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“Viaggio tanto e lo faccio in Tesla: ecco perché”

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“Viaggio tanto e lo faccio in Tesla”. Un altro amico di Vaielettrico.it ha deciso di condividere la sua esperienza di vita in elettrico. Spiega com’è maturata la  scelta. Ed è  disponibile per chi volesse altri chiarimenti. Mail: giovenzana.giuseppe@yahoo.com, indirizzo Twitter: @GiGiovenzana

                             di Giuseppe Giovenzana

Essendo residente in Lombardia, e con 4 figli, sono sempre stato assillato dalle problematiche ambientali. Chi abita in questo contesto, per altro bellissimo, sa quanto sia prioritario trovare delle soluzioni adeguate alla mobilità sostenibile. Premetto di considerarmi “un giovane cervello in fuga di 62 anni”, essendo stato costretto 8 anni fa a trovare valide alternative lavorative all’estero. L’azienda per cui lavoravo è fallita ed io sono stato posto in mobilità. Cosi ho accettato un contratto di lavoro in un altro Paese europeo, alla disperata ricerca di profili professionali e qualificazioni con le mie caratteristiche. Delle quali il nostro Paese abbonda e non sa che farne. Voglio premettere che non lavoro per Tesla e non ne posseggo azioni, ma sono stato contagiato dall’entusiasmo di questa giovane realtà. Spero che queste mie riflessioni possano aiutare a rompere il muro di diffidenza verso la mobilità elettrica.

Un “giovane cervello in fuga di 62 anni”

La prima necessità è stata quella di potermi muovere tra Italia e Belgio a costi ragionevoli. Quando possibile via aereo, anche se questo pone dei limiti nel trasporto di beni, sia in quantità che in qualità. E anche in costi, non sempre irrisori. Con i voli di linea si è limitati dal peso del bagaglio e dal tipo di prodotti da imbarcare nel bagaglio in stiva. Talvolta, con cadenza quasi mensile, viaggiavo in auto. E inizialmente, la scelta ricadde sul diesel. Ma seguendo l’evoluzione che stava avvenendo, mi resi conto che si aprivano possibilità di usare auto meno invasive nei confronti dell’ambiente. Dopo approfondite valutazioni, dovendo percorrere anche distanze di circa 900 km in un solo viaggio, ritenni che la scelta più idonea era quella di acquistare un’ibrida plug-in. Le priorità erano quelle di avere un’auto con buone capacità di trasporto, sicura, dotata di assistenza alla guida. Capace di garantire autonomia ad emissioni zero di almeno 50 km. E, dovendo attraversare le Alpi, a trazione integrale

Comprare una Tesla? Non ci pensavo nemmeno…

Mi dissi che non avrei mai comprato una Tesla: i prezzi erano alti, non ne valeva la pena. E pensavo non corrispondessero al valore reale del bene. Cosi, nel 2014 vendetti il mio diesel e comprai una Mitsubishi Outlander PHEV. Per 5 anni ho attraversato l’Europa cercando di valutare quanto le  strutture (europee in genere) ed i prodotti disponibili, fossero in grado di garantire una mobilità elettrica. L’ Outlander PHEV si è rivelata un’auto eccezionale. L’ho guidata in tutte le condizioni meteo. Massimo confort, grazie alla trasmissione CVT che consente di passare dal motore a combustione interna all’elettrico senza avvertirne la transizione. Massimo silenzio all’interno nella cabina e confort per passeggeri e guidatori. Ottima dotazione di ausili alla guida e controllo su strade contaminate eccellente, grazie anche ai due motori elettrici, uno per asse. Mai avuto necessità di montare le catene, solo gomme invernali, nemmeno da neve. Partenze da fermo, in salita, su 25 cm. di neve fresca o fondo ghiacciato senza esitare, solo con l’ausilio dei motori elettrici. In 5 anni solo manutenzione ordinaria.

L’Outlander, un’ottima scelta

La Mitsubishi Outlander PHEV, ibrida plug-in.

Nell’uso quotidiano, mi ero riproposto di usare solo l’elettrico e devo dire di esserci quasi sempre riuscito. Molti centri commerciali e parcheggi pubblici offrono gratuitamente punti di ricarica per auto plug-in e cercavo di approfittarne. Mi sono reso conto che la mobilità senza emissioni dà diversi piaceri: confort, sostenibilità e costi ridotti. Durante questi cinque anni, ho cercato di capire se fosse possibile fare viaggi lunghi in tempi ragionevoli solo in elettrico. La UE ha identificato itinerari di lunga percorrenza, chiamati corridor, lungo i quali installare punti di ricarica. Molti paesi del nord Europa li hanno già predisposti, con l’aiuto di finanziamenti europei. E, a differenza dell’Italia, queste colonnine si trovano presso le aree di servizio in autostrada. In virtù di una futura possibilità di viaggiare su lunghe percorrenze in elettrico, pianificavo le soste nelle aree con possibilità di ricaricare. L’Outlander ha due prese di ricarica: una domestica, con proprio trasformatore o accoppiata a sistemi a corrente alternata Type 2. E l’altra a corrente continua (DC) con presa CHADEMO, con capacità fino a 50 kWh.

Per l’energia tariffe a prezzi insostenibili…

Incominciai a dotarmi di diverse tessere che permettevano di accedere ai punti di ricarica. Alcune delle quali a canone fisso, più il costo dell’energia,  ed altre a canone gratuito, con il solo costo dell’energia. Per alcune dovevi pagare per il rilascio della tessera, più spese di spedizione. Il problema del corridor è che quasi sempre le colonnine sono uniche. E se arrivi mentre la colonnina è occupata, si può perdere fino ad un’ora in attesa che si liberi. Su lunghi viaggi, se l’auto non ha una autonomia sufficiente, diventa molto penalizzante. Altro problema: i costi di ricarica. Il prezzo dell’energia elettrica è alto e con la Outlander diventava più conveniente la benzina o il diesel. Alcuni operatori propongono tariffe per tempo di connessione, ma è difficile prevedere quanto sarà il costo, dato che spesso non viene garantita la minima potenza di ricarica.

Una stazione di ricarica superaste a Lione.

Poi tutto dipende anche dalla temperatura e dallo stato della batteria: a basse temperature la ricarica è più lenta. Poi, per preservare la batteria, quando questa raggiunge circa i 3/4 di carica, la potenza viene limitata dai sistemi di protezione dell’auto. E diminuisce progressivamente fino alla carica completa. Pertanto il costo unitario per kW di una ricarica al 100% con sistemi ad alta potenza in corrente continua (DC), fatta in base al tempo di connessione, è poco conveniente. Per dare un’idea: sui corridor francesi, un anno fa avevo rilevato un costo per kWh di 0.66 €,  più l’abbonamento mensile. Cosi ho disdetto la tessera. Il prezzo più alto pagato è stato in Svizzera, al limite della truffa. Da rimpiangere la benzina ai costi italiani.

…e così ho iniziato a osservare i Supercharger

È indispensabile un intervento delle istituzioni su questo problema. Altrimenti la mobilità elettrica rimarrà relegata ai piccoli spostamenti, oppure ad ambientalisti, appassionati o privilegiati. Nei paesi dove l’elettrico è più sviluppato, come la Norvegia, esiste una potente associazione di utenti  che si confronta quotidianamente con le istituzioni.Io però avevo cominciato a notare che  alcuni punti di ricarica erano in spazi condivisi con la Tesla. E ho iniziato ad approfondire l’argomento, grazie all’aiuto della comunità Tesla. Se diamo una occhiata alla rete di ricarica rapida Superchargers Tesla in Europa si vede una capillarità che permette reali spostamenti su lunga percorrenza. E in ogni stazione di ricarica ci sono diverse colonnine, fino a 16 in alcuni punti. Inoltre, il primato di Tesla è che permette di ricaricare a 120 KW in corrente continua (DC) da diversi anni. 1Oggi i nuovi acquirenti di Tesla non hanno più la ricarica gratuita a vita con i Superchargers, cosa che avveniva per primi clienti. Ai Supercharger, si aggiungono i Destination Charge, a corrente alternata (AC) fino a 22 KW. Per lo iù gratuiti, messi a disposizione dei clienti da hotel, ristoranti, centri commerciali.

 

Perché ho scelto di acquistare la Model X

La buona notizia è che Tesla ha dichiarato di non fare profitti sulle ricariche delle auto. E  il costo è tra i più bassi in assoluto. In Europa si va da 0.24 € per kW della Francia a 0.30 € dell’Italia. Discorso a parte va fatto per la Germania, che impone un pagamento per minuto di ricarica, differenziato per i primi 60 KW erogati ed oltre. Tesla, sul suo sito, spiega che la modalità di pagamento più equa è  per quantità di energia erogataAl momento, viaggiando per l’Europa senza perdite di tempo e su lunghe distanze, esiste solo l’opzione Tesla. Per questo e per altri motivi personali, dovendo cambiare macchina, decisi di fare un salto in avanti, acquistando una elettrica pura, la Model X, che consente una volumetria di carico superiore alla Model S. Come giustificare il costo di acquisto molto più alto rispetto alle altre auto? Le Tesla sono auto a tecnologia avanzata. Si differenziano con le migliori concorrenti per la qualità del software. Che incide in modo decisivo sulle qualità dell’hardware, già particolarmente ricercato.

La mia auto è continuamente aggiornata

Chi acquista una Tesla oggi può contare su frequenti e costanti aggiornamenti del software, che ne migliorano le prestazioni e caratteristiche. E che peraltro sono rilasciate gratuitamente on the air (OTA update). L’auto Tesla è sempre connessa alla rete. Se poi si acquista l’opzione di guida completamente autonoma (FSD, Full Self Driving), vengono garantiti tutti gli upgrade HW successivi relativi a questa opzione. Per esempio: sulla mia auto, modello fine 2018, presto dovrebbe essere aggiornato l’hardware deputato tra le altre cose alla guida autonoma HW3. Anche per questo motivo l’auto Tesla ritarda la sua obsolescenza. E ci sono studi a dimostrare che le batterie sono estremamente affidabili, con un degrado minore del 10% oltre i 256 mila km di percorrenza. La batteria sembra avere un potenziale di 800mila km, longevità alle quali non eravamo abituati con le auto a combustione interna. Per la Model 3, poi, Tesla dichiara che il telaio e powertrain hanno un potenziale di 1.600.000 km.

Pensiamo a quanto varrà il nostro usato

Tutto questo conferisce alle Tesla una longevità ed un valore dell’usato migliori rispetto alle concorrenti a combustione interna. Non possiamo nasconderci che nei prossimi anni l’evoluzione della tecnologia, la normativa ambientale e le restrizioni alla circolazione  accelereranno il deprezzamento delle auto tradizionali. Chi acquista auto a benzina o diesel oggi, fra tre anni vedrà svalutato il suo investimento. Purtroppo esiste una cattiva informazione, forse volutamente alimentata, che porta la gente ad acquistare veicoli nuovi già obsoleti, se non già sorpassati dalla regolamentazione europea. Altro argomento favorevole è la ridotta manutenzione. Tesla sembra intenzionata ad annullare il controllo annuale e mantenere solo quello relativo alla percorrenza ogni 20.000 km. E fornisce un Mobile Service: se possibile, un tecnico si reca a casa vostra per effettuare l’intervento ordinario o straordinario. Già sperimentato e con ottimi risultati.

Spesi 54 euro per fare 890 km (Alpi incluse)

Quando si sale a bordo per un lungo viaggio, si imposta (anche con comandi vocali) la destinazione. Con eventuali soste di ricarica presso i Supercharger Tesla posti lungo il percorso. Io personalmente imposto il successivo punto di ricarica in base al mio gradimento basato sui servizi accessori nei paraggi dei Superchargers. Il computer di bordo vi darà una previsione di consumo, con la quantità di carica della batteria all’arrivo. La previsione si basa sulla velocità massima prevista sulla rotta e l’uso di climatizzatore. Eventuali riduzioni di velocità non previste (come lavori, code o altro) non fanno altro che aumentare la carica residua all’arrivo. Come esempio, riporto il consumo di un viaggio che ho effettuato alla massima velocità ammessa sui diversi tratti autostradali, con uso del climatizzatore. E con temperature esterne che variavano da -1 a 17 gradi, con due discese ed una salita lungo le Alpi. La figura 3 mostra un consumo di 208 kWh che, al costo medio Tesla dell’energia, corrisponde ad una spesa di circa 54 €. Non male per 890 km su un’auto delle dimensioni della Model X.

Ancor più risparmio ricaricando a casa

Bisogna tenere presente che, per risparmiare, occorre ricaricare la batteria dell’auto a casa, contratto ed operatore permettendo. L’esempio sopra riportato sopra non considera che i primi 100 kWh su 208 sono stati ricaricata da casa a costi inferiori. E usufruendo di un contratto che mi garantisce 100% di energia rinnovabile. Se poi si hanno dei pannelli solari che producono energia elettrica e si ricarica con questi, il gioco è fatto.  L’incredibile sviluppo di Tesla si basa sul passaparola di acquirenti entusiasti come me. Tesla non fa pubblicità, ma coinvolge la comunità di sostenitori fornendo un servizio orientato alle aspettative del cliente. Ha fatto, per quanto riguarda la rete di ricarica, quel che tutti i governi e la UE non sono riusciti a realizzare. E a condizioni favorevoli per i clienti. Dimostra capacità di ascolto delle esigenze dei clienti ed una forte etica. È bastata qualche sparuta (forse nemmeno pertinente) critica sulla accessibilità dei Supercharger, perché raddoppiasse le colonnine di ricarica in alcune località. Ed emanasse regole precise sull’uso, per garantire a tutti piena disponibilità ed efficienza.

— Leggi anche: 30 mila km con la Zoe, pregi e difetti. E qui: la mia vita in e-Golf, 5.500 km al mese 

 

20 COMMENTI

  1. Panzana n. 1:
    “È una vettura che sicuramente da fastidio,”
    e a chi? A chi guida come me EV dal 1998 (GM EV1), che ha fatto dieci anni fa diversi podcast per la diffusione dell’EV?
    Che ha partecipato a fiere internazionali per promuovere l’EV?

    Panzana n 2:
    “ …a coloro che non l’hanno mai giudata”
    Guidato tutte le Tesla. Oltre a una dozzina di altre auto EV. E Guido da 5 anni una EV. Pertanto, ta guele.

    Prima di sputare sentenze sarebbe meglio informarsi.

    Mi viene in mente Schwarzenegger, accanito sostenitore della EV.
    Guidava la Tesla Roadster e l’ha rimandata al mittente con tanto di vivaci (eufemismo) lamentele.
    Se lo avesse fatto in questa congrega sarebbe stato insultato per avere detto la verità. Infatti la Tesla Roadster era una macchina del (attento, stai attento..) … menga.

    Capisco che la Tesla sia un impegno economico e che un po’ di simbiosi malauguratamente sia messa in conto, ma nel processo riuscite a lasciare fuori il cervello?
    Stiamo parlando di un pezzo di ferro.

    Noto con ulteriore tristezza che nell’esaltare la Tesla si richiami quasi sempre la velocità, le prestazioni, la fighexxa, mai una volta che uno dica ha preso la Tesla perché vuole dare un contributo a ridurre l’inquinamento. Magari aggiungendo che l’innovazione della guida autonoma (da ammirare) possa portare a meno scatole metalliche in giro, a meno morti sulle strade e a finirla con questo mito dell’auto che sa tanto di uomo delle caverne.

  2. Sono un felice proprietario di una Tesla S 75 D, ed è già la seconda che compero, dopo essere stato per decine di anni un Porschista DOC. Non voglio rinnegare il mito Porsche, ma l’esperienza con la Tesla fa cambiare la filosofia di guida e da delle bellissime sensazioni anche se silenziose. Una cosa bisogna tener presente: anche nei contatti con i clienti il “modus operandi” è diverso da quello delle case automobilistiche tradizionali. Si può anche ordinare direttamente via internet senza visitare uno “store”.
    La guida poi è affascinante, ha una ripresa quasi da brivido pur offrendo una piacevolissima sensazione “soft”. È una vettura che sicuramente da fastidio, perciò non mi meravigliano gran parte delle “panzane” che vengono esternate … penso in modo particolare a coloro che non l’hanno mai giudata …
    Elettrici saluti.

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