Trump va alla guerra del petrolio. Che Dio ce la mandi buona

In un anno da inquilino della Casa Bianca Donald Trump ha ordinato a suoi marines tre “operazioni militari speciali”: in Iran (contro gli impianti di arricchimento dell’uranio); in Nigeria (contro i gruppi armati islamici che terrorizzano le comunità cristiane); in Venezuela (contro il narcotraffico del governo Maduro). E, fortunatamente senza sparare un colpo, ha rivendicato la potestà statunitense su Groenlandia (per motivi di sicurezza nazionale) e Canada (per difenderlo dalle mire russe e cinesi e farlo rifiorire con le sue ricette economiche).

Con la scusa della “dottrina Monroe”

Abbiamo riportato tra parentesi le motivazioni addotte dal presidente americano per giustificare altrettante palesi o implicite violazioni del diritto internazionale. O se preferite, veri e propri atti di prepotenza. A suo dire si rifà alla ottocentesca “dottrina Monroe” che rivendica la primazia Usa sul continente americano. Eppure solo tre dei Paesi che ha messo nel mirino  sono americani in senso geografico e solo due in senso politico.

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Il Risiko del petrolio: riserve accertate e quota percentuale sul totale mondiale

E quindi: cos’hanno in comune questi cinque oggetti del desiderio trumpiano?  L’abbiamo chiesto al professor Leonardo Setti, docente di Energie rinnovabili e Sistemi energetici all’Università di Bologna, nonchè fondatore e presidente del Centro per le comunità solari.  Il Venezuela, ci ha risposto, è il Paese al mondo con le maggiori riserve di petrolio (18% del totale mondiale); il Canada è il terzo (10,35%); l’Iran il quarto (9,5%), la Nigeria il decimo (2,13%). La Groenlandia è sostanzialmente inesplorata, coperta com’è di ghiacci perenni, ma le stime convergono su un dato impressionante: potrebbe essere il terzo maggior scrigno di oro nero, con il 13% del totale. Conclusione: Trump ha accesso la miccia della “guerra del petrolio” che lo stesso Setti profetizzò come imminente in questa intervista a Fuoco Amico dello scorso aprile.

Petrolio al lumicino: rinnovabili subito o sarà guerra per l’energia

In trincea a difesa del giacimento Premiano del Texas

Setti pensava allora a una guerra commerciale – con i dazi c’è anche quella – combattuta, sui prezzi, dalla trincea del Bacino Premiano del Texas, il più grande giacimento petrolifero del Pianeta già avviato verso l’esaurimento nell’arco di 10-15 anni.  Alla luce degli ultimi eventi, però, si delinea una scenario più ampio e più preoccupante.

La produzione petrolifera Usa (20 milioni di barili al giorno, il 20% del totale mondiale, 6 milioni di barili dai giacimenti tradizionali ancora  attivi e 14 dai pozzi  non convenzionali, con la tecnica del fracking) copre appena il fabbisogno interno. Il greggio da fracking, inoltre, è troppo “leggero”. Per essere lavorato nelle raffinerie americane deve essere “tagliato” con quello “pesante” estratto dalle sabbie bituminose. Come quello venezuelano e canadese.

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 Un campo petrolifero texano visto dallo spazio: centinaia di pozzi ovunque per sfruttare fino all’ultima goccia di greggio grazie alla tecnica del fracking

 

Trump contro OPEC, sfida all’ultima goccia di petrolio

Ed è competitivo solo se i prezzi internazionali si mantengono al di sopra dei 60 dollari al barile. A prezzi inferiori si estrae in perdita: i pozzi si chiudono e non val la pena di trivellarne di nuovi. Addio al famigerato motto di Trump «drill, baby drill».

Fateci caso: il prezzo massimo dell’ultimo anno (77,50 dollari al barile sul mercato spot ) risale a metà gennaio 2025, pochi giorni prima dell’insediamento ufficiale di Trump alla Casa Bianca. Da allora oscilla attorno ai 60 dollari, con tendenza a scendere attorno ai 55 dollari. Lo deprimono ogni volta i ripetuti aumenti di produzione decisi dal cartello OPEC che rappresenta i big mediorientali, d’intesa con i  Paesi emergenti (BRICS). Un  tentativo, fin qui riuscito, di cuocere a fuoco lento l’industria petrolifera statunitense .

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Andamento del prezzo medio in dollari del petrolio Brent europeo e del West Texas intermediate (WTI). Fonte: Reuters

Gli obiettivi di Trump: prezzi alti e le mani sui rubinetti

Riassumendo la visione di Setti: nel medio-breve termine  l’industria petrolifera americana, tanto cara a Trump in quanto tanto generosa nel finanziarne la campagna elettorale, può restare sul mercato solo a due condizioni:

  • che il prezzo internazionale del petrolio resti alto
  • che gli Stati Uniti abbiano un accesso sicuro e blindato al petrolio “pesante” del Venezuela (ma con tutto il sistema di estrazione da ricostruire ex novo, e ci vorranno molti anni) oppure, e in aggiunta, a quello già pronto del Canada.

Entrambe le condizioni richiedono che gli Stati Uniti abbiano un controllo politico diretto sui due Paesi e un’influenza determinante sulle aree limitrofe come Messico, Brasile, Argentina e Cuba. Decidendo come e quando aprire i rubinetti del petrolio e dove dirigerne i flussi. Una nuova OPEC, insomma,  in funzione degli interessi delle sue Big Oil.

Il sogno distopico: l’oro nero della “Green land”

Nel lungo termine l’America di Trump punta a mettere le mani sulle possibili riserve non ancora scoperte, come quelle dell’enorme Groenlandia. Che oggi sono protette da ghiacci profondi  fino a 3.000 metri, ma che si ridurranno del 60% a fine secolo grazie al surriscaldamento globale che Trump nega (e intanto fa di tutto per non contrastare, con l’uscita dall’Accordo di Parigi a da 66 istituzioni internazionali di contrasto alla crisi climatica). Un disegno distopico ed inquietante, che però è impossibile non vedere.

E l’Europa? Potrà incunearsi come “terzo polo” nel duello  Trump-OPEC, magari accettando l’invito di un preoccupatissimo  Mark Carney, il premier canadese  che a Davos ha lanciato  l’idea di un blocco di medie potenze? Setti pensa che non via siano altre possibilità, se non “Finire nel menù, anzichè sedere a tavola” secondo la metafora di Carney.

L’Europa? Se non sta a tavola, finisce nel menù

«L’Europa può sperare in un futuro di autentica sovranità energetica e politica solo accelerando il passaggio alle fonti rinnovabilicommenta il professore -. Ma una rivoluzione tecnologica e sociale di queste proporzioni non si può gestire dall’alto: deve essere percepita come valore da ogni cittadino e condivisa. Le resistenze al passaggio all’auto elettrica dimostrano quanto sia difficile, in una società democratica e di libero mercato. Ci vorranno come minimo vent’anni; intanto  avremo ancora bisogno del petrolio e del gas altrui». Che Dio ce la mandi buona.

  • Guarda anche il VIDEO di Luca Pagni

 

Visualizza commenti (15)
  1. stanno uscendo i dati delle nuove installazioni nell’anno 2025
    — in Cina sono state installati nuovi circa 450 GW (!) di nuove rinnovabili,
    cioè oltre 500 GW, tenendo conto che il dato del fotovoltaico cinese viene comunicato come potenza AC massima in uscita dall’inverter, e non come potenza DC dei pannelli solari
    — leggo che anche India sta macinando record di installazioni; penso sia la migliore risposta a Trump e Putin; peccato il governo italiano non concordi

    — a livello mondiale, forse saranno più di 800 nuovi GW potenza rinnovabili (erano circa 700 GW l’anno scorso) nonostante il rallentamento in America;
    — accumuli a batteria per 300 GW-h nuovi aggiunti nel 2025

  2. A me sembra che la corsa all’accaparramento dei distretti petroliferi negli ultimi decenni prima che diventi marginale l’uso di idrocarburi sia un po’ folle per questioni non certo ambientali ma geopolitici (indipendenza da “alleati scomodi”) e soprattutto di convenienza finanziaria (sempre più palese) oltre che rapidamente implementabile ed adattabile…
    Ci son tante raffinerie che lavorano attualmente prodotti di un certo tipo di giacimenti che non possono trattare quelli di altre zone perché non possono rapidamente ed economicamente cambiare l’ “alambicco”: occorrono centinaia di milioni e diversi anni per adeguarsi, così come non è sostenibile economicamente (a parte i criteri ambientali) continuare a spedire a giro per il mondo GNL via nave al posto di pipeline come nei tempi “di pace” goduti sino a pochi anni fa: in caso di conflitti le flotte son facilmente bloccabili/affondabili e non ci si può fare conto per settori vitali.. Gli USA a restare indietro sulle filiere produttive e le installazioni di F.E.R. rispetto al competitor cinese (ma anche India e paesi arabi) si sta giocando il ruolo di potenza mondiale: rischia di diventare una “potenza minore” con una “vecchia potenza” energetica.

  3. ps: Putin al momento immagino non sia più solidale con OPEC quando questo fa abbassare i prezzi del petrolio, perché ora ha un problema di minori entrate economiche che gli servivano per pagare la guerra, con le sanzioni ha perso molte esportazioni di metano, e se come ora anche il petrolio viene pagato meno, perde ulteriori entrate

    grazie per l’intervista molto bella,
    mi aiuta a chiarirmi le idee quando mi chiedo se trump si muove a caso nel creare caos, alla giornata, per distrarre e avere visibilità e potere, mentre durante “il trollaggio” dei polli (media, politici, elettori) la sua famiglia si arricchisce, o se sia mosso da razionalità, ad es. per la caccia al petrolio

    perchè è indiscutibilmente bravo nelle strategie comunicative (per un certo tipo di pubblico) e per fare i suoi interessi, mentre non mi sembra in grado di seguire strategie economiche complesse per l’america, ne da giovane ne tanto meno adesso

    allora la risposta forse è : oltre al suo caos, più che delle strategie sue, segue in parte e in modo pasticciato delle “direttive”, cioè strategie ragionate da altri più lucidi, e a cui in parte deve rendere conto; in questo caso le industrie fossili (oltre ad alcune big tech) che lo hanno sostenuto e lo sostengono anche ora

    va da sè che le industrie fossili hanno un difetto di visione congenito legato al loro profitto, ragionano su un futuro dell’america che dovrebbe essere al più lungo possibile ancora a petrolio, metano e carbone.. in questo senso avrebbe senso un risiko del petrolio con mosse che ragionano anche a oltre i prossimi 20-30 anni

    se invece si crede che l’elettrificazione dell’energia e dei servizi sarà realtivamente rapida (e tra questi c’è anche il non simpatico ma più lucido Musk, che ha appena annunciato che già solo le sue aziende installeranno rapidamente 100-200 GW di fotovoltaico), allora tutti questi casini e aggressioni estere sono meno razionali e fanno più parte del delirio di un autocrate, che cerca più scontri possibili esteri e interni (la guerra agli irregolari), come puntello per restare al potere mentre perde consenso

  4. Un Sogno: Piano Speciale Indipendenza Energetica Europea.
    Tutti gli Stati dell’Unione devono dare priorità alle rinnovabili .
    Piano di % di crescita rinnovabile obbligatorio per ogni paese .
    Aggravio con sanzioni in base ai ritardi
    Riduzione delle fonti fossili del 80/90% entro il 2035
    Aumento esponenziale alle pompe di benzina graduale a mano che ci si avvicina al 2035.
    Obiettivo Lasciare tutto il petrolio agli Americani, Arabi, Russi, ecc.
    Che se lo consumino loro.

    1. E di grazia a che serve? Strozzi l economia Europea e non risolvi nulla a livello climatico visto che il pianeta è uno.

      1. Molto meglio spendere gli stessi soldi per comprare gas e petrolio da russi, arabi e americani…. con i rubinetti in mano di chissà chi, ma sicuramente non nostra. Questo sicuramente garantire prosperità ai popoli europei

      2. Ne dico due: ridurre lo smog nelle città e non dipendere più dalle bizze combinate di OPEC e Trump. Quanto a strozzare l’economia è vero esattamente il contrario: c’è un sistema energetico nuovo da costruire.

    1. purtroppo oltre ai gruppi che con lui hanno un interesse effettivo, è stato aiutato a prendere voti anche tra gli altri, non solo dal suo istinto naturale da populista, ma anche dalla piattaforma X (twitter), qui con comunicazione studiata con metodi scientifici

  5. Quando un bullo tiranno arriva ad avere un potere spropositato, c’è solo un modo per salvarsi per liberarsi, non certo con qualcosa attinente alla fede. La soppressione, l’abbattimento. Questa è l’unica speranza vera. Siate precisi questa volta….

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