UK: caro benzina e clima estremo spingono le BEV. Ma Londra vuole frenare

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In UK si pensa di allentare gli obiettivi sulle auto elettriche proprio mentre il Paese affronta caro benzina, ondate di calore, siccità e incendi. La consultazione avviata dal governo mette in discussione il percorso che dovrebbe portare all’80% di auto a emissioni zero nelle nuove vendite entro il 2030. Una scelta che appare ancora più paradossale considerando che le vendite di BEV stanno crescendo e che, a luglio, hanno raggiunto il 27,4% delle nuove immatricolazioni.

Il paradosso è il punto centrale della vicenda: mentre diversi fattori economici e geopolitici stanno rendendo più interessante l’elettrificazione, Londra sta valutando di concedere maggiore spazio alle motorizzazioni tradizionali.

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Il mandato ZEV sotto esame

Il Regno Unito ha introdotto nel 2024 il ZEV Mandate, che impone ai costruttori quote crescenti di veicoli a emissioni zero: il 33% delle vendite nel 2026, l’80% nel 2030 e il 100% nel 2035. Il sistema prevede anche meccanismi di flessibilità e sanzioni per i produttori che non rispettano gli obiettivi.

Ora il governo ha aperto una consultazione con quattro possibili percorsi. Tre prevedono di mantenere il traguardo del 2035 ma ridurre quello intermedio del 2030 fino al 50%, mentre una quarta ipotesi lascerebbe invariati gli obiettivi introducendo ulteriori margini di flessibilità per le case automobilistiche.

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È una revisione che arriva nonostante i dati non descrivano un mercato elettrico in crisi. A luglio le BEV hanno rappresentato il 27,4% delle nuove immatricolazioni britanniche, mentre le vendite risultano in crescita rispetto allo scorso anno.

Il paradosso del petrolio caro

La parte più interessante del ragionamento, fa notare il sito Electrek, riguarda però l’energia. La crisi geopolitica ha spinto verso l’alto i prezzi del petrolio e in Gran Bretagna la benzina è arrivata a circa 1,62 sterline al litro, con il diesel che ha toccato livelli ancora più elevati.

In questo contesto l’auto elettrica non è soltanto una tecnologia per ridurre le emissioni. È anche un modo per ridurre l’esposizione delle famiglie e del sistema economico alla volatilità del petrolio. L’elettricità, soprattutto quando prodotta da fonti rinnovabili nazionali, permette infatti di spostare una parte della spesa energetica dalla dipendenza dai combustibili importati verso una produzione interna. Come nel resto dell’Europa

È una questione particolarmente rilevante anche per l’E, infatti la sicurezza energetica non passa soltanto dalla quantità di energia disponibile, ma anche dalla possibilità di scegliere quale fonte utilizzare e quanto dipendere dai mercati internazionali dei combustibili fossili.

E mentre il clima presenta il conto

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Il nuovo premier Andy Burnham

Il secondo elemento del paradosso è climatico. Il Regno Unito sta attraversando un’estate eccezionalmente calda, con siccità e incendi che hanno interessato diverse aree del Paese. Proprio mentre il primo ministro Andy Burnham visitava le zone colpite dagli incendi, il governo annunciava la consultazione sul futuro degli obiettivi per le auto elettriche.

La critica non riguarda quindi soltanto la velocità della transizione automobilistica, ma la coerenza della politica energetica: se l’obiettivo è ridurre contemporaneamente dipendenza dal petrolio, costi energetici ed emissioni, rallentare l’elettrificazione dei trasporti significa intervenire proprio su uno dei settori dove la sostituzione dei combustibili fossili è più diretta.

Il costo di una retromarcia

Secondo una stima dell’Energy & Climate Intelligence Unit, portare l’obiettivo 2030 dall’80% al 50% potrebbe tradursi in 5,8 milioni di auto elettriche in meno sulle strade britanniche e in 23,6 miliardi di sterline di maggiori costi energetici cumulati per le famiglie entro il 2050.  Si tratta della  una stima elaborata da un’organizzazione favorevole a una politica climatica più stringente e non di una previsione indipendente del governo. Tuttavia il punto sollevato è interessante: allentare un obiettivo industriale non significa necessariamente ridurre i costi della transizione. Può al contrario prolungare la dipendenza da carburanti che il Paese non controlla, aumentando per anni i costi energetici.

Tutto questo non vale solo per il caso britannico: il  dibattito sull‘allentamento dei target emissivi riguarda tutta l’Europa, sottoposta alla forte pressione dell’industria automotive. Il fatto è che il forte aumento delle vendite di auto elettriche in tutto il Continente, sta premiando i produttori auto cinesi a discapito dei competitor europei. Questo dimostra quanto sia delicato il rapporto fra politiche industriali, sicurezza energetica e decarbonizzazione dei trasporti. In un mercato automobilistico europeo che sta aumentando la quota di elettrico, però, cambiare direzione a metà percorso può avere conseguenze non soltanto climatiche, ma anche industriali.

  • LEGGI ancheAutotorino: «L’auto elettrica non torna indietro, ora infrastrutture e fiducia» e guarda il VIDEO

Visualizza commenti (5)
  1. Come scritto allentatare il target non vuol dire che non ci si arrivi lo stesso, perché la spinta alle BEV arriva dai costi di gestione e dal leasing con salary sacrifice, quindi vettura pagata sul lordo, che rimane.

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