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Venere, supercar cinese made in Torino

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Il concept Sofia di Idea Institute: a Ginevra verrà svelato il volto della Venere

Oltre mille cavalli, trazione integrale

Mentre Francia e Germania si disputano la possibilità di ospitare la fabbrica europea di Tesla, l’Italia mette a segno un primo colpo grazie all’azienda di Moncalieri. Che ha convinto i cinesi di LVCHI Auto a scegliere il Piemonte per assemblare la supercar a emissioni zero Venere,  ma che in un secondo momento potrebbe indurre il partner cinese a costruire qui per l’Europa anche una piccola gamma di tre citycar elettriche. La Venere sarà mostrata in anteprima tra poco più di un mese al Salone di Ginevra, per poi essere messa in produzione tra un anno, in una serie limitata di 500 pezzi. I numeri di cui si parla per la Venere sono notevoli, tali da far concorrenza alle Tesla più performanti: accelerazione da 0 a 100 in meno di 3 secondi, velocità massima a 250 km all’ora grazie a quattro motori elettrici, due davanti e due dietro, con una una potenza di 1006 cavalli  Il telaio è in fibra di carbonio. Il pacco-batterie, agli ioni di litio, annuncia una capacità massima di 100 kWh, con  un’autonomia di 500 km. . Il telaio è in fibra di carbonio, la trazione integrale, il sistema di assistenza alla guida di livello 3 (il massimo è 5). Per il prezzo si parla di oltre 150 mila euro.

 

E dopo si faranno le citycar

LVHCI fa parte del gruppo ZNDD ed è una delle tante aziende nate in Cina nel 2016 sotto la forte spinta del governo verso la mobilità elettrica. Il suo business model si richiama apertamente agli insegnamenti di Confucio: lealtà, unità e persistenza, in questo caso applicati alla costruzione di veicoli di alta qualità e sostenibilità. Tutti concetti espressi qualche giorno fa a Milano dal presidente e amministratore delegato del brand di Shangai, Xiangyin Wang, venuto a presentare l’accordo assieme al vertice di Idea Institute, Domenico Morali e Giuseppe MiglioraA regime in Piemonte si potrebbe arrivare addirittura alla costruzione di 50 mila citycar all’anno, mentre la produzione di LVHCI (la sigla significa Leading Votive Cooperative Harmonius Innovative) punta ai 400 mila pezzi. Finora nell’operazione sono già stati investiti 600 milioni, con l’idea di sviluppare due marchi su due differenti binari: uno per le supercar, uno per le citycar.

Altri cinesi in arrivo?

E’ chiaro che per l‘Idea Institute, ripartito nel 2016 dopo una pesante crisi, il matrimonio con i cinesi rappresenta una grande opportunità, dato che non si tratta di lavorare solo sullo stile. L’azienda piemontese ha infatti  sviluppato il pianale modulare su cui si baserà la costruzione dei veicoli anche in Cina e sovrintenderà a tutta l’operazione europea.Del resto sono in molti a guardare ai produttori cinesi per futuri accordi di produzione o di semplice commercializzazione. In questo momento il mercato cinese è di gran lunga il più vivace al mondo, sia come produttori, sia come veicoli elettrici venduti. E finora l’unico a far base in Italia tra i produttori di Pechino è stato il gruppo Xindayang, che produce le macchinette del car sharing Sharen’go . Per ora solo per la distribuzione, ma presto le macchinette gialle potrebbero essere assemblate a Livorno.