Home E-Agricoltura L’aliscafo-robot elettrico che pattuglia fiumi, laghi e mare

L’aliscafo-robot elettrico che pattuglia fiumi, laghi e mare

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Un drone e una barca insieme. Un natante elettrico che svolge le funzioni del robot acquatico, un vero e proprio aliscafo seppure in formato mini progettato da un ingegnere navale pensando alla navigazione ottimale ovvero come resistere alla corrente e alle onde.

E la propulsione? Elettrica. La resistenza alle correnti è merito dei quattro motori elettrici che danno la potenza necessaria per navigare non solo nei laghi ma pure nei fiumi e in mare.

Queste piccole “navi” robot sono il risultato del lavoro di ricerca del progetto NAIADI che ha messo insieme Proambiente – ISMAR CNR, CIRI-MAM (centro di ricerca dell’Università di Bologna), CNA Innovazione e le imprese MICOPERI Spa; MICOPERI BUE GROWTH; CADF; Communication Technology; E.T.W. Pubblico e privato insieme che hanno portato a termine il programma di questa nuova famiglia di robot acquatici grazie ad un finanziamento della Regione Emilia- Romagna.

Il team

Servono al monitoraggio ambientale

Ma a cosa servono questi natanti? Per il monitoraggio ambientale delle aree sommerse. E si spazia dal fiume Reno di Bologna – dove hanno fatto importanti sperimentazioni – al mare visto che hanno partecipato alla fiera Ocean Business 2017 di Southampton presso il NOC (National Oceanography Centre). Nel concreto con tecnologie innovative si raccolgono dati multidisciplinari (geofisici, geochimici ed ambientali) utili allo studio ed al monitoraggio ambientale. “NAIADI si propone di colmare un’importante lacuna – sottolineano i responsabili – la mancanza di strumenti efficaci di indagine e monitoraggio in ambienti, complessi e di difficile accesso”.

Luca Gasperini (Proambiente – ISMAR CNR) ha portato due esempi concreti dell’utilità dei robot acquatici: “Nel fiume Reno a Bologna sono morte annegate diverse persone, noi attraverso la nostra attività abbiamo scoperto una buca di oltre 4 metri e mezzo che oltre ad essere un pericolo per l’uomo stava rendendo instabile uno dei pilastri di unl ponte”. E solo con droni così piccoli è possibile fare dei rilevamenti di alta precisione.

Il software è open source

L’alta capacità delle batterie ai polimeri di litio “permette di raggiungere un’autonomia di 6/7 ore e grazie alla velocità di ricarica è possibile, attraverso una buona organizzazione, lavorare h 24” spiega Giuseppe Stanghellini (Proambiente – ISMAR CNR) che ha curato tutti gli aspetti hardware e software: “Noi siamo un ‘istituzione pubblica quindi i nostri sono software open source che rilasciamo anche per essere migliorati”.

Sono gli strumenti che, nel contesto dei laghetti del Rosario di Bologna dove si è svolta la dimostrazione, abbiamo visto all’opera con controllo e guida a distanza dei piccoli aliscafi a propulsione elettrica costruiti a basso costo – uno dei punti centrali del progetto – per una loro ampia diffusione.

“Pensiamo al monitoraggio degli argini dei fiumi – sottolinea Gasperini – possibile solo con mezzi molto piccoli che si possono muovere agevolmente in quei contesti. Noi vogliamo abbattere il prezzo affinché siano utilizzati dagli enti pubblici”. Naturalmente devono navigare a emissioni zero e senza lasciare tracce – leggi idrocarburi – del loro passaggio. Anche per questo sono robot/natanti a propulsione elettrica.

Il robot funziona, ma ora bisogna venderlo: “Questo progetto – secondo Roberto Centazzo di CNA Emilia Romagna – è un esempio importante di collaborazione tra il mondo della ricerca e il mondo delle imprese. All’interno del partenariato è stato possibile non solo sviluppare la progettazione ma costruire dei prototipi e testarli valutando anche l’industrializzazione dei componenti”.