Veneto come Piemonte: se il governatore sabaudo Cirio distribuisce buoni sconto per il biodiesel per aggirare così il blocco delle Euro 5 Diesel, in Veneto la soluzione è lavare le strade. Altro che togliere le auto inquinanti. Si bagna l’asfalto e si riduce così la presenza di polveri sottili; ma l’effetto è momentaneo. Riprende il traffico, riprende il gas di scarico. Per fortuna il presidente Alberto Stefani pensa ad altri interventi: tutti i dipendenti degli enti pubblici in smart working e divieto di utilizzo degli impianti a biomassa quando scatta l’allerta arancione e rossa per le polveri sottili Pm10. C’è anche il capitolo incentivi, ma non promette niente di buono: bando per trasformare i veicoli Euro 5 diesel in “dual fuel”, cioè con motore che funzioni sia a gasolio che a gas.
Lavare le strade tutti i giorni in periodo di siccità?
“Manca acqua in Veneto. Stefani dichiara lo Stato di Emergenza Regionale. In un anno persi 2,4 miliardi di metri cubi”. È il titolo del comunicato stampa della giunta regionale diffuco il 2 luglio. Probabilmente ad ottobre – quando scatta il blocco del traffico inquinante e, per la prima volta forse, delle diesel Euro 5 in tutto il bacino padano – ci sarà più acqua. Ma è come minimo contraddittorio sprecare la risorsa idrica per lavare le strade, soprattutto se l’effetto è momentaneo.

Nel comunicato (qui il testo) si invitano gli agricoltori e i gestori degli invasi idroelettrici a «preservare l’accumulo di risorsa idrica». Il problema c’è ed è grave. L’“innaffiamento” interessa le città oltre 100mila abitanti: Padova, Verona, Vicenza. Ma c’è anche Venezia: va bene Mestre, ma la città lagunare? C’è più inquinamento e si va soprattutto in barca, e qui si arriva all’assurdo che l’unica barca elettrica per il trasporto turisti è stata sequestrata (poi riconsegnata). È stato contestato che non rispettasse autorizzazioni e licenze. Ma il problema vero è un altro: la mancanza di politiche efficaci per migliorare la qualità dell’aria a Venezia.
Quante Euro 5 diesel verranno bloccate? Secondo i dati ACI riportati dal Gazzettino, sono circa 325.000 su un totale di veicoli su strada in Venetodi di circa 3,3 milioni. Ma alla fine quelli realmente interessati sono gli automobilisti residenti nelle quattro città con più di 100.000 abitanti: circa 37.000. A questi si possono aggiungere pendolari e residenti nei Comuni vicini. Insomma, nonostante si parli di 325mila auto Euro 5 diesel, il blocco – se attuato – avrebbe riguardato in pratica un decimo dei veicoli immatricolati.
Le altre misure e il bando (da non fare) sul “dual fuel”
Oltre al lavaggio delle strade ci sono iniziative lodevoli allo studio della Regione. Più che l’estensione del divieto di utilizzo degli impianti a biomassa quando scatta l’allerta arancione e rossa per le polveri sottili PM10, è interessante lo smart working per tutti i dipendenti degli enti pubblici, naturalmente esclusi quelli che svolgono funzioni essenziali possibili solo in presenza. La misura però non è strutturale: scatterebbe soltanto quando c’è l’allerta arancione e rossa per le polveri sottili. Interventi attivati per circa 20 giorni l’anno, in base alle condizioni di allerta. Troppo poco.

L’iniziativa più controversa è l’ipotesi di un bando per la trasformazione dei veicoli Euro 5 diesel in “dual fuel”, cioè con motore che funzioni sia a gasolio sia a gas, con una stima di finanziamento di 3 milioni. Una misura tampone, che si basa comunque sulle fonti fossili. Per fortuna si parla anche di sostegno all’elettrificazione. Abbiamo scritto del bando per le flotte (leggi qui), ma come sempre si finanziano anche i veicoli inquinanti. Si vuole ancora investire su questi bandi: visto il successo dell’ecobonus nazionale sui furgoni elettrici, si consiglia di puntare sull’elettrico.
Infine, dal prossimo anno è prevista l’incentivazione del “bike to work”, pedalare per andare al lavoro, ed estendere dall’ottobre 2027 il “move-in” (ne abbiamo scritto qui) per il monitoraggio dei veicoli inquinanti pure agli Euro 5 diesel. E poi la sostituzione di autobus e treni con mezzi a basso impatto, nuove piste ciclabili e l’elettrificazione della tratta ferroviaria Adria–Mestre.
Il governatore e le famiglie che non possono cambiare auto

«I costi della transizione ecologica – è il ragionamento che Stefani avrebbe fatto agli uffici – non possono ricadere sulle famiglie e sulle aziende, vediamo se riusciamo a contenere lo smog in un altro modo». Questo si legge sul Gazzettino.
Stessa logica dell’omologo Cirio in Piemonte. Ma i cambiamenti climatici già colpiscono i cittadini, soprattutto quelli meno abbienti. Il settore della pesca in Veneto è allo stremo: aziende ferme e fatturato in picchiata. Legacoop Veneto ha chiesto un “Piano Marshall” per l’Alto Adriatico, senza dimenticare i danni al settore agricolo.
È chiaro che tante famiglie non possono cambiare auto, ma ci sono molte misure da mettere in atto: sostenere il car sharing solo elettrico, il leasing sociale (solo elettrico, come in Francia), un trasporto pubblico efficiente a emissioni zero. Interventi più a lungo termine rispetto a bagnare le strade.
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