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Wayel, come ti faccio l’e-bike all’italiana/2 I prodotti

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Il modello pieghevole e-Bit

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Giatti e la fenomenologia dell’e-bike

Non crede più di tanto all’e-bike sharing, riconosce senza esaltarsi il recente boom delle e-bike sportive a pedalata assistita, ma crede piuttosto che la bici elettrica abbia un grande futuro come alternativa alle due e quattro ruote endotermiche per tutti gli spostamenti di città e fin dall’origine del percorso. Punta perciò su veicoli in grado di garantire una «velocità sostenibile» (fino a 45 kmh per nuovi modelli con targa e pedali, a cavallo tra scooter e bici) per accorciare i tempi di percorrenza casa-lavoro. Un mezzo di trasporto di massa, seppur individuale.

Giorgio Giatti, a destra, con il ministro Galletti all’inaugurazione di Five

Così ha pensato e pensa Giorgio Giatti impostando la sua strategia aziendale. «I viaggi sulla luna li immaginò Verne nell’800, ma ci siamo arrivati nel 1969. Non so quando esploderà, ma so per certo che la mobilità elettrica è il futuro. In città le automobili hanno problemi fisici di circolazione, le bici no. Quindi…». Quindi la sua Wayel sta lavorando a una risposta «integrale e globale», che non è solo il veicolo, fra i tanti modelli che pure ha già sul mercato, «ma anche un sistema di ricovero e parcheggio che risolva insieme il problema della ricarica e quello della sicurezza, sia per i veicoli privati sia per quelli pubblici in e-bike sharing».

E’ nato cosi il progetto delle ciclostazioni ibride Lockbike, messo a punto in joint venture con Logital. Sono griglie di ancoraggio modulari, adattabili sia a bici tradizionali sia ad e-bike private e in sharing _ in questo caso con batterie estraibili ricaricabili a parte, da 15 chilometri di autonomia _, con una chiusura elettronica attivabile con carta RFiD, e una colonnina di gestione ad alimentazione fotovoltaica. Nella configurazione di base occupano lo spazio di un posto macchina e non hanno necessità di collegarsi alla rete.

Due ruote firmate in 18 versioni

Definirlo non è facile: dal telaio e dalle ruote si direbbe una biciletta, ma non ha pedali. Il bauletto porta casco posteriore con coperchio a celle fotovoltaiche e la scatola collocata al centro farebbero pensare invece a uno e-scooter. Solingo è entrambi e nessuno dei due. E’ il modello di punta della gamma Wayel, sostanzialmente una moto elettrica leggera, un city runner con autonomia da 60 a 115 kmh a seconda delle batterie montate, velocità massima di 35 kmh, un motore su ognuna delle due ruote, la possibilità di ricaricare fino all’8% con le celle fotovoltaiche. Primo prezzo 1.990 euro, ultimo 2.310.

Il Solingo

La gamma di e-bike con i marchi Wayel, Italwin e, su licenza, Momo Design conta in tutto 18 modelli. Futura è la più classica e tradizionale, con trasmissione cardanica, sette rapporti meccanici, motore anteriore di assistenza alla pedalata da 250 W e velocità massima di 25 kmh per 40-50 km di autonomia con le batterie litio polimeri da 360Wh. Le e-bike della linea Momo Design, come altre di gamma più alta (Edge, Click,E-town) hanno motore posteriore, sempre da 250 W e cambio Shimano, autonomia da 25 a 40 km. Originali le pieghevoli in alluminio E-Bit, con motore anteriore e trasmissione a cinghia, batterie litio ioni da 280 o 374 Wh e autonomia fino a 65 km, due livelli di assistenza. I prezzi partono da circa 1.400 euro per arrivare attorno ai 1.900.

Sarà presto in commercio, infine, Fango, l’e-bike sportiva di alta gamma, con motore giapponese ad altissime prestazioni presentata in anteprima a Cosmo Bike di Verona a fine settembre. Si sa già che il prezzo dovrebbe aggirarsi attorno ai 5 mila euro.

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