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Transizione energetica al palo e CO2 record nel 2018

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Brutte notizie su fronte delle emissioni di CO2, della transizione energetica e del contrasto al cambiamento climatico. Arrivano da due autorevoli rapporti dell’Agenzia internazionale dell’Energia (IEA) e del World Economic Forum sull’anno appena trascorso. Il 2018, dicono in estrema sintesi, è stato un anno record per le emissioni mondiali di gas clima alteranti (CO2) e nel contempo ha visto una brusca frenata del processo di transizione verso fonti energetiche pulite.

Interrotto il circolo virtuoso

Si è quindi interrotto il ciclo virtuoso di contenimento dell’effetto serra che aveva caratterizzato il decennio scorso. A questo punto sono in pericolo gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi e dagli altri trattati internazionali che avrebbero dovuto contribuire a contenere entro 1,5 gradi l’aumento della temperatura media del Pianeta di qui al 2050. Il Global Energy & CO2 Status Report dell’IEA certifica che la domanda di energia globale è aumentata fra il 2017 e il 2018 al ritmo più alto del decennio (+ 2,3%) ed è stata soddisfatta ancora principalmente da fonti fossili; quindi le emissioni totali di CO2 e degli altri gas serra hanno toccato il nuovo record storico di 33 miliardi di tonnellate, con un aumento dell’1,7%.

Crescono le rinnovabili, ma il carbone non molla

La differenza tra aumento dei consumi e aumento delle emissioni è l’unico dato positivo. E’ dovuta ad un aumento del 4% del ricorso a fonti rinnovabili per la generazione elettrica e oggi coprono il 25% circa dell’intero fabbisogno di elettricità. Cina, Usa  e India sono i Paesi che più hanno contribuito all’aumento della domanda di energia, l’85% del totale, e l’hanno soddisfatta per il 45% con il gas naturale. Al contrario i principali Paesi europei, il Giappone e il Messico sono riusciti nell’intento di ridurre i consumi di energia da fonti fossili, e quindi le emissioni.

L’utilizzo del carbone è diminuito in percentuale del totale, ma è aumentato in cifra assoluta. Il suo impiego nella produzione di energia elettrica (il 30% a livello mondo) ha rilasciato in atmosfera quasi un terzo dell’anidride carbonica totale, cioè 10 miliardi di tonnellate. E’ ancora la fonte energetica principale per la generazione elettrica in tutta l’Asia e in particolare in Cina. Nell’utilizzo finale di energia, l’elettricità è cresciuta del 4% arrivando a soddisfare poco meno del 20% del fabbisogno totale.

Cattura e stoccaggio per la CO2?

A conclusione del rapporto l’IEA auspica che l’elettricità si affermi come il “carburante del futuro” e che la sua produzione avvenga sempre più attraverso fonti rinnovabili. Ma visto che la transizione energetica dalle fonti fossili a quelle pulite avanza con lentezza, l’agenzia sollecita altre misure: efficientamento e risparmio energetico, investimenti nell’innovazione e sviluppo di sistemi di cattura, stoccaggio o riutilizzo dell’anidride carbonica.

Anche il rapporto del World Economic Forum diffuso la scorsa settimana e titolato “Fostering Effective Energy Transitin 2019” denuncia un rallentamento nel processo di transizione energetica. A questi ritmi di crescita, sostiene, sarà troppo lento per incidere sul fenomeno del surriscaldamento globale. E gli effetti del cosiddetto “global warming” sono in larga misura imprevedibili, ma certamente catastrofici per l’equilibrio climatico del Pianeta.

Il rapporto si basa sull’Energy Transition Index (ETI), un dato sintetico che aggrega, in 115 Paesi esaminati, 40 differenti tipologie di indici energetici, economici e ambientali fino a disegnare un quadro globale del sistema energetico mondiale. Quello relativo al 2018 segnala che i miglioramenti rispetto all’anno precedente sono i più bassi da otto anni.

La mancanza di progressi significativi nella transizione energetica, denuncia il rapporto, mette sul banco degli imputati le politiche energetiche di molti grandi Paesi che non avrebbero rispettato gli impegni sottoscritti nell’accordo di Parigi. Gli Stati Uniti, peraltro, si sono ritirati ufficialmente da quell’accordo. Infatti figurano all’89° posto della classifica per sostenibilità energetica e al 27° nell’indice complessivo. Ai primi 10 posi si collocano invece i Paesi sviluppati, otto su dieci europei.

Cina, Usa e India sotto accusa

In testa la Svezia, seguita da Svizzera e Norvegia; Regno Unito e Francia sono settimi e ottavi, la Germania è appena fuori dalla Top ten. L’Italia è 29esima, subito dietro agli Usa e a Malta. Visto il loro peso specifico sulle emissioni globali, Stati Uniti, Cina e India sono i Paesi cruciali nella lotta ai cambiamenti climatici, ma anche quelli in posizione critica rispetto alla transizione verso la sostenibilità.

Ma con ruoli opposti: gli Stat Uniti, come abbiamo visto, sono in posizione relativamente buona nell’indice globale, grazie alla diffusione capillare della fonte elettrica, all’autosufficienza, all’accesso all’energia, ma sono molto in ritardo nell’efficientamento  e nella transizione energetica verso la sostenibilità. Cina e India, viceversa, partono da posizioni molto svantaggiate ma hanno le potenzialità per recuperare velocemente; si stanno insomma preparando bene al nuovo scenario.

Più abitanti del Pianeta elettrificati

Unico dato positivo: anche lo scorso anno è aumentato il numero di abitanti del pianeta che hanno accesso all’energia elettrica. In media sono 135 milioni all’anno i nuovi abitanti “elettrificati”, concentrati soprattutto in Africa e America Latina. Fra i Pesi più arretrati ce ancora non figurano nell’ indice ETi, il 90%, stima il rapporto, ha compiuto passi avanti significativi verso l’ elettrificazione.

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