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La Toyota, l’auto alla spina e gli incentivi

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La ricarica (con la spina della corrente elettrica) di una Toyota Prius Prime.

Vedere la Toyota ironizzare sull’elettrico fa una certa impressione. Fu proprio la Casa giapponese nel 1997 a iniziare con successo l’era delle auto elettrificate. 

Una Toyota ibrida? Ricaricala, se ci riesci

Alla Prius, la prima ibrida, guardammo tutti con giusto interesse e curiosità.Poi la tecnologia del doppio motore, elettrico e termico, è passata sul resto della gamma e la Toyota ha venduto centinaia di miglia di macchine tutto il mondo. Bravi. Ma la concorrenza  nel frattempo si è mossa, si sono affinate le batterie al litio e qualcuno ha scommesso sull’elettrico puro. Non solo Tesla, ma anche Case storiche giapponesi come la Nissan, che a sua volta ha fatto della Leaf un best seller. Toyota no, è rimasta ferma all’ibrido, con una scelta peraltro più che legittima. Quel che sorprende è che ora in pubblicità si senta in dovere di attaccare le auto elettriche, sottolineando il fatto che non serve la spina per ricaricare una Toyota. Come se i produttori di auto a batterie nei loro spot rimarcassero il fatto che non serve la pistola del distributore per fare il pieno di energia. Si gioca un po’ sulla pigrizia di chi è sempre allergico alle novità. Fatto sta che chi si va a informare sui modelli ibridi della Casa giapponese, sul sito ufficiale, si imbatte in un filmato  (anche su YouTube) in cui un tale, nella stazione di Anversa, sfida le persone in transito a trovare il modo di attaccare una spina in una Toyota. Mettendo in palio un premio.

Le gente si scapicolla, perquisisce l’auto dentro e fuori, persino sotto il pianale, ma la spina del plug-in ovviamente non si trova. E giù risate. La cosa buffa, per la verità, è che così facendo la Toyota rischia di ridicolizzare anche un suo bel prodotto. La Prius ha infatti da diversi anni una versione plug in. In cui la spina si trova eccome. E che negli Stati Uniti, con il nome di Prius Prime, sta avendo un bel successo (quasi 15 mila pezzi già venduti quest’anno), con riconoscimenti prestigiosi come quello dell’Automotive Science Group.

Serve una scelta precisa sugli incentivi

Non è forse un ibrido, quello? Forse ci siamo sognati uno dei due motori… Toyota a parte, questa bizzarra vicenda ci spinge a una considerazione sugli incentivi di cui tanto si parla di cui tanto si parla anche per il mercato italiano. A nostro modo di vedere i contributi all’acquisto dovrebbero limitarsi solo alle elettriche pure. Ma se si vuole ampliare il raggio d’azione, in aggiunta andrebbero concessi solo ai veicoli plug in, che si ricaricano con la spina. Ovvero alle auto che fanno in elettrico tutta o almeno gran parte della loro percorrenza. Diciamo la verità: nella giungla del mercato ci sono tanti e tali ibridi, talmente mild, da non meritare un aiuto motivato da ragioni ecologiche. Non a caso tutti i test effettuati proprio sulla Prius Prime negli Usa parlano di performance nelle emissioni e nei consumi che fanno impallidire gli ibridi tradizionali (guarda questo articolo). L’elettrico è il futuro, con una mobilità sostenuta da un forte aumento della produzione da rinnovabili, ed è su quello che anche l’Italia deve puntare. È ovvio che c’è una fase di transizione da affrontare. Ma va fatto incentivando solo veicoli che già oggi abbiano emissioni trascurabili. Poi sarà un problema di Toyota vedere dove trovare la spina…

 

18 COMMENTI

  1. Ho ripensato a questo articolo in questi giorni e credo che la chiave di lettura forse sia diversa ovvero mi sembra una comunicazione pubblicitaria semplice destinata a quella fetta di automobilisti semplici, se mi si passa il termine.

    L’automobilista più evoluto e/o informato, che punta alla Prius plug-in che comunque sia toglie l’ansia da ricarica, ritengo che questa pubblicità neanche “la veda” e passi oltre. Stessa cosa per gli “elettrici” abituati a ben altre ironie e pregiudizi.

    Piuttosto, e parlo da possessore di un’ibrida Toyota, mi sembra un autogol verso le ibride, perchè crea false aspettative negli automobilisti, facendogli credere in pratica che l’ibrida sia un elettrica con “anche” un motore termico e non viceversa.

    Ed infatti quando era arrivata la Yaris molti amici e parenti erano venuti a fare un giro e taluni l’hanno anche provata; quelli più sensibili al tema facevano domande pratiche, gli altri invece chiedevano solo l’autonomia in elettrico.

    • Io invece credo che siamo di fronte a un’offensiva di Toyota nei confronti dell’elettrico puro. Lo dimostrano i paginoni pubblicitari apparsi sui quotidiani di oggi, 11 luglio 2018. Con tre slogan in studiata sequenza. Il primo: “Quale sarà il modo migliore di guidare domani? Quello di oggi. Possono raccontartelo 200.000 italiani che hanno scelto Toyota Hybrid”. Il secondo, con un’affermazione attribuita a un giovanotto di nome Andrea: “In città guido oltre il 50% in elettrico: meno emissioni per lei, meno consumi per me”. Infine, ciliegina sulla torta con parole attribuite a una certa Sveva: “La mia auto si ricarica senza bisogno di prese. Meglio del mio smartphone”. Mi sembra una strategia chiara: far passare il messaggio che l’elettrico è inutilmente complicato. Tanto più che anche l’ibrido, in fondo, è anche elettrico. Posso dirlo: detto da una grande Casa come Toyota lo trovo un po’ deludente. Credo che le Case auto dovrebbero limitarsi a promuovere la propria merce. Senza sgambettare la merce altrui, soprattutto di chi sta perseguendo una difficile innovazione.

      • Bella la Prius plug-in, ma… vale la pena di spendere 10.000€ in più, che ben difficilmente verranno mai ammortizzati, e rinunciare ai 5 posti, per un vantaggio che vale solo in ben precise condizioni di percorrenza e “ricaricabilità”?
        Per quanto riguarda le altre plug-in, ancora ancora le Audi-VW (ma a che prezzo!) e le Hyundai-Kia, ma per esempio sulle BMW e MB meglio stendere un velo pietoso in quanto a consumi (e tempi di ricarica), assolutamente non concorrenziale, e senza considerarne il prezzo.
        Comunque accusare Toyota di “sgambettare chi sta perseguendo una difficile innovazione” non mi pare corretto, visto che la “difficile innovazione” è stata ed è quella dell’HSD, che al contrario dei vari “ibridi” fioriti ultimamente per lucrare su incentivi e ZTL con motori e motorini piazzati nei modi più vari, ottimizza il ruolo di termico ed elettrico: forse di questo bisognerebbe tener conto quando si parla di incentivi.
        E nonostante gli incredibili esiti dei vari test condotti da 4R (mai capito come uscissero consumi così assurdamente alti), l’HSD _funziona_, ed è un passo in avanti pienamente funzionale allo stato attuale delle cose.
        L’elettrico invece esisteva già nel XIX secolo: Toyota può produrre veicoli elettrici anche il mese prossimo, figuriamoci, basta poi scaricare le difficoltà di autonomia e modi e tempi di ricarica sulle “infrastrutture carenti”, a quelle ci pensi qualcun altro.

        • Ebbi modo di provare una delle prima Prius arrivate in Italia: in elettrico non faceva granché ed era pure esteticamente disponibile, ma si capiva che era l’inizio di una strada nuova, da incoraggiare. Non ricordo che la concorrenza abbia fatto una pubblicità ironizzando sul doppio motore, come invece sta facendo oggi la Toyota. Perché presentare la ricarica con la spina come una complicazione? Chi ha un garage con una presa di corrente può “portarsi il distributore a casa”, rifornendo l’auto di notte mentre la macchina è ferma. Una grande marca come la Toyota, a mio modo di vedere, poteva risparmiarselo.

          • “Ebbi modo di provare una delle prima Prius arrivate in Italia: in elettrico non faceva granché…”
            Infatti,caro signore,è un’auto IBRIDA,non elettrica e non è progettata per marciare in sola modalità elettrica ma in sinergia col motore termico.
            Ecco perchè la sigla è Hybrid SYNERGY Drive.
            Ho una Lexus ibrida da 7 anni e posso affermare senza ombra di dubbio che attualmente è la scelta migliore da fare. Zero problemi,pochissima manutenzione,grande confort.

            Riguardo a Toyota,qualche anno fa vidi un’intervista ad un responsabile di sviluppo della Casa che rispose ad un giornalista che gli chiedeva perchè Toyota non investe nella mobiità elettrica. Ecco cosa gli rispose e che lo zittì: Lei deve immaginare Toyota come un grosso scaffale in cui sono riposte tutte molte scatole. Quando è il momento a noi basta solo prendere la scatola.

          • Siamo contenti che lei sia felice della sua Lexus e non abbiamo mai messo in discussione le qualità dei prodotti Toyota. Ma non c’è bisogno di scaldarsi tanto: noi non siamo un partito politico, ci occupiamo di macchine elettriche (e non) senza pregiudizi, in positivo e in negativo. Non abbiamo interessi da difendere, solo la curiosità di sentire da chi le auto le usa ogni giorno quali sono pregi e difetti di ogni tipo di propulsione. Tenendo conto che l’elettrico è agli inizi e ha enormi margini di miglioramento.

  2. La stessa Apple è diventata famosa screditando i sistemi operativi Windows (Mac vs PC).
    E’ una strategia di marketing che dà i propri frutti, non vedo perchè accusare Toyota.. Forse perchè dà fastidio il successo dell’ibrido Toyota in Italia a discapito dell’elettrico? Effettivamente, soprattutto in Italia, non siamo ancora pronti per l’elettrico, è questa la realtà.

    • Io invece credo che l’ibrido Toyota sia stato e sia una tappa fondamentale verso l’elettrico puro. Onore al merito. Ma proprio perché ha avuto un grande successo, perché ironizzare su una tecnologia che ancora muove i primi passi? La mia impressione è diversa dalla sua: credo che Toyota tema che all’improvviso l’elettrico diventi anche di moda e faccia apparire l’ibrido una tecnologia superata. E quindi lanci il suo messaggio mettendo le mani avanti: “Che bisogno c’è dell’elettrico puro, siamo qui noi con tutto l’elettrico che vi serve…”. Tanto per rinforzare i dubbi di chi, anche per pigrizia mentale è già è perplesso solo a sentir parlare di spine di ricarica e kWh.

      • Mi perdoni ma è ovvio che Toyota debba screditare l’elettrico in quanto non vende macchine puramente elettriche.
        Non ci vedo niente di male e nessun gioco sporco.
        Trovo invece più negativo quando pubblicizza il suo 50% elettrico in città, quando chi guida una ibrida Toyota sa benissimo che è tutto molto complicato da spiegare.
        Così come i concessionari che non sono preparati e non sanno nemmeno loro come funziona il sistema Toyota.

        • Ecco, alla fine conta l’esperienza di chi guida. Un report oggettivo su chi usa un ibrido Toyota ci interessa molto. Come scrive anche Yuri, l’importante è far circolare informazioni giuste, date da persone competenti e in buona fede. Poi ognuno sceglie a seconda di esigenze e disponibilità economiche.

  3. Scusate ma possiamo dire che le plug-in fanno (in condizioni favorevoli) circa 45/50 km con un litro? Forse cambierebbe la prospettiva della discussione. Se pensiamo alle nostre città (dove le plug-in possono andare completamente in elettrico) e l’inquinamento, sarebbe già un bel passo in avanti.

      • In realtà la pubblicità serve a far capire che “fa tutto da sola” e che “hybrid” non vuol dire che dev’essere ricaricata.

        Il mercato a cui punta Toyota ora è quello classico delle auto a benzina e, con la nuova motorizzazione, ad essere una valida alternativa al diesel. Sicuramente è un mercato fatto da chi non si trova a suo agio con “cose strane” e vuole semplicemente una macchina.

        Ogni soluzione ha pregi e difetti, e ognuno scelga quello che gli pare e piace. I momenti di approfondimento e riflessione non mancano.

  4. Analizzando le esperienze dei miei colleghi (taxi) ritengo che per l’uso professionale, prevalentemente cittadino, la ibrida della Toyota sia la soluzione attualmente più conveniente. Recentemente un collega è passato alla elettrica pura, ma ha dovuto riscontrare che l’autonomia, specialmente su percorsi extraurbani, nella migliore delle ipotesi si dimezza rispetto al valore dichiarato dalla casa. In estate poi, con temperature elevate i tempi di ricarica alle colonnine fast arrivano a salire intorno alle due ore.

      • Esatto proprio lei. Purtroppo, se per rabboccare, anche la ricarica fast impiega oltre due ore, per percorrere tragitti di 500 km serve una giornata intera. Dichiarare che solo la prima ricarica fast impiega 40 minuti non ha senso. Al mattino si parte sempre con la carica notturna, mentre la fast sarà sempre eseguita come seconda carica.

        • Quello dei tempi di ricarica è un tasto dolente: recentemente la BBC ha realizzato un servizio dando conto proprio delle lamentele di alcuni possessori di Leaf, che parlavano di soste per rifornire di durata doppia rispetto a quanto annunciato dalla Nissan (https://www.vaielettrico.it/bbc-fa-le-pulci-alla-leaf-consumi-ricarica/). La mia impressione è che le Case, per non spaventare i potenziali clienti, diano tempistiche un po’ troppo ottimistiche. Ma oggi i forum (come questo) ristabiliscono in fretta la verità dei dati reali. Vale comunque la pena di leggere l’articolo, con le spiegazioni della Nissan stessa.

  5. Il motto dello IAP (Istituro Autodisciplina Pubblicitaria) dice che “la pubblicità deve essere onesta, veritiera e corretta”.
    Qualcuno di noi può credere ad occhi chiusi a quello che dice la pubblicità? Dubito fortemente.
    La Toyota in questo caso ha fatto una sorta di spot comparativo “contro” le elettriche, ma la stessa cosa accade anche con detersivi come telefoni. Si esalta il proprio prodotto, eliminando eventuali criticità ed esaltando i pregi. L’altro, semplicemente, resta “brutto & cattivo”. Lo è veramente? Quella è un’altra storia…
    Ma al netto di tutto ciò, come detto nel primo commento, io non vedo uno spot contro l’elettrico a prescindere, ma un’esaltazione dell’ibrido che deve “arrivare” ad una certa fascia di automobilisti.
    D’altro canto, anche la pubblicità della Leaf, parla di tempi di ricarica falsati e, quindi, non veritieri e scorretti nei confronti degli acquirenti o potenziali tali.
    Ed una pubblicità onesta, con consumi (di energia o di benzina) veritieri, in realtà, farebbe solo bene alle Case, perchè se io mi potessi fidare della Toyota che parla del 50% in elettrico in città (ma in realtà dipende da tanti fattori) o delle autonomie di Smart (160 km teorici o 100 reali?) come delle ricariche di Leaf, allora in questo caso potrei fare una scelta ragionata, ma soprattutto consapevole.
    Invece oggigiorno i più smaliziati si informano più che possono, fanno la tara a pubblicità e depliant, e poi decidono. Gli altri si fidano e poi intasano i forum di lamentele. Non ultimi quelli che guidano l’ibrida in maniera scorretta e consumano più del dovuto, parlando di truffa (parola abusata) invece che di incapacità propria.
    Vedi quello che incontro tutte le mattine alle 6.40 sul cavalcavia Monte Ceneri a Milano che con la strada deserta guida l’Auris a 40 kmh scarsi, chiaramente per sfruttare l’elettrico invece che il limite dei 70 kmh (in città) per ricaricare e quindi una volta sceso dal cavalcavia si ritroverà nel traffico, dove l’elettrico servirebbe, con la batteria scarica.
    Poi magari farà come quello che a commento di una prova* di una testate online, dichiara “17,6 km con un litro nel misto e 15,5 in città.” e che di fatto bolla come ballisti tutti quelli che fanno i 26 km/lt. o più.
    (*) Circa le prove, io cito l’ibrida, perchè quella ho, ma credo che anche le elettriche soffrano dello stesso problema ovvero ci sarebbe da dire anche sulle prove assolutamente falsate che fanno certe testate del settore, che portano l’ibrida a 160 kmh (!) in autostrada, dicono che consuma tantissimo ed infine precisano che però non è quello il modo di guidare un’ibrida. Ma allora perchè non testano le Ferrari in fuoristrada e le Land Rover in pista?
    A proposito di consumi: https://paoblog.net/2018/05/25/ibrida-9/
    E scusate se ho allargato un po’ il discorso….

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