La “bozza Salini” sul regolamento europeo delle emissioni auto segna un attacco mortale alla transizione elettrica europea sancita dal Green Deal. Dietro le parole rassicuranti come “neutralità tecnologica” e “flessibilità” si nasconde infatti una retromarcia totale rispetto agli obiettivi climatici e industriali fissati solo pochi anni fa. Con due paradossi: scoraggiare l’innovazione dell’automotive europea proprio mentre subisce l’attacco di quella cinese; resuscitare i carburanti fossili proprio mentre la crisi di Hormuz dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che il futuro dell’Europa è legato alla sua capacità di affrancarsi dalla dipendenza energetica.
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Centrodestra europeo all’attacco con la “bozza Salini”
La relazione firmata dall’eurodeputato di Forza Italia Massimiliano Salini come relatore nella commissione Ambiente del Parlamento europeo sulla riforma del regolamento Ue 2023/851, (che nella sua formulazione originaria, prevedeva di fatto lo stop alle vendite di nuove auto endotermiche dal 2035) , rappresenta il punto più avanzato dell’offensiva del centrodestra europeo contro il Green Deal e la transizione energetica. Nei contenuti, infatti, Salini non propone più una correzione di rotta, sulla falsariga del documento presentato dalla Commissione Ue, ma un autentico capovolgimento.
Il 2035 “flessibile” dell’auto Ue: una boccata d’ossigeno, ma a breve termine
Tenta piuttosto di salvare il motore termico attraverso una rete di deroghe, crediti e scorciatoie che rallentano gli investimenti nelle batterie e nelle filiere industriali europee dell’auto elettrica.
D’altra parte la “bozza Salini” non fa che tradurre in norme le indicazioni del governo Meloni, promotore di una fronda europea nei confronti della bozza di revisione presentata lo scorso dicembre dalla Commissione von der Leyen che già sostituiva l’azzeramento delle emissioni allo scarico con un obiettivo di riduzione del 90%.
Ora però si va molto oltre. Non più semplici compensazioni, ma un sistema strutturale di crediti che riduce drasticamente il taglio reale delle emissioni.

Dai crediti green al trucco contabile sulle emissioni: la decarbonizzazione si ferma al 73%
Il meccanismo è semplice: i costruttori potranno raggiungere gli obiettivi europei utilizzando fino al 10% di crediti legati ai carburanti sostenibili e un ulteriore 7% derivante dall’uso di acciaio a basse emissioni.
In pratica, sfruttando tutte le flessibilità disponibili, la riduzione effettiva delle emissioni allo scarico scenderebbe al 73%, ben lontana dal 100% previsto dal Green Deal originario. Non solo. La proposta anticipa immediatamente l’uso di questi crediti, mentre Bruxelles li aveva previsti solo dopo il 2035 e in misura molto più limitata.
La conseguenza è evidente: si allenta la pressione sulle case automobilistiche per investire rapidamente nell’elettrico e nelle piattaforme dedicate. E questo avviene proprio mentre il mercato globale si sta polarizzando attorno ai veicoli a batteria.
Il ritorno dei biocarburanti come “zero emissioni”
Il passaggio più controverso della bozza riguarda però i veicoli alimentati con carburanti compatibili con la direttiva RED, inclusi diversi biocarburanti, che potrebbero essere equiparati alle auto elettriche come “veicoli a zero emissioni”. Una definizione che rischia di svuotare completamente il senso del regolamento europeo.
Perché un conto è ridurre le emissioni sull’intero ciclo produttivo e logistico di alcuni carburanti alternativi; altro è considerare “zero emissioni” un’auto che continua ad avere un tubo di scarico. È una scelta politica prima ancora che tecnica.
Dietro la retorica della “neutralità tecnologica” si intravede soprattutto la volontà di prolungare la vita industriale del motore endotermico europeo, evitando decisioni drastiche nel breve termine. Ma il rischio è quello di restare intrappolati in tecnologie di transizione mentre il resto del mondo consolida il vantaggio industriale sull’elettrico.
Un favore alle lobby più che all’industria europea
Non sorprende che la bozza sia stata accolta con entusiasmo dall’industria dei carburanti e dai costruttori tradizionali. L’Unem parla di approccio “realistico”, mentre Acea invoca un quadro normativo più “equilibrato”.

Molto più dura la reazione di Transport & Environment, secondo cui il testo “va oltre ogni ragionevolezza” e potrebbe perfino consentire ai produttori di rispettare gli obiettivi 2035 senza vendere nemmeno un’auto elettrica.
L’accusa più pesante riguarda però gli investimenti: creare incertezza normativa oggi significa rallentare la costruzione delle gigafactory europee, frenare lo sviluppo delle supply chain continentali e scoraggiare gli investimenti nelle tecnologie elettriche. Si è calcolato per esempio che le case auto europee hanno già investito nell’elettrificazione ben 200 miliardi di euro.
La “bozza Salini” viene presentata come pragmatismo. Ma potrebbe trasformarsi nell’ennesima occasione persa per l’industria europea dell’auto.
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Diciamo la verità: come si vede dai dati di vendita, della bozza salini il mercato se ne sbatte e al massimo servirà per usi meno nobili ma più utili.
Quando si pensa al motore termico si dovrebbe conoscere come funziona tutta la filiera, i costi energetici prima per la ricerca poi per l’estrazione, per raffinazione, trasporto (*più rischio catastrofi ecologiche) ricatti dai paesi esportatori, rete distributiva, energia spesa per far arrivare il gasolio nel serbatoio, + inquinamento dalle emissioni delle auto che bruciano il carburante. Fatti questi conti che ammontano a cifre enormi senza contare tutti i rischi si dovrebbe contare anche la strage degli innocenti da emissioni e in Italia abbiamo la pianura padana che vince sempre il 1° premio per la qualità dell’aria più tossica.
Come se non bastasse queste scelte da ultimo paese da terzo mondo ci porteranno al quarto mondo letteralmente solo come paese consumatore di prodotti realizzati da terzi.
Credo che comunque le persone faranno la loro scelta ci vorrà più tempo rispetto agli altri ma la prossima generazione ci arriverà da sola.
Rimarranno i paladini italiani che ricorderemo come i bastoni tra le ruote, zecche sui cabasisi, è l’onore, il ricordo che lascieranno.
Si è deciso che la guerra la vince la Cina. E così sia. Tanto guidiamo già tutti le cinesi
La guerra che attualmente vede combattere solo chi vuole un’auto elettrica…per gli altri nessuna guerra.
È inutile girarci attorno, i numeri delle elettriche non sono sostenibili dai costruttori non Cinesi…e tra l’altro pure i Cinesi presentano modelli endotermici.
scusa, mi ricordi quanto costa il gasolio?
sicuro sicuro che non vi sia nessuna guerra per gasolio/benza?
Fabio, se i costruttori europei no si sbrigano a fare modelli BEV a prezzo ragionevole si troveranno con sempre minori compratori visto che se passa la bozza poi devono per forza di cose smantellare gli iperdazi ai cinesi e quelli ci sommergeranno di BEV a prezzi così bassi che le persone compreranno BEV perché gli converrà economicamente.