Vinitaly elettrico: con trattore Fendt e vino agrivoltaico

vinitaly elettrico





 Vinitaly elettrico e non solo nei mezzi da lavoro, come il trattore Fendt, ma anche nel vino prodotto con uve maturate sotto i pannelli di un impianto agrivoltaico. Un metodo che funziona, a giudicare dal prodotto presentato — per il secondo anno consecutivo — al salone più importante del settore. Un brindisi alla salute di chi continua a negarne l’efficacia e parla impropriamente di “consumo di suolo agricolo”, ignorando che proprio tra i filari si vede come energia e agricoltura possano convivere senza togliere nulla alla qualità.

Un trattore elettrico per il vigneto

Sul trattore elettrico Fendt si lavora da anni: ne avevamo scritto già nel 2017, poi è arrivata la presentazione nel 2024, il debutto a Bologna nel 2025 e, quest’anno, l’approdo a Vinitaly. Il modello si chiama e100 V Vario e monta una batteria da 100 kWh che secondo l’azienda assicura un’autonomia più che adeguata per le attività quotidiane in campo.

Nella nota stampa, complice il contesto vinicolo, Fendt sottolinea come il trattore sia pensato per le aziende vitivinicole che “desiderano ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività, ma anche migliorare il comfort di lavoro all’interno dei vigneti, grazie al livello sonoro ridotto e alla possibilità di operare anche in contesti sensibili”. Un doppio beneficio: benessere ambientale e benessere dei lavoratori.

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Trattore elettrico Fendt che lavora in vigna

Se poi l’azienda agricola è dotata di impianto fotovoltaico, il vantaggio cresce: si può abbattere in modo significativo la spesa per il carburante, trasformando l’energia prodotta in autonomia. Il modello, pur lanciato con un focus sul settore vitivinicolo, è adatto anche a frutteti, lavori comunali, manutenzione del verde e serre. E nella pausa pranzo si ricarica dal 20 all’80%, bastano circa 45 minuti.

La vigna agrivoltaica che fa risparmiare anche l’acqua

Torna alla 58esima edizione di Vinitaly la Vigna Agrivoltaica di Comunità, un modello produttivo che unisce viticoltura ed energia rinnovabile. A Verona non ci si è limitati a illustrarne il funzionamento: si sono degustati i vini agrivoltaici, dimostrando che questo approccio non solo produce energia pulita, ma porta anche benefici agronomici concreti, smontando così molte delle fake news che circondano l’agrivoltaico e alimentano tanti comitati locali.

«Il progetto – spiega l’imprenditore agricolo e responsabile dello sviluppo commerciale Donato Giorgio – rappresenta una sintesi concreta tra agricoltura ed energia rinnovabile. Le pergole fotovoltaiche installate sopra i filari creano un microclima favorevole, riducono il fabbisogno idrico e proteggono le piante dagli eventi climatici estremi, contribuendo allo stesso tempo alla produzione di energia elettrica». Altro che consumo di suolo: le piante si tutelano meglio.

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Agrivoltaico in vigna: energia e più tutela dell’uva

La Vigna Agrivoltaica di Comunità si estende per circa 18 ettari nelle Matine, un’ampia pianura del territorio murgiano che comprende i comuni di Altamura, Santeramo in Colle, Laterza e Matera. «Grazie all’ombreggiamento dei pannelli fotovoltaici, l’annata 2025 ha azzerato il consumo idrico per le irrigazioni, con un significativo risparmio d’acqua», sottolinea ancora Giorgio.

Si riduce l’impronta carbonica

Il sistema agrivoltaico consente di generare energia rinnovabile in quantità tale da evitare ogni anno emissioni pari a circa 148 tonnellate di CO₂, grazie a una produzione superiore a 450.000 kWh per ettaro. Teoricamente ogni ettaro copre il fabbisogno di circa 150 famiglie. «I vini ottenuti da uve Falanghina, Traminer Aromatico e Primitivo – per un totale di oltre 2.000 bottiglie lo scorso anno – rappresentano tra i primi esempi pugliesi e italiani di vini agrivoltaici messi a disposizione del pubblico, aprendo una nuova prospettiva nel panorama enologico nazionale», continua Giorgio.

Dal punto di vista tecnico, l’agrivoltaico introduce un vero cambio di paradigma anche in cantina. «Vinificare uve provenienti dalla viticoltura in agrivoltaico – spiega l’enologo Antonio Scatigna richiede un approccio stilistico profondamente diverso. Il ritardo nella maturazione tecnologica consente di lavorare su curve di equilibrio più interessanti, preservando una maggiore integrità aromatica e una gestione più precisa delle componenti acido-zuccherine. Dal punto di vista enologico, la straordinaria sanità delle uve permette di valorizzare una freschezza genuina, che si traduce in vini più dinamici, tesi e definiti al sorso».

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La vigna agrivoltaica con il vino fatto degustare a Vinitaly

Sono parole rivolte agli appassionati di vino, ma il messaggio è chiaro: per ottimizzare la resa qualitativa occorre studiare con precisione l’incidenza – positiva e negativa – della diversa ombreggiatura creata dai pannelli. In questo caso si lavora già con protocolli enologici specifici per le uve agrivoltaiche, sviluppati e affinati in collaborazione con il CRSFA “Basile Caramia” di Locorotondo, centro di riferimento per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura.

  • LEGGI anche: Sardegna, festival di bufale contro le rinnovabili: dal virus bovino agli incendi e guarda il VIDEO

 

Visualizza commenti (2)
  1. Il caos e l’inquinamento che ha generato e che genera ogni anno Vinitaly a Verona ha dell’incredibile, poi parliamo di sostenibilità….
    La verità è che contano solo i soldi, il resto è marketing…

    1. Come si può commentare un articolo dedicato a un veicolo che finalmente evita a trattoristi e agricoltori di respirare gas di scarico — parliamo di salute, e la salute non ha prezzo — e a un sistema energetico che migliora la resa agricola, con una critica rivolta a un evento?

      Il problema della qualità dell’aria a Verona non è una fiera, ma una politica quotidiana basata sull’uso massiccio di veicoli inquinanti. Anche se tutti i visitatori andassero a piedi o in bici al Vinitaly, l’inquinamento non sparirebbe.

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