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Volkswagen accarezza il nuovo sogno americano

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Oliver Blume, numero uno della Porsche e ora dell'intero Gruppo Volkswagen. (foto: Porsche Newsroom).
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Volkswagen accarezza il sogno americano. Dopo lo smacco del “Dieselgate”, sta infatti valutando la possibilità rientrare trionfalmente sulla scena Usa trasferendovi il progetto di una gigafactory di batterie, inizialmente pianificato in Est Europa. Sfrutterebbe così i super incentivi messi sul tavolo dall’Amministrazione Biden con il suo Inflation Reduction Act (IRA) da 369 miliardi di dollari. Al gruppo di Wolfsburg potrebbero toccare fino a 10 miliardi di dollari di sussidi.

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VW gioca su due tavoli: Washington e Bruxelles

La notizia è stata pubblicata dal Financial Times, specificando che una decisione non è ancora stata presa. Volkswagen gioca su due tavoli: mentre lascia filtrare il progetto amiricano – ha già ha pianificato uno stabilimento da 2 miliardi di dollari per produrre pick up elettrici con il nuovo brand Scout riservato al mercato Usa -, aspetta segnali da Buxelles che potrebbe rispondere all’offensiva di Washington con un suo  Net Zero Industry Act, in discussione la prossima settimana.

Dovrebbe prevedere un temporaneo allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, consentendo ai singoli governi di erogare sussidi diretti alle imprese nazionali dell’automotive. Ma Volkswagen sa bene che non tutti i Paesi sono favorevoli. L’Italia, per esempio, si è già detta contraria non avendo una sufficiente capienza di bilancio.

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L’avvio del primo impianti VW per la produzione di batterie al litio, a Salzgitter

In ballo i 369 miliardi di dollari del piano Biden

Volkswagen ha programmato di realizzare 6 Gigafactory di batterie entro il 2026 attraverso la società satellite PowerCo. La nuova capacità totale è di 240 GWh, suddivisa tra i siti di Salzgitter, in Bassa Sassonia, Sagunto, in Spagna e una terzo previsto tra Ungheria, Polonia, Slovacchia o Repubblica Ceca. Sarebbe questo il progetto da trasferire negli Usa. Si sa per esempio che in gennaio il gruppo tedesco ha avviato la ricerca di un sito nello stato canadese dell’Ontario.

Anche la svedese Northvolt, partner di Vw (che detiene il 20% delle azioni), si è espressa a favore di una migrazione negli Stati Uniti dove otterrebbe vantaggi per 8 miliardi grazie ai fondi dell’IRA.

I rischi per l’Europa? Perdere metà degli investimenti

Altre aziende europee sarebbero intenzionate a fare lo stesso, convinte anche dai road show dello scorso autunno da parte di numerosi Governatori americani. Così il piano di Biden presentato come una mossa per contrastare lo strapotere elettrico della Cina, sta rischiando di assestare un durissmo colpo alla conversione dal termico all’elettrico della filiera automotive europea.

Transport & Environment (T&E) ha stimato che dei 50 progetti di gigafactory europee (potenzialità produttiva per 1,2 TWh di batterie, capaci di equipaggiare 18 milioni di veicoli) il 50-60% potrebbe emigrare verso l’America.

La Commissione europea presenterà martedì 14 anche il Critical Raw Materials Act, uno strumento per ridurre la dipendenza dalla Cina per le materie prime necessarie alle tecnologie dell’elettrificazione. Si va dall’apertura di nuove miniere di litio, altri metalli preziosi e Terre rare in Europa, agli impianti di raffinazione fino ad accordi con grandi Paesi produttori non asiatici, come il Canada.

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Volkswagen potrebbe sbarcare sul suolo americano per la sua prossima fabbrica di batterie, replicando lo stabilimento di Salzgitter (nella foto VW Media).

Da Volkswagen un ultimatum in 5 punti a Bruxelles

Thomas Schmall, membro del Consiglio di Amministrazione di Volkswagen AG e CEO di Volkswagen Group Components, dopo un incontro con i tre Commissari europei Maroš Šefčovič, Margrethe Vestager e Thierry Breton ha postato sul suo profilo Linkedin i quattro punti chiave per contrastare l’offensiva americana dell’IRA.

Sono:
-Un programma di aiuti di stato semplice e potente.
-Una forte strategia per le materie prime, che coprono l’80% dei costi delle celle.
Energia verde a prezzi inferiori a 7 cent/kwh.
-Lo sviluppo di nuove tecnologie e nuovi design per gli impianti di produzione delle celle.
Più velocità nel mettere a terra i piani di sostegno.

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Phoenix
Vesper
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17 COMMENTI

  1. Blume amico caro, fatti li “fatti” tua….acchiappati la “crana” americana …..fagli credere che sei a favore dell’elettrico…….

  2. Piano piano, in verità grazie alla guerra per interposta Ucraina neanche tanto piano, la dipendenza dell’EU passa da, tanto da occidente e un po’ da Oriente, completamente da occidente. Prima gli idrocarburi e il gas, poi le materie prime e poi anche le fabbriche di prodotti tecnologici avanzati. Così il pericolo di un’Europa che almeno economicamente possa fare concorrenza agli USA è scongiurata. Poi potranno dedicarsi alla Cina. Sperando che prima, grazie alla guerra sulla porta di casa nostra, portata avanti con tanti soldi europei che per quel che serve all’Europa non sono mai disponibili, non ci troviamo con problemi di entità infinitamente superiori a qualche fabbrica di auto o batterie.

    • Per fotovoltaico ed eolico ricordo che Draghi di soldi non ne aveva mai, ma per dare miliardi alla nato (quindi in prevalenza all’industria bellica USA) li hanno trovati subito.

  3. Ma a noi che ci frega delle gigafactory? Adesso che abbiamo vinto sullo stop al termico sarà una pacchia. Grazie a tutte le fabbriche auto che abbiamo, grazie a tutti gli impianti per la produzione di e-fuel, grazie alle immense distese di campi coltivati a biocarburanti vivremo un nuovo boom economico.

    • In Italia, ma penso anche altrove, finirà che a fronte di 10 litri di e fuel prodotta il commercio sarà di 100 litri (se non 1000).

  4. In Volkswagen, secondo me, cercano sempre di darsi una tinteggiata di verde ma fondamentalmente fanno sempre i furbi per non dire altro.

    Con il diesel gate hanno fatto vedere la loro reale faccia, la loro moralità.

    Una volta scoperti si sono buttati sul green (metano per tanti modelli ed impegno sull’elettrico), ma con questo capriccio (apparente capriccio) dell’e fuel (per il quale hanno avuto pure il sostegno del governo tedesco) stanno per l’ennesima volta mettendo il profitto davanti alla salute delle persone e del pianeta.

    Stavolta lo fanno in modo apparentemente legale, ma siccome sarà impraticabile la strada per capire chi userà effettivamente l’e fuel sulle termiche (che siano Porsche o altro) immatricolate dopo il 2035, di fatto si continueranno a bruciare le benzine fossili.

    Poi secondo me non sta in piedi che per tutelare la produzione di una supersportiva da 125k in su l’intera politica tedesca da totalmente a favore allo stop alle immatricolazioni delle termiche nel 2035 si astenga oppure voti contro.

    E poi diciamola tutta, anche se tutti i futuri possessori di termiche immatricolate dopo il 2035 fossero ligi al dovere, i composti chimici che fuoriescono dallo scarico continueranno ad avvelenare le persone.

    Volkswagen, perdono il pelo ma non il vizio.

    • Quanto a moralità nel settore automobilistico c’è una bella concorrenza. Pensa che ci sono aziende che sono state condannate negli USA a pagare 137 milioni di dollari per discriminazione razziale, e ora addirittura deve fronteggiare una denuncia da parte della DFEH (California Department of Fair Employment and Housing) che “avrebbe infatti trovato diversi indizi nello stabilimento di Fremont dell’utilizzo di pratiche di «segregazione razziale». Secondo il DFEH, all’interno dell’impianto californiano le persone di colore sarebbero sottoposte a insulti razziali, oltre a discriminazioni nel lavoro, poiché costrette a mansioni fisicamente più provanti. XXXXX ha respinto al mittente le accuse, ma diversi dipendenti ed ex dipendenti nei mesi scorsi hanno sporto denuncia contro casi di molestie o di discriminazione.”. Sai com’è, tutti hanno i loro problemi. Almeno Volkswagen i suoi li ha risolti….

      • “Almeno Volkswagen i suoi li ha risolti” veramente no, il processo italiano è atteso per maggio 2023 e anche negli altri stati devono ancora arrivare alla conclusione.
        Alla fine del 2018 VW aveva già pagato complessivamente 27 MILIARDI in spese legale e risarcimenti, poi non l’ho più seguito.

  5. Al momento le VW negli USA è come se non esistessero. La ID4 non la compra nessuno (20511 modelli venduti contro le 252000 Model Y), la ID3 si vergognano a presentarla, il resto è il nulla come volumi. Ma lo stesso anche in Cina, anche lì totalmente snobbate. Sono progetti completamente sbagliati che continuano a peggiorare, non a caso mentre Tesla abbassa i costi la VW li alza con la Model 3 che rientra in zona incentivi mentre la nuova ID3 – peggiore in tutto rispetto alla Tesla Model 3 – è clamorosamente fuori.

    VW negli USA potrebbe provare ad entrare nel mercato dei pickup. Questo Scout potrebbe vendere, ma c’è un problema: negli USA ci sono già l’F150 Lightning e presto i nuovi pickup di RAM, GMC e Tesla (già per la fine dell’anno) che non solo sono validissimi ma partono da 50k che è poco per quel che offrono. Qualcosa di inconcepibile per VW, vendere con margini bassi, per carità, cose da straccioni, noi no, noi solo premium-luxury-royal, di questo passo le VW costeranno più delle Rolls. E infatti si vocifera che lo Scout non vorrà mica andare a sfidare questi pickup qui, certo che no, vorrà confrontarsi con Chevrolet Silverado EV Trail Boss e Rivian R1T che costano dai 75000 $ in su. Strano che non abbiano puntato direttamente ai prezzi di Hammer e Lotus, strano …

    Ovvero prepariamoci all’ennesimo buco nell’acqua di VW che le sue elettriche riesce a rifilarle solo a noi europei. Io prevedo una quota delle EV difficile per VW (inteso come brand, non come gruppo) rispetto al 2022. Vedremo …

    • Immancambile la canzoncina.
      _________________

      Sulla giacchetta c’hai lo stemma verde
      La doppia V sta tutta imbellettata
      Ecologia per far scordare il Diesel
      parole belle, sol per nonno Joe

      Tu vuo’ fa’ l’americano
      ‘Mericano, ‘mericano
      Sient’a mme chi t’ ‘o ffa fa
      Tu vuoi vivere alla moda
      però il litio non è soda…
      tutti i conti fa sballà

      E chiedi al buon Bidèn
      che ti rimborsi ben
      E ‘e sorde p’è “camel”
      Chi te li dà
      La borsetta “Uesseà”

      Tu vuo’ fa’ l’americano
      ‘Mericano, mericano
      Ma si’ nato la in Germà!
      Sient’ a mme, nun ce sta niente ‘a fa
      ste cose non si fan
      Tu vuo’ fa’ l’american
      Tu vuo’ fa’ l’american

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