Usare anche il carbone se serve, dice Confindustria





Usare anche il carbone, se serve: è la ricetta del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini (foto sopra), sempre più preoccupato per la crisi energetica.

Usare anche il carbone, raccomanda il presidente Orsini

Usare anche il carbone

In questo momento bisogna fare tutto il possibile per sostenere l’industria, senza andare troppo per il sottile. E se serve, in caso di emergenza, bisogna usare anche il carbone per produrre energia. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in un confronto con il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. L’occasione era l’assemblea dei delegati dell’industria della Cgil. “Se in questo momento di crisi, serve accendere per un periodo il carbone per far funzionare le industrie, quando io dico che si deve fare tutto il possibile per le imprese italiane e europee, è a questo che mi riferisco”, ha affermato Orsini. Confermando che per la più importante associazione dell’industria italiana l’opzione rinnovabili non esiste. Allineata in questo con il governo Meloni, sempre più scettico sull’energia Green. Ma sempre più alla ricerca di alternative al petrolio che non arriverà più dopo il blocco dello Stretto di Hormuz.

Rinnovabili non pervenute, imprenditori sulla linea Meloni

Usare anche il carbone
Giorgia Meloni (foto: Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Se il clima è questo, non c’è da meravigliarsi se il ritmo di nuove installazioni in Italia diminuisce. Invece di aumentare a ritmo sostenuto in Paesi come Spagna, Portogallo e la stessa Germania.  Il consuntivo del 2025 è eloquente:  le installazioni di fotovoltaico in Italia hanno avuto in calo del 5%. Mentre  l’eolico è calato ancora di più, con minori installazioni pari all’8%. Si sono così materializzati tutti i timori denunciati da quando si è insediato il governo Meloni, i cui provvedimenti non sono stati favorevoli alle rinnovabili. Nonostante abbiamo le bollette dell’energia più alte in Europa, che pesano su famiglie e imprese, il governo continua a puntare sul gas naturale produrre elettricità. I grandi impianti di rinnovabili sono fermi, in attesa di processi autorizzativi che durano anni. E che spesso si risolvono con pareri negativi, sull’onda di proteste a volte motivate, ma spesso frutto solo di disinformazione.

Visualizza commenti (1)
  1. L’incapacità della nostra classe politica e industriale a programmare una serie politica energetica alternativa al petrolio è davanti agli occhi di tutti: salari bassi, decrescita industriale, aziende che preferisco costruire le loro fabbriche altrove. Ciò che non avviene in Spagna è Francia dove in passato hanno investito su alternative diverse ai combustibili fossili, nucleare per la Francia, rinnovabili per la Spagna. La cosa peggiore è che si ostinano su soluzioni sbagliate che già hanno mostrato i loro limiti, manca quello che gli anglosassoni chiamano lesson learn process. Se continuiamo così non facciamo altro che accelerare la decadenza del nostro sistema economico ed industriale.

  2. Se il dott. Orsini vuole tornare ad usare (pur brevemente ed in emergenza) centrali a carbone, deve prima prendere domicilio per altrettanto tempo accanto alla riattivata centrale a carbone più vicina, così da condividere anche gli “oneri” di tale provvedimento e non solo gli “onori” per aver “salvato” le aziende e la patria, altrimenti è il solito “armiamoci e partitite in guerra..voi”.

    La vera, cruda battaglia che deve fare Confindustria è ottenere subito il disaccoppiamento dell’energia da gas (che importiamo al 91% del fabbisogno nazionale, mostrando tutta la perpetua fragilità delle nostre industrie e dei mal amministrati cittadini italiani).
    Non sarebbe solo il dr. Orsini nella “missione salvifica”, visto che ci sono imprenditori che non si sono “svegliati ora” con la crisi energetica:
    https://www.today.it/dossier/economia/bollette-intervista-paolo-agnelli.html

    Chiunque poi abbia memoria del lungo periodo d’austerity iniziato nel 1973 sa che questi eventi si ripetono ciclicamente e che portano a provvedimenti drastici in poche settimane e mesi… e che durano anni se non decenni i guasti causati.

    Anche i “sogni nucleari” sono molto, molto lontani nella realizzazione in Italia, viste le difficoltà oggettive (territorio “fragile”, troppo antropizzato, con popolazioni giustamente preoccupata da queste “cattedrali nucleari” che se realizzate all’italiana sorgono in decenni di lavori, magari mai terminati, o con situazioni non affrontate come la mancanza dei depositi scorie definitivi tutt’ora irrisolto e forse irrisolvibile senza forzare drammaticamente alcune sfortunate popolazioni e pure senza alcuna “compensazione”, come capitato ai piombinesi con la nave rigassificatrice “in città” che da temporanea è diventata permanente e… ciaone dal governo per le promesse non mantenute 👋🏼👋🏼 visto che ciò che stanno attualmente realizzando è frutto di compensazioni precedenti).
    Possibile che in Confindustria non ci siano ingegneri e statistici capaci di far capire che le F.E.R. sono estremamente più rapide ed efficaci da realizzare ?

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