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USA contro Cina: guerra sulle auto elettriche?/2 La risposta di Trump

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La Volvo Polestar, elettrica del gruppo svedese ora di proprietà del colosso cinese Geely, sarà prodotta in un nuovo stabilimento in Cina

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Il conflitto visto da Washington

Sul fronte americano, il presidente Donald Trump ha chiesto al suo staff se ci fossero gli estremi per mettere sotto inchiesta le pratiche commerciali dei cinesi che “potrebbero ledere le proprietà intellettuali americane“. Nel mirino, come abbiamo visto,  c’è soprattutto il piano “Made in China 2025” teso a supportare lo sviluppo di tecnologie su suolo cinese. Prevede che le joint venture fra tra aziende cinesi ed estere rispettino nei minimi dettagli la legge sui “veicoli a nuova energia” e che manifattura e tecnologia si trovino su suolo cinese, il che obbliga le aziende americane a “trasferirsi” in Cina.

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A marzo, un rappresentante del Ministero dei Trasporti e della Ricerca Informatica, Miao Wei, ha rassicurato gli investitori asserendo che non fosse obbligatorio “trasferire le proprie tecnologie in Cina,” secondo quanto riportato dal Financial Times. Ma gli investitori strnieri non si sono lasciati convincere.

La questione delle tariffe

Secondo una bozza di proposta presentata al Parlamento cinese, ai produttori di auto esteri verrebbe permesso anche di produrre e vendere le proprie auto elettriche nelle zone di libero scambio presenti sul territorio cinese senza avere per forza dei partner cinesi, cioè senza aver siglato quella joint-venture di cui si è detto prima. Ma i veicoli prodotti e venduti in queste aree dovranno essere soggetti a tariffe di importazione “speciali” e, ovviamente, maggiorate del 25% circa rispetto a quelli cinesi.

 

Il 22 0ttobre, Bloomberg ha riportato una notizia secondo la quale Tesla, il celeberrimo produttore di auto elettriche americano, avrebbe raggiunto un accordo per costruire una fabbrica di totale proprietà a Shanghai, proprio all’interno di una delle zone di libero scambio. Ma, sostiene Bloomberg, è altamente improbabile che le auto ivi prodotte vengano tassate a un importo inferiore al 25%. Marika Heller ritiene che queste tariffe potrebbero poi essere ulteriormente innalzate nel momento in cui la Cina avrà a disposizione un’industria forte e in grado di espandersi all’estero. Washington risponderebbe ponendo altre barriere e dazi all’importazione di veicoli cinesi avviando una spirale di rappresaglie dirette e indirette che sfocerebbero in una vera e propria guerra commerciale senza precedenti.