Elettrificare le flotte aziendali più piccole potrebbe generare riduzioni delle emissioni più rapide e significative rispetto ai grandi operatori. È quanto emerge da un nuovo studio che ribalta una convinzione diffusa nel settore: non sono necessariamente i grandi player a fare la differenza nella transizione elettrica, ma le migliaia di piccole e medie flotte. Il nodo principale non è tecnologico, ma culturale: la scarsa conoscenza dei veicoli elettrici resta oggi il primo ostacolo alla diffusione.
Il dato più interessante riguarda proprio la struttura del mercato: le piccole e medie imprese rappresentano circa il 99% degli operatori di flotte, un elemento che suggerisce come il potenziale di elettrificazione sia molto più diffuso e frammentato di quanto spesso si immagini.
Il paradosso della conoscenza che rallenta la transizione
Uno degli aspetti centrali dello studio, realizzato negli Stati Uniti dalla società di consulenza Mitra EV, è il tema della consapevolezza. Solo il 26% dei gestori di flotte di PMI si dichiara davvero informato sugli EV, nonostante molti modelli – soprattutto furgoni e pick-up elettrici – siano già competitivi sul piano del costo totale di proprietà.
Questo evidenzia un problema noto anche in Europa: la transizione non è frenata solo da infrastrutture o costi iniziali, ma da una barriera informativa. Un elemento particolarmente rilevante anche per il contesto italiano, dove le piccole imprese rappresentano l’ossatura del tessuto economico.
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Veicoli giusti, missioni perfette
Lo studio sottolinea come molte flotte di piccole dimensioni utilizzino veicoli perfetti per l’elettrico: furgoni commerciali e pick-up su tratte locali e prevedibili.
Si tratta di missioni operative ideali per l’elettrificazione, perché:
- i percorsi sono ripetitivi
- le percorrenze giornaliere sono limitate
- la ricarica può essere pianificata facilmente
Un quadro che richiama molto da vicino la logistica urbana europea e il cosiddetto last mile, dove già oggi l’elettrico può offrire vantaggi concreti sia ambientali che economici.
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L’effetto “primo veicolo”: da test ad acceleratore
Un altro dato chiave riguarda il comportamento delle aziende dopo il primo passo. Una volta introdotto il primo veicolo elettrico, le flotte tendono a espandere rapidamente l’adozione.
Non solo: l’ingresso degli EV spesso attiva anche investimenti in infrastrutture di ricarica private, creando un effetto moltiplicatore che accelera ulteriormente la transizione.
Questo è un passaggio cruciale per l’Europa, dove la diffusione della ricarica aziendale e nei depositi rappresenta una leva fondamentale per ridurre la pressione sulla rete pubblica.
Strategia: partire dal piccolo per scalare
I ricercatori suggeriscono una strategia chiara: partire dalle flotte più piccole e dai veicoli più semplici da elettrificare. In particolare:
- furgoni commerciali
- pick-up leggeri
- flotte locali
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In parallelo, viene indicata la necessità di sviluppare hub di ricarica condivisi per uso commerciale, un modello che potrebbe risultare particolarmente interessante anche per l’Italia, dove molte aziende non dispongono di spazi adeguati per infrastrutture dedicate.
Implicazioni per il mercato europeo
In Italia, dove le PMI dominano, questo approccio potrebbe tradursi in:
- politiche di incentivo più mirate
- programmi di formazione per fleet manager
- modelli di ricarica condivisa
Resta però un’incognita: la disponibilità di veicoli commerciali elettrici in quantità e a prezzi competitivi su scala europea, un fattore decisivo per trasformare il potenziale in realtà.
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