Xiaomi ha scelto la via più diretta per rispondere alle critiche sui propri veicoli elettrici. Il fondatore e CEO Lei Jun ha condotto una lunga diretta streaming, durata oltre quattro ore, durante la quale ingegneri dell’azienda hanno eseguito lo smontaggio completo del nuovo SUV elettrico YU7. L’obiettivo? Smentire le polemiche circolate sui social cinesi.
Una mossa decisamente atipica scelta da Xiaomi per mostrare, senza filtri, la qualità dei materiali e le logiche ingegneristiche alla base del secondo modello mainstream della divisione automotive del gruppo.

Una risposta pubblica alle critiche virali
Durante la diretta, Lei Jun ha affrontato una serie di contenuti diventati virali sui social cinesi, molti dei quali basati su citazioni parziali o video manipolati. Tra i casi più discussi, quello dell’autonomia: secondo alcune ricostruzioni, il YU7 sarebbe stato accreditato di 1.300 km con una sola carica. Il CEO ha precisato che l’affermazione originale faceva riferimento a 1.300 km ma con una ricarica intermedia, dettaglio eliminato nelle versioni circolate online.
Analoga sorte per i filmati sul presunto “arresto istantaneo a 200 km/h”, nati da test di fabbrica del modello SU7 Ultra e poi rielaborati in modo fuorviante. Xiaomi ha spiegato come questi contenuti abbiano generato una narrazione distorta delle reali prestazioni e dei protocolli di sicurezza.

SUV YU7 smontato pezzo per pezzo
Uno dei momenti centrali della diretta ha riguardato i video di collisioni in cui le ruote del YU7 sembrano staccarsi. Lontano dall’essere un difetto, secondo gli ingegneri Xiaomi si tratta di una scelta progettuale mirata: il distacco controllato delle ruote aiuta a ridurre la compressione dell’abitacolo e a dissipare le forze dell’impatto lontano dai passeggeri.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alla scocca, che utilizza acciaio ad altissima resistenza da 2.200 MPa, sviluppato in collaborazione con il team di ricerca guidato da Wang Guodong. Si tratta di uno dei materiali più resistenti attualmente impiegati nella produzione di veicoli di serie, elemento che Xiaomi e il CEO hanno voluto mettere in evidenza per rafforzare la percezione di solidità del progetto.
Confronti di mercato e comunicazione sotto accusa
Lei Jun ha anche invitato commentatori e analisti a mantenere confronti coerenti con il segmento di prezzo, sottolineando come non sia corretto paragonare un SUV di fascia media come il YU7 a modelli premium da uno o due milioni di yuan (circa 245 mila euro). Un messaggio che trova eco anche in Europa, dove l’eventuale arrivo del modello dovrebbe fare i conti con normative, posizionamento e concorrenza ben diversi da quelli del mercato cinese.
Nel corso della diretta si è parlato anche di comunicazione. Dalle note scritte in caratteri piccoli nei materiali promozionali – pratica definita “standard di settore” ma che Xiaomi promette di rivedere – fino alle accuse ritenute infondate, come quella secondo cui l’azienda avrebbe impedito agli agricoltori di vendere prodotti Xiaomi. Anche in questo caso, si è trattato di una distorsione di segnalazioni legate ad account malevoli.

Il futuro di Xiaomi all’insegna della trasparenza
Oltre alla difesa del prodotto, Lei Jun ha condiviso i risultati della divisione auto: 410.000 veicoli consegnati nel 2025 e un obiettivo di 550.000 unità nel 2026, definito ambizioso ma realistico.
Il SUV utilizzato per lo smontaggio “live” sarà completamente rimontato e sottoposto a controlli rigorosi, ma non entrerà nel canale di vendita, restando destinato a test o attività sperimentali.
Per un’azienda ancora giovane nel settore automotive, la diretta rappresenta un precedente interessante: trasparenza radicale come risposta alle polemiche, in un momento in cui il dibattito su qualità, sicurezza e affidabilità dei nuovi costruttori elettrici è sempre più acceso.
- LEGGI: “Xiaomi SU7 nello stagno. Il parcheggio automatico… sbaglia lettura”
LEGGI anche “Auto elettriche cinesi: la grande “purga” è iniziata (ma per noi cambia poco)” e guarda il VIDEO



Ecco un esempio del “parlare alla pancia” che piace a me.
E si nota il DNA da tech company nella volontà di fare demo pratiche (rischiando anche di fallirle in diretta come successo al CT di Tesla).
Quando sbarcherà in Europa non mi spaventerà l’auto in se, ma la rete assistenza. Il solito tallone d’achille dei nuovi produttori.
L’automotive europeo è retrocesso al giurassico senza accorgersene. Il gap tecnologico è imbarazzante e le vendite continuano solo per abitudine ed ignoranza dei consumatori. Hai voglia a dazi…