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Con una Porsche Taycan 9 ore per fare 210 km, colpa…

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Con una Porsche Taycan 9 ore per fare 210 km. Il racconto tragicomico di una coppia inglese è stato pubblicato dal Guardian (qui). E non è colpa dell’auto…

Con una Porsche Taycan
L’articolo pubblicato on-line dal “Guardian”.

Con una Porsche Taycan a caccia di colonnine, ma…

Non era un viaggio impossibile: dal Kent la signora Linda Barnes e il marito dovevano tornarsene a casa a Bournemouth, 130 miglia. Ma l’auto andava ricaricata e la coppia è incappata in una serie di stazioni  fuori servizio o con una potenza così contenuta da dare alla Taycan solo pochi km di autonomia. Una disavventura sulla qual l’ironia british dei giornalisti del Guardian è andata a nozze. Notando che “il loro viaggio sarebbe durato due ore e mezza in un’auto convenzionale“. E che i due “non sono i primi proprietari che amano le loro auto elettriche a lamentarsi del fatto che la rete di ricarica del Regno Unito è mal tenuta e complicata. Nonché estremamente difficile da navigare tramite le sue varie app e sistemi di pagamento“. Morale della favola: il governo dovrebbe riflettere sull’annunciata decisione di vietare la la vendita di nuove auto a benzina e diesel dal 2030. Senza un’adeguata infrastruttura di ricarica…

— Leggi anche / La Porsche gongola, 20 mila Taycan vendute nel 2020

Ormai temevano di dover passare la notte in hotel…

Siamo partiti per Bournemouth con 45 miglia (72 km) di autonomia  e abbiamo seguito il sistema di navigazione dell’auto fino al caricabatterie veloce più vicino“, ha raccontato la signora Barnes. “L’abbiamo collegato ma non è successo niente, un addetto al parcheggio ci ha detto che era fuori servizio da settimane“. Dopo avere visitato sei diversi caricatori, i due sono arrivati a chiedersi se avrebbero dovuto passare la notte in un hotel. con Una Porsche TaycanIn un garage Porsche, dotato di una colonnina in AC a bassa potenza, hanno fatto un rabbocco con cui allungare fino a  una stazione fast in autostrada. Ma quando sono arrivati ​​lì, una donna che stava ricaricando ha spiegato che l’aveva fatto funzionare solo chiamando il numero verde, ma il call-center stava per chiudere. Nella stazione successiva c’era la coda per utilizzare una colonnina da 7 kW, con limite di utilizzo massimo di 45 minuti. Altro viaggio verso un’altra colonnina, questa una fast in DC con la quale hanno finalmente ricaricato, arrivando a casa con solo l’11% di carica della batteria.

SECONDO NOI. L’Inghilterra non è il Terzo mondo dell’elettrico: ci sono circa 12 mila stazioni di ricarica, presenti anche in autostrada. E articoli come questi devono far riflettere sul fatto che spesso capita anche da noi che i caricatori siano fuori servizio o comunque indisponibili. con una Porsche TaycanÈ anche vero, però, che un viaggio in elettrico non si può affrontare come con un’auto a benzina, fermandosi dove capita per rifornire. Il viaggio va pianificato verificando prima le stazioni libere (con quali potenze) che incontreremo lungo il percorso. Le app ci sono e funzionano in Italia, figurarsi nel Kent…

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85 COMMENTI

  1. Questo è il problema. Trovare colonnine libere e funzionanti. Anche a me è capitato, e non è piacevole dover vagabondare alla ricerca di una spina. Le App non sono ancora perfette, c’è da lavorarci su.

  2. Come dice un detto popolare: Tutto il mondo è paese. Per certi aspetti l’Italia è più avanti quando si tratta di mobilità elettrica.

  3. Saro’ netto, ma su certe cose c’e’ poco da discutere. Lo Stato imponga a tutte le stazioni di rifornimento tradizionali (ESSO, Agip, e compagnia) di dotarsi di colonnine per la ricarica elettrica, pena revoca della licenza. L’adeguamento va spalmato su 5 anni e finanziato con prestiti a tasso corrente (che e’ quasi nullo), se necessario. Punto.

    • O obblighi ogni comune ad installare presso i luoghi di lavoro un tot di colonnine ogni tot abitanti . Se avessi una colonnina al lavoro da me avrei già acquistato.

      • Concordo 100%. La chiave non sono le colonnine in giro per la strada ma quelle ai centri commerciali, ristoranti, hotel, luoghi di lavoro, casa, lungomare, punti manoramici.
        Con l’elettrico deve cambiare radicalmente l’approccio al rifornimento e vanno sfruttati tutti i momenti in cui l’auto è ferma per qualsiasi ragione.

    • Quando l’auto elettrica si diffonderà ancora di più, quante colonnine dovranno essere installate per soddisfare le richieste di ricarica nei giorni di bollino nero (sempre lockdown permettendo) in autostrada ?

      • Prendi le pompe di benzina e moltiplicale per 10 (nella stima ho abbondato). La buona notizia è che in estate si può abbondare col fotovoltaico.
        Inoltre ci saranno un mucchio di possibilità alternative per chi vuole uscire dall’autostrada per andare al ristorante, con parcheggio attrezzato.

    • Il problema vero è che non basta metter colonnine, ma è assolutamente necessario potenziate la rete ad alta tensione per trasportare l’energia dalle centrali elettriche alle colonnine. Inoltre vanno sostituiti o aggiunti i contatori ad alto potenziale per dare energia alle colonnine rapide.

      • La rete elettrica subirà delle importanti trasformazioni in futuro: meno centrali e più produzione decentralizzata, più sistemi di accumulo di media o piccola taglia (anche privati), V2G e altri sistemi per la gestione della domanda, insomma non siamo più nel ventesimo secolo dove si faceva tutto con cabine di trasformazione e centrali più potenti. Sostituzione dei contatori e delle linee finali sarà probabilmente necessaria ma non sono interventi drammatici e comunque miglioreranno il sistema elettrico in generale.

    • Non è che puoi decidere una cosa del genere…
      Per dotarsi di una colonnina un distributore dovrebbe spendere dai 4000 ai 10.000 euro.
      Dipende soprattuto dai cavidotti esistenti e da quanto dista il contatore ,in base a questo devi fare dei lavori edili.
      Una colonnina varia dai 600 ai 5000 euro per la bassa tendione, a seconda delle caratteristiche e della connessione.
      Poi bisogna pagare per entrare a far parte delle app.
      Questo con tempi di ricaricada bassa tensione nel’ordine di ore.

      Se invece vuoi fare una colonnina fast allora devi spendere anche 15 volte di più.
      È ovvio che i distributori di energia e lo stato e le case automobilistiche ,sono gli unici soggetti a portsi permettere tali investimenti prr ora senza rientro.

  4. È l’unica soluzione. Ma dovrebbe valere anche in città e non solo lunghe le tratte autostradali.

  5. Rimandare il bando? Maccerto! Tanto di tempo c’è ne! Non é che ci sia alcuna catastrofe climatica mondiale in corso!

    Ma davvero la questione sono le colonnine? O sono magari i server i software e compagnia bella? Ma ditemi voi se c’è bisogno di andare la per sapere che c’è la coda! O se funziona!

    L’altro giorno parlavo di una “colonnina social” con un collega… Ma qui evidentemente ci sono altre teste al lavoro.

    Porsche no comment.

    • La catastrofe, purtroppo, non la risolviamo solo noi con le auto elettriche (voi, io ancora non ho una elettrica) ci sarebbe da lavorare su un mucchio di aspetti e forse il trasporto privato sarebbe no degli ultimi da guardare. Lungi da me difendere il petrolio eh, sia chiaro, ma darsi da soli il ruolo di climate-saver perché abbiamo (avremo) mi pare un po’ pretenzioso.

  6. La tecnologia funzionante esiste da un bel pezzo, Tesla insegna con i suoi supercharger, sono i costruttori di auto che devono investire nelle colonnine e sobbarcarsi i costi. Il parlamento europeo dovrebbe obbligare a chi vuole vendere auto in Europa ad aderire ad un consorzio europeo che si occupi di installare e manutenzionare tali colonnine. A questo punto l’utente sarebbe sempre a conoscenza delle colonnine funzionanti o occupate, si connetterebbe ad una di esse e la colonnina dialogando con l’auto riconoscerebbe l’auto ed addebiterebbe i costi sulla carta di credito o sul conto corrente dell’utilizzatore. Ma per abbattere i costi ci vuole un consorzio tra i costruttori.

    • Ma certo, è costringiamo gli asini a volare in cielo…
      I costruttori sono lì per render conto agli investitori e distribuire utili, mica lo fanno per beneficenza…
      Fai prima a sovvenzionarla tu la colonnina, almeno non la pagherai il triplo nel costo dell’auto.

      • Buona sera Trilliton, se non le piace la parola “costringere” possiamo usare “incentivare” e credo che la commissione Europea potrebbe essere molto convincente. Da quel che so Tesla non è stata costretta ad installare supercharger, lo ha fatto perché lo riteneva un’affare, cosa che i costruttori e importatori d’auto europei non hanno ancora percepito a parte il consorzio Ionity.

        • Se non ricordo male la rete supercharger di Tesla non è in attivo (per il momento).
          Per la precisione la rete supercharger per Tesla è un enabler, termine tecnico che sta ad indicare qualcosa che serve per permettere la diffusione di un bene o un servizio. Per questo le giovane Tesla ha dovuto investire nella rete perché essendo un investimento che va in attivo dopo diversi anni, nessun privato avrebbe investito su una rete così capillare su tutti i mercati di interesse di Tesla prima che il numero di auto elettriche in circolazione non fosse diventato consistente.

  7. L’incubo di ogni automobilista elettrico e che creerà la nuova patologia del decennio : paturnie da ricarica!
    Ma guarda un po’, I discorsi sull’autonomia “reale” che facevo presente in qualche commento di un altro articolo di vai elettrico (la prima prova di mariano sull’id3 credo…) ed in cui sostenevo che dall’autonomia bisognava sempre togliere 60 km perché bisognava tenerli solo come “riserva”per raggiungere la prossima colonnina a se fermandosi per fare la ricarica si dovesse trovare per qualche ragione la colonnina non utilizzabile…

  8. Buona sera Giuseppe,
    felici di intrattenerla ogni giorno con i nostri articoli!
    Stia bene 😌 e mi raccomando, guidi sempre con prudenza!
    Paolo

    • Buona sera a lei Paolo.👋..il piacere è mio a leggervi.
      Senz’altro guido con prudenza… Ringrazio delle premure 😁

  9. Se il futuro dell’auto è un elettrico che prevede viaggi semplici da pianificare come un volo aereo vade retro, oltretutto l’elettrico è molto costoso ed è molto inquietante nella fase di smaltimento batterie la cui vita è anche breve, i talebani dell’energia elettrica faranno i soliti danni che pagherà, come sempre, chi ha meno possibilità economiche

  10. Tesla la migliore con i supercharged a 150 in 30-45 Min si ricarica tutta la batteria , bisognerà aspettare altri 4-5 anni per avere autonomie decenti tipo 600 km in autostrada velocità codice 130 , per ora e uno sfizio e in famiglia è meglio avere anche un’auto benzina/metano , batterie + leggere e capienti e colonnine a 50/100 kwt minimo il massimo è lo ionit a350 ma ce ne sono poche aimé

  11. L’elettrico non è la soluzione, per motivi pratici, economici, di infrastrutture, di costi, di mantenimento e soprattutto in un utopica visione in cui ci siano 1 miliardo di auto elettriche mi viene da ridere a pensare allo smaltimento delle batterie

    • A me non viene da ridere a vedere tutto questo petrolio che inquina aria, acqua e terra. Le batterie non sono mica uranio…

  12. Scusate,ma tutta quell’energia elettrica per la nuova mobilità come faremo a produrla in Italia ? (habbiamosolo centrali che vanno a combustibili fossili) per cui penso che il problema dell’inquinamento da gas di scarico verrà solomente decentrato ,non sarebbe meglio incentivare l’uso del metano e ivestire fortemente nell’idrogeno(come stanno facendo francesi e tedeschi) .

    • Non è vero, Mauro, che abbiamo solo centrali a combustibili fossili. In Italia produciamo il 40% dell’elettricità da fonti rinnovabili, poco meno del 50% da gas metano, il 5% da carbone, e il resto è importato. I consumi sono in forte calo e abbiamo quasi in 15% della capacità produttiva non utilizzata. Se tutto il parco auto (38 milioni di veicoli) fosse elettrico il fabbisogno crescerebbe di meno del 30%.

      • Guardi che i veicoli in Italia sono ben di più. Secondo Istat nel 2018 in Italia ci sono 51 milioni di veicoli, di cui 39 milioni autovetture. O vogliamo solo auto elettriche e chissene dei camion?

        • Ha ragione. Consideri comunque che se da domani si vendessero solo auto, camion e moto elettriche, ci vorrebbero più di vent’anni per sostituire l’intero parco veicolare italiano. Più verosibilmente ci vorranno almeno 40 anni. Non manca il tempo per coprire con energia rinnovabile il fabbisogno aggiuntivo.

          • Io però scommetto che 40 anni sono troppi. I sistemi complessi hanno funzionamenti “strani” alle volte: tra vent’anni sarà difficile trovare i distributori di benzina, speriamo con uno scenario ben diverso da Mad Max

      • L’amministratore di Terna, ha detto che con 30 milioni di auto elettriche, il fabbisogno energetico attuale, verrebbe incrementato il 9/10%.

    • Idrogeno per risolvere il problema (immaginario) della produzione di energia elettrica?
      Sappiamo che per fare l’idrogeno serve l’elettricità e che ogni conversione ha delle perdite? Specialmente con idrogeno per ogni kWh equivalente dobbiamo usarne circa 3 di elettricità?

      • l’idrogeno non serve per risolvere il problema della produzione di elettricità, ma per stoccarla

  13. Toccherebbe fare come nel far west. Arrivare in una stazione di posta e cambiare i cavalli con cavalli freschi!

    • Sai che non è mica una scemata?
      Pacchi batterie standardizzati (un po’ come le batterie stilo, per intenderci…) di dimensioni modulabili.
      Del tipo, anziché fare 30 euro di benzina, faccio (scrivo a caso) 30 euro di batterie stilo.
      Estrai quelle esaurite e rimetti quelle cariche.
      Quelle scariche se le tiene il distributore per ricaricarle con calma.
      È fantascienza, lo so, ma mi è venuta così, spontanea!!!

      • Non è fantascienza, Federico. L’ha fatto un’azienda israeliana nel 2011 ed è fallita, ci sta riprovando in Cina la Nio. Il problema è che le batterie auto sono il componente base del veicolo, quello attorno cui è progettata tutta la macchiuna. Standardizzarlo vorrebbe dire fare auto tutte uguali, per ogni modello e ogni casa automobilistica. Per capirci, sarebbe come standardizzare i motori: anche se riesci a cambiarli in tre minuti, annulli la possibilità di diversificare le auto.

        • Potrebbero standardizzare solo un pacco, separato, per cariche veloci, mentre il restante sarebbe integrato nel telaio secondo le specifiche del costruttore.

          • Non ho le competenze ingegneristiche per dirle se ha un senso quello che propone. Tenga presente, però, che le auto elettriche si possono ricaricare comodamente a casa di notte, sul posto di lavoro, e in tutti i luoghi in cui sostano per ore e ore inutilizzate (il 95% dell’intera vita di un’auto). E in viaggio (tre o quattro volte all’anno per un automobilista medio) un colonnina fast o ultrafat in mezz’ora ti ributta nella batteria 200 km di autonomia. Val la pena di organizzare tutto l’ambaradan ingegneristico e logistico necessario per la sostituzione rapida delle batterie? Pensi ai macchinari richiesti, allo stoccaggio, alla movimentazione di carichi da 3 o 4 quintali, all’immobilizzo di capitale, moltiplicati per migliaia e migliaia di stazioni di servizio….

  14. Si,le colonnine possono essere anche più dei distributori ma se poi, non funzionano, fuori servizio,ecc,ecc,…..viva i distributori

  15. Le elettriche sono un controsenso in termini.
    Non mi stupisco di questi episodi.
    Non la vorrei nemmeno per girarci in città.
    Oltre all’autonomia hanno il problema dell’obsoloescenza delle batterie con relativo costo e smaltimento.

  16. Questo articolo del Guardian è il manuale perfetto per come non ci si comporta con un’auto elettrica, da meditarci su. Ci sono persone, degnissime per carità, a cui l’elettrico è da sconsigliare vivamente, almeno per ora.

    • Concordo.
      Devo dire che capita spesso a chi prende supermacchine elettriche e crede che questo lo assolva da occuparsi d’altro.
      In un anno e mezzo ho fatto 45.000 km, girato Italia, Francia e Spagna, mai mi è capitato neanche lontanamente un esperienza simile. Ne mi sono affannato più di tanto a pianificare viaggio, ne ho avuto ansia di rimanere a piedi. Un paio di volte ho allungato un pochino il viaggio per ricaricare, un paio di volte ho viaggiato a velocità ridotta 90-100 km/h per raggiungere la colonnina. Fine del dramma, mentre le gioie sono tante.
      Ne devi solo essere consapevole. Dove ti muovi, quante e quali opzioni di ricarica possibili. Fine.
      Va detto che la rete SuperCharger di Tesla è davvero un valore aggiunto eccezionale. Quando anche Ionity HPC ( o altri network ) si diffonderà adeguatamente in Italia ( lo è già in Germania e in altri paesi ) avremo questo servizio per ogni auto. Massimo un paio di anni e ci siamo.

      Non ho mai avuto esperienze particolarmente negative con EnelX, tuttavia i commenti negativi degli utenti sono numerosi. Non capisco perché non risolvano definitivamente i problemi almeno con stazioni Fast. Non deve essere prioritario. Di più.
      – Devono funzionare sempre e a velocità attesa
      – Devi poter vedere occupazione e prenotare accesso in modo semplice e affidabile, senza fare contratti mensili.
      Qualsiasi opzione diversa significa affidarsi alla buona sorte e li scredita, anche se è notevole il network che hanno messo in piedi in qualche anno.

  17. Voglio ricordare che è grazie al petrolio abbiamo avuto energia per lo sviluppo del benessere attuale,chiaro che se ci saranno soluzioni meno inquinanti bene, ma sono a oggi grazie petrolio.

  18. Per me non ci credete nemmeno voi alla metà di quel che dite 😄 Stimo la vostra visione pervicace di un futuro agiografico, che include altresì la capacità di mettersi in discussione accanto alla strenua difesa di ragionamenti a dir poco acrobatici. Tuttavia, se in prospettiva circoleranno più veicoli elettrici, come si può accettare di stare in balia della reale disponibilità di punti di ricarica.
    Possiedo un’auto a metano e solo perché ormai ho un routine consolidata e ben 4 distributori lungo la via, tra cui uno alla partenza e uno all’arrivo. Eppure non me la sono sentita di prenderne una monovalente (che comunque ha un serbatoio d’emergenza) pur possedendo anche una city car a benzina per ogni evenienza. Diverse volte mi sono trovato a ringraziare il cielo di aver optato per il bifuel proprio per ridurre al minimo le incognite che comunque si verificano.
    Mi chiedo come facciate voialtri!?

    • Lei ha l’auto a metano: ha mai sognato di poter fare il pieno dal contatore di casa? Non sarebbe meraviglioso? Ecco, con l’auto elettrica si può.

    • La differenza fondamentale rispetto al metano è che l’elettrico si ricarica anche a casa, soprattutto la notte quando l’auto è ferma. Ogni abitazione o ufficio o azienda o hotel che dir si voglia può essere un distributore, Le sembra poco? E la capillarità della rete di ricarica pubblica, poi, in pochi anni ha già superato ampiamente quella del metano. E siamo solo agli inizi.

    • Buona sera Marzio, non possiedo un EV, ma comunque mi chiedo se siano i possessori di EV ad avere l’ansia da autonomia oppure è lei che, per stare tranquillo, ha acquistato un’auto bifuel.:)

  19. Io penso che puntare sulla mobilità elettrica basata sulle attuali soluzioni con batterie ricaricabili alle colonnine sia potenzialmente una scelta sbagliata per il futuro. Principalmente per tre motivi: 1) la numerosità di colonnine di ricarica necessarie a regime sarebbe troppo elevata e comporterebbe costi di gestione rilevanti; 2) la riprogettazione totale della rete elettrica nel suo complesso e la sua evoluzione; 3) lo smaltimento delle batterie. Tutto questo sarebbe comunque di difficile gestione e comporterebbe costi pesanti che verrebbero poi pagati dagli utenti. Inoltre l’Italia avrebbe la necessità di comprare ulteriore energia elettrica in un contesto in cui già oggi siamo lontani dall’autosufficienza. E anche questo aumenterebbe il costo agli utenti. Infine, temo che prima che l’infrastruttura della nuova rete elettrica possa essere pronta, è probabile che la tecnologia a idrogeno possa già essere commercialmente disponibile. Personalmente credo che la visione Giapponese, che vede l’ibrido (per quanto sopra meglio non plug-in) nei prossimi 20-30 anni e poi l’elettrico a idrogeno, sia molto più coerente con la nostra realtà.

    • 1) È come dire che nel mondo ci sono troppe prese elettriche (???)
      2) La riprogettazione della rete elettrica è già in atto e avverrà comunque in seguito alla dismissioni delle centrali fossili e l’aumento della produzione decentralizzata da rinnovabili e degli accumuli.
      3) Lo smaltimento delle batterie viene pagato al loro acquisto (è la legge che lo dice) e i produttori sono obbligati a smaltire le batterie esauste (direttamente o tramite consorzi autorizzati). In ogni caso con la disponibilità in volumi sarà più conveniente il riuso e il riciclo per recuperare i materiali pregiati di cui sono costituite, si tenga conto per questo che il litio, il nickel e il cobalto sono materiali molto più costosi del piombo, per cui il riciclo, anche se costoso, è più conveniente rispetto alle attuali batterie 12 volt delle auto.

      L’idrogeno non è una fonte energetica e trasportarlo e distribuirlo è più complesso rispetto all’elettricità anche se è relativamente più facile immagazzinarlo.

      • Buonasera Leonardo, premesso che io tifo sempre per l’innovazione e credo che sia sempre più necessario preservare l’ambiente, quando vedo trend di sviluppo tecnologico che possono avere impatti importanti, mi chiedo sempre se non è bene valutare al meglio e pilotare lo sviluppo.

        Detto questo, essendomi occupato di reti complesse, ti devo confermare che una rete di distribuzione di colonnine con i numeri previsti avrebbe pesanti impatti operativi ed economici. Non sono prese e non sarebbero in luoghi protetti. Ma non è necessariamente un problema, basta saperlo e pagarne i costi.
        Sul tema della riprogettazione della rete elettrica, dico solo che poiché dovrebbe portare 4 o più volte la capacità attuale ( parlo di capacità e non di fabbisogno), temo che potrebbe essere necessario rifarla quasi completamente. Cosa comunque utile in quanto molte tratte sono datate e molte sono spesso in situazione di sovraccarico. Ma temo che non bastino 20 anni. Inoltre, dato che io sogno ancora di poter vedere le centrali a fusione nucleare (sono poco fiducioso nel sistema rinnovabili +ptg), ritengo che tale potenziamento sia utile allo sviluppo combinato.
        Sullo smaltimento delle batterie hai sicuramente ragione, anche se al momento mi risulta che la capacità di riciclo sia ancora molto limitata. Di conseguenza il rischio di inquinamento ambientale resta ancora alto. La Cina insegna che in generale uno sviluppo repentino può causare danni ambientali irrecuperabili.
        Sull’uso dell’idrogeno per la ricarica delle fuel Cell, mi rendo conto che oggi è prematuro e francamente non mi è chiaro se il relativo bilancio energetico e di CO2 possa migliorare in maniera sufficiente. Ma lo sviluppo tecnologico ci sorprende sempre positivamente.
        In fede,
        Marco

  20. Facevano prima ad andare avanti fino alla scarica completa e poi a chiamare un carro attrezzi incluso nell’assicurazione per portarli alla prima stazione di carica sicuramente funzionante…ahahah

  21. 150.000km fatti in 6anni, e ancora va! Esperienza gratificante, che consiglio. Ricarica a casa di notte con tariffe agevolatissime, è la soluzione insieme a colonnine fast sulle autostrade. Un saluto e grazie per l’articolo

  22. 1 minuto faccio pieno di benzina e riparto come e dove voglio… mild ibryd. Cosa ce di più comodo? L’inquinamento?si le macchine, ma la maggior parte sono industrie abitazioni ecc ecc… io per adesso con una pila non ci giro.🤣

    • Il settore dei trasporti è responsabile di circa il 30% delle emissioni globali di CO2. Ed è l’unico che non le ha ridotte negli ultimi 20 anni. Nelle grandi città arriva a causare fino al 40% dell’inquinamento da ossidi di azoto e polveri sottili che causa oltre 60 mila morti premature ogni anno, solo in Italia (fonte OMS).

  23. Caro Degli Esposti, non so come faccia Lei, ma io mi sono veramente rotto i c…
    Non è possibile infatti che ancora oggi, dopo l’infinita trattazione del tema, su 10 commenti, 5 parlino ancora dello smaltimento delle batterie. Ma è possibile che siamo infestati da stupidi, che non fanno domande, visto che non sanno, ma solo affermazioni? Solo presuntuose affermazioni?
    Io la ringrazio per la sua meritoria pazienza e costanza, ma non reggo più.
    Da oggi in poi mi limiterò a leggere con piacere i vs. articoli su vai-elettrico, ma non leggerò più i commenti. Ne guadagnerò in salute e serenità.
    Un automobilista sportivo, che gira elettrico dal 2013, e che oggi in garage, con 4 patenti, ha 4 auto 100% elettriche.
    NB. Alla coppia inglese, che ha vissuto quelle traversie, chieda quale è stato il motivo per cui hanno acquistato una Porsche e non una Tesla. Dalla risposta, capirà la loro preparazione sul tema.
    Vive cordialità.

    • Via, non se ne metta troppe. Ci racconti invece a sua storia elettrica, ma proprio tutta: varrà più di cento risposte idignate ad altrettanti faciloni.

  24. Leggendo meglio l’articolo: questi due ebeti sono partiti da casa con 70 km di autonomia residua con una Porsche da 500 cavalli che di km di autonomia ne ha 500 !!!
    Ancor più in malafede il giornalista che vorrebbe far passare dalla parte del torto le infrastrutture.
    40 anni fa i self service per i carburanti erano mosche bianche al pari delle colonnine elettriche di adesso, ma chi di noi nel 1980 sarebbe partito la domenica mattina con 4 litri di benzina nel serbatoio per fare una bella scampagnata con la morosa ?
    E queste sarebbero delle notizie ?
    Ma fatemi il piacere !

  25. Non vedete l’assurdità di spendere 200000 euro per un’auto che se va bene riesce a fare 300km ma con una rete di ricarica pessima verrebbe sorpassata da una carrozza con cavalli????!

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