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Wallbox: le 10 cose da sapere

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In Italia generano un business quasi triplicato nell’ultimo biennio. Secondo alcuni sondaggi il 70% dei possessori di un veicolo elettrico ne possiede una. Per una buona metà di questi, è l’unico strumento utilizzato per la ricarica della propria auto. Parliamo delle wallbox, quei dispositivi progettati appositamente per la ricarica domestica delle auto elettriche e ibride plug-in. Sistemi pensati per rendere la ricarica a casa più sicura, veloce e smart. Per i neofiti, proponiamo una breve guida realizzata con l’aiuto di Daze Technology.

Cominciamo con una premessa: poter ricaricare il proprio veicolo elettrico a casa sembra stia diventando un fattore sempre più rilevante nella scelta stessa di passare all’elettrico. Da un report pubblicato da Motus-E, infatti, il 65% dei consumatori italiani comprerebbe un’auto elettrica solo potendo contare sulla possibilità di ricaricarla a casa.

Il boom della ricarica privata

Dalle wallbox può quindi arrivare una spinta importante per il futuro della mobilità a zero emissioni. Secondo il survey Smart Mobility Report realizzato dal Politecnico di Milano, entro il 2030 saranno attivi in Italia oltre 3,2 milioni di punti di ricarica privati. 

Come tutto ciò che riguarda il mondo della ricarica, privata o pubblica che sia, anche le wallbox sono sistemi in piena evoluzione. Oggi hanno raggiunto ottimi livelli di affidabilità e di facilità di utilizzo, ma il futuro riserverà sistemi sempre più intelligenti e intuitivi.

Wallbox: facciamo chiarezza con Daze Technology

Daze Technology è una giovane azienda bergamasca che da alcuni anni si è specializzata nella progettazione, produzione e vendita di sistemi di ricarica destinati a privati e imprese. Il suo prodotto di punta è DazeBox C, molto apprezzato anche perché integra uno dei più accurati sistemi di Dynamic Power Management sul mercato. La wallbox legge in tempo reale i consumi dell’abitato a cui è allacciata e permette di erogare al veicolo sempre il massimo dell’energia disponibile, senza rischiare blackout e cali di tensione.

Daze Technology, con l’esperienza accumulata nel rapporto con i suoi clienti, ci aiuta a dare una risposta a 10 quesiti ricorrenti tra chi si avvicina per la prima volta al mondo delle wallbox.
Una sorta di ABC della ricarica domestica, che l’azienda ha scelto di condividere con  Vaielettrico e la sua comunità. E che noi vi proponiamo.

Le 10 cose da sapere

1. Come avviene l’installazione di una wallbox?
L’installazione deve sempre avvenire per mano di un installatore professionista. Consiste nel tirare il cavo di linea dal quadro elettrico principale alla wallbox e nell’installare gli adeguati dispositivi di protezione: differenziale, magnetotermico e, se necessario, sganciatore di minima tensione.

2. Posso installare la wallbox all’aperto?
La maggior parte delle wallbox è perfettamente installabile all’aperto in quanto fornite di protezione da pioggia e polvere. È però importante avere un riparo (tipo tettoia, in alcuni casi vendibile insieme alla wallbox stessa) dai raggi solari che surriscalderebbero il caricatore.

3. Posso installare la mia wallbox personale in spazi comuni (parcheggi condominiali, di uffici, ecc…)?
E possibile in osservanza delle norme stabilite dal gestore dello spazio in questione. In questo caso è consigliato installare una wallbox con autorizzazione/blocco della ricarica, ovvero che possa essere utilizzata solo da utenti autorizzati (possibile grazie ad App, chiave di riconoscimento, chiavetta fisica ecc…).

4. Qual è la differenza tra wallbox monofase e trifase?
Così come il proprio impianto elettrico, anche le wallbox possono essere monofase o trifase. Una wallbox trifase è in grado di caricare fino a 22,6 kW di potenza, mentre una monofase arriva fino a 7,4 kW.
La wallbox caricherà sempre sulla base del massimale del proprio impianto. Per questo è importante scegliere un caricatore monofase per un impianto monofase (un caricatore trifase sarebbe sprecato perché non eccederebbe il limite massimo del proprio contatore). Allo stesso modo, per sfruttare appieno il potenziale di un impianto trifase è necessario installare una wallbox trifase.
Installare una wallbox monofase in un impianto trifase (o viceversa) resta comunque possibile, oltre che preferibile in alcuni casi molto specifici. Nel caso di una wallbox monofase in un impianto trifase, il caricatore potrà caricare fino a un massimo di 7,4 kW; alla stessa maniera, un caricatore trifase installato su un impianto monofase non potrà mai eccedere il limite massimo imposto dal proprio contatore e piano tariffario.

5. Perché è importante caricare tramite wallbox e non direttamente dalla presa di casa con il cavo d’emergenza?
Prima di tutto, chiariamo cos’è il cavo di emergenza. Si tratta di un cavo Modo 2 con un connettore Tipo 2 su un’estremità (lato veicolo) e un connettore Shuko sull’altra, ovvero il classico connettore da presa domestica. Questo permette di caricare la propria auto direttamente da una presa di corrente domestica.

Caricatore d’emergenza con presa Shuko

Ciò detto, è opportuno specificare che solo tramite una wallbox è possibile caricare l’auto a potenze superiori a 2,2 kW (il massimo possibile tramite il cavo d’emergenza), necessarie per ottenere una ricarica soddisfacente in tempi ragionevoli.
Ma soprattutto la wallbox è consigliabile per motivi di sicurezza e di salvaguardia del proprio impianto. Oltre che a permettere – quando consentito dal proprio modello di wallbox – un bilanciamento intelligente dei carichi, ovvero la possibilità di ricaricare sempre al massimo della potenza disponibile in base ai consumi della propria abitazione. Senza una wallbox, infatti, durante la ricarica del proprio veicolo è frequente l’incorrere in blackout e cali di tensione dovuti all’alta richiesta di energia.

Infine, la ricarica tramite cavo d’emergenza è permessa SOLAMENTE in ambienti CHIUSI A TERZI. Questo significa che il suo utilizzo è illegale in qualsiasi spazio semi pubblico e condiviso.

Cavo con connettore Type 2

6. Esiste un connettore di ricarica universale per tutte le auto?
Lo standard europeo in vigore richiede l’impiego di un connettore Type 2 (o Tipo 2). Il Tipo 2 è il più largamente diffuso in Europa per veicoli e caricatori. Ci sono però rari casi di auto provenienti da Stati Uniti o Asia, e immatricolate negli anni passati, che invece hanno un’entrata per connettore Tipo 1. In questo caso è fondamentale munirsi di una wallbox socket (ovvero con presa) e NON con cavo integrato, e di un cavo di ricarica Tipo 1 – Tipo 2. L’uso di adattatori per connettore rimane infatti fuori norma.

7. In quanto tempo si ricarica la mia macchina in casa?
I tempi possono variare notevolmente in base alla potenza del proprio impianto e alla capacità della batteria, oltre che alla potenza disponibile al momento della ricarica. Supponendo una media di potenza di ricarica di 3 kW, in 10 ore è possibile ricaricare 30 kWh (una batteria di un’auto full electric può avere dai 28 ai 100 kWh, ma la media si aggira intorno ai 45 kWh).

Supponendo invece di caricare ad una media di 6 kW, grazie a un contratto di fornitura energetica più elevato o grazie all’adesione alla sperimentazione Arera (si beneficia di un aumento di potenza del proprio contatore fino a 6 kW nelle fasce notturne e nei festivi, senza maggiorazione di costi in bolletta), sarà possibile riempire tutta la batteria di una auto scarica in una sola notte.

8. È possibile scollegare i cavi durante la ricarica?
Durante “il pieno” il cavo NON è in alcun modo scollegabile da wallbox o veicolo. Per farlo è necessario interrompere il flusso di ricarica personalmente tramite il proprio veicolo in carica. E’ l’auto che vincola meccanicamente il connettore.

9. Quanto costa una ricarica e quanti km posso percorrere?
Partendo da quanto detto prima – e cioè che l’autonomia di un veicolo elettrico oscilla moltissimo in base al veicolo in questione – cerchiamo di rispondere a questa domanda con un esempio molto generico.

La Tesla Model Y: secondo Focus to Move è la 4° auto più venduta al mondo.

Prendiamo una Tesla Model Y standard range, ovvero uno dei modelli di auto elettrica più venduti al momento. Il consumo dichiarato è di 17 kWh ogni 100 km. Se moltiplichiamo questo consumo per il costo medio dei kWh nelle abitazioni italiane (0,40€), il costo finale per l’utilizzatore di auto elettrica sarà di circa 6,80€ per 100 km percorsi.
Adesso confrontiamo questi dati con quelli di un veicolo endotermico. Prendiamo un veicolo diesel e stimiamo un consumo medio di 15 km al litro. Per percorrere 100 km saranno necessari all’incirca 6,60 litri di gasolio, che moltiplicati per l’attuale costo del gasolio (circa 1,84€/l) porteranno a spendere all’incirca 12,26€ per 100 km. Alla fine, quasi il doppio di quanto si spenderebbe utilizzando un veicolo a trazione elettrica.

10. Posso usufruire di detrazioni fiscali acquistando una wallbox?
Nel 2022 è stato stanziato un bonus per l’installazione delle stazioni di ricarica, prorogato fino al 31 dicembre 2023. Il bonus copre l’80% delle spese di acquisto e posa in opera, fino ad un massimo di 1500 euro per richiedente in caso di privato. Si attende ora il decreto attuativo per conoscere le modalità di accesso all’incentivo.

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5 COMMENTI

  1. “la ricarica tramite cavo d’emergenza è permessa SOLAMENTE in ambienti CHIUSI A TERZI. Questo significa che il suo utilizzo è illegale in qualsiasi spazio semi pubblico e condiviso.”
    Questa mi è nuova: significa che sarebbe illegale caricarsi alla schuko che dovesse mettermi a disposizione un albergo o un bed and breakfast?

    • Cosa è uno spazio semi pubblico e condiviso?
      Ad esempio un posto auto di proprietà delimitata (circondato da altri posti auto in uno scantinato condominiale dotato di Certificato Prevenzione Incendi) è uno spazio semi pubblico e condiviso?
      A me non pare.
      Già che ci sono, è urgente che una legge obblighi gli amministratori di condominio ad adeguare tutti i singoli posti auto o almeno i posti auto di coloro che ne facciano richiesta di un punto di ricarica, naturalmente a spese dei proprietari. Dato che nelle assemblee condominiali su questo punto si fa finta di non capire da parte di numerosi condòmini.

      • È triste dirlo, ma probabilmente si comincerà a capire solo il giorno in cui se hai un appartamento non dotato di posto auto attrezzato faticherai a venderlo o ad affittarlo…

  2. IL PUNTO 10 E’ QUELLO PIU’ INTERESSANTE
    Per quanto mi trattenga non riesco a non commentare.
    L’articolo? tutto ok.
    Ma in un paese dove si fa un decreto ad agosto 2022 e a marzo 2023 devono ancora essere scritti e pubblicati i decreti attuativi è come andare da mac donald, ordinare un panino e sentirsi dire che ci arriverà a casa tra un mese.
    Ma siamo seri?
    Questi stanno lavorando per fare ancora pasticci sull’irpef (ben sapendo che solo dei dementi farebbero una cosa del genere con la valanga di detrazioni partite con le ristrutturazioni) e si dimenticano di piantare i semi per una più proporzionale crescita green.
    Spettacolare governo.

    • Senza contare che ormai è quasi ora di fare la dichiarazione dei redditi 2022: per usufruire di questo bonus per l’anno 2022 in termini di credito d’imposta (come sarà quasi certamente) servirebbe poter dichiarare l’acquisto ADESSO.

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