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Vi fidate della guida autonoma? O “il volante è mio e…”

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Guida autonoma
Fidarsi della guida autonoma? L'Audi per capirlo ha intervistato 21 mila automobilisti.

Via fidate della guida autonoma? O siete del partito “il volante è mio e me lo gestisco io”. La tecnologia è (quasi) pronta, restano da convincere gli automobilisti (e chi fa il Codice della Strada).

Una ricerca Audi con 21 mila interviste

Per sapere che cosa ne pensano gli automobilisti, l’Audi ha svolto una grande indagine. Anche in Italia, oltre a Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Spagna. In tutto 21.000 persone intervistate, con il supporto degli specialisti di Ipsos. Ne è uscita la ricerca “The Pulse of Autonomous Driving” sulla guida autonoma. Con al centro tematiche razionali ed emozionali, valori e stili di vita, per comprenderne le influenze sul modo di concepire la guida autonoma. Con la premessa che il 90% degli intervistati aveva già sentito parlare almeno una volta di questa tecnologia.

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Le perplessità riguardano la capacità dell’auto di districarsi in situazioni di emergenza.

Lo studio ha dimostrato l’esistenza di grande curiosità e interesse. Il 22% ha dichiarato di saperne molto, anche se solo l’8% si è dimostrato realmente in grado di darne una definizione esatta. Più della metà degli intervistati si è detta disposta ad una prova pratica dei sistemi di guida autonoma.  In generale, tutti gli intervistati vedono potenziali vantaggi in termini di efficienza e di sicurezza. Ma anche di accessibilità, soprattutto riguardo a bambini, anziani e disabili, o anche chi semplicemente non ha la patente. Quanto al tempo trascorso a bordo, la maggior parte lo userebbe per godersi il panorama, leggere, ascoltare la musica o guardare film. Oppure per parlare con gli altri passeggeri.

Vi fidate della guida autonoma? “Non lascio il controllo”

Nonostante l’interesse e i benefici riconosciuti, la guida autonoma segna comunque un delicato punto di svolta nel rapporto uomo-macchina. Il 41% degli intervistati si è mostrato diffidente nei confronti della guida autonoma e più di un terzo ha mostrato una certa ansia. Le preoccupazioni derivano principalmente dal lasciare il controllo all’auto in caso di emergenza. E da un grande interrogativo: l’auto è in grado di cavarsela in tutte le situazioni in modo indipendente? Oltre la metà degli intervistati ha sentito parlare di incidenti in cui fossero coinvolti veicoli a guida autonoma. Ma nei due terzi dei casi ciò non ha modificato la loro opinione.

Gli italiani tra i meglio disposti

In generale, le persone più ben disposte sono giovani, hanno un alto grado di istruzione e un reddito elevato. Gli approcci variano anche in base al Paese. In Cina c’è molta euforia verso la guida autonoma, così come in Corea del Sud. Spagnoli e italiani sono in prima linea in Europa, mentre tedeschi e francesi sono più prudenti, al pari di americani, giapponesi e britannici. Lo studio ha poi preso in considerazione anche altri aspetti legati a valori e stile di vita dei potenziali utenti, riuscendo così a delineare 5 differenti profili tipo.

Primo Profilo / Il diffidente

Il diffidente (14%) preferisce avere il volante fra le mani. È molto attento alla sicurezza e trova pericoloso tutto ciò che non conosce, incluse le nuove tecnologie. Dunque, preferisce lo status quo e del resto non prova emozioni nei confronti delle auto, che sono solo mezzi per spostarsi. Non si interesserà alla guida autonoma fino a quando non diventerà un fenomeno di massa. 

Secondo profilo / Il riluttante

Il riluttante (24%) ha uno scarso interesse verso la guida autonoma, la conosce poco ma ha qualche curiosità al riguardo. Immagina che l’auto possa prendere il controllo nel traffico, in autostrada o in fase di parcheggio, ma vuole anche poter intervenire in qualsiasi momento. La sicurezza è un aspetto chiave e non c’è alcuna voglia di provare avventure, di nessun tipo.

Terzo Profilo / Il copilota

Il copilota (30%) vede la guida autonoma sotto una buona luce, ma comunque non ne ha una visione manichea. Si aspetta più sicurezza, validata da test in condizioni reali, e una maggiore comodità, ma vuole poter intervenire in qualsiasi momento. Inoltre, vorrebbe avere una propria auto a guida autonoma, piuttosto che condividere il veicolo.

Quarto profilo / Il trendsetter

Il trendsetter (16%) ama le nuove tecnologie e vorrebbe provare la guida autonoma il prima possibile. Il motivo, soprattutto, è che farlo migliorerebbe la propria immagine e reputazione. Ovviamente c’è molto interesse verso la tecnologia e la sicurezza. Ma anche nei confronti degli algoritmi e dei sistemi che governano un veicolo a guida autonoma.

Quinto profilo / Il tecnologico

Il tecnologico (16%) salirebbe a bordo di un veicolo a guida autonoma subito. Pensa che sia solo una questione di tempo prima che questa tecnologia diventi realtà e ha un approccio molto flessibile. È l’unico utente che non si preoccupa della perdita di controllo ma piuttosto della mancanza di un quadro giuridico ben definito. Non è preoccupato di essere semplicemente un passeggero e crede in una mobilità facilmente accessibile per tutti, molto più comoda e soprattutto molto più sicura.

Morale: la conoscenza è la chiave

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Guida autonoma per fare che cosa? Guardare il panorama, leggere, musica e film, dicono gli intervistati.

Vi fidate della guida autonoma, dunque? I risultati di questo studio dicono, come per l’auto elettrica, che c’è molto margine per migliorarne la conoscenza. Rafforzare il know-how sugli aspetti tecnici, sui benefici per la società e sui limiti di questa tecnologia. Il potenziale è elevato, ma bisogna fissare aspettative appropriate. L’attitudine nelle persone è molto diversa a seconda del contesto e bisogna tenere conto delle necessità specifiche di ogni territorio. I tre argomenti chiave sono la sicurezza, la normativa e l’affidabilità della tecnologia. E appare evidente la necessità di un approccio collaborativo tra tutti i settori della società, dall’industria alla politica.

— Leggi anche /  Guida autonoma e auto connessa: responsabilità e dati di chi sono?

7 COMMENTI

  1. Come si fa a giudicare una tecnologia ancora acerba? Perché finora di guida autonoma, nel senso stretto del termine, non è ancora disponile, ma su alcune automobile (vedi Tesla) si tratta tuttalpiù di Assistente alla guida (Assist Pilot), il che differisce enormemente dalla guida autonoma e richiede l’attenzione costante del guidatore.

    • Beh, chi deve fare investimenti, come l’Audi, deve sapere che accoglienza avranno queste innovazioni.

      • Direi di essere il 6º profilo. Non è in elenco, vero. Perché secondo la mia visione della guida autonomia sarà ai massimi livelli quando le auto dialogheranno fra loro con un linguaggio comune sfruttando la tecnologia 5G per la sua bassa latenza. Ogni automobile saprà l’intenzione dell’altra in anticipo cosicché da correggere la manovra in caso di pericolo.

        • Non vorrei sembrare un menagramo, ma questa faccenda dell’interazione reciproca tra i veicoli, sebbene molto “spinta” recentemente per motivi politici (si doveva decidere quale tecnologia usare per il V2X tra 5G e Wi-Fi: gli stati hanno deciso 5G appunto), ricorda un po’ troppo il problema degli n-corpi in meccanica classica, che come forse è noto è trattabile esattamente solo per n=3.

          Nel caso di automobili dotate di guida autonoma di livello 5, i veicoli prendono le decisioni esclusivamente in base a quello che dicono i sensori esterni e alla rappresentazione del mondo circostante che “la macchina” si è fatta di esso. Se oltre a “vedere il mondo esterno”, il veicolo viene anche “imbeccato”, perché sa che cosa stanno per fare gli altri veicoli attorno a lei/lui, temo che ricadiamo nello scenario degli n-veicoli, dove all’attrazione gravitazionale reciproca si sostituisce la comunicazione V2V. La gravitazione classica, per di più, almeno è prevedibile: che ne sappiamo come potrebbero cambiare in pochi millisecondi le decisioni di tutte le altre auto attorno a noi?

          Se questo problema fosse confermato, si potrebbero dare tre ipotesi per risolvere la questione.

          (A) Per legge, quando un veicolo interagisce (V2V) con più di due altri veicoli, tutti i veicoli coinvolti (n>3) lanciano una elezione (elettronica) e i tre migliori prendono effettivamente le decisioni, mentre tutti gli altri si mettono in attesa. Commercialmente potrebbe essere un flop, perché tutti quelli che mettono cerchioni cromati e verniciano fiamme sul cofano e le fiancate non comprerebbero mai un’automobile così educata e remissiva.

          (B) Per legge, quando un veicolo interagisce (V2V) con più di due altri veicoli, tutti i veicoli coinvolti (n>3) si fermano per un numero causale di secondi; i primi tre che si “risvegliano” sono ovviamente in condizioni di prendere decisioni sensate e quindi si allontaneranno rapidamente. Commercialmente potrebbe essere un’altro flop, perché la gente normalmente non ama nemmeno fermarsi alle strisce pedonali per far passare vecchine e scolaretti.

          (C) Poiché il V2V è in realtà pensato sempre come V2X, l’infrastruttura potrebbe assumere il ruolo di arbitro e quindi, per legge, quando un veicolo interagisce (V2V) con più di due altri veicoli, “chiede aiuto” all’infrastruttura che decide arbitrariamente chi si ferma e chi prosegue. Sebbene sembri più equa delle altre, potrebbe eccitare gli istinti sopiti di quelli che abbattono e verniciano già oggi gli autovelox e quindi l’infrastruttura potrebbe fare una brutta fine al primo ingorgo nei suoi paraggi.

          Tutto questo assumendo che l’infrastruttura 5G sia installata correttamente e che non si comporti male al primo accenno di temporale.

          • il v2x è una integrazione , si decide una scala prioritaria decisionale, in vetta i sensori del veicolo in moto, poi sempre pesati per la distanza e l’immediatezza del problema le comunicazioni coi veicoli con precedenza (ambulanze, forze dell’ordine, ecc.) poi quelli con traiettoria collidente, poi i veicoli antecedenti stesso senso di marcia, poi quelli seguenti, poi il dialogo col palazzo che controlla chi arriva dalla via laterale, eccetera eccetera eccetera

          • Luca, purtroppo non ne so abbastanza di ricerca operativa e robotica da capire se i miei sospetti siano solo paranoia luddita, oppure se il problema della guida autonoma in presenza di ostacoli non statici che annunciano le loro intenzioni sia veramente un ginepraio.

            Non vedo tanto difficoltà nel fatto che (alcuni) ostacoli siano in movimento, quanto nel fatto che “annuncino V2V le loro intenzioni”.

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