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Volkswagen fonda la European Battery Union

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(Credit foto: Volkswagen Newsroom)

Il Gruppo Volkswagen e la svedese Northvolt lanciano la European Battery Union (EBU). Obiettivo: ricerca, sviluppo e industrializzazione della tecnologia.

Farà ricerca su tutto, dalle materie prime al riciclo

La nuova frontiera dell’elettrico porta il colosso tedesco ad un’altra alleanza. Questa volta si tratta di una vera e propria cordata di cui Volkswagen e Northvolt sono i capofila, ma i partner vengono dal mondo della ricerca e dell’industria di sette Paesi europei. La nota ufficiale (guarda) non fa nomi e non si sa se ci siano aderenti dall’Italia. È ovvio che la volontà è quella di reagire alla leadership tecnologica e produttiva della Cina nel campo delle batterie. Come? “Le attività di ricerca congiunte della European Battery Union copriranno l’intera catena del valore delle batterie“, spiega la nota”. Si va dalle materie prime, passando per la tecnologia delle celle, fino al riciclo.Lo scopo primario“, si legge ancora nel comunicato, “è quello di accumulare un know-how molto più ampio sulla produzione di celle batteria”. Con un occhio anche alle catene di montaggio, che devono consentire “una produzione sostenibile, clima-compatibile e competitiva nell’Unione Europea“. Fabbriche a impatto zero, insomma.

In ballo i fondi tedeschi e della UE

Ma è ovvio che l’EBU nasce anche per intercettare i fondi che sia l’Unione europea sia il governo tedesco mettono a disposizione per chi investe in questo settore. Recentemente il Ministero Federale per gli Affari Economici e l’Energia di Berlino ha lanciato una call con un miliardo di euro a disposizione (guarda l’articolo).

Liendel Chang, capo della Environmental Production del Gruppo VW.

Ed entro fine marzo i governi tedesco e francese si sono impegnati a presentare un progetto congiunto, nel quadro di un’alleanza già ribattezzata “l’Airbus delle batterie” (qui l’articolo). Tutto ruota anche attorno a un programma lanciato a suo tempo dalla Ue, la European Battery Alliance. Insomma, un grande fermento dal quale l’Italia sembra essere esclusa (clicca qui). I risultati del lavoro di ricerca della European Battery Union inizieranno col 2020 e condivisi con tutti i membri oltre i confini nazionali.