Ci sono velisti che hanno circumnavigato il globo senza usare una goccia di carburante. Le barche a vela, per loro natura, ricorrono poco al motore: è obbligatorio per le manovre in porto, diventa necessario quando il vento manca e serve anche per alimentare i servizi di bordo. Un utilizzo limitato che, insieme alle ampie superfici disponibili, permette di integrare pannelli solari e altre fonti rinnovabili. Eppure, nonostante questo potenziale, l’elettrificazione della vela resta minima: l’1% del totale. Ma ora due protagonisti internazionali Beneteau e Fountaine Pajot lavorano per un obiettivo comune: elettrificare il 10/15% della vela mondiale entro il 2030.
Con Beneteau e Fountaine Pajot anche Jeanneau, Lagoon, Excess e Dufour: elettrificare il 15% del mercato al 2030
L’unione fa la forza. Questo lo spirito dell’iniziativa che riunisce sette marchi Beneteau, Jeanneau, Lagoon, Excess, Fountaine Pajot Sailing Catamarans, Fountaine Pajot Yachts e Dufour. Tutti autonomi commercialmente ma uniti nello sviluppo di uno standard tecnico condiviso per la propulsione elettrica e l’autonomia energetica di bordo. Facilitare la transizione energetica con l’obiettivo di sostenere l’elettrificazione del 10‑15% del mercato mondiale della vela entro il 2030.

Nella vela, la sfida principale non riguarda solo la propulsione, ma la gestione complessiva dell’autonomia energetica a bordo. La questione non si limita infatti alla propulsione, La gestione dell’energia di bordo è altrettanto importante, perché determina autonomia, comfort, affidabilità e, a seconda dei casi d’uso, emissioni ridotte.
Beneteau a vela elettrica (Torqeedo) con Oceanis 30.1 e First 44
Groupe Beneteau offre da diversi anni soluzioni elettriche a bassa tensione su barche a vela fino a 12 metri, mentre Fountaine Pajot ha introdotto sistemi ibridi ad alta tensione sui catamarani oltre i 15 metri. I due gruppi svilupperanno una piattaforma condivisa invece di proseguire con basi tecnologiche separate, con l’intenzione di rendere il sistema disponibile anche ad altri cantieri. La joint venture prevede di collaborare con un gruppo di partner, tra cui Alternatives Energies a La Rochelle, Cirtem a Tolosa ed EVE System a Lione.
Con Saffier Yachts a vela, con i pannelli e il motore Torqeedo
I due gruppi affermano che il progetto affronterà anche il tema dei costi e della scalabilità industriale, combinando i volumi dei sette marchi coinvolti, che secondo i partner rappresentano il 60% del mercato mondiale della vela. La piattaforma rimarrà aperta anche ad altri operatori del settore.
Barca come una casa: propulsione e autoproduzione
Nella nota di presentazione di E‑lektra Marine è chiara la visione di questi marchi. «La vela rappresenta un caso unico nella transizione energetica: combina le sfide dell’industria automobilistica — una propulsione silenziosa e con minori emissioni — con quelle dell’abitare, ovvero la gestione autonoma dell’energia, lontano da qualsiasi rete elettrica. Mentre un’auto elettrica può essere ricaricata in qualsiasi momento da una presa di corrente, una barca a vela deve essere in grado di produrre, immagazzinare e distribuire la propria energia in mare. Energia solare, batterie, generatore, propulsione, comfort di bordo: tutti i flussi energetici devono essere orchestrati in tempo reale».
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Gli spazi ampi per il solare, senza dimenticare l’idrogenerazione, permettono un forte contributo dell’autoproduzione.

I prodotti sul mercato? Secondo le aziende coinvolte E‑lektra Marine coprirà sistemi di propulsione elettrica e ibrida per barche a vela da 9 a 24 metri, includendo configurazioni full‑electric, ibride a bassa tensione e ibride ad alta tensione. La piattaforma gestirà inoltre l’energia di bordo, bilanciando l’apporto del solare, l’uso del generatore o del motore, i carichi domestici e la connessione alla rete elettrica in banchina.


