Xiaomi Auto ha presentato una nuova lega di alluminio composta interamente da materiale riciclato destinata ai componenti strutturali dei propri veicoli elettrici. Secondo l’azienda, la soluzione consente di ridurre di oltre il 90% le emissioni di CO₂ legate alla produzione dell’alluminio rispetto a quello primario.
La tecnologia potrebbe avere un peso crescente anche in vista delle future regole europee sulla sostenibilità delle auto importate.
Un telaio di alluminio riciclato
La novità introdotta da Xiaomi riguarda il cosiddetto giga casting, la tecnica che permette di realizzare grandi elementi del telaio in un unico pezzo.
Con Titan Alloy 2.0, l’azienda dichiara di aver sviluppato una lega proprietaria costituita interamente da alluminio riciclato, utilizzabile anche in componenti strutturali sottoposti a elevati carichi, come il pianale posteriore della vettura.
Secondo Xiaomi, il nuovo materiale è stato validato attraverso test di laboratorio, controlli ai raggi X e verifiche indipendenti sulle proprietà meccaniche, così da garantire gli standard richiesti per la sicurezza del veicolo.

Una lega che riduce la CO2 del 90%
L’azienda afferma che la produzione della nuova lega genera 1,1 kg di CO₂ equivalenti per ogni chilogrammo di materiale (1.1 kgCO₂e/kg), un valore certificato dall’istituto svedese IVL Swedish Environmental Research Institute e registrato nel sistema internazionale EPD (Environmental Product Declaration).
Rispetto alla produzione di alluminio primario, Xiaomi stima una riduzione delle emissioni del 93%. Tradotto sull’intero veicolo, il costruttore parla di un risparmio di circa 800 kg di CO₂ per ogni auto prodotta grazie all’impiego di questa lega.
Ovviamente, si tratta di dati forniti dall’azienda e riferiti alla fase produttiva del materiale, che andranno verificati nel tempo anche attraverso applicazioni su larga scala.

Impronta carbonica: Xiaomi si prepara alle nuove regole europee?
L’investimento di Xiaomi non risponde soltanto a obiettivi ambientali. Dal punto di vista industriale, una minore impronta carbonica dei materiali potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo non da poco nei mercati internazionali.
L’Unione europea sta infatti introducendo strumenti per misurare e valorizzare l’impatto climatico dei prodotti industriali, mentre il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) porterà progressivamente nuovi obblighi per alcune categorie di importazioni ad alta intensità di carbonio. Anche se il meccanismo oggi non si applica direttamente alle automobili finite, il tema dell’impronta carbonica dell’intera filiera è destinato ad assumere un ruolo crescente nella regolazione europea.
Per questo motivo, i costruttori stanno lavorando per ridurre le emissioni non solo durante l’utilizzo dei veicoli, ma anche nella produzione dei materiali.
Se le proiezioni interne di Xiaomi indicano una capacità produttiva annua di circa 550.000 veicoli per la piattaforma di nuova generazione, il raggiungimento di questo volume comporterebbe, secondo le stime dell’azienda, una riduzione complessiva delle emissioni pari a circa 450.000 tonnellate all’anno sull’intera rete di assemblaggio.
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