UK, dubbi sulla ricarica “reale” alle colonnine. Un’indagine rivela che…

UK dubbi sulla ricarica



Uno studio condotto in UK solleva dubbi sulla ricarica “reale” alle colonnine  pubbliche. Secondo l’analisi, una colonnina su tre eroga meno elettricità di quella fatturata, con potenziali conseguenze economiche per gli automobilisti. E nessuno controlla. Il tema è già finito all’attenzione di una commissione parlamentare britannica.

La ricerca è stata realizzata dall’organismo indipendente EVCI Global e resa pubblica dal quotidiano The Telegraph. Il rapporto è stato successivamente trasmesso a una commissione del Parlamento britannico, segno che la questione viene considerata rilevante anche dal punto di vista regolatorio.

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I numeri dell’indagine: fino al 37% di kWh in meno

Secondo i dati raccolti nello studio, il 31,5% delle colonnine analizzate supererebbe i margini di errore consentiti nella misurazione dell’energia. In altre parole, alcune infrastrutture sovrastimano o sottostimano i kWh effettivamente erogati rispetto a quanto indicato sul display.

In quasi il 15% dei casi la differenza registrata sarebbe superiore al 5%, in entrambe le direzioni. Significativo il caso limite individuato in una stazione di ricarica, che avrebbe fornito il 37% di energia in meno rispetto al valore indicato.

Per gli automobilisti che dipendono dalla ricarica pubblica – soprattutto chi non ha accesso a una presa domestica – la questione può avere un impatto diretto sui costi di utilizzo dell’auto elettrica.

Il 2% di errore consentito. Ma i controlli?

Il confronto con il settore dei carburanti tradizionali è uno degli aspetti che emerge con più forza dal rapporto. Nel Regno Unito, infatti, i distributori di benzina e diesel sono soggetti a controlli metrologici molto rigorosi, con tolleranze comprese tra –0,5% e +1%. Per le colonnine di ricarica pubbliche, invece, la normativa consente un margine di errore fino al 2% nella misurazione dell’energia.

Il problema, secondo lo studio, è che una quota significativa delle infrastrutture analizzate supererebbe anche questa soglia, mettendo in discussione l’affidabilità delle misurazioni.

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Gli operatori: “Solo casi isolati”

Gli operatori del settore contestano però la portata del fenomeno. L’associazione ChargeUK, che rappresenta diversi gestori di infrastrutture di ricarica nel Paese, sostiene che si tratti di episodi isolati. L’organizzazione sottolinea inoltre la maggiore complessità tecnica nella misurazione dell’energia elettrica, rispetto alla contabilizzazione dei carburanti liquidi.

Il Ministero dei Trasporti britannico ha ricordato che i Charge Point Operator (CPO) devono comunque garantire una precisione dei sistemi di misura entro il limite massimo del 2% previsto dalla normativa.

Ricarica reale: questione di trasparenza e fiducia

Al di là della questione tecnica, il tema tocca un aspetto cruciale: la fiducia degli utenti nella rete di ricarica pubblica.

Se gli automobilisti percepiscono che l’energia pagata non corrisponde a quella effettivamente ricevuta, il rischio è quello di alimentare dubbi sull’affidabilità del sistema, proprio in una fase in cui la diffusione delle auto elettriche dipende anche dalla qualità delle infrastrutture.

Per questo motivo diversi osservatori ritengono utile replicare indagini simili in altri Paesi europei, compresa l’Italia, dove la rete pubblica di ricarica continua a crescere rapidamente. Verifiche indipendenti sulla precisione dei contatori energetici delle colonnine potrebbero contribuire a rafforzare la trasparenza del sistema e la fiducia degli utenti.

  • LEGGI anche: “Benzina e ricarica con prezzi esposti a confronto: così si fa” e guarda il VIDEO

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