In Umbria si ripete – con toni diversi ma con la stessa dinamica vista in Sardegna – lo scontro istituzionale sulle aree idonee per le rinnovabili. C’è il caso Fiorello: dopo le sue battute e critiche, la giunta regionale è intervenuta sul progetto di un parco eolico (leggi qui). Il punto politicamente rilevante, però, è un altro: il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge regionale sulle aree idonee, in particolare la parte che definisce le aree non idonee (art. 88, commi 1 e 2). Cosa significa? Secondo il Governo, una Regione può ampliare le aree idonee, ma non può stabilire quali siano quelle non idonee. Da qui lo scontro che ora si sposta davanti ai giudici. E il caso interessa tutte le Regioni che hanno individuato le aree non idonee. Un ginepraio che crea incertezza e blocca gli investimenti.
Il Governo Meloni: «Rispettare leggi nazionali ed europee»
La posizione del Governo è netta: alcune disposizioni della legge regionale umbra risultano in contrasto con la normativa italiana ed europea sulla produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia. Secondo l’Esecutivo, la Regione viola gli articoli 97 (imparzialità dell’azione amministrativa) e 117, terzo comma (riparto delle competenze legislative), della Costituzione.
Il nodo è questo: l’Umbria – e ancor più la Sardegna, che ha dichiarato non idoneo il 99% del territorio – ha individuato aree non idonee all’installazione di impianti rinnovabili. Ma questo potere, secondo il Governo, non è riconosciuto dalla legislazione nazionale. Le Regioni possono ampliare le aree idonee, non definire quelle non idonee.

In sostanza, non è possibile stabilire in anticipo se un’area sia idonea o meno: serve una valutazione caso per caso, impianto per impianto.
Un esempio concreto: vicino a un sito archeologico è giusto prevedere una fascia di rispetto, ma non si può escludere a priori l’intera zona dalle rinnovabili. Sul singolo progetto ci sarà poi una valutazione, che potrà essere positiva o negativa.
Attenzione: questo non significa che tutte le aree siano automaticamente idonee. Significa che deve esserci una valutazione tecnica puntuale, progetto per progetto.
Con il Dl Agricoltura, sulla quasi totalità del suolo agricolo – con eccezioni molto limitate – non è più possibile installare pannelli a terra. L’unica forma ammessa è l’agrivoltaico, un sistema regolato in modo stringente: deve essere garantita la continuità delle coltivazioni e la reale coesistenza tra attività agricola e produzione energetica.

A questi vincoli si aggiungono quelli legati ai siti UNESCO, ai vincoli culturali e ai vincoli paesaggistico‑naturalistici. Ma non possono essere interpretati in modo estensivo, come ha fatto la Regione Sardegna, che ha dichiarato idoneo solo l’1% del territorio.
L”opposizione dell’Umbria, Toscana e Sardegna
Giorgia Meloni, rispondendo in Parlamento alle critiche del centrosinistra, ha fatto nomi e cognomi: «Sono altri che non hanno fatto nulla per le rinnovabili, non noi. Una cosa sono le posizioni che si sostengono in Parlamento e una cosa è quello che poi accade quando gli impianti vanno fatti e c’è qualcuno sul territorio che deve dare l’autorizzazione. Tra i presidenti di Regione che più si oppongono c’è la Sardegna e la Toscana». Una linea di frattura evidente.
De Pascale: “Il fabbisogno è nazionale, non regionale. Le rinnovabili si fanno dove rendono di più”
Molto dura anche la reazione dell’Umbria al ricorso del Governo. Alla vigilia dell’incontro con Jeremy Rifkin – figura di riferimento del mondo ambientalista – insieme a Verdi, Sinistra Italiana, Legambiente, Greenpeace e WWF, l’assessore all’Ambiente Thomas De Luca difende la scelta delle aree non idonee. Accusa l’Esecutivo di voler «scardinare la pianificazione territoriale verso una totale assenza di regole per permettere che dell’Umbria venga fatta carne da macello».
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Qual è la logica regionale? «Non significa porre divieti assoluti a priori, come abbiamo specificato nel comma 1‑bis dell’articolo 88», spiega De Luca. «Significa esercitare il diritto‑dovere di pianificazione per evitare che le aziende perdano tempo e denaro investendo in contesti ad alto rischio di diniego». Ad alto rischio, sì, ma non necessariamente privi di opportunità.
La direzione? Autoconsumo e comunità energetiche…
Il passaggio chiave per comprendere la scelta politica dell’Umbria è questo: «La nostra visione resta quella di una transizione democratica e governata dai territori, che incentivi le Comunità Energetiche Rinnovabili e l’autoconsumo per famiglie e imprese, e che preveda anche impianti industriali ma non in aree non idonee». Segue la stoccata al Governo: «Non permetteremo che la retorica della destra sulla difesa della Patria si traduca, alla prova dei fatti, nella cessione pezzo per pezzo del nostro territorio a logiche esclusivamente di profitto».
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Ma qui si apre il nodo teorico e pratico. Riprendendo il sociologo Ignacy Sachs, uno dei principali studiosi dello sviluppo sostenibile, la transizione non può poggiare solo sulle dimensioni sociale, geografica, culturale e ambientale: deve includere anche quella economica. Per realizzare davvero la decarbonizzazione – e nel rispetto del paesaggio, dato che le rinnovabili non producono inquinamento – servono anche impianti industriali. In caso contrario, si spalanca la strada a soluzioni alternative molto più controverse: dal ritorno del nucleare all’assurdo della metanizzazione in Sardegna.
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Sul fronte dell’autoconsumo, l’Umbria è passata dalle parole ai fatti con due bandi per un totale di 25 milioni di euro. Due misure pensate «per accompagnare in modo integrato le imprese umbre in un percorso strutturato di autonomia e risparmio energetico, in un contesto geopolitico in cui la volatilità dei mercati energetici e le tensioni sulle forniture rendono la transizione verso le rinnovabili non solo una scelta ambientale, ma una necessità strategica». Una strategia condivisibile, ma che – per produrre risultati concreti – richiede comunque anche qualche impianto industriale.
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Sardegna e Umbria: sono veramente basito che siano due regioni guidate da giunte di centrosinistra a resistere in modo così irrazionale e antistorico alla diffusione delle fonti di energia rinnovabili. 🤬
se ho capito, in questo contrasto c’è un certo “gioco delle parti”, mi spiego:
1) Legambiente, WWF, Verdi, etc hanno criticato aspramente la legge regionale come era stata proposta una prima volta, perchè effettivamente per quel che sto leggendo sembra abbastanza restrittiva e in molte parti; e come è riproposta in seguito, con modifiche più fittizie che effettive; e per come viene tuttora difesa dall’assessore Thomas De Luca che invece insiste su media e socials con la retorica spesso usata dal M5S contro i grandi impianti e il puntare quasi solo ad impiantini sui tetti per autoproduzione, che però sappiamo da soli non bastano
lo scrivo perché la frase nell’articolo qui sopra su chi era presente ad una conferenza, potrebbe risultare ambigua e far pensare l’opposto
https://www.umbria24.it/attualita/ambientalisti-contro-legge-umbra-sulle-rinnovabili-poco-coraggio-de-luca-esterrefatto/
https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/greenpeace-legambiente-e-wwf-bocciano-la-legge-regionale-umbra-sulle-aree-idonee/
2) i vincoli eccessivi proposti nella legge regionale, seguivano gli obblighi imposti e le possibilità concesse senza contrappesi dall “infame” decreto governativo nazionale aeree idonee del 2024
..varie sentenze amministrative hanno in seguito imposto al governo di correggere in parte e controvoglia (con “ricorso al ricorso”) tale decreto nelle parti che erano più anti-costituzionali e anti-norme europee; in aggiunta, negli ultimi mesi, la crisi dei prezzi energia e il rischio di linciaggio mediatico, sta ulteriormente forzando il governo a fare almeno piccole concessioni si facciata per ridurre alcuni dei tantissimi ostacoli e incertezze normative che ha creato alle autorizzazioni
a questo punto mentre il governo cerca di spacciarsi come “amico delle rinnovabili” mentre continua a tenere il grosso dei freni tirati,in ossequio agli interessi ENI, quelle Regioni che avevano in recepito le forti limitazioni alle installazioni come da impostazioni governative peggiorative del 2024, e ora per motivi di populismo e scarsa lungimiranza, non se la sono sentita di riaggiornare le normative regionali in senso migliorativo..
.. si trovano in una posizione di “fallo di contropiede” rispetto al governo, dando la possibilità a quest’ultimo di attaccarle politicamente e apparire mediaticamente come “difensore delle rinnovabili”, avere capri espiatori “le Regioni che sono cattive”, di essere colpevole ed atteggiarsi a vittima
..quando invece, se ci fosse la volontà al governo, con pochi ritocchi alla normativa nazionale sarebbero superabili in 60 gg le limitazioni in quantità alle autorizzazioni, i ritardi eccessivi da 5 a 8 anni, gli extracosti e le inceterzze imposti ai progetti e agli impianti, e anche le ostilità locali (banalmente alzando le compensazioni ai Comuni, dal 3% attualedel fatturato degli impianti, ad un 5% per es. specialmente per l’eolico)
Allora questo assessore umbro e chi lo avesso sostenuto per me è un pericolo pubblico, perché per fare la sua propaganda sui sociasl (che ho provato a leggere e non mi piace proprio: per osteggiare i grandi impianti parla di buona cucina italiana, tradizioni antiche, speculatori energetici.. mi sembra di sentire Lollobrigida o Prandini), ha difeso delle parti e cavilli eccessivamente ostacolanti nella legge regionale umbra, che erano stati criticati da tanti ed era stato avvisato che la legge sarebbe stata facilmente impugnata come “non costituzionale” dal Consiglio dei Ministri, come poi è successo; e fin qui ci può stare l’errore politico; ma poi ha perseverato, la riscrittura ha lasciato i punti critici, modificati solo a livello di semantica, ottenendo una seconda impugnazione, la paralisi degli investimenti, e l’assist mediatico al governo
se voleva fare la sua politica locale populista contro i grandi impianti, poteva tenere buona parte delle limitazioni ma cancellando almeno gli aspetti anti-costituzionali e retroattivi.. cioè forse è scarso anche in tattica, a meno che non gli piaccia ottenere visibilità anche per aver fatto da controparte al governo
mi ha fatto pensare ad un altro evento di questi gg relativo ad un parlamentare non scaltrissimo del M5S che ha usato una espressione ambigua percriticare la premier, la quale lo ha trasformato in un assist mediatico, ed poi ha dichiarato ridendo “Questi lavorano per me”
Mi piacerebbe tanto che la stessa sollevazione popolare e solerzia delle istituzioni locali valesse anche per gli insediamenti industriali / commerciali (perché si possono costruire enormi capannoni e centri commerciali in aree pregiate per agricoltura o interesse paesaggistico/storico?) o devastare centinaia di km per installare elettrodotti a vista (quando magari si potrebbero interrare e far sparire alla vista.. anche se costa ovviamente di più ma senza danni ambientali permanenti).
La “macchina del fango” scatta soltanto per le installazioni che meno inquinano?
Io vivo o transito vicino a zone coperte da grandi estensioni di serre, oltre ai capannoni industriali e commerciali… ma non ricordo nessun commento pesante sulla loro presenza.. nessuna manifestazione in strada… o attacco mediatico sui social…
Tutti però si lamentano degli inquinanti da petrol-chimici o aree aero-portuali (giustamente !!): li vogliamo eliminare o no ?
Vogliamo provare a diventare energeticamente non inquinanti MA SOPRATTUTTO autonomi come nazione.. o preferiamo svenarci con acquisti all’estero.. magari finanziando anche nazioni irrispettose dei diritti umani o guerrafondai invasori di stati confinanti (e la lista non si ferma alla Russia..) ?
se ho capito, in Umbria il target di installazioni rinnovabili al 2030 stabilito dal PNIEC sarebbe 1,8 GW, molto poco, penso sia in proporzione alla estenzione/popolazione (e alla poca industria?);
.. eppure sarebbero solo al 20% di tali installazioni, cioè sono molto indietro
per quanto possano immaginarsi di essere un parco naturale integrale senza alcun segno dell’uomo a perdita di vista in ogni vallata, non penso sia così, e potrebbeero avere alcuni crinali adatti che sò per 7 parchi eolici, ogni parco con 7 turbine da 6 MW, cioè 0,3 GW totali, oppure le turbine più piccole da 1-2 MW ognuna, e/o almeno i pascoli da mettere ad agrivoltaico con pastorizia o le aree vicino alle strade per il fotovoltaico, per 1,1 GW totali, oltre a tetti di capannoni e case per un altro 0,4 GW?