Negli USA cresce il fronte politico favorevole a tasse sulle auto elettriche più alte di quelle applicate alle auto tradizionali a benzina. Un nuovo piano repubblicano chiede esborsi annui circa tre volte superiori. La misura, presentata come necessaria per finanziare le infrastrutture stradali, nei fatti penalizza chi sceglie la mobilità elettrica, in un mercato USA che oggi è indietro rispetto alla concorrenza.
L’elettrico tassato il doppio della benzina
Il piano federale, promosso dal deputato repubblicano Sam Graves – presidente della Commissione Trasporti e Infrastrutture della Camera dei Rappresentanti – punta ad introdurre una tassa fissa tra i 200 e i 250 dollari annui sulle EV, necessaria, si sostiene, per finanziare le infrastrutture stradali.
Una misura che oggi negli Usa costringerebbe un proprietario di auto elettrica a dover pagare più del doppio rispetto a chi utilizza un’auto tradizionale.
La tassa federale sulla benzina negli USA è infatti ferma a 18,4 centesimi per gallone (circa 4,86 centesimi/litro) dal 1993. Considerando una percorrenza media annuale di circa 18.500 km e un consumo medio di 9,48 km/l, oggi un automobilista paga quindi circa 100 dollari l’anno di tasse per il proprio mezzo.
Tradotto in termini di consumo, la nuova tassazione sarebbe equiparabile ad un utilizzo di oltre 3.800 litri di carburante, ovvero a percorrenze che superano i 100.000 km annui. Per gli oppositori, una tassa quindi irrealistica, “scollegata” dall’utilizzo reale del veicolo.
Stati in prima linea: pressione crescente
La proposta federale, in realtà, si inserisce in un contesto generale già in fermento. Oggi, infatti, 36 Stati americani applicano già tariffe aggiuntive alle auto elettriche. E alcuni esempi mostrano chiaramente come la tendenza stia accelerando, non rallentando.
Il Texas, ad esempio, applica una tassa di immatricolazione iniziale di 400 dollari + 200 dollari di tasse l’anno. Il New Jersey ha approvato la tassa per EV più alta del Paese, pari a 250 dollari, che raggiungerà i 290 dollari nel 2028. Georgia, Pennsylvania e Minnesota hanno anch’esse superato quota 200 dollari.
In molti casi, queste cifre superano di gran lunga quanto gli automobilisti versano tramite le accise sui carburanti, creando un evidente squilibrio.

La tassa sulla benzina mai aggiornata
Alla base della questione c’è un dato politico. Il Congresso non vuole aumentare la tassa federale sui carburanti, che non viene aggiornata da oltre 30 anni. In termini reali, però, il suo valore si è dimezzato, contribuendo al deficit del fondo per le infrastrutture stradali.
Aumentarla sarebbe forse la soluzione più diretta, ma politicamente complessa, perché coinvolgerebbe centinaia di milioni di automobilisti. Colpire i circa 4 milioni di veicoli elettrici oggi in circolazione è invece molto più semplice.
Una strategia anti-transizione?
Il tempismo di queste misure solleva poi forti perplessità in chi critica le nuove manovre. Gli Stati Uniti sono infatti ancora indietro nella diffusione delle auto elettriche: nel 2025 la quota di EV si è attestata attorno al 10% delle vendite auto nazionali, contro il 25% a livello globale.
Nel frattempo, nell’America di Trump, è stato eliminato il credito fiscale federale e gli incentivi per le infrastrutture di ricarica stanno diminuendo. L’aggiunta di nuove tasse annuali sulle EV rischia quindi di rallentare ulteriormente la transizione energetica, proprio mentre altri mercati accelerano.
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