Xiaomi SU7 nello stagno. Il parcheggio autonomo… sbaglia lettura

Xiaomi SU7 stagno

Assurda “disavventura” per una Xiaomi SU7 in Cina. Un video riprende l’auto elettrica, priva di passeggeri a bordo, mentre avanza autonomamente per parcheggiare finendo però in uno stagno. L’episodio, non isolato, alimenta il dibattito sulla capacità dei sistemi di parcheggio di interpretare correttamente scenari irregolari. 

L’incidente è avvenuto a pochi giorni dall’ultimo aggiornamento OTA di HyperOS, che introduce ottimizzazioni ADAS riguardanti remote parking, ricerca dello stallo e miglioramenti alla gestione degli spazi. Il contesto in questione, però, era tutt’altro che standard: una superficie d’acqua priva di elementi verticali e con un bordo poco definito.

Il video mostra chiaramente come la vettura inizi ad avanzare in modo controllato, ma verso un’area del tutto inadatta alla manovra, fino all’arresto provocato dal contatto con l’acqua.

Contesti irregolari: gli ADAS di Xiaomi vanno in crisi

In situazioni simili, spiegano gli specialisti, i sensori possono interpretare la superficie (in questo caso lo stagno) come spazio libero, specie se il sistema combina percezione visiva e radar senza un chiaro riferimento tridimensionale. È un problema già osservato su altri marchi e che riguarda il settore in generale, più che una singola vettura. Gli ADAS funzionano bene in scenari standard, ma faticano quando il contesto è irregolare o poco definito.

L’episodio, infatti, non è isolato. Nelle stesse ore sono emerse segnalazioni di un’altra elettrica SU7 Max, attivata in modalità valet in un campeggio a Hangzhou, che avrebbe imboccato in autonomia una discesa fino a urtare la base di pietra di un padiglione. Secondo la ricostruzione dell’incidente, sarebbero state decisive una procedura non corretta e la presenza di un punto cieco non rilevato dai sensori.

Il fatto che siano coinvolte in entrambi gli episodi delle Xiaomi, forse non è un caso. Vari proprietari avevano già documentato alcune criticità: deviazioni dalla traiettoria negli spazi stretti, interruzioni improvvise delle sequenze automatiche, e in generale una sensibilità elevata agli elementi irregolari del contesto. La stessa Xiaomi in passato aveva riconosciuto alcuni “bug” del sistema, coprendo interventi e rilasciando patch correttive.

Il paradosso: guida autonoma in tilt alle basse velocità

Questi nuovi episodi rafforzano comunque un concetto chiave: le manovre a bassa velocità, pur essendo l’ambito ideale per testare l’automazione, rimangono tra le più complesse per gli algoritmi, perché richiedono una lettura tridimensionale estremamente precisa dell’ambiente.

Xiaomi SU7 stagno

Per un eventuale arrivo della SU7 in Europa, episodi come questi ricordano quanto sia necessario un adeguamento agli standard UE, che richiedono un controllo molto più stringente delle funzioni di assistenza.

Gli ADAS di parcheggio sono classificati come tecnologie assistive, e non autonome: il conducente resta il responsabile e deve sempre verificare l’ambiente circostante, specie in presenza di fondi irregolari, pendenze, acqua, o aree prive di riferimenti geometrici chiari.
Nel caso dello stagno, il sistema ha reagito solo al momento del contatto, segno che un elemento imprevisto ha innescato il freno. Non una dinamica insolita per i sistemi attuali, che non sono progettati per operare senza supervisione in contesti non riconducibili al parcheggio urbano.

 

Visualizza commenti (11)
  1. Si, però anche quell’idiota che ha versato tutta quell’acqua vicinissimo ad un parcheggio…non gli vogliamo fare nulla, a lui ?

  2. Secondo me l’ auto si è fermata non per il contatto con l’acqua ma piuttosto perché le ruote non toccando più terra é mancata trazione ed il sistema é andato in blocco

  3. Io credo che la guida autonoma in parcheggio sia possibile, ma gli spazi devono essere adattati. Anche la guida autonoma sulle nostre strade risulta molto complicata, perché la segnaletica orizzontale è consunta, parziale, inconsistente o assente totalmente. Per quanto riguarda la segnaletica verticale è posizionata in modo non opportuno rispetto le esigenze dei sistemi di rilevazione felle auto. Ad esempio la mia MG4 rileva il limite di velocità dell’autostrada adiacente (110 kmh), quando sto percorrendo la tangenziale (90 kmh). Oppure ci sono strade provinciali extraurbane prive di cartelli per i limiti di velocità in un senso di marcia, mentre nell’altro senso sono presenti, ma gli esempi sarebbero infiniti. In breve le nostre strade, i parcheggi, ecc, non sono idonei e adeguati alla guida autonoma. Le amministrazioni locali molto spesso non hanno le risorse economiche per fare manutenzione regolarmente alle strade, figuriamoci dotarle di segnali e dispositivi riconoscibili facilmente dalle auto.

    1. Qui si parla di adas di parcheggio ,non di auto elettriche ,ma guarda caso fa più notizia un problema all’ adas di una di queste piuttosto che che un problema all’ adas di un’ auto termica

  4. Come ha detto qualcuno, guidare non è complicato perchè il mondo è difficile da vedere. È complicato perchè il mondo è difficile da capire.

    Ovvero non è tanto un problema di sensori, quanto di interpretazione. I LiDAR permettono di avere velocemente qualcosa che funziona in molte situazioni, ma “risolvere” la guida autonoma è una cosa diversa.

  5. roberto guidetti

    Ma non sarebbe molto più semplice parcheggiare guidando, come si è fatto dall’invenzione dell’automobile, contando tutt’al più sull’aiuto delle telecamere? Perchè tutte queste “scenografiche” complicazioni?

  6. Ivone, Francia

    Questo episodio probabilmente riaccenderà la discussione sul confronto tra l’approccio di Tesla, basato su ADAS con sole telecamere, e la presunta maggiore affidabilità dei sistemi che utilizzano anche radar e sensori di prossimità.

    Ma, molto più importante, l’incidente mi ha fatto tornare in mente quanto avevo letto 7–8 mesi fa, quando la Svizzera ha pubblicato il regolamento per l’autorizzazione della guida autonoma (mi pare di livello 3) sul proprio territorio, inizialmente limitata ad autostrade e strade vietate a pedoni, biciclette e ciclomotori. In quel documento è presente anche una sezione dedicata al parcheggio autonomo.

    Da quanto ricordo, il regolamento non si limita a definire i requisiti che il costruttore deve soddisfare per ottenere l’autorizzazione, ma stabilisce anche obblighi precisi per il gestore della strada e delle aree dove il parcheggio autonome è autorizzato. In particolare, tali soggetti sono responsabili del rispetto di regole stringenti, nonché della cura e manutenzione delle infrastrutture e degli spazi autorizzati alla guida e al parcheggio autonomi.

    Infine, ho letto che in Cina BYD ha dichiarato che la propria tecnologia di parcheggio autonomo è molto affidabile e che si fa carico dei costi dei danni causati dal sistema di parcheggio autonomo; questa garanzia è però limitata al territorio cinese. Sarebbe interessante capire come si comporterebbero le auto BYD in uno scenario analogo a quello dell’incidente Xiaomi.

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