Viaggio nella Cina elettrica: Edoardo Benericetti, che fa parte dello staff di Vaielettrico, si è fatto più di 4.000 km nel Paese asiatico. Per capire quanto c’è di vero nella travolgente corsa all’elettrificazione che raccontano i numeri.
Viaggio nella Cina elettrica: da Pechino a Shanghai passando per…

La Cina, si sa, è la regina dell’elettrico. Prima di partire per un lungo viaggio – da Pechino a Shanghai, passando per Pingyao, Xi’an, Chengdu, Chongqing e Zhangjiajie – continuavo a chiedermi: sarà davvero il paradiso dell’elettrico e della tecnologia di cui tutti parlano? Un conto è leggerlo in un articolo o in un grafico, un altro è “toccare con mano”. Guardarsi intorno a un semaforo di Pechino e cercare di capire un Paese così distante dal nostro geograficamente, culturalmente, tecnologicamente. E questo vale anche per il mercato automotive. Non ci è voluto molto a notare che la realtà coincide con le aspettative. E supera la fantasia, se la paragoniamo alla situazione del Bel Paese.
Targa Verde vs Targa Blu, la logica del Dragone

A Pechino e Shanghai non serve essere un esperto per accorgersene, basta guardare il colore della targa. Verde, BEV. Blu, qualsiasi altra. È un colpo d’occhio impossibile da ignorare e, in queste due città, la proporzione di targhe verdi in circolazione è impressionante. Più volte ho ripetuto un gioco: guardare le prime 10 auto che passavano e controllare che targhe avessero. Spesso ho avuto un punteggio “verde” di 8/10, ogni tanto 9/10, un paio di volte 10/10. Non ricordo nessun 7/10 o meno. Quasi sempre, invece, le uniche auto targate “blu” erano modelli europei di alta gamma: Audi, BMW, Mercedes, Ferrari, Porsche. C’è però un dettaglio tecnico che vale la pena spiegare bene, perché è proprio quello che rende il colpo d’occhio così affidabile. Solo nelle due città menzionate la targa verde è riservata esclusivamente alle elettriche pure (BEV).
Lotteria (con poche vincite) per targare auto tradizionali
Il resto della Cina, invece, assegna la targa verde anche alle ibride plug-in (PHEV) e alle EREV (auto ad autonomia estesa). Categoria che a livello nazionale rientra comunque nella definizione di “New Energy Vehicle (NEV)”. Nelle due metropoli che ho attraversato, invece, chi guida una plug-in hybrid si ritrova con targa blu, esattamente come un’auto a benzina tradizionale. Perché questa scelta? Qui entra in gioco un sistema di cui in Italia non abbiamo un vero equivalente: a Pechino le targhe per auto a benzina si assegnano tramite una lotteria mensile. Con probabilità di vincita bassissime. Per l’elettrico puro invece la strada è quasi garantita. A Shanghai, invece, la targa a benzina va all’asta, e il prezzo di aggiudicazione supera regolarmente gli 11.000 euro. La targa verde (solo BEV) è gratuita.
Elettriche solo nelle grandi città? Tutt’altro

Tradotto: in queste due città, comprare un’elettrica pura non è (solo) una scelta ambientale, ma un modo pratico e veloce per avere un’auto. Il quadro non cambia nemmeno a Xi’an, Chengdu e Chongqing. Si tratta di tre metropoli comunque enormi (rispettivamente circa 13, 21 e 18,5 milioni di abitanti; 32 milioni quest’ultima come municipalità estesa). Megalopoli in cui il sistema a quota non esiste, e quindi la targa verde comprende anche le plug-in hybrid. La percentuale di elettrico circolante resta comunque altissima ad occhio. Anche nelle tappe più piccole del viaggio – Pingyao, “cittadina” (400.000 abitanti) storica dello Shanxi, e Zhangjiajie (1,5 milioni), prefettura montana nell’Hunan – il trend viene confermato.
Tra benefici attesi e sorprese inaspettate

Nel Paese di Mezzo la densità di popolazione è impressionante. C’è gente ovunque, auto ovunque, scooter ovunque. E a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non oso immaginare come sarebbe stato respirare con una percentuale elevata di veicoli termici. Questo vale anche per le due ruote, dove sono state adottate misure diverse. C’è, infatti, un divieto storico alle moto e scooter veri e propri. Quasi 200 città cinesi li limitano o vietano nei centri urbani già dagli anni ’80, per il traffico più che per emissioni. Sotto i 25 km/h di velocità di punta, però, rientrano per legge nella categoria e-bike anche mezzi che di fatto sono scooterini a tutti gli effetti per dimensioni e aspetto. Proprio sfruttando questa zona grigia normativa sfuggono al divieto e si sono diffusi così capillarmente in tutto il Paese.
Viaggio nella Cina elettrica: la domanda che mi porto a casa
Oltre quindi a una miglior qualità dell’aria, anche il beneficio a livello di inquinamento acustico è notevole. Un vantaggio spesso sottovalutato quando parliamo di elettrificazione.Per concludere, posso affermare di aver ricevuto sicuramente le risposte che cercavo. Vedere queste megalopoli di dimensioni così smisuratamente colossali muoversi in questo modo, però, mi ha fatto tornare a casa con una nuova domanda. Quanto siamo lontani da uno scenario simile? Non tanto per prodotto e infrastrutture (che non mancano). Quanto per l’assenza di un vero meccanismo che spinga la transizione con questa decisione.
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