Mentre sperimenta i robotaxi in giro per il mondo, Uber sembra scegliere una strada diversa per il mercato taxi parigino: l’idrogeno. La compagnia americana ha annunciato un investimento in HysetCo, società specializzata nella mobilità a idrogeno nell’Île-de-France, con l’obiettivo di portare migliaia di taxi fuel cell sulla propria rete nei prossimi anni.
L’accordo prevede che entro fine anno circa un taxi su cinque della flotta “Business Taxi” di Uber a Parigi utilizzi alimentazione a idrogeno. Sul medio termine, l’obiettivo è arrivare a quasi 2.000 taxi H2 integrati nella piattaforma Uber entro il 2031.
Una scelta controcorrente, che riaccende il dibattito sul ruolo dell’idrogeno nella mobilità urbana professionale.

Uber investe sull’idrogeno francese
Il gruppo americano entra nel capitale di HysetCo attraverso un prestito convertibile, anche se l’entità economica dell’operazione non è stata resa pubblica. L’operazione è anche simbolica: è infatti il primo investimento diretto di Uber in una società francese.
Dietro questa scelta c’è una strategia più ampia. Uber sta cercando di rafforzare la propria presenza nel settore taxi tradizionale, storicamente molto conflittuale soprattutto in Francia, e contemporaneamente ampliare l’offerta premium per i clienti business.
L’introduzione dei taxi a idrogeno rientra anche in una logica di differenziazione “zero emissioni”, accanto ai veicoli elettrici a batteria già presenti sulla piattaforma.
HysetCo, partner solido a Parigi
HysetCo non è un operatore emergente. La società opera da circa cinque anni nella regione parigina con un modello integrato che comprende noleggio veicoli, manutenzione, assicurazione e accesso alle stazioni di rifornimento idrogeno.
L’obiettivo dell’azienda è proprio quello di offrire agli operatori professionali un ecosistema completo, riducendo la complessità tecnologica e infrastrutturale tipica dell’idrogeno.
Attualmente HysetCo gestisce oltre 800 veicoli, principalmente taxi e flotte aziendali. Tra gli azionisti della società figurano nomi importanti come Air Liquide, TotalEnergies, Toyota e il fondo specializzato Hy24.

L’idrogeno, scommessa ancora fragile?
Nonostante le buone intenzioni di Uber e HysetCo, il settore continua tuttavia a mostrare forti criticità in Francia. Negli ultimi mesi il mercato parigino dell’idrogeno è stato infatti attraversato da tensioni importanti, soprattutto dopo la crisi di Hype, uno dei pionieri dei taxi fuel cell francese.
La società, attiva dal 2015, ha recentemente deciso di abbandonare gradualmente l’idrogeno per passare alle batterie elettriche, a causa di costi energetici elevati, difficoltà di approvvigionamento e problemi infrastrutturali. Elementi che evidenziano quanto la filiera H2 sia ancora lontana dalla maturità industriale raggiunta dall’elettrico a batteria.
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Il nodo della rete distributiva
In generale, in Europa, la mobilità a idrogeno sta vivendo un momento di stallo. Molti costruttori automobilistici stanno infatti ridimensionando gli investimenti sulle fuel cell leggere, concentrandosi soprattutto su truck, logistica pesante e applicazioni industriali.
Per il settore dei taxi urbani, l’idrogeno potrebbe in effetti offrire alcuni vantaggi teorici – come i tempi di rifornimento rapidi e l’elevata percorrenza giornaliera – ma il vero nodo resta la rete distributiva. Né Uber né HysetCo hanno infatti ancora chiarito come verrà ampliata l’infrastruttura di rifornimento necessaria per sostenere una flotta da 2.000 taxi fuel cell nell’area parigina. Ed è proprio su questo punto che si giocherà gran parte della credibilità del progetto nei prossimi anni.
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