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Smog, mobilità elettrica o…speriamo che piova

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La Pianura Padana carica di smog o meglio haze (https://en.wikipedia.org/wiki/Haze ) oggi dalla ISS, foto Paolo Nespoli, Astronauta ESA

Un piano Cielo Blu, ora o mai più

No, non è “Blade Runner”. E neppure una megalopoli avvelenata della Cina,
tipo Pechino o Shangai. La città che lancia ai suoi abitanti il drammatico
appello a “evitare di aprire porte e finestre” si chiama Torino, dopo che la
concentrazione di polveri sottili è arrivata a 114 microgrammi al metro cubo,
contro un limite massimo di 50.

Per dare un’idea della portata del problema, basta aggiungere che secondo gli oncologi già la concentrazione a 50 non è affatto tranquillizzante per la nostra salute. Insomma, siamo in un’emergenza ambientale che il capoluogo piemontese affronta con la stessa tecnica con cui le zone a rischio sismico prevengono i terremoti: sperare. A Torino si spera che domenica piova e che l’acqua si porti via un po’ di smog, come nell’Italia minacciata dalle scosse si spera che, se proprio deve capitare, almeno succeda altrove.

Ma che cosa si potrebbe fare, in concreto, al di là dei soliti, estemporanei blocchi del traffico? Certo, le città andrebbero ridisegnate, potenziando le aree verdi e incentivando mobilità, produzioni e riscaldamenti a bassissime emissioni, se non a emissioni zero. Proprio Torino, come Vaielettrico.it ha già raccontato, è la prima città italiana ad avere acquistato bus urbani (cinesi, guarda caso) mossi proprio da due motori elettrici da 90 kw ciascuno. Ma è chiaro che è una goccia virtuosa in un mare avvelenato: non sarebbe ora di incentivare l’acquisto di macchine che non bruciano una goccia di petrolio, cioè le auto elettriche, come gran parte d’Europa sta facendo? L’Italia non lo farà, e difficilmente lo farà il Piemonte, dopo il secco niet di Sergio Marchionne e della Fiat. E allora forse la prima riforma da fare è quella di noi stessi: acquistiamo enormi Suv per portare il bambino a scuola (i francesi li chiamano i Fuoriscuola…) quando basterebbe una piccola utilitaria; sprechiamo enormi quantità di energia climatizzando troppo e male case spesso decrepite; lasciamo che le merci nei centri storici siano consegnate con vecchissimi camioncini diesel che scaricano di tutto…C’è sempre una scusa pronta: “Sul Suv mi sento più sicuro”, “almeno in casa mia faccio quel mi pare”, “i corrieri devono pur lavorare” e così via.

Il conto di tutto questo, però, lo pagano i tanti che si ammalano e tra questi sono in numero esponenziale i bambini, con patologie gravissime. I medici lo dicono nel chiuso dei convegni, ma forse lo dovrebbero urlare a gran voce sui media, sempre distratti da leggi elettorali e Champions League varie. Ma in fin dei conti è sempre la solita tattica: voltarsi dall’altra parte e sperare che passi. Dai che domenica piove.

 

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