Una BYD Atto 3 “resiste” ad attacco missilistico in Israele



Una BYD Atto 3 “resiste” ad attacco missilistico in Israele. Un episodio estremo riaccende i riflettori sulla sicurezza delle auto elettriche.  Nonostante l’esplosione a breve distanza, l’abitacolo è strutturalmente integro e la batteria non mostra segni di incendio. Illesi i 5 occupanti.

Una BYD Atto 3 “resiste” all’esplosione, nessun incendio nella batteria

Secondo i soccorritori presenti sul luogo dell’esplosione, l’auto è stata colpita da una combinazione di onda d’urto, schegge e forte irraggiamento termico, reggendo all’impatto. Nelle immagini diffuse dopo l’incidente si nota la Atto 3 con le luci di emergenza ancora funzionanti, segno che il sistema elettrico a bassa tensione è rimasto operativo nonostante la violenza del colpo subito.

una BYD Atto 3
La BYD Atto 3 colpita dall’onda d’urto del missile

L’abitacolo d’acciaio resiste all’onda d’urto

Pur non trattandosi di un impatto diretto col missile – circostanza che avrebbe probabilmente distrutto l’auto – il SUV elettrico è stato investito da pressioni molto elevate e detriti ad alta velocità. Secondo le analisi diffuse dopo l’incidente pare che la “risposta” strutturale del mezzo sia stata impeccabile. Per gli occupanti solo qualche lieve ferita e tanto shock. In particolare si è notato che i montanti non sono collassati, mantenendo l’abitacolo protetto. La struttura della scocca, composta per circa l’85% da acciaio ad alta resistenza, ha contribuito a disperdere l’energia dell’esplosione. Inoltre le maniglie e le serrature meccaniche sono rimaste funzionanti, permettendo ai soccorritori di estrarre gli occupanti senza attrezzature di taglio.

Batteria LFP illesa, nonostante in rete si dica che…

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la stabilità del pacco batterie. Nonostante il veicolo sia scivolato parzialmente all’interno di un cratere profondo alcuni metri, la Blade Battery LFP non ha mostrato segni di incendio, fumo o sfiato dei gas, eventi che rappresentano i principali timori legati agli accumulatori in situazioni di impatto estremo. Questo comportamento rafforza la reputazione della tecnologia LFP (litio-ferro-fosfato), già nota per maggiore stabilità termica rispetto ad altre chimiche utilizzate nel settore automotive.

Una BYD Atto 3
Il particolare delle luci d’emergenza ancora accese dopo l’impatto

Un caso estremo come “test di sicurezza”

Non è la prima volta che un’auto elettrica si trova coinvolta in eventi bellici in Israele. Nel giugno 2025, secondo quanto riportato da fonti locali, anche una Xpeng G6 sarebbe stata colpita da detriti di un missile senza provocare l’esplosione del pacco batterie. Naturalmente si tratta di situazioni eccezionali e non replicabili nei test standard, ma episodi di questo tipo finiscono inevitabilmente per diventare casi di studio sulla robustezza dei veicoli elettrici. La BYD Atto 3 è uno dei modelli globali più importanti per il costruttore cinese e certificato tra i più sicuri. Il SUV compatto vanta infatti 5 stelle nei test di sicurezza Euro NCAP e ANCAP, con un punteggio del 91% nella protezione degli occupanti adulti. In Israele è stata l’auto elettrica più venduta nel 2024 e nel 2025, diventando uno dei simboli della rapida diffusione della mobilità elettrica nel Paese.

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