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Una legge contro la babele della ricarica. O no?

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babele ricarica
Prima lamentela dei gestori di flotte: insufficiente la rete di ricarica.

Franco chiude il lungo j’accuse che segue al sistema di ricarica pubblica chiedendo a Vaielettrico di promuovere  un’azione collettiva contro gli operatori della ricarica, e alle istituzioni di regolarne per legge l’attività, a partire dalle tariffe. Pur condividendo parte delle sue osservazioni, decliniamo gentilmente l’invito. La realtà non è tutta bianca o tutta nera e i problemi si annidano nelle sfumature. Lo abbiamo visto nelle due tavole rotonde su “Le nuove frontiere della ricarica” organizzate a E-Charge la scorsa settimana. Per chi non ha potuto partecipare, le riproponiamo in questi due video appena caricati sul nostro canale YouTube. Inviate quesiti e osservazioni a info@vaielettrico.it

 

Siamo taglieggiati dagli operatori della ricarica

punto interrogativoNel nostro Paese siamo bravi a regolamentare TUTTO, ma c’è un settore, che oltre tutto è fondamentale per la transizione ecologica, che è abbandonato a se stesso, consentendo a chi ne fa parte di dettar legge liberamente, taglieggiando i possessori di BEV. Pare che nessuno al Governo si sia posto questo problema, che è certamente quello che frena maggiormente la diffusione delle BEV.

Già molto tempo fa avevo notato che l’orientamento dei fornitori di energia elettrica era di
offrire “abbonamenti” ai possibili clienti, cosa che a me sembrava poco corretta; e però
quando provai a esternare questa mia convinzione ci fu qualcuno che invece mi disse che
questi abbonamenti erano utili perché consentivano di avere dei risparmi anche notevoli. E quando provai ad affermare che i costi delle colonnine Fast erano molto maggiori di quelle a bassa potenza (e parlo di circa un anno fa) mi dissero che questo era giustificato
dall’investimento sostenuto dal fornitore, dato che quelle colonnine erano molto più costose di quelle a bassa potenza.

Per fortuna ricarico a casa, ma Mercedes me Charge…

Per mia fortuna io non dipendo da nessuno di questi fornitori perché le mie percorrenze sono limitate nelle distanze da casa e rientrano nell’autonomia della mia auto. Posso quindi ricaricare con tranquillità la mia Mercedes EQA 250 utilizzando unicamente la mia wallbox privata. E lo faccio benissimo da oltre un anno senza aver avuto neanche il bisogno di elevare la potenza del contatore che è rimasto da 3kw.

Vivo a Roma e però ho acquistata la mia BEV a Milano perché la volevo in pronta consegna. Quando la ritirai il concessionario mi consegnò anche una tessera che Mercedes offre gratuitamente (ma solo per un anno) con la quale potevo utilizzare le colonnine della maggior parte dei fornitori. L’ho utilizzata TRE volte nel viaggio Milano-Roma e nei mesi successivi un altro paio di volte in tutto. Non ho avuto grossi problemi e a fine di ogni mese ho ricevuto un addebito sulla mia carta di credito dell’energia prelevata.

Ma nessuno mi aveva detto che con la tessera ricevuta avevo sottoscritto un contratto con
Mercedes me Charge (piano Base) dal costo di € 11,90 al mese che si rinnovava
automaticamente ogni mese (dove solo i primi 12 mesi erano gratis). Infatti il tredicesimo mesi (agosto 2023) mi sono visto arrivare una fattura di € 11,90 e cioè solo il costo dell’abbonamento visto che come sempre nessun consumo avevo fatto. Ho contattato telefonicamente Mercedes Me Charge per chiedere informazioni e solo così ho scoperto che il mio abbonamento era rimasto attivo e quindi dovevo pagarlo. In aggiunta mi sentii dire anche che potevano disattivarlo ma che per motivi tecnici ci sarebbero voluti tre mesi perché la disattivazione avesse effetto!

L’anno era scaduto a fine luglio e quindi ho dovuto ricevere oltre che la fattura di agosto,
anche quella di settembre e quella di ottobre; quindi 11,90 x 3 = 35,70 euro che ho dovuto pagare senza nessuna voglia e necessità. Ma a parte l’ingordigia di Mercedes Me Charge che si è approfittata di me e credo si approfitti di tutti coloro che hanno acquistato una BEV da loro, voglio affrontare l’argomento un po’ per tutti.

Intendo dimostrare quanto difficile è utilizzarle e quanto sono costose, tanto che mi sento perfino di giustificare quelli che hanno dovuto decidere di tornare ad una vettura termica a causa del grande problema ricarica.

Ecco i dieci peccati capitali della ricarica pubblica

Ma vediamo un po’ quello che accade; cercherò di elencare tutto quanto non mi sembra logico e lo farò, come ho già detto, sulla base di quello che leggo e di approfondimenti che ho fatto in rete.

La cosa a cui si dà gran peso, specie da parte dei NOBEV, è che mentre per fare un pieno di carburante occorrono pochi minuti, per ricaricare una batteria occorre una buona mezz’ora.

Ma peccato che si parla solo di quello perché di differenze ce ne sono molte altre, infatti:
-Il costo dell’energia elettrica può variare da circa 40 centesimi a kw/ora fino anche 1
euro (dove il massimo può essere quindi 2,5 volte il minimo)
-Per prelevare corrente da una colonnina bisogna avere un’app di quel fornitore
-Si paga con addebito automatico su carta di credito indicata nell’app
-Il costo a cui viene venduto il prodotto non solo cambia molto spesso, ma non è mai
neanche esposto, e lo si potrà conoscere solo quando si potrà vedere l’addebito sulla
carta di credito
Nessuna indicazione è visibile durante la ricarica che mostri man mano i kw/ora (e
anche gli euro relativi) che si stanno immettendo nella batteria
-Il costo in alcuni casi può perfino variare durante il giorno perché può dipendere dalle
ore in cui si fa rifornimento
-il costo del kw/ora può essere un po’ meno caro solo se si è fatto un abbonamento con quel fornitore
-Enel-X e BeCharge ultimamente propongono anche una tessera dal costo di 4 euro che dura un mese e che per Enel-X fa risparmiare il 10% della spesa e per BeCharge fa
risparmiare 10 centesimi per ogni Kw/ora acquistato
-E’ molto facile che gli spazi dedicati alla ricarica si trovino occupati da vetture termiche
che li utilizzano per parcheggio per cui sono inutilizzabili
-Per finire, è anche facile che le colonnine siano non attive per guasto.

ivaSe funzionassero così anche i distributori di benzina…

Quello che ho appena detto significa che se i distributori di carburante funzionassero alla stessa maniera:
-Si potrebbero trovare quelli che vendono la benzina a 1,8 euro al litro e altri che la
vendono a maggior prezzo fino ad arrivare a chi la vende a 4,5 euro al litro (4,5 infatti
sarebbe 2,5 volte 1,8)
-La benzina o il gasolio potrebbe essere acquistati solo disponendo di un’app del
fornitore (quindi un’app per AGIP, una per ESSO, una per IP, una per Q8, ecc. ecc. oltre
alla miriade di pompe bianche ciascuna delle quali avrebbe la propria app)
-Ciascun fornitore utilizzato farebbe degli addebiti automatici sulla carta di credito
indicata nell’app
-Nessun cartello indicherebbe a quanto viene venduto ciascun litro di carburante
-Nessuna indicazione dinamica né di litri erogati né di euro spesi sarebbe visibile
durante il rifornimento
-Potrebbe capitare che in certe ore del giorno il costo venisse aumentato sempre
senza alcuna indicazione alla pompa
-Si potrebbero sottoscrivere degli abbonamenti con uno o più fornitori che a fronte di
una cifra fissa si impegnerebbero a fornire un certo numero di litri di carburante al
mese; ma che qualora in un mese non se ne avesse bisogno, la parte non fornita
andrebbe perduta
-Ci potrebbe essere qualche fornitore che offre delle tessere a pagamento per consentire, ovviamente solo per il marchio della tessera, un piccolo sconto sul prezzo al litro
-Potrebbe anche capitare che le pompe di un impianto fossero inutilizzabili perché rese
indisponibili da auto parcheggiate al loro fianco.

Infine ricordando che qualcuno ha giustificato il costo maggiore dell’energia elettrica
praticato alle colonnine Fast è giustificato dal maggiore investimento fatto da chi le ha
installate e ritornando all’ambiente distributori di carburante, potrebbe essere giustificato
allora che tra un piccolo impianto con una singola pompa e uno di quegli impianti
megagalattici con molte pompe dove l’investimento è certamente stato enorme ci debba essere una differenza di prezzo direttamente proporzionale all’investimento sostenuto.

Tutto quello che ho immaginato per i distributori di carburante sappiamo bene che per
fortuna non esiste, ma ho voluto provare ad immaginarlo per poter dimostrare che
effettivamente, come detto nel titolo, per le colonnine elettriche siamo di fronte ad una
BABELE che nessuno ha mai pensato di regolamentare. Non esiste alcuna forma di standard, al di fuori del connettore TIPO 2 o CCS, e le regole sono diverse e dipendono solo da cosa ha deciso ciascun fornitore.

Naturalmente chi ne fa le spese sono gli automobilisti; e sono anche quelli più virtuosi perché sono quelli che acquistando una BEV si sono sobbarcati una spesa più alta di quella più comune, certamente per il proprio piacere, ma anche, riducendo l’inquinamento, per il bene dalla Nazione e dei Comuni.

Le mie otto regole ferree contro la Babele della ricarica

Io penso che in un settore così importante il Governo dovrebbe stabilire delle regole ferree molto simili a quelle esistenti per la distribuzione dei carburanti.

-I prezzi dovrebbero essere controllati da qualcuno per evitare le grosse speculazioni
esistenti e dovrebbero essere tollerate solo piccole differenze che non dovrebbero assolutamente dipendere dalla potenza della colonnina
-Gli abbonamenti, a mio avviso, dovrebbero essere vietati magari solo per rendere la distribuzione dell’energia elettrica il più possibile simile a quella dei carburanti
-I prezzi del Kw/ora dovrebbero essere esposti con grandi cartelli così come nei
distributori di carburante
Durante l’erogazione dovrebbe essere possibile vedere istante per istante quanti
Kw/ora sono stati erogati e quanti Euro sono stati spesi
-Possibilmente dovrebbe essere possibile anche impostare il numero di Kw/ora che si
desidera prelevare o anche quanto Euro di energia elettrica si desidera ricevere
-Il pagamento dell’energia prelevata dovrebbe essere esattamente come è quello dei
distributori di carburante self service e cioè con banconote o con bancomat o carta di
credito da usare al momento del rifornimento
-Le app non hanno senso e, così come avviene per i carburanti, chiunque dovrebbe
essere libero di acquistare energia da qualunque fornitore semplicemente inserendo
banconote in un apposito dispositivo obbligatorio e standard o passando una carta di
credito o bancomat in un apposito lettore.
-I tutori dell’ordine di ogni tipo (Carabinieri , Polizia, Guardia di Finanza, Vigili urbani)
dovrebbero essere obbligati ad intervenire e far pagare multe salate alle vetture
termiche che bloccano i rifornimenti. Dovrebbe bastare una foto, così come si fa con gli
autovelox, per far arrivare a casa del maleducato una multa pesante che lui possa
ricordare per sempre.

Mobilitate tutti i lettori di Vaielettrico

Tutto quanto sopra dovrebbe essere fissato come uno standard di legge. Gli attuali impianti dovrebbero essere obbligati in breve tempo ad adeguarsi e quelli nuovi non dovrebbero essere autorizzati se non quando si è verificato che tutte le regole dello standard siano state rispettate.

Spero che VaiElettrico si impegni, con la forza dei tanti suoi lettori, a portare avanti con  una richiesta formale alle istituzioni, un intervento legislativo che renda le colonnine per
la ricarica e i il loro uso almeno standard così come lo sono le pompe dei distributori di
carburante. Franco Fellicò

Caro Franco, cosa è vero e cosa no (secondo noi)

punto interrogativoRisposta- Caro Franco al netto di alcune valutazioni un po’ forti (taglieggiare è un reato, non ci sembra il caso di utilizzarlo nei confronti di chi offre una servizio sul libero mercato, stabilendone liberamente il prezzo), alcune sue considerazioni ci sembrano condivisibili. Per esempio la possibilità di visualizzare sul display il costo progressivo della ricarica, le tariffe Pay per use praticate, la possibilità di pagare con carte di credito senza abbonamento, l’interoperabilità totale tra i vari operatori.

Altre decisamente no. I prezzi e le tariffe imposte o amministrate, per esempio, sono state abbandonate ormai da decenni in tutti i Paesi dell’Occidente. Visto che non è un ragazzino, ricorderà certamente i tempi dei monopoli pubblici (telefonia, energia) e del prezzo unico dei carburanti. I benefici della concorrenza sono un dato di fatto acquisito e questa non è la sede per aprire un dibattito ormai risolto, senza rimpianti, in tutto il cosiddetto mondo libero.

Un confronto che non regge fra elettricità e carburanti

Il paragone tra distributori di carburanti ed erogatori di energia elettrica è fuorviante se si  affronta con semplificazioni grossolane.

Se può alimentare la sua auto dal garage di casa, mentre non avrà mai un erogatore domestico di gasolio o di benzina, qualcosa di diverso dovrà pur esserci. Idem dicasi se può autoprodurre elettricità dai pannelli fotovoltaici sul tetto, mentre non potrà mai auto estrarre e auto raffinare il petrolio.

Petrolio e gas sono una fonte primaria di energia, mentre l’elettricità può essere prodotta da diverse fonti primarie. Questo per dire che i beni in questione sono diversi e la filiera lo è di conseguenza.

Questo spiega tante cose. Tra queste la diversa volatilità dei prezzi. Sui carburanti incidono due voci (costo della materia prima e accise) mentre sulle tariffe elettriche alla colonnina la materie energia ha un peso marginale, che si diluisce a fronte di altre voci molto più consistenti come i costi della filiera di distribuzione, in primis gli impianti.

Installare un colonnina lenta in AC costa circa 3 mila euro. Installare una colonnina ultrafast in DC può costare venti o trenta volte tanto. Sia perché è ben diversa la tecnologia dell’erogatore, sia per le opere di allacciamento alla rete, che deve sempre far capo a una cabina a media tensione.

A diversa filiera, diversa genesi dei prezzi

Quindi una ricarica ultrarapida non potrà mai costare come una ricarica lenta: sono servizi completamente diversi. Così come un biglietto in curva non potrà mai costare quanto una poltrona in tribuna d’onore.

Abbiamo spiegato innumerevoli volte perché non è consentito il pagamento in contanti (c’è obbligo di fatturazione). Perché le app sono uno strumento indispensabile (identificano le stazioni, le monitorano, consentono di prenotarle). Perché l’ammortamento degli investimenti nella rete di ricarica sia così aleatorio non tassi di utilizzo medio delle colonnine non superiori al 2%. Non è il caso di tornarci sopra punto per punto.

Due video sul nostro canale YouTube per capirci di più

Molti di questi problemi sono stati sviscerati nelle due tavole rotonde organizzate da Vaielettrico giovedì e venerdì scorsi a Bologna nell’ambito della Fiera E-Charge.

Consigliamo a lei e a tutti i lettori interessati alla tematica della ricarica pubblica di dedicare un’oretta alla visione della registrazione dei due eventi sul nostro canale YouTube. Le permetterà di capire cosa non va e perché, ma anche di scoprire che molti degli attori della filiera sono al lavoro per sviluppare soluzioni un po’ più realistiche di una legge bulgara.

Questo è il contributo che Vaielettrico intende dare, piuttosto che agitare proteste viziate da un tocco di demagogia.

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28 COMMENTI

  1. Proviamo a fare un ragionamento diverso: chi propone abbonamenti con pacchetti a consumo? Solo i gestori telefonici con gli smartphone.

    Non li propongono i benzinai. Non li propone il supermercato. Il barista, al massimo, ti vende l’offerta di 10 caffè al prezzo di 9, ma non ti impone di berteli in un mese. Qualche palestra mal frequentata, in passato, mi pare li offrisse, ma siamo ai margini del mercato.

    Non facciamo gli ingenui, questi pacchetti te li propongono solo quando il reale valore di ciò che ti vendono è molto fumoso e probabilmente il margine di guadagno è troppo ampio.

    E’ ancora peggio del cartello che i benzinai fanno per non fare abbassare mai troppo il prezzo anche quando l’Opec fa i saldi: lì almeno sai il costo del barile, qui davvero non si capisce proprio quanto costino un Giga di dati o tot kW di energia elettrica a chi te li vende. Poi tutti, per dire, con gli smartphone pensano di essere altrettanto smart passando da un operatore all’altro ed inseguendo le tariffe apparentemente più convenienti ma, in realtà, basta viaggiare per sapere che altrove si spende molto meno, sicché è ovvio che anche quelle tariffe fanno schifo nello stesso modo.

    Facciamola semplice: prendiamo un italiano medio che fa 1.000 km abbondanti al mese, ma non è detto che abbia la stessa percorrenza ogni mese, e non può ricaricare a casa, gli vogliamo vendere un pacchetto annuale che gli consenta di sapere il primo gennaio cosa spenderà per tutto l’anno e gli consenta di ricaricare dove caspita gli pare? Ricariche lente, ricariche ultra fast, supercharger Tesla, ricchi premi e cotillons. Per gli smartphone è già così, non mi sembra troppo complicato. Poi vedrete che anche l’average Joe de noantri non si farà troppe paranoie.

    Questo per la questione dei costi, mentre il fatto che chi guida una Bev debba adattarsi a tutte queste contorsioni mentali, stipulare abbonamenti, scegliere una colonnina piuttosto che un’altra (so che c’è l’interoperabilità, ma ha dei limiti) usare app o card dedicate, è del tutto disconnesso da motivazioni tecniche e contravviene al principio fondamentale dell’economia di mercato che impone di mettere al centro le esigenze dell’utente/cliente e non quelle dell’azienda.

    Caspita, ma lo comprereste voi un bellissimo smartphone che richiedesse, per essere sfruttato, la lettura di un manuale di 400 pagine o un master al Mit? Ecco, l’esempio è volutamente iperbolico, ma allora fate abbassare le penne di brutto a chi impone queste assurde complicazioni a chi vuole ricaricare la sua vettura in giro per l’Italia. Adattarsi a condizioni pretestuose senza lamentarsi è indolenza fatta passare per furbizia. Una colonnina dovrebbe accettare bancomat, carte di credito, Satispay, collegamento Nfc con google pay, samsung pay, apple pay e tutto quanto disponibile, ormai implementare queste soluzioni, disponibili peraltro in ogni supermercato mica solo alla Nasa o al Cnr, costa poco o nulla e sono tutti mezzi di pagamento che identificano l’utente fiscalmente in modo univoco e rendono perciò agevole implementare un sistema automatico di fatturazione. Ancora meglio sono le colonnine plug and charge con automatica identificazione dell’utente, ma non sarebbe neppure troppo complesso abbinarla ai metodi di pagamento della frase precedente. Le giustificazioni correnti dello status quo sono tecnicamente inconsistenti.

    La mia speranza è che, quando a febbraio 2025 dovrò cambiare auto e presumibilmente passare ad un’elettrica (anche perché avrò casa con fotovoltaico) vuoi per le nuove batterie, vuoi per un assestamento del mercato, queste assurdità saranno un ricordo.

    • -prendiamo un italiano medio che fa 1.000 km abbondanti al mese … gli vogliamo vendere un pacchetto annuale che gli consenta di sapere il primo gennaio cosa spenderà per tutto l’anno e gli consenta di ricaricare dove caspita gli pare?… Per gli smartphone è già così, non mi sembra troppo complicato.-

      Quando l’ho detto io, qualche mese fa, mi è stato detto che sono un cugghiàun.

      -il fatto che chi guida una Bev debba adattarsi a tutte queste contorsioni mentali, stipulare abbonamenti, scegliere una colonnina piuttosto che un’altra (so che c’è l’interoperabilità, ma ha dei limiti) usare app o card dedicate,-

      Qui dentro ci sono un sacco di persone che in maniera del tutto legittima trovano assolutamente accettabile la cosa. Torno a far notare che un numero non indifferente di persone che si appassionano all’auto elettrica provengono o “gravitano” attorno all’informatica e in misura minore (ma non trascurabile) dal “mondo dell’ elettronica”.
      Ci sta pacificamente che per loro la cosa sia accettabile

      Allora, vi propongo un parallelo che forse vi aiuterà a capire.

      Tanti qui dentro si stupiscono quando arriva qualcuno che gli dice quanto è bello guidare col cambio meccanico e la frizione. E che ne farebbero a meno a malincuore.
      Lo trovano incredibile, fastidioso, a modo suo anacronistico e in ogni caso non desiderabile. Sono tutti contenti dell’auto elettrica perchè tra gli altri motivi si sono liberati di cambio e frizione.

      Ecco, per quanto mi riguarda dovermi districare fra app, abbonamenti, roaming e compagnia bella è fastidioso e poco desiderabile quanto per molti avere cambio e frizione. (che a me ad esempio non creano nessun problema anche se della frizione ne faccio volentieri a meno)
      Anzi, personalmente tutte ste menate le vivo come un cambio non sincronizzato con frizione a secco priva di parastrappi.

      Personalmente vorrei due tessere.
      Passo la prima e carico in automatico il mio piano tariffario/contratto/operatore.
      Passo la seconda, che è il bancomat o carta di turno con cui ho deciso di pagare in quel momento, e gestisco il pagamento.
      Fine.

      Questo perchè anche il plug&charge qualche micro limite ce l’ha.
      Un esempio veramente al volo: come si fa se presto la macchina a mia mamma o comunque a terzi?

      • Guarda, personalmente sono molto tecnologico, pratico da autodidatta alcuni linguaggi di programmazione, sono un utente linux, condivido codice su github ed altro, tutte cose anche molto comode come ricaduta sul mio lavoro. Ciò nonostante tutte queste complicazioni attuali mi paiono sciocche e poco desiderabili. Più o meno come se, per guidare una Mercedes, ti imponessero il navigatore in tedesco o se Honda ti fornisse il manuale di istruzioni in caratteri kanji.

        Auto con cambio non sincronizzato ne ho guidate poche, ma la Citroen cx, se mettevi la prima in movimento anche a 2 km orari, sferragliava come una locomotiva. La mia ultima auto con cambio manuale, una Honda accord berlina 2.0 da 155 cv del 2007, invece mi consentiva incredibilmente di cambiare ad orecchio anche in scalata e senza frizione e senza nemmeno fare la doppietta. Era come avere il cambio automatico, se guidavi in modo dolce. Auto molto sottovalutata: rigida, con una tenuta di strada ed agilità abissalmente migliore delle acclamate tedesche ed Alfa del tempo, pur con soluzioni tecniche abbastanza standard. Una berlina apparentemente seriosa con un’anima sportiva. E pure il motore vtec non era male e la davano via al prezzo di un quadriclo odierno:)

        Comunque la frizione non mi manca per nulla, ma la possibilità di gestire le scalate in modo sportivo, quella sì.

    • “gli vogliamo vendere un pacchetto annuale che gli consenta di sapere il primo gennaio cosa spenderà per tutto l’anno e gli consenta di ricaricare dove caspita gli pare?”

      E non è esattamente così che funzionano gli abbonamenti??? Prendi il taglio di kWh che sai che va bene per le tue percorrenze e sai esattamente cosa spendi ogni mese, qualunque sia la percorrenza e la colonnina che usi. Moltiplichi per 12 ed hai il costo annuale…
      A me certe discussioni paiono surreali…

      • Ti paiono surreali perché tralasci la premessa ovvero che questo italiano medio non abbia la stessa percorrenza ogni mese. Con la conseguenza che l’abbonamento mensile certe volte gli andrà largo ed altre stretto: con un abbonamento annuale queste differenze si appianerebbero.

        • Se gli sta stretto vuol dire che sta sbagliando il taglio. L’italiano medio va al lavoro tutti i giorni per almeno 11 mesi all’anno per cui ci certo non c’è questa grande variabilità sulla strada che percorre. E se gli sta stretto di poco per un mese, pagare la differenza con il costo di consumo non gli sposta di nulla il costo medio annuale. Se poi un mese proprio non lo usa può sospendere liberamente l’abbonamento e riprenderlo il mese dopo. E se invece sa che il mese dopo andrà in vacanza passa a quello più largo.
          Fantascientifico, veramente. Soprattutto per uno che si spaccia per utente Linux e che persino contribuisce su GitHub…

  2. Occhio che i concessionari americani della Toyota sono stati condannati pochi giorni fa perché rifilavano tante cosette non chieste ai loro clienti i quali dovevano anche faticare per liberarsene … il caso della card data senza che ve ne fosse richiesta (anche se sicuramente la concessionaria sarà stata brava a far apporre una firmettina qui e lì, ma tanto lo facevano anche quelle di Toyota) in un paese moderno avrebbe fatto intervenire chi di competenza, qui da noi passa tutto in cavalleria …

  3. Un suggerimento a Franco: dato che già sta a Roma … Perché non si candida ? un bel programma elettorale l’ha già impostato … magari raccoglie un bel po’ di voti !

    E ora una richiesta per me … e altri:

    qualcuno ha trovato un fornitore con abbonamento di kW ” a scalare ” di TOT kW p.es. 100/200 o più ? magari senza scadenza dei kW non consumati ?

    grazie in anticipo

  4. Io spingerei per una norma europea legata alla revisione del mercato UE dell’energia.

    L’energia è una sola e va venduta allo stesso prezzo per unità di misura, qualunque sia la fonte e la forma, con una forbice di oscillazione massima del 15%.

    Quindi se mi vendi 1 litro di benzina a €1.80, mi vendi 9.6 kWh a €1.80, e 1 kWh a € 0.1875, IVA e accise comprese.

    Il mercato deciderà quali forme saranno più redditizie per i fornitori di energia.

    • E) ragionamento fantastico e logico condivido assolutamente , azzardo anche 0,2 euro andrebbe bene crepi l’avarizia da applausi , se non fosse inquinante e un po’ rumoroso visto che ho un gruppo elettrogeno che produce giusto 3,5 KWH mi piacerebbe fare la prova quanto produco con un litro di benzina e non e detto che non lo faccia .

      • Esiste un video Youtube di Electric Experoence che lo ha fatto e mi pare che abbia ricaricato circa 2,7 KWh con un litro di benzina

  5. completamente d’accordo su tutto, e soprattutto sul divieto per quelle fregature degli “abbonamenti” che anch’io odio.
    ma ovviamente non lo faranno mai, e ci sarà pure chi ne sarà contento.

    • Ma fregatura de che???
      Se Eni le proponesse di abbonarsi ai litri che la sua auto consuma circa ogni mese pagando 0,9 €/l invece che 1.8 €/l “a consumo”, potendo decidere mese per mese se rinnovare o no l’abbonamento e potendo rifornirsi presso quasi tutte le altre marche allo stesso prezzo, ma fosse necessario scalare i litri consumati tramite un’app, lei cosa farebbe?
      Ovviamente, odiando gli abbonamenti continuerebbe felice a pagare 1,8 €/l “a consumo”, perché è una persona coerente!

      • quanto è facile intortare noi consumatori…
        come se un venditore di mele dicesse : questa mela costa 1 euro, ma ora dico che ne costa 2 e per chi vuole continuare ad averla a 1 mi deve dare 10 euro ogni mese in anticipo, e se in quel mese non ne prende affari suoi.

        e quanti credono di fare pure un affare!

        • Se ogni mese compro almeno due mele non mi cambia nulla.
          Se di mele ne compro una manciata all’anno posso anche pagarle il doppio e vivo felice uguale, non mi cambia di certo in modo sensibile la spesa annuale.
          Il concetto di abbonamento esiste dalla notte dei tempi, non l’hanno certo inventato i fornitori di energia elettrica.

  6. Il lettore ha infarcito l’articolo di inesattezze, però secondo me questo fornisce anche un po’ la percezione di come possa risultare ostico e di difficile comprensione approcciarsi alla ricarica elettrica su strada. Sicuramente poter ricaricare bypassando le app, potere pagare ovunque con carta o addebito diretto su conto, vedere visualizzato a schermo non solo l’energia erogata ma anche la spesa, avere un prezzo competitivo senza per forza affidarsi ad abbonamenti, sarebbe davvero comodo.

  7. Posso aggiungere che se si potessero utilizzare le condizioni poste da Franco con molta probabilità calerebbero anche i prezzi,se tutti avessero la libertà di caricare con carta o bancomat, il ricattino del vincolo app verrebbe meno e i fornitori avrebbero interesse a calmierare i prezzi per richiamare più clienti, credo

    • Caro Claudio V, nel settore dei carburanti i mezzi di pagamento elettronici sono in uso da oltre venti o forse trent’anni.
      Eppure, guardi come sono stati “calmierati” i prezzi negli ultimi 20 anni:
      https://dgsaie.mise.gov.it/prezzi_carburanti_annuali.php?pid=2&lang=it_IT
      La realtà è pagare in un modo o nell’altro non fa alcuna differenza, e anzi il costo dei pagamenti elettronici (perché anche questi hanno un costo per il venditore) vengono automaticamente ricompresi nel prezzo di vendita.
      I meccanismi che determinano i prezzi di vendita viaggiano su altri livelli.

      • Eugenio i meccanismi che determinano i prezzi di vendita viaggiano su altri livelli.
        ( leggi con attenzione quanti vorrebbero utilizzare cdc e bancomat ci sarà un motivo o sono tutti coglioni ))

        non so quali siano i misteriosi livelli ma provare non costerebbe nulla , ma se un fornitore, salvo cartelli apparentemente vietati per legge , alla colonnina abbassasse il prezzo a 0,5 per kwh potrebbe avere la coda al contrario del fornitore a un euro , ma staremo a vedere , unica cosa strana che io faccio ,ma ne vedo pochi forse non informati, io non tesla carico nei caricatori TESLA a 0,65 chi glielo fa fare di caricare a 0,99 nei caricatori Enel x o altri per me è un mistero .

        • / /quanti vorrebbero utilizzare cdc e bancomat ci sarà un motivo o sono tutti coglioni //
          Mai detto né pensato, ma credo che molti di quelli che si lamentano della complessità di app, abbonamenti e quant’altro siano troll oppure, come il signor Franco, utilizzatori sporadici delle colonnine e quindi spaventati da una tempesta in un bicchier d’acqua come un abbonamento. Non sono nemmeno informati dell’esistenza degli abbonamenti! Basta assumere un po’ di informazioni e passa la paura.

          // se un fornitore… //
          Mi domando anch’io perché nessuno lo faccia, ma non ho una risposta. Noto però che ci sono alcuni (pochissimi) fornitori che propongono abbonamenti anche molto sotto 0,50 €/kWh, e la cosa non fa che aumentare la rabbia nel vedere gli stessi fornitori, assieme a tutti gli altri, proporre tariffe “a consumo” fuori dal mondo, anche in AC.

          // io non tesla carico nei caricatori TESLA //
          I SuC Tesla sono davvero fantastici: affidabilissimi e, per essere degli HPC, molto più economici di tutti gli altri HPC. Hanno però un difetto: sono pensati per chi viaggia, per cui sono disposti strategicamente per quell’utilizzo. Quindi, o viaggi abbastanza e allora ti ci imbatti viaggiando (sono però tutti fuori dalle autostrade, mentre gli HPC FreeToX sono in autostrada, quindi ci sarà chi per comodità sua è disposto a spendere di più pur di stare comodo…), oppure ci abiti molto vicino. Non possono quindi essere la risposta unica ai vari bisogni di ricarica.

        • Forse perché nei “caricatori Enel X” come li chiami tu si può pagare facilmente anche meno di 0,35 €/kWh, che dici?

  8. Ci saranno anche una marea di inesattezze ma di fondo ha ragione. Già ci sono mille complicazioni dovute al tempo di ricarica e al fatto che in alcuni casi si trovano occupate in più mi devo perdere il mio tempo a scaricare app e fare collegamenti con la carta a secondo del distributore di energia….no non ci siamo, nella maniera più assoluta. Per diffondersi l’elettrico deve essere semplice e fruibile senza troppe programmazioni da nerds….

    • Flavio certo che ha ragione ha assolutamente ragione io avrò installato una decina di app
      Ieri mi fermo a una colonnina Iren ,app Iren non installata ,leggo se esiste un elenco di app compatibili,non vedo informazioni al riguardo,mi girano le scatole e vado a caricare da Tesla faccio prima e con molta probabilità spendo meno

  9. Carissimo,
    mi sembra di capire che gli amici di Vaielettrico le abbiano fatto “Pat! Pat!” sul groppone e chiesto di accomodarsi, perché visibilmente stanco.
    E poi……suvvia, Fellicò!
    Lei compra 60.000€ di macchina….e poi fa le pulci al conto corrente per 35€ di addebito indesiderato?!?!

    • No caro E non è questione di pulci la questione è di sentirti presi per il sedere non sono i 35 EUR io mi sarei Inc….to anche per un euro è il concetto di ladrocinio continuo senza essere stato avvisato che disturba è come quando chiedi al fornitore di turno un offerta per kWh ti offre a0,20 ma la fattura ti arriverà a 0,50 questa è la questione.

    • scusate ma sta storia che se uno spende X milamilaeuro per acquistare l’auto… allora poi non dovrebbe ricaricare gratis alla Lidl o che non deve lamentarsi se arriva una fattura per un servizio non richiesto di 10, 20, 30.. 100 euro. Questo modo di pensare è “sbagliato”, ma poi ognuno pensa quello che vuole….
      capisco che lungo lo stivale ci sono molti che pensano che “il ricco è signore se spreca” io invece penso che un Signore è o non è tale in base a come tratta le altre persone o il pianeta in generale e i soldi c’entrano poco. Si consideri poi che uno in genere ha tanti soldi se li risparmia e non li spreca… o meglio ne dà il giusto “peso”… quindi mi starebbe bene pagare 500 euro a coperto per mangiare aragosta in costa smeralda, ma 2 euro potrebbero sembrarmi troppi per un pezzo di pizza…

  10. Ci sono una marea di inesattezze in quanto scritto dal lettore, che non sono state affrontate. Così si contribuisce alla disinformazione.
    Non è vero che serve l’app del gestore della colonnina per rifornirsi, salvo in rari casi. Non è vero che sai quanto spendi solo quando vedi l’addebito sulla carta di credito: tutti i gestori indicano chiaramente i costi, così come fa un operatore telefonico. Non è vero che non è possibile monitorare quanto stai caricando: in molte colonnine c’è un display che te lo dice, in altri casi di può monitorare da app ed un’indicazione di massima (al netto di piccole differenze da perdita) in genere te lo dà pure l’auto. Prezzi differenziati a seconda di quando fai rifornimento ci sono anche sui carburanti tradizionali, che ogni giorno hanno un prezzo diverso, per non parlare delle differenze tra weekend e giorni feriali o tra servito e self service.
    Giusto per citarne alcune.

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