Veicoli elettrici e batterie domestiche: il problema è diventato la soluzione

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Per anni si è pensato che milioni di veicoli elettrici e batterie da ricaricare avrebbero mandato in crisi le reti di distribuzione. Ma negli Stati Uniti sta accadendo l’opposto. Durante la recente ondata di caldo che ha messo sotto pressione il sistema elettrico americano, infatti, proprio le batterie distribuite – quelle delle auto e degli impianti domestici – hanno contribuito a bilanciare la rete. Una dimostrazione concreta di come il futuro dell’energia non passi solo da nuove centrali, ma anche dalla capacità di coordinare milioni di piccoli accumuli.

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Quando la flessibilità vale più di una nuova centrale

Le ondate di calore, sempre più frequenti, stanno facendo emergere un problema che riguarda tutti i sistemi elettrici: la domanda di energia raggiunge picchi elevatissimi solo per poche ore, soprattutto a causa dell’uso massiccio dei condizionatori. Tradizionalmente, la risposta consisteva nel costruire nuove infrastrutture o mantenere in servizio centrali di riserva, spesso alimentate da combustibili fossili.

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Una flotta di scuola bus elettrici in America, tutti collegati alla rete

Negli Stati Uniti, invece, si sta affermando un approccio diverso. Le utility stanno imparando a utilizzare le risorse energetiche distribuite (DER), trasformando migliaia di batterie domestiche e, sempre più spesso, anche le batterie delle auto elettriche, in una vera centrale elettrica virtuale (Virtual Power Plant, VPP) capace di immettere energia in rete nei momenti di maggiore necessità.

Le auto elettriche hanno aiutato la rete, non il contrario

È un risultato che ribalta una delle critiche più ricorrenti alla mobilità elettrica. Durante l’emergenza caldo negli Usa molti osservatori prevedevano che l’elevato numero di veicoli elettrici avrebbe aggravato la situazione. In realtà è successo l’opposto.

California, la batteria virtuale di Tesla salva la rete dal black out

Grazie ai programmi Vehicle-to-Grid (V2G) e Vehicle-to-Home (V2H), una parte delle auto collegate è stata utilizzata come riserva di energia, restituendo elettricità alla rete nei momenti di massimo carico. Non si tratta più di sperimentazioni isolate: le utility iniziano a considerare le batterie delle auto come una risorsa di sistema, al pari di altri impianti di accumulo. La rivista specializzata Electrek  cita  l’iniziativa Electric School Bus del World Resources Institute (WRI) in California. Ha collegato alla rete 230 scuolabus elettrici, inattivi in queste giornate di vacanza scolastica, supportando la rete con 8 MWh di capacità.

Anche le batterie di casa diventano centrali elettriche

Parallelamente cresce il ruolo delle batterie residenziali, soprattutto abbinate al fotovoltaico. Migliaia di abitazioni possono accumulare energia durante le ore di maggiore produzione solare e restituirla alla rete quando il sistema è sotto stress.

Negli Stati Uniti i programmi di Virtual Power Plant stanno aumentando rapidamente, con incentivi economici per chi mette a disposizione parte dell’energia immagazzinata. L’obiettivo è semplice: evitare costosi potenziamenti della rete, ridurre l’accensione delle centrali di picco e aumentare la resilienza del sistema durante eventi climatici estremi come ondate di calore, uragani o incendi.

Ma è necessario che siano collegate a milioni

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Il vero valore aggiunto  arriverà quando milioni di veicoli elettrici potranno dialogare con il sistema elettrico, caricando le batterie  quando l’energia rinnovabile è abbondante e restituendola nei momenti di maggiore domanda.

Perché questo accada servono però regole chiare, contatori intelligenti, tariffe dinamiche e una diffusione su larga scala delle tecnologie Vehicle-to-Grid. Il potenziale è enorme: il parco circolante di auto elettriche e gli accumuli domestici rappresentano una capacità installata che, sommata, supera già quella di molte centrali tradizionali.

Il punto fondamentale è che l’accumulo distribuito cambia il paradigma. Non si tratta più soltanto di consumatori collegati alla rete, ma di utenti che possono diventare anche fornitori di servizi di flessibilità.

È probabilmente questa la lezione più interessante che arriva dagli Stati Uniti: la transizione energetica non rende la rete più fragile, purché le batterie vengano considerate parte integrante dell’infrastruttura elettrica. Quelle che fino a pochi anni fa erano viste come un rischio stanno iniziando a dimostrare di essere una delle soluzioni più efficaci per gestire un sistema alimentato sempre più dalle fonti rinnovabili.

  • LEGGI ancheE.ON scommette: «Le auto elettriche diventeranno batterie per la rete» e guarda il VIDEO 

Visualizza commenti (26)
  1. ciao @janvaljan .. ti rispondo qui…

    io penso che
    se uno o più operatori proponessero a prezzi “di costo” accumuli (dimensionati con consulente per capire le esigenze e le possibilità) da proporre ai privati (cittadini o aziende) e perché no pure enti pubblici, da installare senza le menate dei grandi impianti BESS, ed offrissero “quasi gratis” la possibilità di scambiare 1=1 i kWh caricati quando in esubero (alle utilities costa tantissimo frenare gli impianti, sia F.E.R. che idrocarburi o nucleari ) e detraessero quelli consumati quando necessario facendo pagare solo gli “sbilanci” di maggior richiesta del cliente…
    a quel punto chiunque, in appartamento, villetta, rudere, penthouse etc verrebbe voglia di prendersi in casa un accumulo (visto che non fanno né rumore né puzzo ed ora sono sicurissimi…), sarebbe un mast-have che risolverebbe di parecchio i blackout nelle città assediate dal calore di questi giorni… o per altre problematiche locali… Ovviamente essendo sistemi collegati alle reti e-Distribuzione potrebbero essere scollegati da remoto quando necessario e non servirebbero come back-up in caso di interruzione di energia (esistono sistemi apposta per questo..) ma in fondo chi ha veramente bisogno di spendere troppo per salvare il contenuto del congelatore? mica siamo tutte “banche organi”…
    E’ una questione di prezzo… se merita acquistare un +/- grande accumulo adatto alle proprie esigenze (poi espandibile con ulteriori moduli, generalmente plug&play) ma servirebbe veramente a tutti… anche a chi non ce l’ha o avrà mai….

  2. @Alessandro D

    sicuramente le utility di settore stanno investendo molto, il problema sono i tempi lunghi delle procedure, i soliti conflitti tra enti e normative, saltuari conflitti locali sollevati da politicanti interessati a cavalcare le “onde di protesta NIMBY”. … I soldi sicuramente non mancano a queste aziende… (anche se talvolta la proporzione tra utili distribuiti agli azionisti e dirigenti e investimenti in manutenzione e ammodernamenti è vergognosamente invertita a favore dei primi , specie tra alcune multi-utility.. avevo letto di una azienda che distribuisce il 70% ed investe il 30%… )

    https://www.businessonline.it/news/come-vanno-le-utilities-in-italia-fatturato-ricavi-occupazione-investimenti-nel-rapporto-utilities-2026_n82062.html

    Per questo ritengo che ognuno debba agire “all’italiana” ossia arrangiandosi in proprio per quanto può (magari spendere meno in cose futili ma attrezzarsi meglio per scenari futuri molto preoccupanti ) e considerare anche un eventuale accumulo domestico / aziendale è tra queste.

    Tanto per fare un po’ di pubblicità non pagata (e non richiesta) Octopus il prossimo anno lancerà una “formula” per far prendere ai propri clienti uno o più pacchi batteria “Nook”:
    [Cube da 2 a 10.5kWh oppure Colossus da 5 a 32kWh]

    https://www.economyup.it/energia/batterie-domestiche-octopus-risparmiare-energia/

    Loro già “regalano” un’ora di consumi gratuiti (cui invitano gli utenti registrati all’iniziativa “Power Up” in cui invitano – via mail – a concentrare massivamente i consumi) oppure “chiedono” di moderarli negli “Energy Break” per alleggerire il carico sulla rete, facendo risparmiare anche i clienti..
    Se le batterie fossero una specie di wallet ove scambiare / caricare energia sarebbe sicuramente un vantaggio per la rete, per “loro” e… per il cliente va visto quanto prezzeranno la fornitura (??) ed in quanti anni l’investimento diventa profittevole (va calcolato un bel R.O.I. in base ai propri profili di consumo per quantità e distribuzione…. magari molti non ne hanno voglia)… sicuramente molti sceglieranno di non investire in ciò che poi fa risparmiare….

  3. Il problema dei blackout si risolve molto rapidamente se si facilità (economicamente e burocraticamente) la più ampia diffusione di impianti FV+Accumulo… Se ogni casa/azienda privata avesse un po’ di FV e/o un accumulo “base” (da almeno 10kWh ) ove riversare gli eccessi produttivi propri e “di rete” non ci sarebbero sbilanciamenti e surriscaldamenti (ad esempio quando tutti accendono i climatizzatori d’estate… visto che sarebbero autosufficienti… idem se fanno la ricarica quotidiana della BEV/NEV.. dato che con 10kWh si fanno tranquillamente i 60km quotidiani medi in Europa) e quindi sarebbero meno necessari grandi accumuli (BESS o altre forme) alle utility… ed in definitiva anche meno centrali elettriche ad idrocarburi o nucleari ….OPS !! scusa… mi sa che è proprio per questo che non vogliono incentivare produzioni+accumuli privati ! 😂😂
    Il monopolio energetico deve continuare…. che sia petrolio, idrogeno, plutonio…

    1. Alessandro D.

      Damiano non vogliono cacciare i soldi per mettere giù loro gli accumuli!!!
      Ma ancora non ti è chiaro? questi vogliono fare la “rivoluzione” coi soldi degli altri!!! 🙂

      1. Hai perfettamente ragione, questi imprenditori vogliono realizzare profitti senza investire nulla, tanto saranno gli utenti finali a sovvenzionare tutto dietro qualche misero compenso.
        Troppo facile così fare impresa!

      2. caro @Alessandro D.
        a me, dopo 4 anni di BEV (venendo da 7 turbodiesel 2.0) è ormai chiaro che non torno agli idrocarburi; è chiaro che in 4 anni (e solo 52000km) ho risparmiato abbastanza soldi da aumentare i pannelli sul tetto e pure l’accumulo; +la casa è full clima, regolato basso ma attivo dalla sveglia alla cena (poi passo alla brezza serale), ricarico l’auto q.b. ogni giorno (anche se continuo ad andar molto a piedi o ebike (il clima non mi spaventa in nessun periodo dell’anno); questo inverno sarò ancora non del tutto autosufficiente (mi manca la giusta esposizione per 2 mesi 😒causa ombre sui pannelli) e ancora qualche m3 di gas dovrò comprarlo…ma per 9 mesi pago solo spese fisse dei contratti luce e gas magari un giorno riuscirò a fare pure quel passettino in più per dire “Adiós ! ” ai residui idrocarburi … e magari pure l’auto V2H.. che come la uso io sarebbe perfetta.

        Mi è perfettamente chiaro che ci vogliono far pagare a noi gli “oneri” degli accumuli (in un modo o nell’altro) ma sarà sempre meglio che stare appesi a loro per i co******ni tutto l’anno con auto ICE e caldaie a gas…
        Fin che posso… l’energia che mi serve me la produco e me la accumulo.. anche per una questione di principio 😜

        1. bella testimonianza damiano. In un caso come il tuo (e come per fortuna cominciano a essercene tanti) dovessero proporti un accordo in cui le sere d’estate dai energia in rete con l’accumulo o anche dall’EV, per poi ricevere pari kWh d’inverno anche in orari off-peak (una specie di scambio sul posto) il tutto esentasse e senza oneri di rete, beh credo non sarebbe un brutto accordo ma vorrei sentire che ne pensi

    2. Massimo granarilo

      La penso come te io ho fatto così e mi trovo benissimo a giugno ho venduto 40 e comprato 35 kWh tutto il resto fatto in casa mi sembra molto semplice purtroppo nel mio quartiere siamo in 60 ma lo facciamo in 2…

  4. Scuolabus inutilizzati???
    È quelli che funzionano chi li ricarica?
    Forse quelli inutilizzati?
    Notizie che si prestano ai commenti più ironici e di derisione.
    Il problema è che le EV vanno caricate e non producono energia esse stesse. Quindi, generalmente, esse sono dei carichi passivi. Vai a dirglielo alle reti BT, che una EV assorbe energia come minimo pari a tre CDZ domestici, durante la carica notturna super lenta, e come almeno 50 CDZ con cariche da 50 kW. In pratica come un piccolo borgo condizionato.
    Con reti che proprio non ce la fanno.
    E i costi di pesantissimo adeguamento elettrico, mai li vedo nei conteggi pro BEV…… chissà perché. Andrebbero inseriti, non vi pare??
    Alla faccia dell’aiuto alle reti elettriche ed al green.

    1. Gli scuolabus fanno qualche decina di km giusto quando gli studenti entrano ed escono da scuola, il resto della giornata sarebbero delle ottime batteria d’accumulo.
      Lo stesso vale per le auto in car sharing, le seconde auto in famiglia, quelle lasciate nella casa vacanza al paesello ecc… Tutte “micro” realtà che messe insieme farebbero la differenza. Ovviamente non è la soluzione definitiva al problema ma perché perdere quelle risorse?
      Il tutto solo a condizione che qualcuno votato (e stipendiato) da noi si metta lì a fare quattro conti e pareggiare le spese risparmiate con l’impegno e le spese di chi ci mette la batteria.
      Ah già… dimenticavo che la politica non ha tempo per certe cose, ha altro a cui pensare (meglio concentrarsi a fare reel su TikTok che progetti seri)

      1. 👏🏼👏🏼👏🏼 teraWatt di applausi

        nel mio quartiere (ma in generale nella mia città) vedo gran parte delle auto ferme davanti alle case (tra pensionati, disoccupati, lavoratori in smartworking, casalinghe, studenti..) tanto che alcune han le ruote “quadrate”, molte in spazi privati o garage e se fossero tutte auto a batteria V2G potremmo pure esportare l’energia… magari ai francesi … che con questo perdurante caldo infernale devono moderare le centrali nucleari causa difficoltà di raffreddamento o carenze di acqua (o troppo calda)..
        La via più rapida è che chiunque può (privato o azienda) si autoproduca ed accumuli almeno parte dell’energia che consuma, così non si mettono in crisi le reti e non si deve comprare GNL dalla parte opposta del pianeta per pagare tutta la corrente a quel costo..
        Se poi ci lasciamo abbindolare dalla favoletta nucleare dei “pifferai ” della politica non ne usciamo più..

  5. Quanto la pagano la corrente reimmessa in rete, l’usura per i cicli di scarico ed il fatto che magari la mattina quando mi serve la macchina è metà Scarica?

    1. Alessandro D.

      -Quanto la pagano la corrente reimmessa in rete-
      Pochissimo, e forse meno.

      -l’usura per i cicli di scarico-
      Niente

      -magari la mattina quando mi serve la macchina è metà Scarica-

      Gretto, borghese ed egoista, si vergogni di questi suoi pensieri!
      Kosa sarà mai un pikkolo imprevisto di fronte al bene della kollettività? Anzi dovrebbe dire grazie al sistema, che le permette una sottile autocritica e una dolce rieducazione dai suoi comportamenti e convincimenti profondamente errati!
      Anche perchè in fondo, ma dove deve andare?
      E comunque se mai capitasse, si collega ad una fast e con due spiccioli di corrente e seicentoventisei comode app, nel tempo di un caffè e forse meno è pronto per andare fin su Marte.
      (si coglie l’ironia?)

      1. Uno che chiede se si colga l’ironia probabilmente pensa di essere stato simpatico. Le posso confermare che, a mio modo di vedere, no. Sarcasmo vuoto, sciocco ed ignorante.

          1. Alessandro D.

            Mah… veramente ha iniziato lui dandomi dello “sciocco e ignorante”. Forse ti era sfuggito il tono offensivo nei miei confronti perchè sai che ho le spalle larghe.

      2. Alessandro, parli perché conosci dove si applica e hai approfondito questo sistema e i vantaggi/svantaggi per l’automobilista o sei solo un Parodi a caso?

        1. Alessandro D.

          La sorte mi permette di dire che conosco perfettamente l’andazzo da più punti di vista.

          Avendo fatto il giornalista auto-moto per più di 15 anni conosco perfettamente il tono e le tecniche dei vari comunicati stampa che narrano le cose alle redazioni e che da queste vengono prontamente “scremati” al fine di passare la notizia e non la propaganda. Ma io i rimasugli di “propaganda” li fiuto lontano un chilometro.

          E poi avendo completamente cambiato campo ed occupandomi di gestione di immobili, conosco ohimè perfettamente un sacco di aspetti tecnici, burocratici e di “marketing”, tali da farmi dire, senza troppi giri di parole, che il V2G oggi nel 2026 e dal punto di vista di chi l’energia la produce e la distribuisce è il metodo perfetto per potenziare la rete senza quasi investire un euro e mettendo tutto il discorso a spese degli utenti finali. Quindi anche a sue spese.

          Utenti finali a cui verrà corrisposto (forse) un obolo simbolico (ma probabilmente nemmeno quello) e che verranno convinti a “farsi usare la batteria” con argomenti del tipo “se non sei d’accordo sei una cattiva persona, in fondo cosa ti costa, metti in rete la tua batteria per salvare il pianeta, se non lo fai sei un egoista”.

          Cosa che peraltro viene esplicitata in questo articolo (perchè ogni tanto le cose scappano anche a chi non dovrebbe farsele scappare…)
          https://www.vaielettrico.it/ricarica-bidirezionale-mal-digerita-da-chi-guida-elettrico/
          Dove si dice testualmente:
          -Axel Sprenger di USCALE, spiega: “La tecnologia è pronta, ma la ricarica bidirezionale risolve principalmente un problema per i fornitori di energia che lottano con l’espansione lenta della rete. Senza i clienti, l’equazione non torna. E lo studio dimostra che gli utenti devono ancora essere convinti.”-

          Quindi, contenti voi contenti tutti.

          Io rimango dell’idea che aziende con fatturati miliardari debbano metterci loro i soldi (e non i nostri) per migliorare la rete ed equilibrarla con batterie di accumulo.
          Cioè fondamentalmente rimango dell’idea che chi ci guadagna è quello che deve investire, e non pretendere di guadagnare facendo lavorare i soldi degli altri e magari con una bella legge che ti obbliga a farlo.

          Spero di essere stato più chiaro

          1. Certamente è stato più chiaro. Resta comunque il fatto che, a mio modo di vedere (mio, sottolineo), il suo commento iniziale sia stato sciocco e ignorante.
            Colgo l’occasione per ricordarle che lei è un perfetto nessuno, esattamente come lo sono io: delle sue autoproclamate spalle larghe interessa alcunché. E badi che la mia osservazione era relativa al suo commento, non alla sua persona: anche agli individui più colti e brillanti può succedere di esternare un pensiero balordo. Nessuna offesa personale era intesa (a differenza di quella che lei invece rivolge a me con ironia altrettanto puerile, riferendosi al mio nickname).

          2. Alessandro D.

            Ecco allora visto che non voleva offendere me ma inquadrare il mio commento, sono sicuro che a questo punto mi permetterà di dirle che invece il suo di commento è veramente pedante, alquanto triste e sommanente noioso, e di conseguenza ben difficilmente io e lei andremo in vacanza assieme.
            In ogni caso adesso ha una visione più completa per potersi interfacciare d’ora in avanti con quelli che le vogliono propinare il V2G come la figata del secolo. E mi creda: ce ne saranno.

          3. Ma si figuri, lei non ha certo bisogno che io le permetta alcunché: sta indubbiamente dimostrando di sapere tutto lei e di considerare il resto dei lettori marmaglia ignorante. Ebbene, sappia che lei non ha certo convinto me di alcunché, e mi pare di non essere da solo. Peraltro io non ho la spocchia di pensare di aver contribuito a rendere la visione di chicchessia “più completa”, cosa che lei invece dimostra di avere. Ciò che, per contro, credo di possedere è la modesta consapevolezza e il sufficiente orgoglio per dire di avere una “visione completa” già da ben prima di averla incrociata, visione che tuttavia non forzo nessuno a fare propria, come lei scioccamente continua a fare.
            Non si preoccupi di rispondere, perché la mia interazione con lei termina qui. Se io sono noioso e pedante, pazienza. Lei è invece fastidioso, che nella mia personale classifica di attributi è ben peggio. Triste? No, quello non lo sono davvero, anzi. Non ho motivo di esserlo o farlo trapelare da ciò che scrivo: ho tuttavia il sospetto che l’unico triste e un po’ incattivito sia lei. Consiglierei di rilassarsi, ma credo che i consigli buoni li abbia già dati tutti lei.

  6. e il punto poco reclamizzato è che il beneficio non è solo sulle reti di alta tensione ma anche sulla distribuzione in media e bassa, che sono le reti messe peggio. Ammodernarle in maniera seria in un contesto come quello italiano significherebbe non solo prevedere investimenti pesanti ma soprattutto sventrare le città, una prospettiva probabilmente irrealistica.

    I blackout a macchia di leopardo in città importanti italiane sono lì a testimoniarlo, serve urgentemente una legislazione che favorisca l’uso di batterie domestica ed EV a sostegno della rete…si spendono risorse importanti per il mercato della capacità ma questo aspetto è almeno di pari importanza

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