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Che cosa insegna un giro d’Italia in e-Golf

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Ho partecipato a un giro d’Italia in e-Golf. E vi racconto che cosa ho imparato, alternando tratti di autostrada a statali e provinciali. Partenza da Roma.

Il giro era patrocinato dalla stessa Volkswagen, da Leaseplan e da Repower. Ed è stato realizzato un video proiettato mercoledì 20 marzo al Fleet Manager Academy di Milano, organizzato da Econometrica. Un evento a cui partecipano i gestori delle maggiori flotte aziendali italiane. E il giro d’Italia (in realtà, per questioni di tempi, abbiamo toccato solo il Centro-nord) era finalizzato proprio a raccoglier esperienze per chi l’auto elettrica la deve usare per lavoro. Peraltro va ricordato che in questa prima fase le aziende rappresentano il 70% degli acquirenti delle auto a emissioni zero. C’è chi le compra (o, più spesso, le noleggia a 3-4 anni) perché convinto di dover affrontare il tema della sostenibilità. Chi le sceglie perché sicuro di risparmiare, sul medio-lungo periodo. E chi invece solo per una questione di immagine, perché fa chic avere l’auto che non inquina.

La tappa di Firenze, con sosta d’obbligo a Piazzale Michelangelo.

Vi risparmio tutti i dettagli delle varie tappe: da Roma a Siena, poi a Firenze, a Castelvetro di Modena, a Milano, Torino, di nuovo Milano, Sirmione, Verona e infine Venezia. Mi limiterò a condividere in 5 punti quel che credo di avere imparato. Premettendo che l’auto elettrica va usata, la si capisce solo viaggiando per diversi giorni. E bene fanno le Case auto che offrono ai potenziali clienti test che durino più del solito mordi e fuggi.

1 DIVENTIAMO “NAVIGATOR” DI NOI STESSI. In questa prima fase non si può andare alla cieca: bisogna sapere dove e quando si ricarica. E, ovviamente, dotarsi di una buona app che ci guidi anche in caso di cambiamenti di programma. Il termine navigator, oggi piuttosto controverso, può descrivere bene quel che dobbiamo fare: evitare i viaggi a caso. Nel caso del nostro Giro d’Italia, per esempio, facevamo tappa serale negli hotel con colonnine Repower: macchina in carica da sera a mattina, noi a cena e poi a dormire. Con spesa minima o nulla, dipende dagli hotel.

La tappa, con ricarica, a Montalcino, nelle colline senesi.

2 UNA DIETA PERSONALIZZATA DELLA RICARICA. E qui veniamo al tema dei costi, fondamentale per tutti, ma soprattutto per le aziende. “Ricarica” è un termine troppo vago, c’è colonnina e colonnina. E il costo per kWh prelevato non dipende solo dal buon cuore del gestore. Anzi: dipende tutto dalla potenza e dalla velocità con cui ci si rifornisce. Ergo: bisogna ottimizzare i tempi, perché più riusciamo a inserire ricariche lente nella nostra “dieta”, più il conto finale è accettabile. Le ricariche super-veloci, da 50 kW in su, servono soprattutto per chi ha fretta di fare molti km e, giustamente, non ha tempo di sostare per ore con il cavo inserito. Diciamo che un giusto mix tra le due soluzioni è l’ideale.

3– PERFETTO PER CHI FA SEMPRE IL SOLITO GIRO. Ne consegue che l’elettrico è l’ideale per chi, per lavoro, fa sempre il solito giro. Che so: visite ai clienti in un territorio abbastanza circoscritto, consegne anche nella Ztl, in cui di solito con le emissioni zero si accede senza problemi. Si prendono le colonnine di riferimento e si sa già quando e a quanto ricaricare. O, ancora meglio, ci si organizza per ricaricare privatamente, a costi competitivi, in genere non più di 22-23 cent per kWh.

4- LE AZIENDE COME APRIPISTA. Sì, le aziende possono avere un ruolo prezioso per introdurre la mobilità a emissioni zero anche in Italia. Perché sono già abituate a “gestire” la mobilità pianificando gli spostamenti, anche in termini di costi. E condividere i dati che acquisiscono può essere prezioso anche per i privati, per far capire a che cosa vanno incontro. L’auto elettrica, con i costi e le limitazioni di rete di ricarica di oggi, non è per tutti. E non c’è niente di peggio che forzare la mano a chi, restando poi deluso, diventa il peggior ambasciatore della mobilità sostenibile.

Una delle ultima tappe: Sirmione, con ricarica sul lago di Garda.

 

5- MA GUIDARLE È BELLO ASSAI. Dopo quattro punti “razionali”, lasciamo spazio a un’ultima riflessione che razionale non è. Guidare queste auto nel verde della Toscana senese, o dove volete in giro per l’Italia più bella, è un’esperienza unica. Zero inquinamento, zero rumore, zero vibrazioni, un’accelerazione fantastica…È un’esperienza che tutti dovrebbero fare, anche solo noleggiando una bella auto elettrica per un week-end. Provare per credere. E poi, se volete, raccontarcelo,  Vaielettrico.it è pronto a pubblicare. E a condividere il vostro giro d’Italia.

— Leggi anche: “la mia vita in e-Golf, 5.500 km al mese”.

 

 

3 COMMENTI

  1. Complimenti agli organizzatori per l’iniziativa. Qualsiasi attività che contribuisca a fare informazione sull’argomento è a mio avviso importantissima.

    La mia sensazione, da guidatore di auto elettrica, è che l’ostacolo più grande alla diffusione di auto elettriche sia proprio la disinformazione, o, peggio ancora, la cattiva informazione, o l’informazione superficiale. Viviamo in un’era in cui chiunque ha potenzialmente accesso all’informazione ma, paradossalmente, la maggior parte delle persone fatica ad approfondire, e, quando lo fa, lo fa in maniera distratta, dando credito al “si dice che…”, “beh, ma se non è così diffusa, ci sarà un motivo…”, senza di fatto farsi i conti seriamente.

    Nel corso degli ultimi mesi con molti amici, colleghi, parenti e conoscenti ho affrontato il discorso convenienza dell’utilizzo dell’auto elettrica e mi sono reso conto che molte persone:

    1. ignorano l’esistenza di auto 100% elettriche e credono che elettrico e ibrido siano sinonimi (non sapete quante volte, dopo venti minuti di conversazione sull’argomento, mi sono sentito chiedere: ma quindi, in definitiva, quanti km fa con un litro?)
    2. ritengono, pur senza averne mai guidata una, che un’auto elettrica abbia prestazioni di accelerazione e velocità inferiori a un’auto diesel o benzina
    3. fanno qualche timido tentativo di approfondimento sull’argomento solo nel momento in cui parlano con un possessore di auto elettrica
    4. nel momento in cui si trovano a dover acquistare una nuova auto, non escludono l’auto elettrica dopo aver analizzato pro e contro, ma semplicemente non ne prendono in considerazione proprio l’acquisto
    5. ritengono, pur senza avere la minima idea di quante e dove siano, che non ci siano colonnine di ricarica pubbliche a sufficienza (quando in molti casi, come ad esempio nel mio, la quasi totalità delle ricariche non avvenga presso le colonnine di ricarica pubbliche ma a casa o al lavoro)
    6. nella fortunata situazione in cui arrivino fino alla valutazione del prezzo di acquisto di un’auto elettrica, si fermano lì, senza considerare il costo totale al km
    7. danno un valore esagerato alla voce “autonomia”, convinti di avere necessariamente bisogno di un mezzo con centinaia e centinaia di km di autonomia, quando in nessun caso percorrono più di 100 km al giorno

    Come già scritto in precedenza, non credo che al momento un’auto elettrica sia una scelta possibile per chiunque. Non è così. Ci sono situazioni in cui l’adozione di un veicolo di questo tipo avrebbe limiti insormontabili. Ma sono convinto che la maggior parte delle persone che non ne considerano l’acquisto a priori o che persino ne ignorano l’esistenza, fanno una scelta che va contro il proprio interesse. E credo per tanto che una corretta informazione sia non solo utile, ma provvidenziale. In modo che ognuno poi, sulla base delle proprie necessità, possa fare la miglior scelta, per se e per l’ambiente.

    • Grazie Paolo, far circolare le esperienze di chi viaggia in elettrico tutti i giorni è prezioso.

  2. Da ibrido che legge ogni giorno Vaielettrico 😉 proprio perchè considero l’elettrica il proseguo logico del cammino, concordo appieno con il quasi omonimo Paolo quando scrive che “l’ostacolo più grande è la disinformazione e/o cattiva informazione.”
    Ed è pure faticoso far cambiare idea a chi si è riempito la testa di facili (ma falsi) pregiudizi altrui, ma tant’è, è lo stesso problema con l’ibrida ed anche in questo caso le prime domande che sento sono spesso sbagliate, ad esempio: “ma quanto fa in elettrico”?
    Idem per tutti gli altri punti e quindi a prescindere dalla trazione, che sia ibrida o elettrica, il problema di fondo è la cattiva informazione.
    Un classico che mi sono sentito dire quando parlavo di auto elettriche: “se tutti dovessimo avere le auto elettriche, per avere l’energia a sufficienza ci vorrebbero le centrali nucleari”, quasi a far passare il messaggio che l’auto elettrica è un escamotage per imporci il nucleare.
    E quindi dovremo armarci di santa pazienza per riportare sulla buona strada legioni di approssimativi. 😉

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