Volkswagen si arrende: “Costruiremo auto elettriche 100% made in China”

volkswagen cina

Il gruppo Volkswagen ha annunciato di essere pronto a produrre veicoli elettrici interamente “made in China”. Dalla componentistica alla fase di test, passando per lo sviluppo software. È il risultato di una strategia che mira a ridurre drasticamente i costi.

A Wolfsburg devono aver fatto due conti e si sono arresi: le vetture costruite in Cina potranno costare fino alla metà rispetto ai modelli assemblati in Europa. Grazie a una filiera più efficiente, tempi di sviluppo inferiori del 30% e un costo del lavoro più contenuto. Per ora, i veicoli prodotti sono destinati soprattutto al mercato locale, ma Volkswagen non esclude future esportazioni.

Volkswagen, si adegua a una Cina sempre più autarchica: nel 2025 controlleranno due terzi del mercato interno

La mossa rientra nella strategia “China for China”, una risposta a un mercato profondamente cambiato. La Cina, un tempo terreno di conquista per i costruttori occidentali, è diventata negli ultimi anni un ecosistema fortemente protezionistico, dove i produttori nazionali dominano grazie a sussidi miliardari e norme favorevoli.

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Pechino ha sviluppato una nuova politica. Ha puntato sull’elettrico per emanciparsi dalla tecnologia dei motori termici, rafforzando le proprie aziende E attirando investimenti esteri solo a condizione di una profonda localizzazione. Il risultato? Nel 2025 le case automobilistiche cinesi potrebbero controllare due terzi del mercato interno. Un colosso da 23 milioni di immatricolazioni annue – che arrivano a 30 milioni includendo i veicoli commerciali. Numeri che superano di gran lunga l’intero mercato europeo. Non solo: ormai, oltre il 50% delle nuove immatricolazioni in Cina riguardano veicoli a batteria.

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Di fronte a questo scenario, alcune case hanno scelto il disimpegno, mentre altre – come Audi – hanno deciso di trasformarsi. Il marchio dei quattro anelli ha lanciato un brand dedicato esclusivamente alla Cina, rinunciando al logo tradizionale per modelli sviluppati con il partner FAW. Volkswagen seguirà la stessa strada, con 30 nuovi modelli elettrici attesi nei prossimi cinque anni, pensati e progettati per il consumatore cinese, oggi tra i più avanzati al mondo nella domanda di mobilità elettrica e digitale.

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 Volkswagen taglierà 35 mila posti di lavoro entro il 2030

Questa accelerazione negli investimenti in Cina contrasta con la situazione europea, dove Volkswagen ha annunciato il taglio di 35 mila posti entro il 2030, complice la stagnazione del mercato e il calo delle esportazioni verso l’Asia. La filiale cinese diventerà sempre più autonoma, mentre la casa madre resterà legata alla Cina per materie prime strategiche, batterie e componenti elettronici. Una dipendenza che solleva interrogativi, soprattutto dopo le mosse di Pechino su settori sensibili come i semiconduttori, emblematico il caso Nexperia.

Per l’industria automobilistica europea, la transizione energetica non è solo una sfida tecnologica: è un nodo geopolitico e industriale che determinerà dove verrà creato valore, chi controllerà le filiere e quale ruolo potrà giocare l’Europa nel nuovo equilibrio dell’elettrico.

  • LEGGI anche “Volkswagen ID.Every1 (ID.1). Svelata l’elettrica tedesca da 20.000 €” e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (19)
  1. continuare a guardare ai “cinesi ” è come guardare il dito anziché la luna…
    l’industria (automotive.. ma non solo) dietro l’ “angolo della Storia” ha un ulteriore passaggio epocale con le catene di assemblaggio sempre più robotizzate e tante altre mansioni riservate a robot (antropomorfi e non) e controllate da server AI …. A breve pure i cinesi (a casa loro) avranno seri problemi, oltre a quelli che già hanno…. Non lo dico per consolazione, ma per amara riflessione su un futuro tutto da ricostruire per il genere umano.
    In troppi settori stanno per sparire opportunità di lavoro=mantenimento proprio e della famiglia… Se troppi settori saranno appannaggio di automi cosa ne sarà di miliardi di persone che non potranno esser più conteggiate tra i consumatori per assenza di redditi di sostentamento?

    1. mario milanesio

      @Franco
      fino a qualche anno fa gli imprenditori e capitani d’industria affermavano
      “è il mercato, bellezza”

      ecco, non vale più?

      pensa che fessi noi cittadini comuni ad averci creduto, che valesse per tutti ma mai contro di noi,
      e invece scopriamo che vale per tutti, e anche i capitani d’industria scoprono che non è così carino come sistema.

      ma dai!

  2. Il fulcro della notizia non è tanto la produzione in cina di auto destinate al mercato cinese, cosa che fanno anche altri produttori come la produzione delle Tesla in Germania per il mercato europeo, ma la produzione in Cina di modelli destinati solo alla Cina con una grande autonomia della divisione cinese.

    Ma anche questo non lo abbiamo forse giò visto in altri mercati e in altri brand? Il primo esempio che mi viene in mente è la Yaris. Auto non presente in patria.

    Parlando del protezionismo cinese si torna sempre al solito discorso. Per anni l’occidente ha trattato la cina come lavoro a basso costo, nazione di mangiariso e con scarso kno how.
    Ora, se vieni trattato così, appena puoi permettertelo mandi a quel paese i “ricchi sfruttatori” e ti prendi la tu abella rivincita.

  3. Con riferimento a varie discussioni passate, ecco, questo è quello che capiterà agli addetti ed agli operai occidentali del settore.
    Anche se saremo in grado di fare auto elettriche migliori delle cinesi (e già adesso alcuni marchi come Mercedes stanno dimostrando tale capacità), non saremo mai e poi mai in grado di fare la concorrenza sui costi.
    E’ semplicemente impossibile pensare di poter colmare un divario del 50% con gli standard di vita, di sicurezza e di lavoro occidentali e peraltro in una filiera controllata dai colossi cinesi (che non si preoccupano di adottare prassi di politiche di concorrenza sleale quando serve).
    Di conseguenza, la scelta di spingere sull’elettrico è anche una evidente scelta di politica occupazionale (potenzialmente in perdita).
    E non dico che tale scelta non possa anche essere tra quelle giuste per gli sviluppi futuri, ma l’importante è saperlo, dirlo chiaramente e soprattutto avere già le alternative per il breve-medio.

    1. Si, in pratica una politica suicida quella europea e chi non è d’accordo è pregato di argomentare in maniera seria, non ideologica. Grazie

      1. Vedi il costo del lavoro più basso da solo non giustifica la differenza complessiva del prodotto. Se si guarda agli ultimi 20 anni la Cina ha investito e sviluppato una filiera a lungo termine. In Europa invece le multinazionali dell auto … E petrolio hanno fatto lobbyng per rallentare la normativa sull elettrico, hanno investito per fare disinformazione e infine fatto cartello per rallentare lo sviluppo. Conseguenza ora si ritrovano estremamente arretrati su tutta la filiera, sulla tecnologia trovandosi con impianti appesantiti dove non si è investito negli ultimi 2 decenni per ammodernare la produzione. Quando si sono resi conto della situazione hanno chiesto all UE di togliere la limitazione sulla produzione al 2035 per poter tirare più a lungo per fare cassa fino all ultimo prima dell inevitabile. Il mondo si sta elettrificando e ormai il processo è irreversibile.

    2. Ti faccio osservare che già oggi i costi produttivi inferiori che si hanno nel sud est asiatico hanno fatto trasferire gran parte delle industrie europee e italiane.
      Questo non può essere impedito nemmeno nell’industria europea delle automobili che siano BEV o termiche (già oggi le termiche meno costose sono cinesi).
      Chiudersi a riccio non salva la barca. L’unico modo è cambiare business e riqualificare la forza lavoro per coprire il nuovo business. Oppure essere più bravi e produrre BEV che volendo o no, sono già oggi la nuova mobilità.

      1. In linea di principio sono d’accordo.
        Ma vedo un però: come farlo?
        L’industria automobilistica contribuisce a quasi il 7% del PIL della intera UE con circa 13 milioni di posti di lavoro (tra diretti ed indiretti).
        Ad oggi competere con le strutture di costo cinesi è indiscutibilmente impossibile (senza contare il loro controllo sulla relativa filiera) e, data la grandezza degli ordini di valore in gioco, è anche difficile pensare di poter sussidiare in modo sostanziale tutte le nostre aziende automotive per almeno 5 anni o anche di più (come ha fatto la Cina fino a ieri).
        E poiché mi sento di dire che forse non possiamo permetterci di perdere anche solo una parte dei 500miliardi di PIL o peggio dei 13 milioni di posti di lavoro troppo rapidamente, francamente io non saprei indicare soluzioni che non contemplino un protezionismo spinto.
        Ma mi sembra anche che persone ben più preparate di me (p.es. Draghi e la sua squadra) abbiano dovuto rivedere le loro posizioni iniziali. Forse ci sarà un motivo.

        1. mario milanesio

          @MT64
          se “…competere con le strutture di costo cinesi è indiscutibilmente impossibile…”, e penso anche io sia così
          allora vale il discorso “è il mercato, bellezza”
          e quindi chiudi.

          fine, stop.

          non è che il capitalismo selvaggio vale solo quando vinci,
          non è che il pippone sull’imprenditoria che guida le nazioni ed è il motore del Paese e dell’Occidente e bla bla bla
          vale solo quando a perdere sono gli abitanti del Secondo e Terzo Mondo.

          chiamala nemesi, chiama vendetta della storia, chiamala darwinismo economico e sociale:
          verrà un tempo in cui guarderemo al trentennio 1990 – 2020
          come a un periodo di demenziale di vacche grasse pompate ad estrogeni: a me sembra che l’idea della crescita infinita, del capitalismo rampante, del mito del self-made man
          abbiano preso una legnata incredibile,
          mi sembra che i rigurgiti nazionalistici ne siano lo specchio, come già 100 anni fa,
          e mi auguro che non si faccia la fine di 100 anni fa.

          ma lamentarsi ora della medicina che abbiamo propinato a mezzo mondo, dall’afghanistan alla grecia, spacciandolo come la cura per ogni male, forti della nostra forza economica,
          e lamentarci ora che toccano a noi le conseguenze
          beh
          mi sembra al limite dell’ignorante e infantile.

    3. EV2025, Tesla Y RWD e Inster 49 kWh

      Comprendo molte delle sue considerazioni, in particolare quando evidenzia il tema del costo del lavoro e della competitività industriale. È un aspetto concreto, che troppo spesso viene semplificato nel dibattito pubblico.

      Ho però una preoccupazione ulteriore: tra qualche anno potremmo trovarci con auto elettriche cinesi non solo più economiche, ma anche pienamente in linea con i gusti e le aspettative dei consumatori europei. Se dovessero raggiungere qualità, prestazioni e stile paragonabili (o superiori) a quelle dei marchi europei — ma a un prezzo nettamente inferiore — lei ritiene davvero che i cittadini europei continueranno ad acquistare veicoli endotermici o ibridi prodotti in Europa ma più costosi?

      Personalmente ho qualche dubbio. E temo che, se questo scenario si concretizzasse, difendere tecnologie tradizionali non basterebbe a tutelare la nostra occupazione industriale: anzi, rischieremmo di arrivare impreparati davanti a un cambiamento già in atto.

      1. Sono d’accordo, ma il problema lo abbiamo già.
        Malgrado la maggior parte dei mezzi cinesi non si possano definire belli e tecnicamente siano molto basici (basti vedere il retrotreno di una MG), in Europa hanno raggiunto e superato il 6% del mercato.
        E questo solo grazie ai prezzi bassi delle auto cinesi i cui produttori sono state sussidiati dallo stato Cinese per quasi 15 anni (piano terminato nel 2025, spero, forse).
        Abbiamo vissuto una situazione simile con Giapponesi e Coreani, che insieme hanno raggiunto circa il 20% del mercato dopo 30 anni.
        Il problema qui sono le strutture di costo dei Cinesi, che non sono sostenibili per il nostro modo di vivere e per le nostre logiche lavorative e sociali.
        E forse abbiamo solo poche possibilità, ed una è in particolare quella di guadagnare tempo per convertire vari milioni di lavoratori a fare altro (ma francamente non vedo tante iniziative in tal senso).
        In caso contrario il processo di impoverimento dei lavoratori europei potrebbe semplicemente accelerare ulteriormente con tutte le conseguenze del caso.
        Ma questa è solo una opinione.

        1. mario milanesio

          @MT64
          “… il processo di impoverimento dei lavoratori europei potrebbe semplicemente accelerare ulteriormente con tutte le conseguenze del caso….”
          quindi, se ho capito il senso dei suoi ragionamenti nei vari commenti,
          bisognerebbe chiedere e pretendere dai cinesi che facciano pagare di più le loro auto, così che le auto europee tornino concorrenziali.

          uhmm…

          ma….e gli utili record degli ultimi anni di Renault, Stellantis, ecc ecc?
          quelli vanno bene?
          cioè, alla fine non sarebbe più semplice
          fornire una flebo per prelievo di sangue per ciascun cittadino?
          perchè se le auto devono costare care per poter essere concorrenziali con i cinesi, ma gli utili sono alle stelle
          alla fine chi ci rimette sono io che entro in concessionaria!
          e allora
          tanto vale
          facciamo un bonifico ricorrente ai gruppi automobilistici europei, e chiudiamola lì!
          oppure una nuova tassa, per finanziare le case automotive,
          una tassa…boh, chiamiamola “tassa perchè sì”

          perchè questo mi sembra: che si sia completamente perso il senso, si guardi all’oggi fino a domani mattina ma non al percorso storico.
          e allora se vale tutto
          a questo punto tassatemi un tot al mese, “perchè sì”
          e mi si risparmi almeno il piagnisteo di gente che guadagna in un anno quanto io guadagno in 100 anni

        2. mario milanesio

          errata corrige:
          “..il piagnisteo di gente che guadagna in un anno quanto io guadagno in 300 anni..”

        3. La grossa parte di costo lo trovi sotto la voce “utili stratosferici” che i nostri capitano considerano acquisiti per sempre e quindi da non reinvestire in ricerca e sviluppo.
          Per quanto riguarda l’Italia non pensare minimamente agli stipendi, altrimenti non la gente anzichè far fatica ad arrivare a fine mese comprerebbe un’auto nuova all’anno.
          Leggevo qualche mese fa che gli stipendi pesano meno del costo dell’energia, eppure facciamo l’impossibile per acquistarla dall’estero e pagarla a prezzi enormi ai nostri carissimi rivenditori.
          In conclusione se gli imprenditori hanno solo voglia di far soldi ed acquisire potere senza far impresa, cortesemente chiudano tutto e se vadano fuori dalle pa.lle.
          Meglio ripartire da zero che continuare con questa agonia.

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