli stranieri, si ritroverebbero comunque a dover affrontare la concorrenza straniera perché le elettriche (che hanno anche il privilegio di richiedere meno manutenzione) si avvicineranno sempre di più come costi alle termiche ed è bene entrare in questo mercato oggi e non quando poi ci sono già player importanti (per nostra fortuna, al momento solo Tesla è emerso come brand, ma se i produttori occidentali rimanessero alla porta uscirebbero fuori con prepotenza anche altri nomi come Nio, Geely, BYD, GAC, etc.).

        Personalmente ritengo che la conversione all’elettrico sia necessaria e vada accelerata, senza rallentamenti e resistenze, anche se questo avrà importanti ripercussioni sociali: detto ciò resto comunque obiettivo sui dati, a livello mondiale il beneficio in termini di riduzione di co2 per il 100% delle automobili europee è pari allo 0.3 / 0.6% a fronte di una spesa mostruosa di stati e privati, soldi che se venissero investiti in altri settori (ad esempio nella produzione dell’energia) produrrebbero risultati di diversi ordini di grandezza superiori (ad esempio sostituendo tutte le centrali inquinanti con centrali nucleari o eoliche sempre sotto l’egida e la supervisione della comunità europea). Molti che vogliono l’auto elettrica sanno ciò, ma siccome vivono in città e non sono felici di respirare l’aria inquinata usano la “scusa” del riscaldamento per poter avere aria pulita come le persone che vivono in campagna. Altri invece sono veramente convinti che spendere 40000 euro per un’auto elettrica dia un contributo significativo all’ambiente: se costituissero una comunità energetica insieme ad altre persone, con un investimento molto più basso otterrebbero in realtà una riduzione ben maggiore di co2. Ma queste auto elettriche avranno pur bisogno di pionieri disposti a comprarle, no?

      • In realtà oggi, la qualità delle macchine “orientali” non è bassa.. hanno sicuramente fatto scelte di “bassa qualità” (in alcuni casi ad esempio per i mercati locali) ed hanno anche designer meno capaci (alcune macchine sono inguardabili per noi europei), ma ci sono molti marchi prestigiosi orientali che sanno fare macchine e motorizzazioni superiori a molte europee.
        In ogni caso il concetto di supremazia per il know-how mi fa un po’ sorridere visto che siamo noi europei i primi a trasferire il nostro know-how nei paesi emergenti\con meno costi (e diritti) per massimizzare il rendimento e succede in tutti i campi. L’Italia era un produttore tessile importantissimo, poi sono arrivati “i cinesi” e mezza produzione tessile è fallita dall’oggi con il domani. Le logiche di mercato, non si bloccano solo perché vieti o non incentivi le macchine elettriche, ovviamente le regole attuali hanno dato una spinta importantissima in tal senso, ma dire che si perdono posti di lavoro per colpa delle macchine elettriche sarà vero soltanto in parte (si perdono perché in alcuni casi non si riesce a riconvertire il personale\produzioni, ma nella maggior parte delle volte si perdono semplicemente perché si massimizza il profitto e si “cancella il lavoratore”).
        Già oggi parte dell’industria nazionale automobilistica si è notevolmente ridimensionata o ha comportato importanti delocalizzazioni e non mi sembra sia stato colpa delle auto elettriche.

        • Diego però partiamo dai dati di fatto. I cinesi fanno molte auto con motori tradizionali, non eccellono affatto. Motori che consumano e sulla cui durata è difficile scommettere. Non ricordo auto cinesi con motori termici importanti e difficilmente ci sarà nei prossimi anni un’apertura di credito verso questo settore dove, tra l’altro, in Europa vantiamo record mai neanche lontanamente avvicinati dai cinesi. Penso al motore diesel della C3 capace di fare anche 30 km/l oppure alle potenze specifiche raggiunte dalla Mercedes (con motori 2000 da circa 400 cv) o alla Giulia GTA (2.891 per 625 cv).

          Sulle auto elettriche, invece, vantano già auto da oltre 100 km di autonomia …

  3. Mi fa sorridere questa affermazione di Renault/Dacia: “il 70% ignora di avere una colonnine vicino a casa”. Io ne ho una a meno di 500 metri da casa. Ipotizziamo per un attimo che non abbia il garage ma solo il posto auto dall’altro lato della strada, di fronte a casa mia (posto auto che effettivamente ho). Io ogni mattina e ogni sera dovrei farmi 500 metri a piedi su una strada gelida e ventosa (stamattina c’erano 0 gradi) per andare a prendere l’auto? Altro che Covid, mi ammalerei ogni settimana …
    Peggio mi sento, dovrei svegliarmi un’ora e mezzo prima perché se la ricarica si completa durante la notte devo andarla a scollegare entro le 7 del mattino altrimenti becco la multa … e poi che faccio, vado in azienda che è ancora chiusa? Sposto l’auto e torno a dormire? E la domenica mi alzo di proposito per andare a scollegare l’auto?

    Tra l’altro gli orari nei quali non si applicano le penalità variano continuamente. Leggete come è cambiato il paragrafo 4.2 nei contratti di EnelX, quello degli orari: http://image.marketing.enelx.com/lib/fe4315707564057e751370/m/1/da34a396-16a2-43c0-b803-4416ad0b0b87.pdf
    https://comunicazione.inxserver.it/GMM/JuicePass/TC_ITA_JuicePass_20210611.pdf

    Non essendoci una data, non so quale sia il vecchio e quale il nuovo ma sospetto che il primo pdf è il vecchio, il secondo è il nuovo. Nel primo pdf, in relazione alle colonnine lente, non si pagavano penalità dalle 22 alle 8 (“per la ricarica mediante prese Tipo 2 (o Mennekes) e Tipo 3a: 0,09 euro/minuto, dal lunedì alla domenica, festivi inclusi, dalle ore 8:00 alle ore 22:00;”)

    Nell’altro pdf, quello che sembrerebbe più nuovo, invece l’orario diventa 23 – 7, 2 ore in meno, una la sera e una al mattino e 10 ore in meno per quelle più veloci:
    “per le Prese AC (Tipo2 e Tipo3a), con potenza massima fino a 22 kW, è previsto l’addebito di 0,09
    euro/min dal lunedì alla domenica, festivi inclusi, dalle ore 7:00 alle ore 23:00;
    – per le Prese AC (Tipo2 e Tipo3a), con potenza massima fino a 43 kW, è previsto l’addebito di 0,09
    euro/min dal lunedì alla domenica, festivi inclusi, dalle ore 00:00 alle ore 24:00;”

    Quanto costa quell’ora di ritardo? Ve la trovate direttamente nel conto, un’ora costa 5,4 euro, così imparate a non staccare la spina alle 7 del mattino. Che in un anno fa 1971 euro: è il nuovo superbollo!

    Il business del futuro? I “carichini” che “fregano” le colonnine, in cui uno programma la fine della sosta e il carichino adegua/riduce nel tempo la potenza assorbita per far terminare la sosta esattamente all’ora indicata.

    • Se tu avessi un’auto elettrica sapresti che i carichini che fregano le colonnine (chiamansi timer di carica) sono già compresi in quasi tutte le BEV.
      Purtroppo anch’io, non avendo previsto, internet quando costruii cassa mia, ora ho il cavo telefonico che penzola dal soffitto. Le costruzioni nuove prevedono obblighi per i punti di ricarica. L’obiettivo sarebbe aumentare il contributo (ora del 50%) per installare una colonnina nel proprio posto auto di fronte a casa propria. Non massacramoci i cabasisi con conti bestiali. Piuttosto chiediamo che ci sia un punto di ricarica ad ogni lampione che sarebbe fattibile, e sostenibile come potenza, da domani (a parte il costo…)

      • Con la colonnina ad ogni lampione non risolvi il problema che devi svegliarti alle 6 del mattino per andare a spostare l’auto. C’è un problema contrattuale non di poco conto, gli orari di non pagamento andrebbe definiti dal governo e incisi nel marmo e vanno garantiti per x anni (magari è già così, non conosco tutte le leggi in materia).

        Per i carichini tu puoi indicare l’orario di partenza ma se tu colleghi l’auto al tuo carichino e gli hai messo come orario di partenza l’una di notte la colonnina se ne accorge (perché non sta erogando) e non credo parta perché il tuo carichino fino all’una non riceve e quindi presumo che stacchi. Ma qui non ho esperienza, sarei curioso di sapere se hai provato e ti ha funzionato, se sei riuscito ad “ingannare” il meccanismo di calcolo di una colonnina programmando un avvio ritardato e se sì con quale modello ci sei riuscito

        • Questo non è il sito della Banda Bassotti: non mi sembra edificante questo dibattito su come fregare le colonnine, togliendo ad altri automobilisti la possibilità di ricaricare. Vuoi dormire due ore in più? Paghi il posteggio. Non vuoi pagare il posteggio? affitti un garage o un box in autorimessa.

          • E’ così, e poi dovremmo batterci per avere ognuno in nostro punto di ricarica (vedi il discorso sugli incentivi/detrazioni) e non di fregare gli altri.

          • Non è un invito a fare i furbi, è l’analisi e la prevenzione di un fenomeno che potrebbe certamente crearsi. Vado a memoria, c’era in passato un dibattito su VaiElettrico su utenti che sceglievano di caricare in modalità lenta anziché veloce e c’era il sospetto che lo facessero non per salvaguardare le batterie quanto per godere della possibilità di sostare in centro a prezzi vantaggiosi (mi pare fosse proprio una tua foto-denuncia, ma magari ricordo male io).

            Il ragionamento, Massimo, che evidenzio e propongo io ma che spero accogliate voi e vogliate fare vostro nelle vostre interlocuzioni con le istituzioni e le organizzazioni, è che la materia vada normata dando certezze al mercato coniugando diritti e doveri.

            Se io avessi acquistato un’auto elettrica contando di ricaricarla alla colonnina e di staccarla ogni mattina alle 8, non mi farebbe certo piacere che il contratto cambia dall’oggi al domani e finisce per costarmi 2000 euro l’anno di “multa”. Servono contratti triennali o forse quinquennali, serve trovare un compromesso tra le esigenze dei diversi soggetti (clienti e produttori): l’utente che dipende dalle colonnine pubbliche per ricariche dovrebbe avere certezze sulle condizioni per poter fare una scelta oculata.

            Inoltre non escludo che ci saranno auto che consentano in futuro di regolare l’energia in ingresso (magari esistono già): io programmo che ritiro l’auto alle ore x e lui imposta la potenza accettata in ingresso in modo da avere una ricarica a potenza costante, così quando ritiro l’auto magari trovo la batteria ancora calda perché è appena giunta al livello preimpostato. Sarebbe una funzionalità che preserva la vita della batteria e di ottimizzare l’assorbimento della corrente in casa (riducendo il rischio di distacco per eccessivo assorbimento) ma che consentirebbe di evitare multe. Ripeto, non escludo esista già.

            Se questa funzionalità crea sacche di furbi, allora – e questo è il mio approccio alla vita, sempre – non bisogna adottare il meccanismo dell’autogestione e speriamo che nessuno faccia il furbo ma va creato il meccanismo delle regole (le leggi e i regolamenti servono a questo, ad esempio prevedi un bilanciamento tra pagamento per tempo e per kw oppure una potenza minima di ricarica, etc.): decidi e dimmi cosa posso fare e cosa no e nell’ambito di ciò che posso fare io mi regolo al meglio.

          • @Enzo: 2000€ di multe all’anno??? Mi piacerebbe sapere cosa potrebbe costare portare un punto luce al tuo posto auto e lì ci metti una scatola sotto chiave con wall box o presa schuko, ora con detrazione del 50% (wallbox > 3,7kW)…e se ti dassero (voce del verbo dare) l’80% ???
            Senza arrovellarti le meningi a pensare come fregare alcunchè?!?!?

          • E se un altro utente non ha un posto auto assegnato? Dove lo porta il punto luce, al primo tombino abbandonato? Alla panchina del barbone?

            Non il dito, guarda la luna …

          • E se un altro utente non ha un posto assegnato, glielo assegniamo. Ho visto la luna.

          • @enzo: mia sorella non ha un posto auto assegnato, quanti sono? la metà? O si aumentano le infrastrutture e abbiamo 14 anni di tempo o si concederà loro una deroga. Ma che sia impossibile: 1) mettere un punto ricarica nel posto auto; 2) mettere un punto ricarica ogni lampione; 3) dare un permesso carica/parcheggio a chi non può…allora vuol dire sperare che non si faccia niente per non fare niente.

          • RISPOSTA DA CANCELLARE
            grazie redazione di aver cancellato l’ultima riga della mia risposta a @Enzo, quella che diceva circa “il dito…….”
            mi era scoppiata la vena ahahah
            non so come facciate voi

    • Grazie per la risposta. Distruggeremo la nostra supremazia nel settore automobilistico, ma respireremo aria il 2% più pulita.

      • La nostra supremazia nel settore automobilistico arriva da lontano, infatti le macchine hanno origine in Europa, e qui si sono sviluppate molto di più, avendo appunto il primato, al contrario delle macchine elettriche come le conosciamo adesso, ecco perché le case automobilistiche devono investire molto, proprio per cercare di tenere almeno in parte ancora quella supremazia.

    • Non so se è ancora vero
      ma l’Europa è stato un modello
      se il mercato è ancora globale ,recentemente si parla dividerlo in economie di area,
      il “modello” Europa , permetterà ai paesi emergenti , di non fare i nostri stessi errori
      personalmente penso che oggi in un paese come l’Italia si possa fare molto di più per le rinnovabili e l’economia sostenibile
      magrado la Politica e i suoi derivati
      Eni e Snam

  4. Ho letto una cosa ma non so se è vera, credo che in redazione possano darmi una risposta. Possibile che le emissioni di CO2 delle automobili europee sia solo l’1% del totale sul pianeta Terra?

  5. Confermo pienamente, molti pensano di fare 200 km al giorno ma ne fanno a malapena 20. Ho una Spring blu – bellissima con i suoi particolari arancio – e sono a 2000 km. Per una settimana non ho avuto la wall box (poi montata, anche grazie allo sconto di vaielettrico) nel box dove il proprietario precedente – per altri motivi non abitando lì – aveva già predisposto il cavo dal locale contatori. Ho comunque alzato la potenza di casa da 3 a 4,5 kW per star sicuri ma la wall box Prism carica a partire da 6 Ampere che ho portato a 10 Ampere, quindi 230 v X 10 A fanno 2,3 kW, che sono un ottimo compromesso. Peraltro si carica di notte, se la Spring è al 50% il mattino dopo è carica con ampio margine ed è proprio la wall box domestica che fa la differenza, poi in giro non sono poche nemmeno le colonnine “a gratis” dei supermercati o centri commerciali. Ben diverso se si abita in condominio e lì diventa più difficile ma non impossibile ma il piacere della guida elettrica (e perchè non del risparmio) è incredibile, anzi direi impagabile. In casa abbiamo 1 auto BEV, una a metano ed una GPL.

    • Io abito in condominio ed effettivamente è più complicato predisporre una wall box (o un presa elettrica che sia) nel box.
      Nel mio caso essendo la linea dei box sotto il contatore generale ho fatto tirare dei cavi dal mio contatore al mio box (svincolandomi così dal contatore generale), alzato la potenza a 4kw , impostato la ricarica a 8A , programmata all’80% di ricarica con l’app Myskoda, arrivo alla sera,attacco, dormo e al mattino ho sempre i miei 200Km di autonomia, se programma un viaggio lungo carico al 100% e arrivo a circa 300Km … meglio di così!
      Considerando che le spese di adeguamento impianto e wall box sono detraibili al 50%, se uno ci tiene lo si fa, difficile ma non impossibile come infatti hai detto, basta volerlo fare.
      E confermo il piacere di guida “elettrica” non ha prezzo!

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