L’amministrazione Trump ha congelato 165 nuovi progetti eolici onshore negli Stati Uniti, pari a circa 30 GW di capacità. Secondo il Financial Times, il blocco sarebbe legato a una revisione dei criteri di sicurezza nazionale da parte del Pentagono. La misura arriva in un momento di forte espansione delle rinnovabili americane e lascia il settore eolico in una fase di forte incertezza.
Il ruolo del Pentagono
Secondo le indiscrezioni, al centro della vicenda ci sarebbe il Pentagono, che ha sospeso o rallentato le autorizzazioni su un’ampia gamma di progetti, inclusi alcuni già vicini all’approvazione finale. In molti casi, si tratta di impianti su terreni privati che normalmente non richiederebbero un coinvolgimento diretto della Difesa.
Dal mese di agosto 2025, si segnalano infatti riunioni cancellate, silenzi prolungati e pratiche ferme, un quadro che suggerisce più un blocco sistemico che una revisione puntuale. Il motivo? Una rivalutazione dell’impatto dei progetti energetici sulla sicurezza nazionale.

Sicurezza nazionale o leva politica?
Non è la prima volta che l’argomento della sicurezza viene utilizzato in questo contesto. L’amministrazione Trump ha già tentato di fermare alcuni progetti eolici offshore, citando possibili interferenze con sistemi radar militari.
Una strategia che, però, si è scontrata con i tribunali, i quali un po’ alla volta hanno respinto le accuse giudicando insufficienti le motivazioni, permettendo agli impianti di riaprire.
Si tratta quindi di un precedente che solleva dubbi anche sull’attuale stop all’eolico onshore. Un settore che sembra quasi “preso di mira” da Washington. Non a caso il governo federale ha anche stanziato quasi 2 miliardi di dollari per compensare aziende impegnate nello sviluppo offshore affinché abbandonassero le concessioni lungo le coste atlantiche e pacifiche.
Trump al paradosso: spende miliardi pubblici per fermare l’eolico offshore
Il paradosso: eolico sotto scacco, ma le rinnovabili volano
Il blocco arriva in un momento paradossale per il mercato energetico statunitense. Secondo la American Clean Power Association, infatti, nel solo 2025 il settore delle energie rinnovabili ha rappresentato più del 90% della nuova capacità elettrica installata, attraendo circa 80 miliardi di dollari di investimenti e sostenendo oltre 1,4 milioni di posti di lavoro.
L’eolico onshore, in particolare, è considerato una delle tecnologie più rapide ed economiche da sviluppare, con tempi di realizzazione molto più brevi rispetto ad altre fonti.
Ecco perchè l’utilizzo della “sicurezza nazionale” come giustificazione generalizzata appare, secondo molti osservatori, una scelta debole e controproducente per il Paese, soprattutto alla luce dei precedenti legali. Più che una revisione mirata, il rischio è quello di un rallentamento indiscriminato di uno dei settori più dinamici dell’energia, proprio in un momento in cui molte economie stanno accelerando sulla transizione energetica.
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Sappiamo tutti benissimo qual è l’unico, vero rischio per la sicurezza nazionale USA… LUI! 🌮🤡