In Cina, Volkswagen rilancia con decisione la propria sfida nell’elettrico. Con la strategia “In China, for China”, l’azienda ha annunciato un’offensiva che prevede lo sviluppo e il lancio di oltre 20 modelli elettrificati entro il 2027, e la localizzazione di tecnologie e piattaforme per competere in modo più agile sul più grande mercato auto al mondo.
Volkswagen ha chiarito che la propria strategia in Cina punta su prodotti sviluppati e costruiti per il mercato locale.
Parallelamente, la Casa tedesca ha intensificato la collaborazione con partner locali, aumentato i centri di sviluppo in Cina, concentrandosi su funzionalità software, guida assistita e connettività. Strettamente legato a ciò è l’obiettivo di ridurre i costi e il divario con i concorrenti locali, in un segmento molto competitivo.
Auto “su misura” per un’espansione mirata
Entro il 2030, Volkswagen punta a vendere in Cina circa 4 milioni di veicoli, con una quota di mercato attorno al 15 %. A medio termine, oltre il 50 % delle vendite VW in Cina dovranno avere propulsione elettrificata.
Con il partner locale FAW Group, Volkswagen ha già siglato un accordo per introdurre 11 nuovi modelli a partire dal 2026, di cui otto elettrificati (6 BEV e 2 ibridi plug-in), in linea con l’espansione NEV (New Energy Vehicle). Si tratta veicoli “sviluppati interamente in Cina, per la Cina”, a ribadire come il local-for-local sia uno dei punti chiave dell’espansione della Casa tedesca.

Competere in Cina non è facile
Volkswagen sta rilanciando la propria sfida elettrica con una strategia articolata, numeri ambiziosi e una forte localizzazione tecnologica e produttiva. Tuttavia, il successo non è scontato. La Cina è un mercato estremamente competitivo per le auto elettriche: la concorrenza locale è agguerrita, i tempi di sviluppo rapidi e i costi devono essere gestiti con molta attenzione,
La stessa Volkswagen ha inoltre riconosciuto che occorre profondamente “adattarsi” alle esigenze cinesi: segmenti entry-level, network di ricarica esteso, funzioni smart integrate, e differenziazione nei modelli.

Il nuovo maxi-Suv ID.Unyx 08
Le prime mosse in questo senso sono già visibili. E’ notizia fresca, infatti, del lancio in Cina del nuovo maxi-Suv ID.Unyx 08 da parte della joint venture Volkswagen Anhui dedicata alle EV. Un modello premium elegante e imponente (5 metri di lunghezza, quasi 2 di larghezza), che propone un design totalmente diverso rispetto ai modelli ID venduti in Europa.
L’auto si presenta in versione bimotore elettrico, con potenza combinata di 370 kW, e promette fino a 700 km di autonomia con batterie LFP di CATL.
Per il nuovo modello, il marchio tedesco ha puntato molto sull’elettronica avanzata e la digitalizzazione, per provare a competere con i marchi locali più forti – BYD, NIO – punti di riferimento nazionali nella gestione del software e dei servizi connessi.
Il nuovo SUV rappresenta infatti l’ingresso di VW nel segmento delle elettriche premium di grande stazza, un mercato che in Cina vale oltre il 40% delle vendite EV.
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Purtroppo i crucchi sono tali proprio perché continuano a spingere in quella direzione anche se sbagliata e qui Tesla insegna, non occorrono 20 modelli per rilanciarsi, ne basta 1 progettato bene e che sia meglio della concorrenza.
Due provocazioni o forse la base per due riflessioni:
– “La Cina è un mercato estremamente competitivo ”
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Pensare che ci hanno sempre detto che la competitività era la base del mercato occidentale, nella realtà non abbiamo mai avuto il LIBERO mercato ma la Statalizzazione del mercato che ha sempre protetto i più forti (nemmeno i migliori).
“La stessa Volkswagen ha inoltre riconosciuto che occorre profondamente “adattarsi” alle esigenze cinesi:”
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Chissà se riconosceranno la medesima necessità per l’europa e per l’italia.
Ma come in Europa stiamo glissando sul 2035 “Forse si, vedIamo cosa succede, biocarburanti, con le ev crolla tutto ecc.” In Cina senza green deal entro il 2030 prevedono 20 modelli elettrificati ? E’ ufficiale, ci prendete per i fondelli, cabasisi, ecc. Mi sembra che sia una questione di strategia, conviene piangere in Europa e rimboccarsi le maniche in Cina.