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Windcoop: il primo portacontainer a vela

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Windcoop
Trasporto merci biologico a barca e vela
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Dal Madagascar a Marsiglia con 100 container e 1400 tonnellate di merce  biologica spinta al 90% dal vento: l’ultimo progetto di logistica a vela prende il nome di Windcoop, ed è anche il primo portacontainer al mondo spinto dal vento. Il progetto ha unito 1000 soci e raccolto 4 milioni. Il veliero misurerà 89 metri e per collegare Europa e Africa impiegherà 30 giorni, alla velocità di 8 nodi.

Un’impresa che ha raccolto 4 milioni, ora via alla gara per la costruzione del veliero

Vela
Si moltiplicano i progetti di trasporto merci a vela

Quasi 1.000 soci e 4 milioni di euro raccolti. Sono i numeri di Windcoop, la  cooperativa “armatoriale e  militante”, così si definiscono,  varata a giugno 2022. Interessante, per capire la solidità del progetto, conoscere gli imprenditori saliti a bordo. A iniziare dalla catena di negozi biologici dell’insegna  Biocoop, Lobodis (torrefattore  brettone) e le coop Ethiquable e Arcadie più i tanti finanziatori privati che vogliono dare una impronta con sempre meno carbonio alla logistica marittima.

Windcoop  raccolti i fondi, è pronta a lanciare la gara d’appalto per la costruzione del  primo portacontainer a vela. Sono stati annunciati anche i tempi: inizio costruzione a fine del 2023 ed entrata in servizio nel 2025. Un altro progetto come Neolineraltri che puntano sull’energia del vento.

Una superficie velica da 2.340 metri quadri

La superficie velica sarà di 2.340 metri quadri. Peccato per la scelta del motore ausiliario diesel: con tanta superficie a disposizione sarebbe stato possibile produrre in autonomia una buona quantità di energia, e puntare sulla propulsione elettrica. Anche se gli organizzatori promettono di navigare almeno per il 90% del tempo sola a vela. La velocità di crociera? Stimata in 8 nodi, ma gli skipper sono pronti ad aumentarla con un buon vento.

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I responsabili del progetto spiegano la rotta: “Abbiamo scelto di tracciare una linea che serva Toamasina, ma anche altri 5 porti secondari del Madagascar, in modo da avvicinarci ai nostri clienti. Questa strategia permette di aprire e rivitalizzare i territori, di coinvolgere la popolazione locale, ma anche di limitare i trasporti terrestri“.

Interessante la proposta di ospitare dodici passeggeri che potranno vivere questa avventura commerciale e sociale a bassa impronta di carbonio. E non è finita qui: “Ascoltiamo i nostri soci e clienti per sviluppare la nostra flotta di navi in ​​tutto il mondo. Molti mercati sono interessanti, studieremo tutte le opportunità“.

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5 COMMENTI

  1. Gianba, 62 metri di pescaggio è corretto o è un refuso? Mi sembrano un’enormità…da Suez non ci passa, il limite è 7 metri se non erro…

  2. Fin tanto che il carburante costava due lire, come il gas, come il KWh andava tutto bene e potevamo fare le navi powaaaa, gli elettrodomestici in classe C, D.

    Ma ovviamente se la benzina costa 1,85 proporre una macchina che fa 10 al L la puoi proporre solo ai enestanti.

    E così in tutto nelle navi, nelle consegne, dove c’è consumo di energia autoproduzione ed efficientamento diventano importanti perché la resa in risparmio è enorme.

    Per cui vedere aziende agricole con 20KWp di FV sul tetto ed il trattore elettrico NON sarà una cosa strana in futuro. Ci scommetto.

    • Che l’energia si possa produrre quindi risparmiare e non dipendere (oppure in maniera minore) da altri Paesi è una realtà, ma ancora c’è tanto lavoro da fare per farlo capire e passare dalle parole ai fatti

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