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Concorrenza sleale, Bruxelles apre un’indagine sulle e-bike cinesi

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La commissione europea apre un’indagine sulla presunta concorrenza sleale delle e-bike cinesi vendute a prezzi più bassi di quelli di produzione sul mercato europeo. L’indagine arriva dopo la denuncia dell’associazione di produttori Ebma. 

La richiesta, da parte dei produttori, era pressante. La risposta è arrivata ed è positiva. L’Unione europea ha deciso di aprire una inchiesta anti-dumping nei confronti della Cina per le sue esportazioni in Europa di e-bike. Una decisione presa dopo una denuncia della Ebma (European bicycle manufacturers association).

Secondo la Commissione Ue, l’associazione dei produttori avrebbe, infatti, «fornito elementi di prova del fatto che le importazioni del prodotto in esame dal paese interessato sono aumentate complessivamente in termini assoluti e in termini di quota di mercato». Con margini di dumping «interessanti per l’industria cinese» e «ripercussioni negative su quella europea». Ora la Commissione ha 9 mesi di tempo per esaminare le pratiche dei produttori cinesi e la situazione del mercato Ue e decidere se adottare misure anti-dumping provvisorie. L’intera procedura dovrebbe essere finalizzata entro 15 mesi.

DI COSA PARLIAMO

Il dumping è nel linguaggio economico, la vendita all’estero di una merce a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato interno. Infatti la contestazione dei produttori di Ebma è che la Cina abbia applicato delle agevolazioni scorrette ai propri costruttori di bici a pedalata assistita così da poter invadere il mercato europeo con prodotti a costi molto inferiori di quelli che le aziende della Ue riescono a fare. L’inchiesta relativa al dumping riguarda il periodo compreso tra il 1 ottobre 2016 e il 30 settembre 2017.

Insomma, dicono da Ebma, le e-bike cinesi sono di qualità inferiore e si pagano meno. Così invadono il mercato europeo grazie a costi inferiori rispetto a quelli di produzione, resi praticabili dai sussidi statali di Pechino e dai costi del lavoro troppo bassi. In altre parole: concorrenza sleale. Tra l’altro analoghe misure esistono già per il mercato delle biciclette tradizionali  dal 1993. Secondo i recenti dati dell’Ancma, l’Associazione nazionale ciclo motociclo e accessori, che riunisce le aziende italiane costruttrici di veicoli a due e a tre ruote, infatti, solo in Italia nel 2016 le biciclette elettriche vendute sono aumentate del 121,3% rispetto al 2015. Insomma una torta sempre più gustosa e sulla quale la Cina ha messo gli occhi.

«Le importazioni di e-bike da Pechino sono ormai esplose –  ha dichiarato il segretario generale dell’Ebma Moreno Fioravanti (nella foto) _ passando da quasi zero nel 2010 a un livello probabile di oltre 800mila nel 2017». Quello che è certo è che le importazioni nei primi sette mesi di quest’anno hanno già superato l’intero volume d’importazione di tutto il 2016.

LE REAZIONI POLITICHE

Positiva la reazione del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani: «La nostra politica commerciale deve rafforzare la base industriale e creare occupazione in Europa. Le nuove misure anti-dumping vanno nella giusta direzione. Prevedono strumenti di difesa commerciale adeguati, introducendo anche criteri sociali e ambientali e una chiara definizione delle distorsioni di mercato e dell’onere della prova».

Restano però non poche perplessità da parte delle associazioni di costruttori e della manifattura attorno alle norme che tentano di scongiurare il dumping. Così Aegis Europe (la “voce” che raggruppa 28 associazioni manifatturiere europee per un fatturato di oltre 500 miliardi di euro), mette in fila tutto quello che  non funziona a suo parere nella proposta di Bruxelles sulla nuova metodologia antidumping.

«Le nuove norme – spiega Aegis – sono insufficienti e pericolose perché non spiega su quali basi giuridiche si potranno costruire i dazi di domani, lega il dumping a “significative distorsioni di mercato” (quel che è significativo per uno può non esserlo per un altro). E soprattutto ribalta l’onere della prova dai produttori cinesi all’industria Ue». Il tutto si accavalla con l’entrata della Cina nel Wto il prossimo 11 dicembre e punta il dito sulla dicotomia europea tra Paesi manifatturieri che il dumping sleale lo subiscono e gli importatori che i container “Made in China” li sdoganano nei porti dell’Atlantico.

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