Waymo sta accelerando rapidamente l’espansione della propria flotta di robotaxi: oltre 3.200 esemplari della Ojai, costruita in Cina da Zeekr, sono già stati importati negli Stati Uniti, di cui di 2.600 arrivati nel solo 2026. Nel frattempo, nello stabilimento di Mesa, in Arizona, più di 600 robotaxi equipaggiati con la tecnologia autonoma sono potenzialmente pronti a entrare in servizio.

Oltre 3.200 Zeekr dalla Cina
La Ojai è il nuovo robotaxi sviluppato da Waymo sulla base di un veicolo prodotto da Zeekr, marchio del gruppo Geely. Secondo i dati doganali analizzati da Forbes e ripresi dalle fonti di settore, dall’inizio delle forniture sono state importate negli Stati Uniti più di 3.200 unità, di cui oltre 2.600 nel corso del 2026.
Il dato è particolarmente interessante perché gli Stati Uniti applicano ai veicoli elettrici cinesi un dazio complessivo del 102,5%. Waymo, però, non importa una normale Zeekr destinata alla vendita ai consumatori: il veicolo arriva negli USA come piattaforma elettrica di base e viene successivamente trasformato in robotaxi.
La Ojai è infatti costruita in Cina senza l’hardware e il software necessari alla guida autonoma. Questi elementi vengono aggiunti successivamente negli Stati Uniti.
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Il veicolo utilizza un sistema elettrico a 800 volt, una batteria da 93 kWh e un motore posteriore da 200 kW. La configurazione è quindi quella di un veicolo elettrico pensato fin dall’origine per essere adattato al servizio di robotaxi.
A Mesa entra però in gioco Waymo, insieme al partner Magna. Qui vengono installati i componenti della sesta generazione del Waymo Driver, trasformando il veicolo cinese in una piattaforma autonoma destinata al mercato americano. Waymo ha già iniziato a utilizzare Ojai per trasportare passeggeri a San Francisco, Phoenix e Los Angeles.

A Mesa lavori in corso
L’elemento che rende ancora più evidente l’accelerazione è la quantità di veicoli presenti nello stabilimento di Mesa.
Un conteggio fotografico recente ha individuato sul sito circa 1000 Ojai, delle quali oltre 680 risultano già equipaggiate con il sistema di Waymo. Le altre sono ancora in attesa della trasformazione. Si tratta di dati non ufficiali dell’azienda, ma la serie di rilevazioni offre un’indicazione concreta dell’aumento delle scorte.
Rispetto alle circa 500 Ojai conteggiate all’inizio di giugno, l’incremento è significativo. E c’è un altro dettaglio: nello stesso stabilimento sono comparsi anche i primi 12 Hyundai Ioniq 5 già completati come robotaxi.
L’azienda ha dichiarato di voler arrivare a una capacità di decine di migliaia di veicoli autonomi all’anno nello stabilimento dell’Arizona. La fabbrica non sarà inoltre legata a un solo modello: l’arrivo degli Ioniq 5 indica già una strategia più diversificata.
Per Waymo, la Ojai rappresenta un passaggio fondamentale perché è stata progettata specificamente come robotaxi, anziché adattare un’automobile tradizionale.

La contraddizione americana dei robotaxi cinesi
La vicenda ha anche una forte dimensione industriale e politica. Gli Stati Uniti stanno cercando di limitare la presenza della tecnologia automobilistica cinese sul proprio mercato, ma Waymo utilizza proprio una piattaforma elettrica costruita in Cina per accelerare lo sviluppo della mobilità autonoma.
La società sostiene che la Ojai arrivi negli Stati Uniti priva dei sistemi di connettività e dei sensori cinesi: hardware, computer e tecnologia autonoma vengono installati, come detto, a Mesa. Questa distinzione è importante anche alla luce delle nuove regole statunitensi sulla tecnologia connessa proveniente da Cina e Russia.
Per il settore della mobilità elettrica, il caso Waymo mostra quindi qualcosa di più della semplice crescita di una flotta di robotaxi: anche negli Stati Uniti, dove le barriere commerciali verso la Cina sono elevatissime, una piattaforma elettrica cinese può risultare abbastanza competitiva da essere utilizzata come base per costruire il futuro della mobilità autonoma americana.
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