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Uno sfizio: per Sandro questo è l’auto elettrica

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Sandro a Milano guida una Peugeot iOn, ma non crede nell'elettrico come prima auto.

Uno sfizio: per Sandro questo (o poco più) è l’auto elettrica oggi. E comunque un diesel oggi non può essere sostituita da una macchina a batterie. Vaielettrico risponde. Ricordiamo che i quesiti vanno inviati alla mail info@vaielettrico.it

uno sfizioUno sfizio che non può sostituire il diesel

“Vi leggo con interesse da diverso tempo. Sono appassionato di auto, abbonato a Quattroruote dal 1980 circa. Al momento uso una piccola auto elettrica per la città, Peugeot iOn. Autonomia a parte, è un’ottima autovettura che non è stata bene accolta dal mercato credo essenzialmente per il prezzo assolutamente proibitivo che aveva da nuova. Gli spazi sono distribuiti in maniera veramente ottimale per essere una tre metri e 50, si può viaggiare in quattro e stanno bene anche i passeggeri posteriori. Per la quotidianità milanese devo dire che è veramente fantastica. Trovo che un auto con motore Diesel non sia al momento sostituibile con un’ elettrica. Scrivo a ragion veduta, dopo che mi sono preso la briga di noleggiare una Tesla con la quale ho fatto 700 km . E ne ho fatti 600 con Hyundai Kona.

uno sfizioSe viaggi per lavoro non puoi fermarti ore a ricaricare

Al momento l’auto elettrica si può utilizzare per spostamenti che siano pianificati e non è compatibile con molti lavori. Ad esempio il mio può richiedere di fare un’andata e ritorno senza possibilità di fermarsi per ore a ricaricare. Perché, Tesla Charger a parte, non è possibile fermarsi magari con colleghi al ritorno o all’andata del lavoro. E chiedere loro di sostare tre quarti d’ora-un’ora per rabboccare. Diciamo che è l’auto elettrica è ancora un ibrido tra sfizio e auto principale. La mentalità degli italiani è molto indietro. Tendono a considerare come ciò che è tradizione ciò che è buono, in generale. Si aggiunga che i prezzi delle ricariche hanno subito negli anni un’impennata inaccettabile, che di fatto non farà decollare l’elettrica. Se non per chi dispone di impianti fotovoltaici o ha un garage, condizione sine qua non per un utilizzo confortevole dell’auto elettrica.

uno sfizioLa ricarica nei condomini? È un grande problema…

Le colonnine sono e saranno una situazione di emergenza per ricaricare. Dunque, oltre a costare tanto, l’auto elettrica ha una seconda discriminante che è quella di poter possedere un box. Ma non basta, perché i condomini danno l’autorizzazione per legge, però spesso ci sono da fare degli importanti lavori di passaggio dei cavi presso parti condominiali. Che scoraggiano l’installazione di una colonnina privata. Un altro aspetto del quale non si parla è il fatto che molti condomīni sono antichi o comunque non hanno la possibilità di far passare nei tubi interni cavi della sezione adeguata. Dunque, non è nemmeno possibile fare delle canaline esterne che andrebbero contro il decoro del condominio. Sono aspetti dei quali, pur essendo un lettore attento, non ho mai trovato discussione né soluzioneSandro Laffranchini
uno sfizio
La Volkswagen ID.3

Uno sfizio dal quale nessuno tornerebbe indietro

Risposta. Sarà un caso, ma chi è passato all’auto elettrica raramente decide di tornare indietro. Molti modelli hanno ancora limiti per autonomia e tempi di ricarica, certo, ma  piacere di guida e comfort sono impareggiabili. E molte elettriche hanno già range superiori ai 500 km (anche la Volkswagen ID.3, in una delle sue versioni). Non tutti, come Lei, hanno necessità di fare ogni giorni lunghi viaggi senza il tempo di una sosta. Anzi, direi proprio che l’approccio all’auto sta cambiando: per i grandi viaggi si opta per treni e aerei, negli spostamenti in macchina ci si prende i propri tempi. E pianificare una sosta, con tutti gli strumenti digitali che abbiamo, non è più un problema. Quanto alla ricarica nei condomini, credo che la crisi energetica che stiamo vivendo porterà tutti a un ripensamento. Agevolando chi auto-produce almeno una parte di quel che consuma e rendendo più agevole l’installazione di ricariche in garage. Infine c’è l’aspetto ambientale, sempre più trascurato. Chi vive a Milano dovrebbe sapere quali emergenze si vivono ogni anno. E quanto bisogno ci sarebbe di mezzi che circolino a emissioni zero.
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61 COMMENTI

  1. io credo che alla stragrande maggioranza degli Italiani
    non hanno bisogno di fare 700 km al giorno, infrangendo il codidice della strada perchè a velocità di codice le differenze si assottigliano parecchio
    la maggior parte degli italiani fanno meno di 700 km a SETTIMANA
    la media europea è 35 km al giorno
    e oggi EV in grado di fare una settimana “europea” con un pieno di elettroni ce ne sono
    costano qualche migliaio di eur in più di auto tradizionali ma ci sono

    l’utente ha fatto considerzioni giuste per la SUA tipologia di utilizzo
    ma scusatemi se ve lo dico per l’ennesima volta , siete una minoranza
    molti 700 km di fila non li fanno nemmeno quando vanno in vacanza una volta l’anno

    per me , restano solo due quesiti
    il problema del prezzo , che si sa avvicinando alle termiche o è quello delle termiche sta salendo purtroppo

    e le ricariche fast e superfast in autostrada , e al suermercato abbinate a rinnovabili per avere un prezzo km molto concorrenziale con il fossile

  2. Non per fare l’avvocato della redazione, criticata per aver pubblicato “la solita lettera”, ma credo che questa lettera sia “interessante” perché le motivazioni sono esposte da chi una bev l’ha acquistata, la usa e la apprezza (magari non è né il primo né l’ultimo ma di certo la loro opinione ha delle basi solide).

    Dopotutto, oggi il 97% degli italiani non acquista bev e, stranamente, più passa il tempo meno se ne vendono (nei mesi passati percentualmente si vendevano più bev). Forse, anziché continuare a criticare gli italiani che provano a spiegare il loro disagio, certi commenti andrebbero letti e compresi (anche perché nel caso di specie le ragioni sono solide, aldilà dell’aggettivo “sfizio” usato per descrivere la mobilità elettrica).

    I costruttori, su questo, sono più attenti. Penso a storedot che ha presentato la sua batteria a stato solido “100in5”, ovvero in grado di ricaricare 100 miglia (160 km) in 5 minuti. Le batterie sono state inviate alle case madri per test sui veicoli e StoreDot è pronta già alla produzione di massa. La stessa StoreDot ha previsto di rilasciare la 100in3 nel 2028 e la 100in2 nel 2032. Questo significa che nel 2032 ci saranno auto con batterie allo stato solido capaci di immagazzinare 160 km in appena 2 minuti che, come tempi, forse sono anche più rapidi di quelli di rifornimento delle auto a benzina. Chiaro che con batterie così rapide e una rete capillare di supercharger v4/v5 ben distribuiti e manutenuti il problema di viaggiare in elettrico svanisce del tutto. E’ estremamente probabile che gli utenti restii, che aspetteranno l’ultimo giorno per passare all’elettrico (che non è, lo ricordo, il 1 gennaio 2035 perché sarà sempre possibile acquistare l’ultima auto a benzina il 31 dicembre 2034 e anche l’anno dopo, acquistando qualche giacenza a km 0 o un usato…), si troveranno in una situazione così evoluta da non avere nessuna controindicazione: auto molto affidabili (già lo sono adesso, ma in futuro di più), autonomie record, velocità di ricariche impressionanti, rete di colonnine mature, protocolli plug&pay o comunque sistemi di pagamento semplificati, etc., probabilmente ci saranno anche modelli con cambi meccanici e sound ben replicati e probabilmente (!) prezzi molto ragionevoli, tanto da non far mancare nessun confort all’automobilista del futuro e abbattere qualunque barriera all’acquisto.

  3. Penso che lo sbaglio maggiore sia il voler sempre considerare che l’auto elettrica debba essere adatta a tutti…. Insomma da qui al 2035 sono più di 10 anni di progresso tecnologico, chissà che percorrenze avremo… Inutile ragionare ora su come faranno i rappresentanti o altri lavoratori da 700 km al giorno.

    Per il resto nel frattempo l’auto la possono prendere quelli che si trovano nelle condizioni di poterla utilizzare senza problemi. Certo bisogna anche pensare all’utilizzo che si farà dell’auto… Ma oramai questo discorso si può fare anche con le diesel, che rischiano di essere spesso col FAP bloccato se la prendi per fare solo brevi tragitti. La benzina è più poliedrica, anche per la possibilità di mettere su alcune auto il gpl riducendo i costi chilometrici

  4. Non è vero che nessuno vorrebbe tornare indietro dall’ elettrico.
    Proprio questo sito ha pubblicato pochi giorni fa la lettera di un signore che più o meno per le stesse ragioni è tornato indietro ad una ibrida.
    Se uno lo scrive, chissà quanti ci sono che lo fanno e basta?

  5. Io invece non concordo molto con 2 cose della risposta.
    Innanzitutto non è frutto del caso che chi possiede un’auto elettrica raramente torna indietro: semplicemente l’hanno comprata ancora in pochi, e chi l’ha fatto ci ha ragionato su parecchio penso, prima di affrontare la spesa. Quindi è ovvio che la BEV si sposi con le loro esigenze, e che la maggioranza non torna indietro.

    Seconda cosa questo mito del Comfort di guida impareggiabile: io ho una plug in e posso sfruttarla in solo elettrico ogni giorno nel tragitto casa lavoro, e non trovo nessun peggioramento nel comfort quando si accende il motore termico…. L’importante è avere il cambio automatico, quello si che fa una enorme differenza, nel Comfort!
    E poi ovviamente la seduta, i materiali, lo spazio interno… Non venitemi a dire che una Zoe, solo xchè elettrica, è più confortevole di una BMW/Mercedes/Audi termica!!!

    • Buongiorno, ho una Zoe che adesso è in officina (da due mesi ma lasciamo stare che è meglio) mi hanno dato una Clio…..tutto bene ma la Zoe è sicuramente meglio ….al di là del confort le prestazioni sono due mondi diversi. Concordo con chi ha posto la questione che l’auto diesel non è sostituibile dall’elettrica. Su questo non ci piove se la redazione insiste il popolo sa quel che dice! Ho detto che la diesel non è sostituibile da un’elettrica riferendomi a una diesel utilizzata per lunghe percorrenze ovvio che chi la utilizza per fare meno di 200 km può tranquillamente fare il passo verso l’elettrico serenamente. Quindi ribadisco il concetto che anche io come tanti dico che l’elettrico è meglio di auto coi pistoni (e la marmitta soprattutto). Chi fa lunghe percorrenze aspetti le auto elettriche con batteria intercambiabile perché al momento non fanno per lui continui pure col diesel che è la cosa più conveniente per lui!

      • Sarebbe divertente sapere quanto costa la tua Zoe (al netto degli incentivi), cosa avresti potuto prendere a quel prezzo e quanto invece la clio per un vero confronto

        • La Zoe l’ho portata a casa per 24’400 euro, una Clio a benzina (ma solo 90 CV) di pari dotazione optional non mi hanno fatto un preventivo con calma preciso e puntuale ma visto sul PC e una somma con la calcolatrice mi hanno risposto 22’000 euro. L’ho chiesto proprio perché mia moglie era sempre stata contraria e siccome la Zoe è la sua quando le ho detto che la Clio (che in pratica è in tutto e per tutto come la Zoe) costa solo duemila euro in meno si è resa conto che si rientra dalla maggiore spesa solo grazie al fatto che il bollo non lo paghiamo per 5 anni e l’assicurazione costa 230 euro in meno. Poi mettiamoci anche che dal nostro contatore esce energia al 100% rinnovabile….con un costo che generalmente è almeno il 30% in meno che in altre parti del nord Italia…..alla fine se si è resa conto lei la vedo dura trovare qualcuno più difficile da convincere….sfiga sì che la batteria ha avuto il problema alla cella ma dall’altro lato son contento che sia successo subito visto che al momento non ho pagato nulla perché è tutto in garanzia (anche l’auto sostitutiva che prova a sostituire la Zoe ma in paesi di montagna 40 cavalli in meno si sentono).

  6. Io invece avrei una curiosità: ma quali sarebbero questi lavori che ogni giorno obbligano a percorrere centinaia di km senza la possibilità di una sosta per mangiare, bere, fare bisogni? Non perchè io dubiti che esistano, ma spacciarli tutte le volte per la normalità mi sembra decisamente disonesto.

    • Il rappresentante, o comunque chi fa assistenza “a casa del cliente” … il vero problema, è che la tua giornata viene riprogrammata momento per momento, e spesso ti chiamano clienti per un’urgenza. Quindi, non sempre ti fermi “quando vuoi”, ma lo fai quando il lavoro te lo permette.
      Da quel che ho capito, gestire una macchina elettrica richiede più programmazione, ed è questo che ti frega.

      • @Mario Bonati, hai pienamente ragione, ma quando il parco auto, quando e se, sarà convertito totalmente in elettrico, mai nessuno ti chiederà più di da fare capriole e doppi salti mortali per un qualsiasi motivo perché tutti avranno bisogno di tempi ben precisi per ricaricare le proprie auto. É comprensibile che all’inizio ci si strapperà le vesti e si alzeranno barricate, ma come la storia ci insegna i cambiamenti effettuati a piccoli passi rendono tutto più accettabile.

      • L’ultima volta che ho controllato anche i rappresentanti mangiavano. E quando visitano un cliente l’auto la parcheggiano. Ma anche tralasciando questo aspetto, torniamo alla mia considerazione: il rappresentante che ogni giorno fa 400 km passando da un urgenza all’altra lo vogliamo erigere a simbolo di “molti lavori”? Suvvia.

        • Un qualsiasi libero professionista: idraulico, elettricista, manutentore ecc. Ecc. Spesso ha urgenze che impediscono di programmare. E non possono ricaricare l’auto presso il luogo di intervento perché non c’è modo o la colonnina è troppo distante..

          • E scusi, io da tecnico e chiedo… questi artigiani eccetera che lei menziona, girano con un’auto? Perché di solito si utilizzano furgoni, che è tutt’altra storia direi.

        • Se ho l’auto elettrica, non è che posso parcheggiare la macchina a 10 km dal cliente perché la colonnina libera c’è solo lì, e farmi la strada a piedi fino al cliente, in modo da poter fare il mio lavoro mentre la macchina si ricarica.
          Stesso discorso per il mangiare: di solito si sceglie il primo posto sulla strada tra te ed il prossimo cliente. Ogni deviazione è una perdita di tempo

          • Vedo che continuate ad ignorare la considerazione centrale: che quello di cui parlate non è la normalità. Per sostenere la vostra tesi state prendendo il caso peggiore di una nicchia di lavoratori. Ne prendo atto.

          • Anche la più piccola auto elettrica ha almeno 200 km di autonomia reale e si ricarica in una notte. Chiedo a lei, come continuo a chiedere ad altri senza avere risposta, se conosce un idraulico, un elettricista, un falegname, un manutentore che quotidianamente percorra più di 200 km. Passando quindi in auto, ogni giorno, dalle tre 3 alle 4 ore su otto di lavoro.

          • A me pare che invece non sia affatto una nicchia. l’Italia è costituita su piccole aziende lavorativamente, e il territorio è assolutamente ricco di piccoli comuni e province, che rappresentano la maggioranza del paese. Direi che invece la visione ristretta a grossi centri come Milano, Torino, Roma sia proprio da mettere in secondo piano se non per un discorso legato all’inquinamento urbano che però non è così direttamente visibile in altre province ( Anche se c’è) . L’infrastruttura di ricarica poco diffusa e gli alti prezzi d’acquisto e la scarsa capacità di autonomia dei mezzi elettrici è la causa della scarsa diffusione e vendita di questi veicoli. Nonché l’adeguamento dei punti di ricarica privati che sono un altro ostacolo economico da affrontare e in questo periodo aggiungerei anche la incerta situazione legata all’energia, che indubbiamente non lascia una visione di un futuro roseo…

          • -Chiedo a lei, come continuo a chiedere ad altri senza avere risposta, se conosce un idraulico, un elettricista, un falegname, un manutentore –

            Te lo dico io che ci lavoro assieme:

            – un idraulico, un elettricista, un falegname –

            Pochissimi. Quasi nessuno. Per loro l’elettrico sarebbe un’opione realistica già da dimani mattina.

            L’unico scoglio, a volte superabile, sono i cantieri dove parti la mattina alle 4.00, vai (per esempio) a installare i serramenti a 300/400 km di distanza (però in quel caso stai anche fermo tutto il giorno e se hai la colonnina puoi ricaricare) e la sera te ne torni a casa.
            Non è così strano: per 25k/30k di fattura minimi si fa tranquillamente.
            Per questo specifico tipo di discorso (non frequentissimo ma nemmeno così strano) tra viaggio e lavoro l’elettrico è sicuramente ancora limitante.

            -un manutentore-

            ecco qui può già essere più complicato. Pechè non è inusuale che un manutentore si muova su 4 o 5 o più diversi lavori nell’arco di una giornata.
            Magari si ferma mezz’ora da una parte, tre quarti d’ora dall’altra… eccetera. E la pausa pranzo è un panino al volo.
            Non sto dicendo che non potrebbe andar bene anche a lui, ma con l’attuale diffusione delle colonnine di ricarica (non male, ma non ancora così capillare da potersi ritenere ubiqua) al momento potrebbe esserci una percentuale non trascurabile di casi dove per l’elettrico è ancora presto.
            Però è anche “minoritario” rispetto al classico artigiano, per il quale ribadisco il giudizio appena espresso.

            Riassumendo? a occhio ed esperienza l’elettrico potrebbe coprire con enorme “sodisfazione” l’80% delle comuni necessità. Il problema è che salvo casi rari un artigiano non può avere due furgoni (e no, il noleggio episodco non può essere un’opzione se il furgone è “attrezzato”). Quindi il 20% peggiore “frega” l’80% migliore. Mannaggia

            Morale, come giustamente avete notato anche voi, i furgoni elettrici purtroppo non si vendono nemmeno con gli incentivi.

            https://www.vaielettrico.it/i-furgoni-elettrici-non-si-vendono-neppure-col-bonus/

          • Guardi anche nel nostro piccolo della nostra cooperativa è facilmente superabile la quota di 200 km giornalieri spostandoci tra la Lunigiana , Garfagnana e provincia di Spezia. Ma lasciamo stare il nostro territorio che rischiamo di guardare solamente a noi stessi; dobbiamo dare uno sguardo più ampio notiamo proprio che la situazione più largamente diffusa è questa. E poi parliamone. Il piccolo imprenditore abituato al Fiorino (e simili altre marche) fa fatica ad investire 5/10000 € in più su di un auto che non gli garantisce l’autonomia anche saltuariamente. E la famiglia che fino ad oggi con 10000€ acquistava la Panda a benzina o Multijet ( con qualche 1k € in più) vede lievitare il costo oltre ai 20000 € e l’impegno a modificare l’impianto casalingo per ricaricare ( altrimenti addio…) Senza sapere quando e se rientrerà della spesa, sempre che possa affrontarla. Poi gli le migliaia di pensionati che dovrebbero diventare ferratissimi di app e card… Al netto di cambiare abitudini pluridecennalli… Poi in Italia ci sono circa 11 milioni di persone al limite della soglia di povertà o sotto ( su circa 59 milioni di abitanti) e questi non gli puoi chiedere di cambiare auto sempre che l’abbiano.

          • Rispondo qui a “Duca Conte Balabam” ed a “Massimo Degli Esposti”, perché sotto al loro post non mi esce il bottone per poter rispondere.
            Io non ho mai detto che questa è la normalità. Se cerchi nelle mie risposte, vedrai che ho già scritto, che viste le considerazioni fatte da chi ha scritto la lettera, gli do ragione.
            Per quanto riguarda invece la faccenda dei 200 km al giorno io da ragazzo ho fatto da garzone ad un idraulico, e t posso assicurare che può benissimo capitare di farne di più, soprattutto se la tua clientela non è in città, ma fuori. Non è la normalità, ma non è nemmeno un caso così raro.

          • Quindi siamo passati da “molti lavori” a qualche artigiano sfortunato. Come pensavo.

          • Duca Conte Balabam
            Quindi siamo passati da “molti lavori” a qualche artigiano sfortunato. Come pensavo.

            Scusa, ma parliamo la stessa lingua???? Ho precisato più volte che, viste le premesse fatte da chi ha scritto la lettera, posso solo dargli ragione. Non ho mai detto che tutti gli abitanti del pianeta devono fare 1 milione di km al giorno e vogliono caricare energia per 1000 km in un millesimo di secondo.

            Per determinate tipologie di lavori, e per determinate esigenze logistiche, avere una macchina elettrica crea più problemi di quello che farebbe una macchina a pistoni. Così è chiaro o devo disegnare un diagramma di flusso?

            Cavolo, a volte scrivere qui è peggio che avere a che fare con un talebano.

            P.S. casomai venisse in mente. Non solo assolutamente contro alle auto elettriche, è solo che non me la posso permettere. Se qualcuno me ne volesse regalare una, non rifiuterei.

          • Mario, evidentemente non parliamo la stessa lingua. Quindi prima di dare del talebano agli altri assicurati di aver compreso il testo. Perché nel mio primo commento ho scritto “Non perchè io dubiti che esistano, ma spacciarli tutte le volte per la normalità mi sembra decisamente disonesto.” Tu sei voluto intervenire contestando l’affermazione ed accodandoti al “molti lavori” citato nella lettera. Ora invece salta fuori che i lavori non sono più così “molti”. Bene. Se tu ti fossi assicurato di comprendere la mia lingua prima di rispondere con i tuoi interventi scomposti ci saremmo risparmiati un sacco di tempo. Ma ormai è andata così, buon proseguimento.

        • Ho importanti interessi lavorativi nell’area di Venezia, Treviso, Udine, Trieste, Fiume, Pola. Mi è capitato di fare in giornata la spola Genova-Fiume e ritorno (circa 1400 km) e abitualmente faccio Genova-Trieste in giornata (1100 km). Come potrei gestire le mie giornate, anche con improvvisi cambi di programma, con una elettrica?? Vuol dire cercarsi coscientemente dei fastidi e crearsi difficoltà non necessarie. In città non vedo grossi problemi, se si può accedere a punti di ricarica comodo ed economici, ma certo l’elettrico non può essere oggi una soluzione per tutti.

          • Guardi, la capisco perfettamente perché senza arrivare ai suoi livelli anch’io ho dei tour de force simili ai suoi.
            E infatti per il momento per fare quel tipo di discorso mi guardo bene dall’usare un’auto elettrica. Da qui a dire che la nostra situazione, che ripeto condivido, sia qualcosa di assolutamente comune…
            D’altro canto non trovo nemmeno giusto nemmeno il ragionamento contrario. La gente che fa una vita simile alla nostra non è tantissima ma nemmeno pochissima.

          • Treno no? Quindi lei in giornata fa 1.100 km, diciamo ci mette 9 ore, quand’è che lavorerebbe e per quanto tempo? O va a Trieste per mettere una firma e ritorna a casa? Non la invidio. Cordiality.

          • “abitualmente faccio Genova-Trieste in giornata (1100 km)” domanda che non vuole essere provocatoria ma proprio interrogativa: ci vogliono 12 ore per fare quel tragitto (google maps dice 11 ore, 1 ora di sosta complessiva ce la vogliamo mettere? divisa in 3/4 soste?) e anche col miglior diesel del mondo da 25 km/litro sono comunque 44 lt – 75€ + 85€ di pedaggio = 160€ senza contare pneumatici (una volta alla settimana = un treno di ruote in un anno) e tutto il resto.
            Ma soprattutto è il tempo: se il viaggio dura 12 ore e lo fa in giornata, il lavoro in quanto tempo lo si fa? E come si fa a non essere morti di stanchezza dopo 12 ore in macchina di cui 6 dopo avere lavorato?

          • @Luca: non sarà il suo caso, ma posso affermare che nella maggior parte dei casi i lavori di rappresentanza possono essere svolti tranquillamente con un buon supporto informatico. Zoom e compagnia fanno miracoli. Si riesce a fare molti più contatti senza stare ore a farsi il c..quadrato in auto. Roba del secolo scorso. Vendere da remoto è il futuro, ho dati solidi che lo dimostrano. E chi dice il contrario probabilmente è un pigro che non sa o non vuole aggiornarsi.

          • @Luigi lavoro da 8 anni e mezzo per un’azienda “liquida”: si lavora da casa, ci si trova in ufficio a Milano quando serve, e viaggio quasi sempre in aereo. Il tempo non sprecato è impagabile, la qualità della vita è alta e questo influenza anche l’approccio positivo al lavoro, e – a meno di non essere obbligato dalle circostanze – non tornerei mai più indietro al pendolarismo e alla routine dell’ufficio.

  7. Fatico a comprendere il commento di Sandro sul fatto che sia uno sfizio, dato che ne possiede, con soddisfazione, una.

    E fatico anche a comprendere la frase “La mentalità degli italiani è molto indietro. Tendono a considerare come ciò che è tradizione ciò che è buono, in generale.” che è in realtà la sintesi del suo pensiero: sta contestando agli altri quello che lui stesso pensa, se non ho interpretato male.

    E’ chiaro che per uso aziendale con coinvolgimento di altre persone, in un contesto lavorativo di lunghe e frequenti trasferte, OGGI non sia la macchina che consiglierei, salvo che si sia ben consapevoli dei “disagi” (soste forzate per ricarica in trasferta).

    Generalizzare però un caso che è particolare, non è corretto: la maggior parte delle persone NON ha bisogno di percorrenze quotidiane da centinaia di chilometri. Chiunque giornalmente rientri nell’autonomia della propria macchina (A+R) e possa ricaricare in casa, non ha alcun problema. Questo “chiunque” copre probabilmente la maggioranza degli automobilisti (prima che venga fatta la consueta obiezione: sì, più del 50% delle persone dispone di un parcheggio fisso al chiuso o in cortile ed è inutile che mi parliate di chi tutte le sere a Firenze o Milano cerca disperatamente parcheggio in strada perché evidentemente non si parla di loro, oggi. Domani aspettiamo la ricarica wireless o i cavi nei lampioni lunghe le strade, e arriveranno, o pensate che le case automobilistiche rinunceranno a vendere un terzo delle loro auto perchè i proprietari non sanno dove caricarle? Le case farmaceutiche insegnano che per vendere tanto devi vendere qualcosa che NON serve a curare ma a prevenire, cioè curare i sani!)

    Mi sembra che ci siamo già detti queste cose millemila volte, però…

    • I dati che ho io sono del tutto diversi. Oggi in Italia sono disponibili circa 400.000 posto auto privati. E’ evidente che i circa 39.800.000 (Aprile 2022) veicoli del parco macchine italiano non potranno MAI essere tutti ricoverati contemporaneamente al chiuso e usufruire della propria wall box.

      • Fonte dei dati?
        Ho provato a cercare un attimo e mi è uscito questo sito: https://www.businesscoot.com/it/studio-di-mercato/il-mercato-dei-parcheggi-privati-italia , se sono questi i 400.000 posti, qui ci si riferisce ai posti auto di parcheggi privati, ovvero i vari silos e parcheggi a pagamento “privati”, escludendo quindi i parcheggi comunali.
        Non sono riuscito a leggere i dati invece dei box auto a uso personale in Italia, sono nei dati istat del censimento ma il sito DaWinci (come spesso accade) è indisponibile. Magari qualcun’altro ricorda i dati.

        PS: anche a naso non le pare che 400.000 box auto sia un valore troppo basso? Visto che metà delle case italiane sono ville indipendenti o semi-indipendenti, e tutte hanno almeno un box.

      • L’ultimo censimento nazionale ISTAT (2001) ha quantificato in 14 milioni 753 mila 765 le abitazioni dotate di garage o posto auto privato. Cioè il 68,1% del totale.
        Dubito che dal 2001 al 2021 siano spariti 14 milioni di posti auto.

      • Da dove vengono i dati che ha lei? Lo chiedo perchè l’ultimo censimento Istat, nel 2001, dava il 68% delle abitazioni dotate di posto auto privato (box o garage). Mi pare che la discrepanza sia veramente eccessiva

  8. Non puoi fermarti con i colleghi per una pausa ricarica?
    Significa che:
    – Per lavoro ti sposti in un range molto ampio e quindi parliamo delle auto con maggior range.
    – Per lavoro usi la TUA auto e ti sposti con i colleghi che quindi si adeguando alla TUA auto.
    – Se tu come auto prendi una mclaren, dovresti fare diverse soste rifornimento e scegliere le strade per evitare dossi, salite, ecc. In quel caso i colleghi “accetterebbero”?

    Mi sembra una frase buttata lì.. comprovata da nulla.
    O da 700km in Tesla e in Kona.
    Ma se “La mentalità degli italiani è molto indietro. Tendono a considerare come ciò che è tradizione ciò che è buono, in generale.” non capisco come mai altrove si stiano diffondendo più che da noi. Ma davvero pensate che siano tutti rimbambiti e solo gli italiani no?
    Mettete il naso fuori.

  9. Scusate, ma qualcuno ha letto almeno quello che ha scritto nella lettera?
    Cito: “non è compatibile con molti lavori. Ad esempio il mio può richiedere di fare un’andata e ritorno senza possibilità di fermarsi per ore a ricaricare.”

    Ci sono determinati lavori per cui il tempo è denaro. Se ogni giorno perdo mezz’ora in più, per qualsiasi motivo, a fine mese ho buttato 10 ore di lavoro, e di possibili guadagni.

    Un conto è partire per le ferie: posso fare il viaggio con più calma, e se non arrivo a mezzogiorno, ma arrivo alle 14, non ne faccio un dramma. Un conto è lavorarci, e sappiamo tutti che il tempo è denaro.

    Questo, per come la vedo io, è uno di quei casi in cui effettivamente, per come sono messe le cose in questo momento, non c’è convenienza a passare all’elettrrico

    • Infatti più volte è stato ammesso che, ad oggi purtroppo, l’auto elettrica non è per tutti.
      Non lo è per ragioni professionali, per l’elevato prezzo di acquisto e di energia elettrica, per la mancanza di garage/box, etc..
      Ma per molti può essere anche un alibi

    • /// ci sono determinati lavori per cui il tempo è denaro. Se ogni giorno perdo mezz’ora in più, per qualsiasi motivo, a fine mese ho buttato 10 ore di lavoro, e di possibili guadagni \\\ Dipende.. Se le perdite di tempo causa ricariche “on the road” impediscono di seguire i clienti come si deve, è ovvio che l’auto elettrica non è il veicolo migliore per lavorare.. Ma in altri casi i mancati guadagni possono essere compensati dal risparmio nelle spese di mantenimento.

      • Ok, ma indipendentemente dal lavoro che uno fa, se ti cambiano uno strumento di lavoro (e per alcuni lavori l’auto è uno strumento di lavoro), ed a causa di questo cambiamento perdi mezz’ora al giorno, ti girano gli amenicoli (cit.)

          • Probabilmente mi sto spiegando male …
            Io vorrei solo far capire che, secondo me, chi ha scritto la lettera ha fatto presente che NEL SUO CASO non conviene. Ho solo fatto presente che, seguendo le sue considerazioni, la vedo come lui: NEL SUO CASO il discorso mi torna.
            Tutto qui. Non ho mai detto che qualcuno vuole obbligare me o lui a comprare una macchina elettrica.

          • Mario, però il tono è sempre quello di molte altre lettere che abbiamo letto tante altre volte: “le BEV sono uno sfizio”. Come a intendere che chi lavora “per davvero” non può permettersi di perdere tempo come quei ricconi che spendono tempo alle ricariche con le loro costose auto elettriche.
            Ne abbiamo lette mille di lettere come queste, tutte nello stesso stile. E ogni volta si spendono ore a rispondere le stesse trite e stranote risposte.
            Ma capisco che riportare la parola “sfizio” nel titolo è un acchiappa click fenomenale, quindi non posso biasimare la redazione per averla riportata. Ma non vedo onestamente altre ragioni per pubblicare l’ennesima lettera sul tema.

          • Luca, se non le pubblichiamo invadono i social strillando alla censura. Se le pubblichiamo. dite che sono argomenti triti e ritriti: non è facile neanche per noi, eh…

          • Mauro, premesso che capisco perfettamente il problema e immagino che la scelta non è mai facile, secondo me non è censura, è solo evitare di riempire il sito di contenuti ridondanti che non portano niente di nuovo, e al contrario nel caso di ricerche successive, confondono lettori futuri che trovano troppe pagine sullo stesso argomento.
            In una conferenza se in quattro presentano lo stesso abstract e solo uno viene accettato, nessuno parla di censura.
            Nel digitale è facile pubblicare tutto perchè lo spazio è virtualmente infinito, e finiamo con questa bulimia di informazioni; ma immagino che ai tempi del cartaceo di 4R, per motivi di spazio pubblicavate solo le lettere più interessanti, giusto? Vi preoccupavate che un lettore si sarebbe lamentato che la sua lettera non veniva pubblicata?

    • per come la vedo io, se davvero fai un lavoro dove “il tempo è denaro” giri in tesla e di sicuro non stai in giro le ore a caricare..

  10. “La mentalità degli italiani è molto indietro. Tendono a considerare come ciò che è tradizione ciò che è buono, in generale.”

    Ecco, direi che la solita lettera può essere riassunta citando un passaggio della lettera stessa.

  11. Si, in condominio è piuttosto complicato ma, se si è disposti a spendere qualcosina in più, a volte i limiti si riescono a superare.
    Io ad esempio ho speso 300€ in più per la calata dei cavi in CC dal tetto al garage, installando un tubo in rame parallelo ad una grondaia di rame. Esteticamente e qualitativamente migliore per me ed i condomini.

  12. -Dunque, non è nemmeno possibile fare delle canaline esterne che andrebbero contro il decoro del condominio.-

    Mi permetto solo una nota, senza intento polemico.

    “decoro” è un concetto molto elastico.

    Innanzitutto è “decoro” ciò che l’assemblea accetta come tale.
    Quindi un impianto “in esterna” con canaline, può essere ritenuto decoroso anche a maggioranza. Stante ovviamente un minimo buon senso… e buon gusto.

    Tale situazione si può verificare nel caso in cui la maggioranza dei condomini ritenesse preponderante rispetto all’aspetto estetico l’utilità di avere (per esempio) un impianto di ricarica valido e affidabile per tutti.
    Di conseguenza tutto sta all’assemblea, che liberamente stabilisce cosa accettare o meno.
    Con tutte le sfumature possibili e immaginabili.

    Ripeto: solo per completezza di informazione

  13. Se solo si sostituissero le seconde e le terze auto sarebbe un gran vantaggio per tutti, il problema è che il mercato offre auto prevalentemente per prime auto, che risolveranno il loro problema di diffidenza solo con il battery swap e il noleggio della batteria, metodo che rende anche più efficiente l’uso della batteria potendo caricare batterie di taglia più piccola quando ci si muove in città.
    Per le seconde auto deve essere accelerata l’infrastruttura per offrire ricariche a bassa intensità per strada, ma la strada è tracciata, almeno così sembra dai vs articoli, anche se l’Italia di solito di fronte all’innovazione è sempre poco coraggiosa, lo dimostra la campagna elettorale.

    • /// risolveranno il loro problema di diffidenza solo con il battery swap e il noleggio della batteria, metodo che rende anche più efficiente l’uso della batteria potendo caricare batterie di taglia più piccola quando ci si muove in città \\\ Non so se il battery swap prenderá mai piede, per ora ci sono pochissimi esperimenti in tal senso (esempio : Nio in Cina e Norvegia).. In quanto alla scelta della taglia batteria in base al tipo di percorso, intende la batteria modulare ? Da quello che so quest’idea è rimasta solo un concept https://www.vaielettrico.it/benvenuta-fiat-centoventi-porti-ottime-notizie/

      • Si sa che le idee “furbe” per non dire smart quando fanno gli interessi di chi non deve avere i benefici non decolleranno mai. Le batterie modulari che abbiano uno standard ben definito almeno a livello europeo darebbero enormi vantaggi al cliente che deciderebbe se acquistarle o noleggiarle, beneficio inteso anche che si scinderebbe la produzione dei veicoli dalla produzione delle batterie creando una competizione virtuosa tra i produttori di queste per offrire il prodotto migliore, vantaggi in termini di praticità in quanto chi ha il fotovoltaico (e non sono pochi) potrebbe trovarsi una batteria sempre carica a casa e infine vantaggi di tipo infrastrutturale in quanto NON esisterebbero allacci con potenze mostruose equiparabili a piccole industrie per caricare in poco tempo l’energia di cui si necessita ma le batterie verrebbero caricate con più calma soprattutto nelle ore notturne quando invece c’è il problema di esubero di offerta dando anche un aiuto alla rete tipo “V2G” durante i periodi di crisi della rete per esubero di richiesta/mancanza di produzione. Ecco signori cose dette e ridette chiedo scusa se mi ripeto ma vedo che anche altri incominciano a pensarla come me ed è logico che sia così.

  14. L’auto elettrica nasce sicuramente per vivere in una realtà cittadina peccato che chi vive in città non sia attrezzato per poterne godere dei vantaggi.
    Paradossalmente l’utente ideale ad oggi è quello che vive in periferia in piccole realtà abitative se non addirittura singole, e che si sposta quotidianamente da un punto all’altro dove solitamente il trasporto pubblico è poco capillare.
    Di conseguenza si percepisce molto la questione economica un po’ meno quella ambientale.

    • Senza polemica, per quale motivo si percepisce di più la leva economica? Almeno qui da me, chi vive nei paesi limitrofi alla città dove abito (già piccola anche lei comunque) è mediamente più benestante (ci sono molte villette singole e cascine enormi, oltre ovviamente alle case del centro paese dove, comunque, anche li c’è anche chi sta bene economicamente.

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