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Basta piagnistei, il made in Italy si mobilita per Termoli

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Il pacco-batterie è il cuore dell'auto elettrica ed è qui che si concentrano investimenti e nuovi posti di lavoro.

Basta piagnistei, il mondo dell’automotive made in Italy si mobilita per Termoli, dove nascerà la prima Gigafactory per batterie nel nostro Paese.

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Paolo Scudieri, presidente dell’Anfia.

Basta piagnistei, nelle batterie si può fare qui un nuovo indotto, altro che Cina…

Mentre il ministro Giancarlo Giorgetti continua a parlare dell’avvento dell’auto elettrica come un Cavallo di Troia della Cina, l’Anfia va in direzione opposta. E sostiene che attorno alla fabbrica molisana può nascere un indotto per fare proprio quel che oggi si fa in Estremo Oriente. Come raffinazione metalli, lavorazioni chimiche, produzione di catodi…Insomma, non una iattura, ma opportunità da cavalcare in un mondo che cambia, secondo Paolo Scudieri, n.1 di Anfia e di Adler Pelzer Group. Questo vista anche la caratura dei soci che gestiranno Termoli attraverso la Automotive Cells Company SE (ACC):  “ACC è stata fondata da Stellantis e TotalEnergies/Saft con il sostegno delle autorità francesi, tedesche ed europee come innovativo player europeo delle batterie per veicoli elettrici. E ha annunciato un accordo con Mercedes, nuovo azionista paritario che fornirà tecnologia e know-how di produzione. Proprio per progettare in Italia questo terzo stabilimento di batterie, dopo quello francese di Billy-Berclau/Douvrin e tedesco di Kaiserslautern”.

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Il ministro Giorgetti alla Ferrari con il presidente John Elkann. Al Cavallino  106 milioni per investimenti tecnologici e produttivi (foto: MISE)

Basta piagnistei, “ma nuovi posti e competenze”

La conferma di questo investimento“, continua Scudieri, “rappresenta un elemento importantissimo per il futuro della filiera produttiva automotive in Italia. Un fondamentale passo avanti nella transizione all’elettrificazione, che assicura al nostro territorio nuove competenze e occupazione nella catena del valore del veicolo elettrico. Ma la partita da giocare è solo all’inizio e c’è ancora molto da fare. Ci proponiamo di lavorare con il governo per costruire in Italia almeno una parte della filiera produttiva che sta a monte delle gigafactory, oggi concentrata in Cina“. È lì che, secondo Scudieri, “si posiziona il 60-70% del valore aggiunto della catena del valore delle batterie. il cui sviluppo permetterebbe di compensare le perdite occupazionali derivanti dal passaggio dalle motorizzazioni ICE a quelle elettriche“. Ma bisogna che il governo “metta in piedi  strumenti straordinari per accompagnare le imprese della componentistica nella riconversione“. Toc toc Giorgetti…

A Valencia nuova fabbrica VW con 3 mila occupati

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Il gruppo Volkswagen installerà sei fabbriche di batterie in Europa: una in Svezia (con NorthVolt), una in Germania, una in Spagna e una in Europa dell’Est. Restano ancora da definire due location.

Forse il ministro dello Sviluppo Economico, sempre fedele al principio della “neutralità tecnologica”, dovrebbe guardare a dove stanno andando gli investimenti automotive. E, con essi, i nuovi posti di lavoro. Giorgetti continua a puntare anche sui biocarburanti, ma il mondo punta tutto sull’elettrico. Il 23 marzo Volkswagen Group ha confermato che costruirà una nuova Gigafactory per batterie a Valencia, con 3 mila addetti. Qui andranno parte dei 7 miliardi di euro che VW ha stanziato per riconvertire i suoi impianti spagnoli all’elettrico. L’obiettivo è fabbricare celle di nuova generazione con un processo di produzione sostenibile: “La nostra ambizione è elettrificare la Spagna“, ha annunciato Thomas Schmall, presidente della Seat. Spiegando che  anche le fabbriche di Martorell e Pamplona verranno ristrutturare, con l’idea di fare qui il cuore della produzione delle citycar elettriche per tutto il gruppo VW, dal 2025. L’investimento avverrà con il sostegno del governo spagnolo attraverso fondi del programma PERTE.

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11 COMMENTI

  1. … Ci sono tre ministri ad occuparsi di questo: Giorgetti, Cingolani, Giovannini, dovrebbe bastare…
    A far dei danni …

  2. Il Sussidistan quando riguarda Ferrari e/o Stellantis a Confindustria pare vada bene…

    Ma Ferrari ha davvero bisogno di incentivi????

    • Questa è una bella domanda, anche perché non è chiaro quali siano questi programmi legati alla sostenibilità e all’innovazione. Si creeranno 250 posti di lavoro, ma con oltre 100 milioni di fondi pubblici ci si potrebbe aspettare anche di più. E poi c’è il fatto che la Ferrari fa profitti spaventosi e sicuramente potrebbe auto-finanziare i suoi investimenti. Ma qui si entra in un terreno complicato: ci sono economisti che sostengono che è sbagliato spendere soldi nelle aziende che vanno male (cosa che si è sempre fatta in Italia) e che val la pena invece di potenziare chi già va bene. Sembra far piovere sul bagnato e invece sarebbe il modo migliore di far crescere l’economia.

      • Concordo, ma poi ci sono interessi pubblici da sostenere e Ferrari è solo una nicchia di mercato. Se le tecnologie che produce Ferrari poi non possono essere “spese” per prodotti che possano permettersi la maggioranza delle persone si rischia una vittoria di Pirro.
        Ci fu un certo Ford che disse qualcosa di sensato in merito un po’ di tempo fu.

  3. esatto, basta piagnistei!!

    come fanno tutte le realtà grandi medie piccole, ti compri la terra, costruisci e produci. fine

    più hanno “soldi” più vogliono gratis, paventando centinaia di migliaia di posti lavoro (forse).

    il metodo agnelli di fare impresa ha “leggermente” stancato..

    • non si può occupare di tutto, direi che tra Ucraina, Covid, PNRR e mille altre grane ha già abbastanza di cui occuparsi. Ci sono tre ministri ad occuparsi di questo: Giorgetti, Cingolani, Giovannini, dovrebbe bastare…

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